Segre: “Longo mi ha insegnato cos’è il Toro. Futuro? Sogno di fare come Edera…”

Segre: “Longo mi ha insegnato cos’è il Toro. Futuro? Sogno di fare come Edera…”

Esclusiva / Il centrocampista classe ’97 di proprietà del Toro sta vivendo una stagione da protagonista in Lega Pro, al Piacenza: “Andare in ritiro col Toro sarebbe un sogno. Longo mi ha cambiato: mi ha insegnato che cos’è la maglia granata”

di Lorenzo Bonansea,
Girone A, Primavera, Torino, Segre

Jacopo Segre è sicuramente uno dei migliori prospetti sotto controllo dei granata in giro per l’Italia: il centrocampista classe ’97, punto fermo della Primavera di Longo nella stagione 2015/2016, sta vivendo una stagione da protagonista al Piacenza, in Lega Pro, dove per ora ha collezionato 25 presenze in questo campionato e due reti. Dopo il primo anno di ambientamento in Emilia, dunque, Segre si è preso la titolarità a suon di ottime prestazioni, e ovviamente il Torino lo monitora con molta attenzione e valuta il da farsi per la prossima stagione. Jacopo, fresco di un contratto col Torino rinnovato la scorsa estate fino al 2020, lavora a testa bassa e continua a dare il massimo, ma – ovviamente – il suo sogno nel cassetto non può che essere quello di giocare, un giorno, con la maglia del Toro.

Jacopo, questa tua seconda stagione a Piacenza si sta rivelando davvero importante: 25 presenze e due gol per ora, frutto di un lavoro costante in allenamento.

Il mister mi conosceva già, visto che è il secondo anno che sono qua. L’anno scorso ho fatto qualche presenza molto bene, ma avevamo già una rosa molto esperta e c’era più concorrenza. Il mister in alcuni momenti puntava più sull’esperienza. Sono arrivato a fine ritiro quest’anno, perché avevo appena rinnovato il contratto col Toro. Sinceramente, ero anche un po’ intimorito, ma mi sono messo ad ascoltare in silenzio, ho preso condizione, e alla terza partita (Olbia) il mister mi ha messo dentro, ho giocato e ho fatto bene. Dalla settima le ho giocate tutte da titolare: insomma, mi sono guadagnato la pagnotta.

Che ricordi hai della tua esperienza in granata? Fu una stagione davvero importante, con per altro l’esperienza della Youth League.

Ricordi bellissimi. Io sono uscito dal Milan dove ho imparato tantissimo. Però appena sono arrivato al Torino ero convinto di stare per iniziare un nuovo percorso, e così è stato. Ho trovato Longo, che tutti mi avevano detto essere una grande persona e un grande tecnico – ed effettivamente lo è. Ho iniziato a lavorare con lui ed è stata la persona che mi ha cambiato: nel carattere, nel modo di giocare, in tutto. Mi ha plasmato come giocatore. Al Milan si lavorava molto sulla tecnica, mentre al Torino ho vissuto il senso di appartenenza – ho capito cosa vuol dire indossare la maglia granata. Dovevi lottare in ogni allenamento, ti insegnavano questo spirito di squadra e di sacrificio. E questo ti arrivava dal direttore Bava a Longo. Io mi sono trovato da Dio. Lascia stare che giocavo spesso, al di là di quello. Come allenatore e come persona lui mi ha fatto fare grandi passi, mi ha cambiato. Ho avuto altri grandi allenatori, ma lui mi ha dato quel qualcosa che poi mi è servito per fare il salto nel professionismo, e non posso che ringraziarlo. E’ un grande.

Un Moreno Longo che sta facendo faville al Frosinone.

Sta facendo un grande lavoro. Quello che dicono tutti quelli che l’han conosciuto come persona si rispecchia nei fatti. Dopo la Primavera andare direttamente in Serie B, è tantissima roba. E adesso col Frosinone, in una piazza calda come quella, si sta trovando nelle primissime posizioni.

In quella Primavera, c’era anche un certo Simone Edera, adesso nel Torino di Mazzarri. Lo senti ancora? E che effetto ti fa vederlo in prima squadra?

Sì, lo sento ancora. Quella Primavera era un grande gruppo, e abbiamo ancora la chat su Whatsapp con tutti i ragazzi. L’ho sentito poco tempo fa, perché era stato molto gentile e mi aveva procurato i biglietti per andare a vedere Torino-Crotone. Poi è successo quello che è successo ad Astori e non si è giocato. Vederlo in Serie A mi ha fatto davvero piacere, perché lui è sempre stato un gran giocatore, ed è riuscito a colpire con le sue qualità mister Mihajlovic in estate. Poi ha avuto la sue chance e si è messo in mostra alla grande. Spero di poter avere anche io la stessa opportunità…

Beh, immagino sia un grande sogno nel cassetto quello di poter vestire la maglia granata con la prima squadra.

Sì, ovviamente ci spero tanto, perché sarebbe un sogno. Da cuore metà milanista e metà granata, sarebbe un sogno allenarsi con la prima squadra del Toro. Spero di avere l’opportunità di andare in ritiro con loro, sarebbe una gran bella cosa. Imparerei molto, al di là delle scelte che poi farà io mister. Io ovviamente ci spero, darò il massimo come sempre ho fatto. Sarà comunque anche una scelta della dirigenza, se vorranno così io sarò contento. E in quel caso, farò di tutto per ripagare la loro fiducia.

A Piacenza, comunque ti stai trovando molto bene.

Sì, io qui mi sto trovando molto bene. Futuro? Al mio procuratore, al Toro, al Piacenza, a mio padre, dico a tutti la stessa cosa: sto facendo il mio primo anno fatto bene tra i professionisti, voglio stare sereno, giocare e cercare di fare sempre meglio.  Ovviamente, poi, Torino e Piacenza discuteranno e sarà loro l’ultima scelta, e io mi adeguerò. Speriamo venga fatta la scelta migliore.

Infine, un’ultima battuta sulla finale di Coppa Italia Primavera, che vedrà davanti il Torino e il Milan. Da doppio ex, che partita ti aspetti e per chi tiferai?

Tiferò per vedere una grande partita, perché sono stati due miei percorsi di crescita importanti. Sono due società forti, che fanno crescere dai Pulcini alla Primavera in maniera importante su tutti gli elementi. Dalla scuola, all’alimentazione. Sarò diviso. Vedremo due squadre determinate, sarà una grande partita tra due grandi società. Sarà una finale che ci regalerà grandi emozioni.

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