Possanzini e Diana, ex di vecchia data

Possanzini e Diana, ex di vecchia data

Davide Zoboli, neoacquisto granata, dichiara: “Non posso fare più di tanto la spia sul Brescia, perché ero fuori, non potevo partecipare neppure alle riunioni, ultimamente”. Ma certamente, nel terzetto di ex “rondinelle” presenti nell’organico del Torino (gli altri sono Diana e Sereni, con il portiere che nel 2002-’03 disputò la grande annata che lo portò poi alla Lazio),…

Davide Zoboli, neoacquisto granata, dichiara: “Non posso fare più di tanto la spia sul Brescia, perché ero fuori, non potevo partecipare neppure alle riunioni, ultimamente”. Ma certamente, nel terzetto di ex “rondinelle” presenti nell’organico del Torino (gli altri sono Diana e Sereni, con il portiere che nel 2002-’03 disputò la grande annata che lo portò poi alla Lazio), è lui quello che dispone delle informazioni più fresche e dettagliate, per aver vissuto cinque stagioni da autentica colonna, compresa un’ultima da grande protagonista, con 6 gol segnati in 37 gare disputate.

Per Zoboli, si è chiusa male un’esperienza tanto importante, con screzi non dichiarati con la presidenza. Corioni, in questi giorni, ha cercato a parole di giustificare la cessione di quello che è stato il riferimento arretrato della sua squadra dal 2004 ad oggi: “In cinque anni non ci ha mai fatto vincere  il campionato”, ha dichiarato, neppure spettasse al solo difensore portare il Brescia in Serie A. Zoboli conosce gli attaccanti a disposizione di Cavasin: come Caracciolo, granata mancato nel 2008 che però non sarà in campo domani sera, e soprattutto come Possanzini.

Quindici anni fa, l’attuale capitano del Brescia si affacciava alla Serie A con la tuta del Torino addosso (non con la maglia, perché non vi esordì), andando più volte in panchina in compagnia di Briano e Bernardi, Sommese e Foglia, Longo e Mercuri. Era il Toro di Angioma, Pelè, Rizzitelli e Silenzi: per la squadra granata né è corsa di acqua sotto i ponti, sembra di parlare di un’era geologica precedente. Invece l’allora giovane Possanzini era già quella seconda punta atipica, rapida e talentuosa, cui piaceva partire lontano dalla porta. E l’allenatore era quel Nedo Sonetti che tanti anni lo ha ritrovato  a Brescia.

Invertendo le maglie, una situazione simile la vive invece Aimo  Diana, cresciuto al “Rigamonti” e oggi al Toro. Nel prolifico vivaio lombardo è cresciuto quello che allora era un promettente libero (dunque, i pochi minuti di lunedì contro l’Empoli in quella posizione sono stati un ritorno alle origini), esordendo nel lontano 1996 in B e diventando importante l’anno dopo in A, come centrale di centrocampo, prima di trovare la sua collocazione come terzino destro. Dopo le due apparizioni del primo anno, Diana vivrà altre tre stagioni (una in B) in blu, con 89 presenze e 4 gol. I suoi ricordi di Brescia si fermano al 2001, dunque la sua utilità nella sfida di domani (sempre che Colantuono lo impieghi) sarà più che altro motivazionale.

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