Le stelle e le stalle Toro

Le stelle e le stalle Toro

Sotto le Granate / La rubrica di Maria Grazia Nemour. “Un Toro bipolare che forse avrebbe bisogno di tifosi psicologi per essere compreso”

di Maria Grazia Nemour

Dalle stalle si vedono le stelle, e forse ci si può confondere un po’.

Non avrei mai pensato che il caffè dopo la fine della partita contro la Roma, potesse essere così tanto più amaro di quello che avevo bevuto tra il primo e il secondo tempo. E invece così è stato, finito lo zucchero. E dire che nella pausa, al bar, erano tutti a sgranchirsi le gambe al bancone e darsi pacche sulle spalle, contenti di questo Toro sceso alla conquista di Roma. Iago che prima organizza un tiro pulito per Berenguer e poi lo prova lui, quel tiro che non vuole saperne di entrare. Infine lo rivolge a Belotti il tiro, ma è ancora un no, il pallone non entra. Quarantacinque minuti ben giocati che fanno presagire una gradevole serata granata. Affrontiamo una Roma che dovrebbe essere ancora galvanizzata  dal castigo dei quattro gol inferti al Napoli, e non sfiguriamo affatto. Le teniamo testa con un gioco in cui tutte le caselle granata risultano chiuse e ordinate. E appena c’è spazio, su di corsa verso la porta romana, per provare a sfondare. L’ottimismo è offuscato solo dalla consapevolezza che arrivare una, due, tre volte davanti alla porta e non realizzare il gol è qualcosa che non si può fare, stiamo mancando il fine ultimo del nostro gioco: segnare. Ed è pericoloso, è una sfida alla buona sorte.

L’inizio del secondo tempo è ancora per Berenguer che cerca Belotti. Belotti è lì, davanti alla porta, ma non segna. Il Toro, non segna, e continuerà a non farlo, fino alla fine della partita. Resterà a guardare una Roma che si divincola dalla stretta difensiva granata e se ne prende gioco, approfittando degli errori e dei contropiedi. Dove finisce la forza del gioco del Toro quando è necessario mantenere la concentrazione e continuare a sputare fuori la grinta?

Da qualche parte dietro le spalle di Manolas, che si innalza in solitudine sul calcio d’angolo, sbloccando il risultato in maniera inaspettata.

Vabbé, la partita si può ancora fare. E invece è De Rossi che approfitta dell’occasione che Nainggolan pensa per lui, e raddoppia. Il terzo gol, quello di Pellegrini, neanche più fa male. Il Toro vigile del primo tempo è anestetizzato.

Un tre a zero può sembrare una disfatta, ma non è questa, la storia della partita Roma-Toro. È un tre a zero che poteva essere un pareggio e forse forse una vittoria. Ma comunque si racconti la storia, il finale non si può cambiare: perso tre a zero.

Tra le stelle e le stalle non c’è poi molto spazio. E a volte non c’è neanche molto tempo, bastano i quindici minuti dell’intervallo. È la prospettiva, a cambiare diametralmente. Un Toro bipolare che forse avrebbe bisogno di tifosi psicologi per essere compreso. Io sono basica e capisco solo che per vincere non si può non segnare quando si è davanti alla porta. Per vincere, bisogna credere in se stessi e rimanere uniti quando il cuore pompa più forte e la paura davanti all’avversario un po’ sale. Perché noi siamo stelle, siamo Toro.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

8 Commenta qui
  1. user-13653020 - 6 mesi fa

    Vi confesso che prima di morire mi piacerebbe vincere uno scudo……..me lo merito! !!!!
    Ps chiaramente non quando avrò 80 anni

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  2. Marchese del Grillo - 6 mesi fa

    Cara Maria Grazia, Belotti non segna più ed è il fantasma di quello dello scorso anno ma, soprattutto, come alternativa la nostra dirigenza aveva previsto Sadiq il grande, non so se mi spiego. Sagacia, lungimiranza e progettualità distinguono le abilità dello staff del Toro da quelle di una Juventus, un Napoli o un Milan qualsiasi! E, soprattutto, a Gennaio siamo a posto così!!! Il miglior Toro degli ultimi 20/30/40 anni è bello che servito.

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    1. coach53 - 6 mesi fa

      Ho sempre pensato (e detto) che una stagione non vuole dire nulla. È la costante prestazione nel tempo che conta, anche se sotto la soglia di quella stagione. Belotti è semplicemente tornato quel che era: un onesto pedatore, povero di tecnica, potente, divoratore di occasioni e qualche goal. E, prima dei 100 milioni (vera iattura, peccato che ci ha creduto lui stesso) sopperiva con grande corsa e determinazione. Adesso nemmeno piu quella, ma si dice siano gli infortuni ….

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  3. Fantomen - 6 mesi fa

    Con sinisa solo stalle …..mai stelle …..mandato via troppo tardi e adesso è dura ripartire dopo la sua terra bruciata……..

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    1. Marchese del Grillo - 6 mesi fa

      Diamo sempre la colpa di tutto a Sinisa, mi raccomando, anche se in Italia non riusciremo a formare un governo o se è morto un grande come Stephen Hawking. Tanto non c’è più, che ci costa!

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  4. user-13793800 - 6 mesi fa

    Non so,sono disorientato da una parte viene voglia di azzerare tutto e ripartire,dall’altra cercare un appiglio su cui costruire qualcosa.In tutte le situazioni sono le persone che fanno la differenza,mi rivolgo a lei signor Presidente se vuole ricostruire un qualcosa che tutti noi chiamiamo Toro deve farsi aiutare da qualcuno della nostra storia,non chiediamo scudetti coppe ….chiediamo una squadra che faccia “sistema”,in cui chi gioca e chi la sostiene siano orgogliosi di farlo.Purtroppo oggi non è più così.
    Presidente,le persone fanno la differenza e lei potrebbe ancora riuscirci.
    Presidente,riguardi il suo primo anno,da quell’entusiasmo si può ricostruire.
    Presidente.

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  5. user-13793800 - 6 mesi fa

    Non so,sono disorientato da una parte viene voglia di azzerare tutto e ripartire,dall’altra cercare un appiglio su cui costruire qualcosa.In tutte le situazioni sono le persone che fanno la differenza,mi rivolgo a lei signor Presidente se vuole ricostruire un qualcosa che tutti noi chiamiamo Toro deve farsi aiutare da qualcuno della nostra storia,non chiediamo scudetti coppe ….chiediamo una squadra che faccia “sistema”,in cui chi gioca e chi la sostiene siano orgogliosi di farlo.Purtroppo oggi non è più così.
    Presidente,le persone fanno la differenza e lei potrebbe ancora riuscirci.
    Presidente,riguardi il suo primo anno,da quell’entusiasmo si può ricostruire.
    Presidente.

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  6. prawn - 6 mesi fa

    Bellotti quest’anno ha spento ogni flebile fiammata, ogni tentativo di vita e reazione della squadra.
    Poi tanti dicono che deve giocare sa qua alla fine per ritrovarsi.

    Mah, forse bisognerebbe chiederlo a lui che vuole fare, finirla qui l’avventura al toro o almeno cercare di rialzare la sua valutazione…

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