Tre centrocampisti in cerca d’autore

Tre centrocampisti in cerca d’autore

Dietro, una difesa che regge, e bene, con un cambio di fattori che non modifica il prodotto (buono): da Loria-Pratali e Zoboli-Ogbonna, il pacchetto arretrato è solido e grintoso. Davanti, invece, il tridente delle meraviglie non passa partita senza confezionarne, esclusa la gara di ieri contro il Padova con Bianchi in vacanza forzata e Di Michele volontaria (mentre Vantaggiato stecca la prima e Arma è ko). Testa e…

Dietro, una difesa che regge, e bene, con un cambio di fattori che non modifica il prodotto (buono): da Loria-Pratali e Zoboli-Ogbonna, il pacchetto arretrato è solido e grintoso. Davanti, invece, il tridente delle meraviglie non passa partita senza confezionarne, esclusa la gara di ieri contro il Padova con Bianchi in vacanza forzata e Di Michele volontaria (mentre Vantaggiato stecca la prima e Arma è ko). Testa e coda del Toro si muovono bene (migliorie possibili sui terzini, anche se i limiti tecnici sono quelli che sono): è il torso della bestia che non funziona granchè bene. Laddove, in un corpo, sono le funzioni vitali. Compresi i polmoni; e compreso anche il cuore.

Mentre, ieri sera, i centrali di difesa mettevano in campo (Ogbonna su tutti) la grinta di cui sono capaci, e Gasbarroni tentava di inventare pur correndo come un Coppola, in mezzo si trotterellava. Non per inclinazione individuale dei singoli componenti la mediana, ma per messaggi da parte del cervello pensante non ancora coordinati al meglio. Abbandonando la metafora: le idee, nel centrocampo del Torino, ieri sera latitavano alquanto, ma anche nelle partite vinte (perfino nei 3-0) il merito è andato in particolar modo all’attacco capace di capitalizzare con classe le palle ricevute, più che ai servizi ricevuti dal regista e dai mediani. Che hanno lesinato, contro il Padova, anche lo spirito: gomiti e tackle li hanno usato quasi esclusivamente gli avversari.

Il terzetto di centrocampo non è ancora definito negli uomini, e ci si augura non lo sia nelle prestazioni. Se è vero che i limiti tecnici -si diceva poc’anzi- sono invalicabili, allora bisogna forse rassegnarsi alla scarsa qualità di questo settore? Forse no, forse si può comunque trovare la quadratura del…triangolo. Loviso ha deluso, come è accaduto più volte (escluse le prime due); non fortissimo in interdizione (ma meglio di altre volte), preso a sportellate dal "rivale di mercato" Italiano, ha però latitato in costruzione, e questo è già più difficile da “perdonare”. Non è un regista di genio, di inventiva o di fantasia eccelse: ma un metronomo regolare e capace di gestire il flusso del gioco. Finora ci è riuscito poco, caricandosi poca responsabilità e limitandosi a passaggi brevi e per lo più orizzontali.

Un simile compito, però, lo sa svolgere anche Coppola, che è pure in grado di difendere meglio. Maluccio Zanetti, forse non nella posizione di campo ideale, ma comunque sottotono; appena sufficiente Diana, mentre la prova di Vailatti a Salerno è stata pessima. Dove trovare, dunque, la qualità? Nei piedi di chi non ha giocato mai, come Gorobsov, o di chi l’ha fatto poco, come Belingheri (elemento dotato di piedi bene educati, anche se finora non si è notato molto)? Forse sì, ma anche in quelli di chi sta sì giocando, ma potrebbe farlo meglio (Loviso: quello di Livorno, però). Se il turn-over di Salerno aveva pagato, il rientro del terzetto presunto titolare ieri è affondato. Chissà che il mister non possa valutare, ora, di operare nuovamente dei cambi; che non siano più “turn-over”, ma definitivo assetto di un centrocampo in cerca d’identità (e di qualità).

(Foto: M.Dreosti)

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