Un altro Toro, non ce l’ho

Un altro Toro, non ce l’ho

Sotto le Granate / Torna la rubrica di Maria Grazia Nemour: “A volte mi faccio proprio tenerezza…”

di Maria Grazia Nemour

A volte mi faccio proprio tenerezza. Domenica camminavo verso lo stadio incrociando i tanti tifosi napoletani con i loro discorsi dall’inconfondibile accento partenopeo, e pensavo: ce la possiamo fare. In realtà è una cosa che penso sempre quando guardo una partita del Toro, a partire dal derby e giù a seguire tutte le altre gare. Perché credo che uno nella squadra del cuore ci faccia passare il sangue, è un affare di famiglia, per questo vittorie e fallimenti non scivolano via ma si appiccicano addosso. C’è sempre un lato della famiglia formato da zii e cugini pessimisti cronici, che alla quinta giornata il campionato lo hanno già perso, e va bene, sono parenti pure loro. Realisti? Boh, forse. Quello che tutti vorremmo è un capofamiglia saggio, capace di mettere in luce il talento di ogni nipote quando lo spinge in campo, perché lo conosce, sa cosa può aggiungere e come non bruciarlo. Quando seguo la mia famigliola Toro allo stadio o al bar, tento di non portarmi dietro negatività e frustrazione, perché sarà stupido, ma sono convinta di partecipare anche io alla sfida, e di poterci mettere un po’ del mio, per giocare meglio. Un supplemento di energia. Questo, è il massimo che posso fare per il mio Toro. Il Toro di mio padre era diverso, me lo raccontava sfogliando fotografie in bianco e nero, dove il granata te lo dovevi immaginare. E a seguire fotografie con fiori e baffoni anni ‘70, farfalle, scudetti e ideali rivoluzionari da portare in curva. Quello di mio nonno, di Toro, era un’altra cosa ancora, rimane da sempre la favola prima di dormire, la buonanotte.

Domenica il Toro non ha funzionato. Ma non credo solo per colpa mia. E non credo solo per colpa dei giocatori che in campo sembravano inventarsi sul momento, singhiozzando a stento tre passaggi di seguito. Mazzarri in conferenza stampa dice di non sapersi spiegare l’atteggiamento sconclusionato della squadra e fa bene a usare il plurale – Oggi è sembrato come se ci fossimo scordati tutto. Non eravamo in campo tutti, sembravano i fratelli di quelli visti a Udine, meno male che domani non c’è la giornata di riposo. Guarderemo il video e capiremo gli errori – ma mi auguro che col passare delle ore e l’intiepidirsi del sangue, il capofamiglia si sia chiesto: dove ho mancato? Cosa dovevo fare di diverso per il mio figliol prodigo, per il mio Toro? L’allenatore deve avere un master in miracoli? Be’… qualcuno dovrebbe saperlo fare, sì. Deve avere il talento di amalgamare tecnica e tattica con motivazione, passione e caparbietà. Saper leggere le persone, prima ancora che le partite. E’ che domenica tutto ha girato di traverso, a iniziare dal ritardo sul calcio di inizio, costato quasi mille euro a minuto. A seguire, il primo gol incassato sotto il sole cocente della mezza a Torino, e poi ancora uno, senza la minima reazione granata. Per trovare un guizzo di orgoglio e rimonta bisogna attendere il rigore calciato dal Gallo: angolo basso, che non si lascia prevedere dal portiere. Bene, avevamo bisogno di quel rigore, un po’ per rinforzare l’autostima del Capitano, un po’ per far ripartire la partita. Una partita che davvero si era riaperta con un gioco dignitoso che avrebbe potuto diventare pericoloso, se non avessimo smesso subito di crederci, abbassando la testa per il terzo castigo. Il Napoli si è dimostrato nettamente superiore a noi domenica, non c’è santo.

Aina ha giocato come ha potuto, così come Berenguer, e proprio non è bastato. Izzo aveva la retro inserita e a passare la palla davanti avvertiva il reflusso, proprio non ce la faceva. Il piglio di chi difende l’uno a tre con fermezza. Meité ha tentato, ma non è stato risolutivo. Davanti i palloni arrivavano poco e quel poco è stato sprecato. È giusto che negli ultimi minuti i napoletani abbiano spiegato a noi e alla mamma perché a loro batte il ‘corazón’, perché innamorati son. Eppure anche io sono innamorata, varrà pur qualcosa, no? Mercoledì abbiamo un impegno. Sarebbe stato emozionante averlo con la Champions l’appuntamento, ma quella, per il momento, di noi non ne vuole sapere. Chissà. Vediamo di fare una buona gara contro l’Atalanta, di riconoscere il Toro in campo, sulla panchina e nella bocca di chi lo urla. Di chi è arrabbiato, deluso e non si accontenta, ma nonostante tutto, è e rimane, un innamorato. Perché un altro Toro, nel sangue, non ce l’ha.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

17 Commenta qui
  1. Granatissimo - 4 settimane fa

    Marchese non rispondo alla tua domanda,sarebbe troppo lunga la risposta. FVCG

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  2. claudio sala 68 - 4 settimane fa

    Bell’articolo come al solito. Mi ritrovo molto in quello che dice, non è possibile che mister e giocatori dopo il primo gol non siano riusciti a dare una svolta alla partita. È da troppi anni che ci portiamo dietro un carico di mediocrità umana non tecnica per cui ci si limita a tentare di non sbagliare. Rimpiango ancora Glik, l’ultimo capitano che abbiamo avuto che in campo metteva il carattere non solo la tecnica

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  3. user-13974210 - 4 settimane fa

    La tua frustrazione in questo momento, penso sia quella di tutti noi…ognuno la affronta a modo suo….chi ostenta ottimismo ad oltranza, chi,come me,prova un misto tra rabbia e delusione, che magicamente sparisce alla prima prestazione DECENTE ….spero che lo stesso di coloro i quali hanno la fortuna di indossarevil nostro glorioso granata

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  4. Simone - 4 settimane fa

    Domenica l’unico centrocampista che si è parzialmente salvato è berenguer. E se tutti gli altri latitano ne risente tutta la squadra.
    Meite, Rincon, Aina e sopratutto Baselli hanno fallito miseramente l’approccio alla gara!

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    1. Marchese del Grillo - 4 settimane fa

      Infatti, ancora una volta, è il centrocampo il vero problema della squadra. Ed è, manco a dirlo, la zona nevralgica del campo, da dove far partire gli attacchi, dove arginare gli avversari, rubare palloni, imbastire manovre d’attacco.
      A centrocampo, ancora quest’anno, e almeno fino a questo momento (ma ci vorrebbe un miracolo per smentirmi) siamo ridicoli, e non è una questione né di moduli, né di allenatori! Sono prima gli uomini che fanno la differenza.

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      1. Simone - 4 settimane fa

        Sono anni che non abbiamo un centrocampo degno di nota ed invece di rafforzarlo continuiamo a comprare a caxxo.
        Meite non è male ma non mi sembra quello che inventa l’ultimo passaggio (uno ce l’avevamo ma ora sta in Turchia). Soriano x ora mi ha deluso (spero migliori)
        Invece di prendere un doppione del gallo non si poteva puntare su di un Centrocampista con la C?!?!

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  5. robertozanabon_821 - 4 settimane fa

    Gentile Maria Grazia, grazie per aver espresso i suoi sentimenti con garbo e leggerezza. Purtroppo, quando non si intravede un futuro, è inevitabile rivolgere il pensiero al passato e non solo nel calcio. Ecco, forse la mancata accettazione di nuove e complesse alchimie ci induce a ritardare quei cambiamenti che oggi si rendono indispensabili per partecipare con successo sulla scena sportiva. Non c’è tempo e quel poco che c’è passa velocemente. Un esempio? Vieri Poletti Fossati Puja Cereser Agroppi Carelli Ferrini Combin Moschino Facchin. Ho visto giocare allo stadio questa formazione per molti anni e ancor prima quando c’era il povero Meroni. A quei tempi era così. I giocatori indossavano non solo la maglia Granata, ma un vero e proprio abito mentale fatto di senso di appartenenza e orgoglio oggi introvabili. Oggi i mercenari vanno e vengono. Cotti e mangiati. Usa e getta. Funzioni? Bene. Non funzioni? Addio. Lo stesso per gli allenatori che invecchiano più velocemente di un grappolo d’uva in vigna. Soluzione? Denaro, denaro e ancora denaro…oppure…ed ecco le alchimie: azzeccare, con oculatezza, programmazione ed anche un po’ di fortuna, tutte le scelte tecniche nello stesso momento. Di Francesco un anno fa era il guru degli allenatori come Montella prima di lui. Oggi sono considerati bruciati dagli eventi. Belotti due anni fa era un fenomeno ed oggi ? Sono esempi e potrei continuare a lungo ma finisco solo dicendo che, specialmente noi del Toro, non riusciamo mai ad incontrarci alla stessa ora, non siamo mai puntuali e manca sempre qualcuno. Oggi. Perché purtroppo, quel maledetto aereo, lo prendemmo in orario. Forza Vecchi Cuori Granata e sempre Forza Toro.

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  6. scacchistagranata - 4 settimane fa

    Fratelli granata, come voi tutti sono anch’io deluso per la brutta prestazione con il Napoli, ma vi consiglio di vedere l’inizio campionato con una prospettiva di sano realismo (che aiuta a non rodersi troppo il fegato), e che viene suggerita anche da uno che ne capisce come Rampanti.
    Il nostro Toro è sulla carta inferiore a 6 squadre, contro cui ipotizziamo zero punti in campionato. Vale più o meno altre 3 squadre (Atalanta, Viola e Samp) contro cui ipotizziamo 6 pareggi. Vale più delle altre 10 contro cui dobbiamo in teoria sempre vincere. Quindi il nostro obiettivo sono 66 punti finali, che significano Europa League dalla porta principale.
    Adesso, dopo un inizio in salita, siamo indietro di un solo punto sulla tabella di marcia (-2 con Udinese e +1 con l’Inter). Senza il furto arbitrale di Udine saremmo addirittura in vantaggio.
    So anch’io che non vinceremo tutte le partite alla nostra portata, ma non perderemo neppure tutte quelle in cui partiamo sfavoriti. Aspettiamo un paio di mesi (fossimo a “meno 1” nella tabella di marcia a fine novembre stapperemmo champagne!), stiamo adesso sereni e tifiamo il nostro Toro.

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    1. Marchese del Grillo - 4 settimane fa

      Uno, per me Rampanti non ne uno che ne capisce. Semplicemente esprime le sue idee, sempre un pelo di troppo filo-dirigenziali.
      Due, non è solo la prestazione col Napoli. Col Napoli semplicemente è traboccato il vaso. Mazzarri parla di Udine come se avesse visto il Toro del Mondo contro il Real nella semifinale Uefa! A Udine per me abbiamo fatto cacare, e forse anche più che col Napoli. Ma quella, per nostra fortuna, è l’Udinese.
      Tre, di pazienza almeno io, ce ne ho messa a valanghe! Aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo, ma nulla cambia. E alle volte e anche peggio che ne Il Gattopardo, perché per noi è anche successo che tutto è cambiato per andare addirittura peggio.
      La pazienza non può essere infinita.

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    2. lagarto - 4 settimane fa

      Ma di quale furto parli? ma basta con sto vittimismo. Hanno fatto pena. E’ dalla prima che rompete le palle con l’arbitro la var, il fato. Comparto dei panchinari e li avetede3caqntati come fenome3ni e q

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      1. lagarto - 4 settimane fa

        Comprato dei panchinari e li avete spacciati per dei fenomeni. Eccoli i fenomeni, preso un allenatore cacciato dal fondo della A inglese e spacciato per un fenomeno. Eccolo qui il fenomeno. Nessun cantrocampista e tutti a raccontarvi palle che eravamo forti. Poi arriva la realtà. E ora godetevi i meno e continuate a vedere vincere gli altri.

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    3. alrom4_622 - 4 settimane fa

      Rispetto le idee di tutti anche quando non le condivido . la mia opinione riguardo la pazienza che dovremmo continuare ad avere noi malati di Toro è questa: l’ultima squadra granata che ho visto degna del nome e della maglia è stata quella del “Mondo ” poi si è spenta la luce . I vari presidenti & allenatori che sono venuti dopo hanno contribuito solo ad annacquare il granata delle nostre amate maglie fino a farci addirittura vergognare ogni tanto con prestazioni tipo quella di domenica u.s. Per i corti di memoria consiglio solo di rivedere alcune gare obbrobriose del mister ” passaggi indietro ” Ventura . Tornando alla pazienza che dovrei ancora avere dico che l’ho terminata da tempo : sono e rimarrò sempre granata ma non ne posso più di presidenti che blaterano , allenatori che vendono fumo , giocatori che indossano il GRANATA ma in campo fanno le signorine con le gambe molli . BASTA !

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  7. Marchese del Grillo - 4 settimane fa

    Cara Maria Grazia, purtroppo quello che ti scorre nelle vene è solo un ricordo, sono le fotografie in bianco e nero del nonno e quelle sbiadite di ormai trenta o cinquant’anni fa. Oggi il Toro è altro. Chi lo guida non gli vuole bene, lo usa come si usa l’auto per andare al lavoro, o correre veloce in autostrada, e via sempre più veloce, sempre di più.
    A noi restano le illusioni, le delusioni e, appunto, i ricordi, l’unica cosa che nessuno, nemmeno Cairo, potrà mai cancellare.

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    1. Granatissimo - 4 settimane fa

      Scusa Marchese, ti sbagli. Il problema che oggi ci sono troppi” conigli da tastiera” che tifosi con le” pxxxe”.

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      1. Marchese del Grillo - 4 settimane fa

        Perché tu invece vorresti andare in via dell’ Arcivescovado con mazze e molotov, giusto?

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        1. dariog - 4 settimane fa

          che direi che non sarebbe una cattiva idea 😉 😀

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          1. Marchese del Grillo - 4 settimane fa

            Non è MAI la soluzione. Mai!

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