Rampanti: “Il mio saluto a Giagnoni: uomo di cultura mai ruffiano con i tifosi”

Rampanti: “Il mio saluto a Giagnoni: uomo di cultura mai ruffiano con i tifosi”

Il ricordo / Serino ricorda l’allenatore con il colbacco nel giorno del suo funerale

di Gianluca Sartori,

Nel giorno del suo funerale, Rosario Rampanti ricorda Gustavo Giagnoni. Serino è stato suo calciatore al Torino, dal ’71 al ’74, e al Bologna, nella stagione 1976-77. Quello che Rampanti offre di Giagnoni è un punto di vista privilegiato della persona e dell’allenatore scomparso il 7 agosto all’età di 86 anni, tra aneddoti e ricordi di vario tipo. Spazio, dunque, alle parole di Rampanti.

Rosario, come ricordi mister Giagnoni?

“L’uomo era, secondo me, diverso da come spesso lo si raffigura. L’allenatore con il colbacco era una definizione che poco fotografava la persona Giagnoni. Nell’agosto del 1971 arrivò al Torino dal Mantova, come da Mantova erano arrivati in precedenza prima Mondino Fabbri e poi Giancarlo Cadè. Ecco, questi tre personaggi che ho avuto il piacere di avere come allenatori erano persone di cultura. Tre persone che sapevano parlare non solo di calcio ed era un piacere sentirli, quando per esempio Fabbri parlava di situazioni finanziarie nel calcio e le loro conseguenze con i relativi vantaggi e svantaggi per allenatori e calciatori, oppure Cadè, che era solito discutere di musica classica. Giagnoni invece ogni tanto parlava anche di politica. Ma in generale era aggiornato su tutto. Poteva reggere tranquillamente il discorso su qualsiasi argomento. Professionalmente parlando era preparatissimo riguardo alla preparazione atletica, mentre tatticamente credo non fosse inferiore a nessuno. E fatemi dire una cosa”.

Prego.

“Se si raffrontano gli staff tecnici che lavorano oggi con le squadre di Serie A, formati da una decina di collaboratori, rispetto a quegli anni, si può immaginare quanta partecipazione sul lavoro avesse un allenatore di allora. Giagnoni, praticamente, aveva con sè solo il suo vice. Per allenare a quei livelli e riuscire a prendere una squadra che nella stagione prima non aveva certo brillato per poi portarla a sfiorare lo scudetto, si può immaginare quanta passione, partecipazione e bravura egli mise in campo”.

Hai aneddoti particolari che ti vengono in mente riguardo Giagnoni?

“E’ bello ricordare qualche episodio, come quando ci fu un litigio anche furioso tra Agroppi e Giagnoni nello spogliatoio di quest’ultimo, oppure gli scontri con Bui. Se ci penso mi viene da sorridere. Erano scontri genuini che secondo me palesavano qualità e carattere dei protagonisti. Con Gianni Bui poi ricordo degli episodi tragicomici. Una volta in bus, appena partiti da Torino per non ricordo quale trasferta, all’altezza di corso Regina Margherita improvvisamente Giagnoni ordinò all’autista (il mitico Francesco) di fermarsi intimando a Bui di scendere, non ricordo per quale motivo. Seguì un lasso di tempo di qualche decina di minuti di trattative tra il mister e la vecchia guardia dello spogliatoio, Ferrini in testa. Poi tutto rientrò e si continuò il viaggio, quei viaggi dove si tentava di vedere la televisione che quasi mai riusciva a connettersi con un canale. Allora si parlava tra di noi, del più e del meno. A riprova del fatto che quei litigi erano motivati dal carattere genuino dei protagonisti senza poi avere strascichi di nessun tipo Giagnoni dopo il Toro si portò Bui a Milano, mentre con Agroppi è nata un’amicizia che poi è durata nel tempo sino agli ultimi giorni di vita”. 

Perchè Giagnoni fu amato sin da subito dai tifosi granata, che a più di quarant’anni di distanza lo ricordano con grande affetto? Cosa aveva di speciale?

“Il suo modo di fare, naturalmente istintivo e genuino, era amato dai tifosi del Toro. Non forzava volutamente le situazioni se non quelle inerenti alla preparazione della squadra in vista delle gare da affrontare. In particolare il derby. Giagnoni ci aveva messo poco a capire quanto contasse per i tifosi granata. Nel mio lungo percorso di calcio, praticamente tutta la vita, ho avuto a che fare con tanti allenatori, famosi e non. Alcuni di loro cercavano astutamente di arruffianarsi i tifosi per evitare eventuali contestazioni, in Giagnoni non ho mai avuto il minimo segnale di un simile comportamento”.

Serino, come concludiamo?

“Ho avuto Giagnoni come allenatore e insegnante di vita a Torino e a Bologna. A Bologna, nel 1976/1977, fu poi esonerato. Ricordo la fatale decisione. Il presidente Conti chiamò tutta la squadra nei suoi uffici. Tutti erano contro il mister, il sottoscritto fu l’unico a difenderlo. Pagai la cosa a caro prezzo, per rigiocare in una massima serie a 29 anni dovetti andare in Australia. Non glielo ho mai detto, forse è giunto il momento. Riposa in pace, Gustavo”. 

 

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