Acquafresca ricorda un amico: “Ad avercene, di Davide Astori”

Acquafresca ricorda un amico: “Ad avercene, di Davide Astori”

Esclusiva / L’ex compagno al Cagliari racconta “l’uomo Davide”: “Lo conoscevo dall’Under 15, era sempre lo stesso dentro e fuori dal campo. L’Italia un giorno vincerà di nuovo i Mondiali, ma lui non tornerà più”

di Lorenzo Bonansea,

Una notizia che ha commosso e devastato il mondo del calcio, italiano ma non solo. La morte del capitano della Fiorentina, Davide Astori, a soli 31 anni ha sconvolto non solo gli appassionati, ma un paese intero – legato a doppio filo ad uno sport che spesso vede i calciatori come entità “intoccabili”, dimenticando che si tratta di uomini. Uomini con dietro una famiglia ( nel caso di Davide, una moglie e una bambina di due anni), degli amici, dei colleghi di maglia e di altre squadre. Ecco dunque la sacrosanta decisione di rinviare tutta la 27^ giornata, per rispetto di Davide, dei suoi parenti, e di chi ha condiviso con lui – da compagno o avversario – un pezzo di vita. Come Robert Acquafresca, ad esempio: amico di una vita, ed ex compagno di Davide Astori per due stagioni al Cagliari (2008/2009 e 2010/2011) e in Nazionale. Robert, nonostante la commozione del momento, ha voluto comunque ricordare così l’amico e collega – ricordando a tutti che il valore della vita umana è un qualcosa che supera la vittoria e i numeri di una carriera.

Ciao Robert, e grazie per la tua disponibilità. Quella di ieri è stata una giornata strana, irreale. 

Sì, era poco prima di mezzogiorno, e tutto potevo pensare, tranne che leggere una notizia di questo tipo. Ho giocato con lui al Cagliari, ma non è solo questo. Abbiamo passato anche dei capodanni insieme, e il nostro rapporto non era cominciato a Cagliari – ma ben prima. Ci conoscevamo da quando avevamo 15 anni, abbiamo fatto tutte le Nazionali giovanili dall’Under 15. E’ stata una notizia terribile.

In questo momento di grande lutto per tutto il calcio italiano, ogni parola spesa sembra retorica o di circostanza. Ma quello che traspare, dalla testimonianza di chi come te ha giocato con Davide, è la limpidezza dell’uomo che era – oltre che del giocatore.

Abbiamo perso una persona stupenda, prima che un calciatore .Quello che ha fatto Davide da calciatore è lì: i numeri, le presenze, i gol, ma la persona che era, quella non torna. Ci vorrebbero più persone come lui, sarebbe senza dubbio un mondo migliore con più Davide Astori.

In quel Cagliari voi due eravate tra i giocatori più rappresentativi, e già s’intravvedeva in Davide il leader carismatico che poi sarebbe diventato anni dopo a Firenze.

Lui era un tipo silenzioso, ma quando doveva dire la sua non era mai banale. Sapeva essere un giocherellone, non si prendeva mai troppo su serio. Era fatto così, era il primo a riderci su. Lui riusciva a non scindere il giocatore dall’uomo: era sempre lui, dentro e fuori dal campo.

Tra le tante cose che lasciano esterrefatti, c’è sicuramente la modalità della tragedia. Un giocatore professionista, sottoposto a controlli costanti…

Sì, con tutti i controlli che ci fanno fare, credo appunto che sia stata una circostanza, una terribile circostanza. Un malessere improvviso. E anche la sfortuna di essere in camera da solo…

Ieri l’Italia si è fermata. Il calcio si è interrotto per volontà degli stessi giocatori.

Bisogna sempre vedere quanto senti le cose, occorre tenere a mente che poteva capitare a chiunque. Siamo avversari in campo, è vero, ma siamo tutti fratelli: quando scendiamo in campo rischiamo tutti di spaccarci un ginocchio, di gioire per un gol, di perdere. Insieme, anche da avversari. E’ una grossa famiglia, e quando muore qualcuno di noi, è giusto che ci si fermi.

Nella tragedia, c’è chi prova a trarre qualche spunto positivo, di speranza per il futuro. In un momento così caotico per il calcio italiano, un evento di tale empatia generale può secondo te riuscire a far fare dei passi avanti alla situazione odierna in cui versa questo sport in Italia?

Le cose devono essere scisse, e ricordarsi bene che per una sconfitta non è mai morto nessuno. Lo spunto positivo devi prenderlo quando esci con la Svezia, cogliere la palla al balzo e rivoluzionare partendo da lì. In questo tragico episodio, invece, io credo ci siano solo cose negative. Stiamo ricordando tutti Davide e purtroppo Davide non torna più. Questo è il fatto. Prima parlando con mia moglie, gli stavo dicendo che è come vivere un brutto sogno, e che magari domani mi sarei svegliato e non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. Ma purtroppo non è così. L’Italia tornerà a vincere i mondiali, prima o poi, ma Davide non tornerà più. Dobbiamo essere bravi noi a farlo rivivere, perché lui era così: un ragazzo positivo. Chi lo conosceva, ma forse anche chi non lo conosceva, sa chi era Davide Astori.

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