Toro, Olimpico da matare

Tecnicamente è presto per parlare di vera e propria fobia, ma non per segnalare una certa idiosincrasia del Toro a giocare sul prato dell’Olimpico. Perché in questo inizio di stagione il trend casalingo sembra confermare quello che in fondo è stato nelle tre stagioni di A al vecchio Comunale sotto la gestione Cairo.IN A DISCO ROSSO - Infatti nel 2006/2007 il Toro complessivamente...

Tecnicamente è presto per parlare di vera e propria fobia, ma non per segnalare una certa idiosincrasia del Toro a giocare sul prato dell’Olimpico. Perché in questo inizio di stagione il trend casalingo sembra confermare quello che in fondo è stato nelle tre stagioni di A al vecchio Comunale sotto la gestione Cairo.

IN A DISCO ROSSO – Infatti nel 2006/2007 il Toro complessivamente ha totalizzato sei vittorie a fronte di quattro pareggi e di ben nove sconfitte interne, mentre nel campionato successivo sono rimasti pari i successi, aumentati i pareggi salito a 6 e ovviamente calate le sconfitte, 7 in tutto. Paradossalmente il Toro in casa ha fatto meglio nel campionato dell’ultima retrocessione, ossia la stagione 2008/2009 quando compreso sono arrivate sette vittorie, quattro pareggi e otto battute d’arresto.


FATICA BESTIALE – Numeri, certo. Ma anche la constatazione di un’oggettiva difficoltà che era del gruppo di De Biasi e Zaccheroni, Novellino e ancora De Biasi e pure di Camolese. Ma anche dopo, ché nelle sue stagioni da incubo in B il Toro non è mai riuscito a far diventare l’Olimpico un fattore se non da quando è arrivato Ventura. Un passo falso con il Verona, qualche prestazione sotto tono (leggasi Albinoleffe), ma sostanzialmente a Torino c’è sempre stato di che divertirsi.


DI RIMESSA E’ FACILE – Oggi non è così, con quattro punti in altrettanti partite. Non è così perché oggettivamente fare gioco in casa risulta più complicato, perché persino chi sarebbe dovuto venire a Torino per fare partita come Inter e Udinese in realtà ha lasciato fare senza peraltro concedere se non occasioni sporadiche, costringendo sempre il Toro a ragionare e mai a poter agire d’istinto. Com’è stato invece a Genova per certe parti di gara. Come nell’ultima mezz’ora di Bergamo. Sostanzialmente sino ad oggi solo con il Pescara come volume di gioco si è fatta la voce grossa. Ma qui si fa tutto più difficile e lo sarà ancora una volta a fine mese contro il Parma.

 

Federico Danesi

(foto M.Dreosti)

 

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