Ripartire con uno spirito diverso, ripartire da Davide Astori

Ripartire con uno spirito diverso, ripartire da Davide Astori

Il calcio italiano si è fermato per la tragica scomparsa del capitano della Fiorentina, per un momento di irreale stasi che deve insegnarci qualcosa

di Lorenzo Bonansea,

Bisogna sforzarsi di andare oltre il dolore e lo sbigottimento, per far sì che una morte non sia – per quanto tragica prematura – totalmente appartenente a quel solo momento, a quella sola giornata di campionato giustamente rinviata. La morte di Davide Astori deve dire qualcosa in più, e non è solo retorica da “day after”. Il calcio non è la vita, non ha lo stesso valore. Lo sanno tutti apparentemente, ma spesso si fatica a ricordarlo. Ma quando centinaia di giocatori chiedono ai propri presidenti di interloquire con il numero uno del CONI perché non si sentono di andare in campo, allora si coglie davvero il senso di questo stacco: il calcio è e rimane solo un gioco, la morte di un ragazzo di 31 anni non lo è. Inevitabilmente.

Le promesse contestazioni, i diritti tv, i problemi della FIGC: va tutto in secondo piano. Sta tutto a zero. Ma non può e non deve durare per una sola giornata. Un fatto sconvolgente come quello che ha coinvolto il capitano della Fiorentina, l’uomo Davide Astori prima del calciatore, ha la potenza per andare in fondo, e rimanere nel sostrato del calcio italiano – svestendo di quella solennità autoimpostasi i soliti protagonisti della domenica. E questo non vuol dire che da domani (o da oggi) quei problemi e quelle crisi verrano risolte in un battito di ciglia a causa di questo evento tragico, ma che c’è la possibilità – forse – che quegli stessi ostacoli vengano affrontati con un’etica e (perché no) uno spirito diverso. Uno spirito da uomini di calcio, tifosi e dirigenti, che in questa domenica appena trascorsa lontani dal campionato, fermandosi, si sono ricordati che alla morte di un uomo non c’è niente da aggiungere. Ma da ripartire, con qualcosa in più.

“E’ proprio quella volta che l’hai persa / che ti ha detto nell’orecchio: con la morte non si scherza”  (Con la morte non si scherza – Primo Brown, 1976-2016)

4 Commenta qui
  1. WGranata76 - 4 mesi fa

    Mi spiace, ma non sono per niente d’accordo. Spiace umanamente per il ragazzo, specie perché simpatico, mancato giovane e così spiace per ogni giovane ragazzo che lascia una famiglia in così giovane età, che sia un calciatore conta poco.
    Detto ciò, ogni giorno da calciatori, addetti ai lavori e anche molti tifosi si sente dire che oramai il calcio non è più solo un gioco ed uno sport, ma un lavoro da professionisti e quindi vanno capite le scelte professionali, lo stress lavorativo, le scelte aziendali delle società e anche le scelte organozzative/politiche della Lega. Bene, allora non ci sto che si fermi tutto il calcio a questo punto, perché essere professionisti e lavoratori vuol dire anche questo, vuol dire lavorare quando non ci si sente e nelle condizioni avverse. Non si ferma tutto un mondo lavoratori se il lavoratore di una azienda viene a mancare, si fermano solo o colleghi più stretti e a volte neanche.
    Con questo non voglio sminuire la morte di uno sportivo, cosa che ripeto spiace e colpisce, ma vorrei che nel calcio ci fosse più coerenza da parte di tutti, in primis lega e società, altrimenti diventa tutto un carrozzone che si gira dove più conviene. Quando serve sono professionisti e quando serve ad altri scopi sono giovani ragazzi e il calcio è solo un gioco.
    Tutto questo porta, come ha detto un altro tifoso sotto, a ignorare davvero questo eventi e solo strumentalizzarli per scopi non nobili, vedi il caso Morosini e tutti i proclami fatti e tutte le belle intenzioni mai mantenute; basta dire che ancor oggi mancano spesso i defibrillatori nei campi anche professionistici…
    Io spero vivamente che questo evento faccia ragionare seriamente chi di dovere, ma a mio avviso per essere davvero professionali, avrebbero dovuto giocare e onorare la vita, ahimè spenta, di Astori (tranne i Viola per comprensibili motivi) davanti a tutti quei tifosi che in trasferta avrebbero inneggiato al ragazzo e tifato, magari una volta senza insulti e tutti uniti. Lo sport, quello vero, unisce nelle tragedie e nelle guerre se ricordate la storia.
    La coerenza e la correttezza verso chi ama questo sport è il primo segnale di serietà da mostrare a tutti, mentre ho tanta paura che si faranno tante omelie, oltre al danno economico e organizzativo per i tifosi, e tutto sarà dimenticato presto.
    Un saluto al capitano Viola e speriamo che davvero qualcosa nel calcio si muova per farlo tornare uno sport, lo sport più bello del mondo.
    FVCG.

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  2. Marco (Vita) - 4 mesi fa

    Lessi cose simili anche quando mori’ Morosini..ripartiamo..ripartire da cosa? da un calcio malato con dei personaggi che spudoratamente commettono sotto gli occhi di tutti porcate di ogni genere?
    giocatori che rinnegano e sbeffeggiano la maglia che hanno indossato fino a qualche settimana prima per qualche spicciolo in piu’? in questo calcio contano i soldi per tutti nient’altro..i valori di un tempo sono andati a farsi fottere..

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  3. user-13748270 - 4 mesi fa

    la frase di primero alla fine mi ha fatto venire i brividi

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  4. Zagor - 4 mesi fa

    Quanta retorica per 4 ragazzotti che tirano calci ad una palla !!

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