Da Miha a Mazzarri, permane il vero problema del Torino: la fragilità mentale

Da Miha a Mazzarri, permane il vero problema del Torino: la fragilità mentale

Analisi / Con il cambio in panchina più tattica, ma l’Europa dista otto punti: non per carenze tecniche, quanto psicologiche

di Federico Bosio,

Era un turno potenzialmente favorevole, ed ancora una volta – come in una sorta di incubo che i tifosi granata vedono ripetersi ormai da troppe stagioni – il Torino ha gettato al vento l’occasione: la sconfitta sul campo del Verona è, con tutto il rispetto dell’avversario, un risultato semplicemente inaccettabile per una compagine che punti alla zona europea e che sia chiamata a dimostrare il proprio desiderio di agguantare l’obiettivo in seguito ad uno stop significativo, quello patito nel derby. I granata impattano però ancora in una di quelle partite “facili”, ed il 2-1 del Bentegodi certifica – se fosse stato necessario un ulteriore indizio – qual è il vero punto debole di questa formazione: la fragilità mentale. Senza se e senza ma. Prestazioni, risultati e conseguenti rimorsi non fanno altro che dimostrare questa enorme carenza.

Si trattava di una delle principali lacune del Torino di Mihajlovic, e con il cambio alla guida la situazione pareva essersi stabilizzata: come analizzato su queste colonne, con Mazzarri il collettivo granata non aveva mai disputato un’intera partita riuscendo ad evitare cali di tensione, ma per lo meno l’approccio e la mentalità nel complesso apparivano rinsaldate e forgiate da nuove certezze. A quanto pare, però, così non è: gli ultimi due incontri disputati hanno infatti messo chiaramente in evidenza come il deficit principale di questa squadra appartenga al livello psicologico; il black out patito nella stracittadina dopo aver incassato la rete dello svantaggio era un primo sintomo, l’incredibile atteggiamento mostrato al Bentegodi ha divelto ogni possibile dubbio residuo. Questi fondamentalmente i due episodi più lampanti di un problema che tuttavia aveva largamente conquistato il palcoscenico con il tecnico di Vukovar.

Nel corso del girone d’andata la sensazione era infatti ancor più diffusa, e non sono pochi gli esempi di spicco: al di là dell’approccio iniziale nel match interno contro la Sampdoria (immediatamente in gol dopo 20 secondi), si contano le partite contro Juventus – in campionato ed in Coppa Italia – Crotone, Fiorentina e Chievo. Ma le sfide più esemplificative non possono che restare quelle disputate contro Verona e Spal, compagini in piena lotta per la salvezza entrambe in grado di rimontare ai granata uno svantaggio di ben due reti. Un’incapacità di gestire momenti e situazioni, una fragilità psicologica, assolutamente preoccupante. Insomma: il Torino dopo l’ultima debàcle è scivolato ad otto punti di distanza dall’ultimo posto valido per l’Europa League, ma l’iniziale obiettivo non appare essere tanto distante per carenze di tipo tecnico – le buone prestazioni contro formazioni di livello come Inter, Sampdoria, Lazio ne sono innegabile prova – quanto piuttosto per vere e proprie friabilità mentali.

8 Commenta qui
  1. prawn - 9 mesi fa

    Ma no sono i carichi, il freddo, la mancanza di obiettivi, l’eta troppo giovane, troppo vecchi, le enormi responsabilita’, cambiare l’olio alla ferrari, trovar parcheggio vicino a piazza castello il sabato pomeriggio, le trasferte, la sfiga, gli arbitri, la storia pesante, superga, la pubalgia, la dissenteria, miha, la mamma, il papa’, lo zio, i figli, la moglie in cinta, i prestiti, i contratti non rinnovati, le clausole, i campi troppo piccoli, il tifo, i campi troppo grandi, la juve, il napoli, la serie b, il fallimento, cimminelli, borsano, ventura, il delle alpi, lo zenit, l’helsinki, le maglie troppo granata, gli sponsor, la tv, il direttore tecnico, i preparatori atletici, joe hart, meggiorini, larrondo, martinez, amauri

    TUTTE SCUSE, IL PROBLEMA DEL TORO HA UN NOME E UN COGNOME

    >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>URBANO CAIRO<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<

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    1. prawn - 9 mesi fa

      7 cairo boys.

      Mr Urbano che fa 10o posto a vita di secondo nome.

      Tanto vale farsi chiamare Udine-Ovest e siamo a posto

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    2. steacs - 9 mesi fa

      Concordo ovviamente!

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  2. steacs - 9 mesi fa

    …il vero problema del Torino: la fragilità mentale…

    Si del suo presidente e dei suoi collaboratori che sondano il mercato in cerca di “AFFARI” non di “CALCIATORI”, basta che costino poco o poco meno del valore in modo da poter rivendere con un minimo di valenza e magari se ce l’ho danno in prestito pagando mezzo ingaggio (Hart, Iturbe, ecc) pure meglio…

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  3. Pimpa - 9 mesi fa

    Cattiva informazione ancora una volta.
    I nostri giocatori sono una manica di smidollati senza orgoglio e senza dignità da molto prima che arrivasse Ventura,ricordo a tutti.
    Gli smidollati si sa che sono smidollati prima di comprarli,non sono comprati sul catalogo postalmarket di Saturno. Quindi la società ha voluto,vuole e vorrà pervicacemente acquistare giocatori così.
    Gli smidollati,in più,si sa anche che sono scarsi per lo stesso motivo di cui sopra.
    Premesso che gente come Molinaro Valdifiori De Silvestri Burdisso Rincon sono offese al calcio e se fosse per me andrebbero a montare mobili all’IKEA perché il calcio non è proprio arte loro,basta meno di un anno per accorgersi che i vari Baselli Barreca o i tanto rimpianti Benassi Zappacosta sono,a dir bene,mezzi giocatori.
    Sarà,ma a me sembra tutto così chiaro e facile da capire.
    A patto di capirne di calcio,s’intende.

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    1. Hic Sunt Leones 61 - 9 mesi fa

      Ho sempre pensato la stessa cosa anche io al riguardo.
      Devo dire anche che ho letto molti tuoi commenti nei mesi passati e mi ci soo ritrovato completamente molte volte. Solo che non ho avuto il piacere di commentare qui perche’ non mi ero iscritto e abitualmente scrivo su altri due siti. Ora l’ho fatto.

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  4. Zagor - 9 mesi fa

    Se della personalità ne fai sfoggio solo al bar con gli amici, non sei nessuno. Andiamo a far le battaglie con le pistole ad acqua !!

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    1. Guido - 9 mesi fa

      WoW

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