Tra soddisfazione e recriminazioni

Tra soddisfazione e recriminazioni

Le facce di Colantuono e Moriero, al termine della vibrante gara del “Matusa”, dicevano molto: erano volti stanchi, soddisfatti, scontenti, compiaciuti, rammaricati. Insomma, un mix di pensieri che le maschere dei visi mostravano con rapida alternanza, seguiti dalle parole che erano un susseguirsi di miele e di fiele. Gioia per la bella partita condotta dai propri uomini (nonché per la piacevolezza dell’incontro…

Le facce di Colantuono e Moriero, al termine della vibrante gara del “Matusa”, dicevano molto: erano volti stanchi, soddisfatti, scontenti, compiaciuti, rammaricati. Insomma, un mix di pensieri che le maschere dei visi mostravano con rapida alternanza, seguiti dalle parole che erano un susseguirsi di miele e di fiele. Gioia per la bella partita condotta dai propri uomini (nonché per la piacevolezza dell’incontro in generale), per i gol segnati e le occasioni create; disappunto per non aver vinto quando si pensava che il risultato pieno fosse ormai a portata di mano.

Un Toro inedito, sotto alcuni aspetti, quello visto a Frosinone. Innanzitutto, perché pareggia: mai accaduto, nei primi sei incontri. Una “X” che, sulla carta, sta bene in quanto ottenuta a casa della capolista, ma che -alla luce dei risultati altrui- fa pensare che, fosse stato un 2, a quest’ora la classifica sorriderebbe più che mai. Ancora una volta, si conferma il contrasto emozionale che lascia la partita di ieri pomeriggio: tra soddisfazione e recriminazioni. Ma tornando al Toro inedito: oltre al primo pareggio, arriva anche il primo rigore. Com’è andata la trasformazione, è altro discorso. Non era neppure mai accaduto che i granata subissero due reti in un solo incontro, né che si facessero -neppure una volta- rimontare: non propriamente elementi positivi.

Colantuono avrà di che lavorare sulla difesa, per le ingenuità che hanno portato agli evitabili gol frusinati, ma soprattutto su un centrocampo ancora una volta non all’altezza. L’ingresso di Gasbarroni ha creato il collegamento tra il reparto mediano e quello d’attacco che prima mancava, e che nessuno dei tre interpreti scelti era in grado di colmare: basti pensare che l’intelligente, ancorché non perfetto, passaggio per Leòn che ha originato il primo gol è giunto da Pisano, non dal terzetto centrale.

Quanto di positivo espresso dagli undici granata sta invece nei due gol segnati e negli due o tre sfiorati per questioni di centimetri, nelle parate di Sereni (è un giocatore del Torino: avere un portiere forte è cosa buona, al di là di tutto, non certo il contrario), nella tenuta -ebbene sì- del versante destro della difesa, nel discreto esordio di Leòn (che potrà solo crescere) e nella conferma di Gasbarroni (che porta la verve che latitava). Ma soprattutto, nello spirito. Mentre il Frosinone va ai 100 all’ora, il Toro è una tartaruga: che però non cede, non schianta, mai, neppure quando le folate avversarie fanno apparire i canarini oggettivamente superiori per intensità e corsa. Non cede, psicologicamente non si sente mai inferiore: e cerca la vittoria, fino all’ultimo. Per chi era abituato a vedere undici maglie granata simili a pulcini spaventati, sollevate dalla possibilità di non perdere e che nemmeno lontanamente sognavano di mettere in campo il coraggio di provare a ottenere di più, ecco, per chi è stato abituato a questo, il Toro di ieri sarà parso diverso: lo spirito è quello dichiarato da allenatore e capitano, ossia di provare a vincere sempre. Ieri, entrambe le contendenti non si sono fermate mai, non si sono lasciate andare a passaggi orizzontali né alla voglia di addormentare il match, fino al 93’ compreso. Migliorando quel che c’è da migliorare, i granata si apprestano ad affrontare un doppio impegno casalingo che rappresenta una grande, ghiottissima occasione.

Foto: torinofc.it

0 commenti

Commenta per primo!

Recupera Password

accettazione privacy