Moratti e Agnelli: una volta nemici

Moratti e Agnelli: una volta nemici

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Non interrompere mai il tuo nemico mentre sta facendo un errore”

di Anthony Weatherill

“Non interrompere mai il tuo nemico 

mentre sta facendo un errore” 

Napoleone Bonaparte

La notizia è di quelle che destano grande curiosità e impressione: Massimo Moratti è stato individuato da Andrea Agnelli, in quota Lega della Serie A, come prossimo presidente federale. Pare che in queste ore, non si sa se a pranzo o a cena(è bene lasciare sempre un alone di mistero, allorché dei lanzichenecchi si incontrano per parlare di future spartizioni), sia avvenuto un incontro tra Agnelli, Moratti e Miccichè a Milano. Pare, dicono sempre i retroscena, che Agnelli e Miccichè si siano dedicati ad un’opera di pressante convincimento verso l’ex presidente dell’Inter, che, manco fosse una bella donna corteggiata dall’universo mondo, avrebbe preteso l’unanimità più uno(paradosso che ci sta, vista la rapida santificazione del personaggio sancita dalla stampa italiana e dagli addetti ai lavori) per prendere in considerazione di andarsi a sedere sullo scranno più alto del movimento calcistico italiano. Una delle prime cose saltate immediatamente all’occhio, è stata l’assurgere di Andrea Agnelli a principale rappresentante, al cospetto di Moratti, dei desiderata dei club della Serie A, come se Gaetano Miccichè fosse poco più o poco meno di un soprammobile ogni tanto trasportato dal suo ufficio di presidente della Banca Imi all’ufficio di presidente della Lega Serie A. So abbastanza bene come questi fenomeni di tracotanza siano diventati da anni un’abitudine consolidata, visto che ormai in Italia sembrerebbe che la forma e il doveroso mantenimento di accettabili apparenze siano state derubricate ad inutili orpelli di un passato ormai remoto, ma sorprende(forse solo a me) il continuo spostamento in peggio del confine di pubblica decenza operato dalla classe dirigente calcistica italiana ogni qual volta decide di volere assolutamente qualcosa. E il fatto ancora più sorprendente(torno a ripetermi: forse solo a me) è il totale disinteresse generale in cui tali pratiche avvengono.

Il calcio e i mercanti nel tempio

Qualcuno ha detto che il giornalismo dovrebbe essere il cane da guardia del potere, ma il silenzio della stampa italiana, su questa e altre vicende del calcio, ricordano più fenomeni di randagismo in cerca di padroni da soddisfare che di territori da proteggere. D’altronde il povero giornalista come fa a mettersi contro uno dei principali finanziatori dell’editoria italiana e  della Juventus,  gioiello pregiato della corona della vera “real casa” italiana(gli Agnelli)? Solidarietà, quindi, al giornalista lasciato solo di fronte ai molteplici conflitti d’interessi ogni giorno messi in scena in Italia; lasciato solo da una politica da tempo ormai poco conscia dell’importanza delle regole e del suo ruolo di garante di fronte alle prevaricazioni a cui i potenti sono naturalmente inclini. Meglio parlare solo del calcio giocato e delle sue polemiche da bar, visto che il bar, si sa, non ha mai fatto male a nessuno. In questo scenario è del tutto normale il mancato annotare, da parte di qualche osservatore, che forse c’è un vizio quantomeno etico(oh, che parolone) sul portare avanti il nome dell’ex proprietario dell’Inter. Per anni Massimo Moratti, e prima di lui suo padre Angelo, sono stati proprietari dell’Inter; sono cioè stati nel ruolo di “controllati” da parte del “controllore”, le Federcalcio. Sarebbe quantomeno strano che un atavico “controllato” possa improvvisamente vestire i panni del “controllore”. L’avvenimento porrebbe la questione annosa della trasversalità dei poteri, che ha il pregio(sic) di non essere mai al centro dell’attenzione dei nostri quotidiani pensieri. In fondo, pensiamo, il potere è stato inventato per i potenti dotati, appunto, “della capacità di poter fare qualcosa”. La parola “potere” è quasi sempre legata alla parola “arcano”, che è sinonimo di segreto e mistero. Chi ha potere, infatti, non rivela mai tutti i suoi piani, le sue ambizioni, i suoi legami. A noi appare solo l’espressione esteriore delle sue intenzioni, e solo la percezione del suo pugno di ferro.

Il calcio e la sua America

E’ incredibile come, a dirla con le parole del filosofo Michel Focault, “il potere abbia cercato di eliminare il fenomeno della guerra, della lotta e della dominazione(fondamento concreto degli equilibri storici tra i poteri) attraverso una serie di finzioni concettuali”, questo perché le folle, come analizzato da Sigmund Freud, “danno sempre la preferenza al surreale rispetto al reale, e hanno un’evidente tendenza a non distinguere l’uno dall’altro”. Se Focault e Freud hanno ragione, non deve stupire se la proposta a Moratti sia venuta da uno dei suoi “nemici” storici, cioè da colui che continua a sostenere  gli scudetti della Juventus essere 36 invece dei 34 riconosciuti dalla Federcalcio, che ha provveduto ad assegnare uno dei due scudetti revocati alla società bianconera proprio all’Inter(il famoso scudetto “conquistato in segreteria” di mourinhana memoria). E se Massimo Moratti fosse stata la bella e inarrivabile donna descritta dai media(cosa non si fa per costruire su una persona, il personaggio…), avrebbe rifiutato sdegnosamente l’invito a sedersi a tavola di Andrea Agnelli. Ma la vanità e il potere sono due poli di attrazione difficilmente evitabili per l’animo umano, specie per uno dalla sensibilità del figlio di Angelo Moratti. Come dimenticare quell’atteggiamento di finto fastidio, unita alla conseguente posa del “sì, va bene, vi parlo”, che Massimo Moratti aveva, ed ha, nei confronti dei giornalisti che lo attendevano, e lo attendono, sotto il suo ufficio milanese per avere un qualche suo commento sulle vicende calcistiche. Concedersi e non concedersi era ed è il mantra di questa Josephine Baker dei Navigli, niente di più banale come tecnica di comunicazione dall’inizio dei tempi, niente di più seduttivo nei confronti di chi cerca notizie per guadagnarsi il pane quotidiano. “Mantenersi giovani significa essere capaci di sognare e fare progetti per l’avvenire” , e Moratti deve aver preso molto sul serio questa frase della Baker, visto che sta considerando seriamente, a 73 anni, di lasciarsi nuovamente coinvolgere in un’avventura calcistica.

La legge e la sanzione nell’epoca del VAR

Ovviamente nessuno, a meno di non voler essere accusati di lesa maestà, verrà in mente di etichettarlo troppo vecchio e ormai fuori tempo come fecero sin da subito con Carlo Tavecchio. Ma si sa, non tutte sono affascinanti e misteriose come Josephine Baker. In un mondo perfetto(lo so, non esiste. Ma continuo a sperare sia perfettibile) questo signore rappresentante di una delle più note famiglie di quella che fu la ruggente borghesia industriale meneghina, avrebbe fermamente declinato l’invito del furbo Agnelli. Magari alzando un sopracciglio contrariato trovatosi solo davanti al giovane Andrea, mentre Miccichè era alla cassa del ristorante per pagare il conto. E lo avrebbe dovuto fare per due ragioni onorevoli e dignitose. La prima ragione è l’estrema vicinanza della data(22 ottobre) dell’elezione del presidente della Federcalcio; meno di venti giorni sono davvero pochi per formulare un qualsiasi manifesto di programma atto a convincere tutte le componenti del calcio a votarlo su ciò che vorrebbe e non vorrebbe fare una volta accomodatosi sulla prestigiosa poltrona di via Allegri. A meno di non voler essere relegato al ruolo di esecutore alla Gaetano Miccichè. Ma esecutore di chi? E qui viene la seconda ragione per cui Moratti a quel tavolo di ristorante proprio non si sarebbe dovuto sedere, visto il latore dell’invito. Andrea Agnelli è ambizioso, molto ambizioso, e non fa nulla per nasconderlo. E deve essere, questa, proprio un’epoca di evidente regressione del pensiero, se il figlio di Umberto deve aver pensato di mandare un messaggio di potere a tutto il calcio italiano, facendo uscire dal personale cilindro del suo cappello il nome del nemico storico, calcisticamente parlando, di Massimo Moratti. Se uno fa una mossa così spiazzante, specie agl’occhi dei tifosi juventini e interisti, è perché vuole sancire in modo definitivo la sua aurea di vero capo del calcio italiano. Ambizione a cui Massimo Moratti si sta evidentemente consegnando, perché non si può non obbedire alla ferrea legge della trasversalità del potere.

Lo sciopero dei calciatori danesi

Nell’ultima relazione finanziaria annuale, che sarà presentata agl’azionisti nell’assemblea del 25 ottobre, il presidente della Juventus, pur snocciolando gli sfavillanti risultati sportivi ed economici raggiunti dalla società bianconera, non ha mancato di mettere il punto su ciò che veramente gli interessa, ossia la “l’evoluzione del calcio professionistico attraverso la polarizzazione di quei club, pochissimi, in grado di vincere ogni competizione. E’ la Juventus sarà tra questi”. Poi ha individuato che  “i prossimi sei anni saranno cruciali per il calcio italiano”, un calcio che dovrà colmare il gap con gli altri campionati e che dovrà trattare con la politica le tante anomalie che l’attanagliano, come l’Irap e il pagamento di esagerati interessi. Poi ha parlato della nuova Serie C e delle necessarie riforme da fare, “perché il cammino è solo iniziato”. Questo sembra davvero un programma presidenziale. E Moratti? Per lui sembrano valere le parole di Al Pacino/Diavolo tratte dal film “L’avvocato del Diavolo”: “il peccato che più preferisco è la vanità”. Auguri a tutti, specie a noi che continuiamo a parlare per settimane di un rigore dato o non dato.

(Ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

13 Commenta qui
  1. user-13658508 - 2 mesi fa

    redazione vi potevate astenere dal mettere la foto da voltastomaco dell’ovino

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  2. barierant - 2 mesi fa

    cari amici non vi capisco proprio. Tutti a parlare delle malefatte altrui, eterni complotti, complessi di persecuzione e chi piu’ ne ha ne metta. Nessuno che ammetta per una volta che il calcio sta in piedi per quelle societa’ che investono, che crescono, e guarda caso dominano consentendo anche alle altre lauti incassi sia allo stadio che attraverso la ridistribuzione dei diritti televisivi. Si guarda bene il nostro presidente dal braccino corto di intervenire perche’ sa che qualsiasi tentativo di modificare le cose ha un costo e chi non vuole spendere si adegua e subisce l’iniziativa altrui. E poi tutti a lamentarsi che e’ lo sport nazionale

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    1. bergen - 2 mesi fa

      Purtroppo il problema é proprio che il calcio non sta in piedi.
      Metà delle società di serie A sono in dissesto finanziario e ricorrono anche a mezzi illeciti come valenze fittizie per rientrare in quei pochi parametri osservati (molti meno di quelli che prevederebbero le norme sul fair play finanziario). Peggiore é poi la situazione della serie B e della Lega Pro dove tra disastri e fallimenti non riescono neanche a fare i calendari.
      La situazione della Premier League dimostra poi, al contrario di quel che sostieni tu, che i diritti televisivi aumentano notevolmente quando la distribuzione dei medesimi é più equa, in quanto si traduce in una competitività diffusa delle squadre, mentre l’appiattimento del nostro campionato lo rende meno attrattivo e più povero.
      Tra le cose sensate che dice il nostro Presidente, c’é quella di smettere di litigare per la ripartizione della torta e di concentrarsi su come aumentarla, ad esempio cercando di vendere i diritti all’estero.
      Purtroppo il sistema italiano é al collasso e necessita di una rifondazione completa.
      Pensare che nel frattempo si autoriformi é velleitario. Pertanto ancora per qualche tempo dovremo assistere a teatrini patetici come questo.

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  3. torracofabi_835 - 2 mesi fa

    Contro una dittatura calcistica di questo tipo e che dura da una vita (basta guardare con quali soldi comprarono platini), c’è ben poco da fare, l’unica soluzione che li stroncherebbe definitivamente è una rivoluzione calcistica del popolo che dovrebbe spegnere i riflettori sul calcio non guardandolo più (praticamente impossibile e loro lo sanno). D’altronde un popolo che non riesce a rivoltarsi contro i poteri politici per tutelare i propri interessi, figurati se lo farebbe per il calcio! Purtroppo abbiamo quello che ci meritiamo.

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    1. torracofabi_956 - 2 mesi fa

      E per favore redazione, quella foto…….

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  4. Riba - 2 mesi fa

    Articolo totalmente condivisibile tranne questo che ho virgolettato “…e delle sue polemiche da bar, visto che il bar, si sa, non ha mai fatto male a nessuno…” a noi, unica squadra sul pianeta terra, per le chiacchiere da bar ci hanno tolto uno scudetto….e spero che quel furbacchione di Cairo, buono solo per lui è per gli Agnelli, si batta almeno per quello…che gli farebbe vincere qualcosa che sul campo di gioco non vincerà mai.

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  5. Granata - 2 mesi fa

    Gli strisciati ,con a capo l’individuo in foto (che potevate risparmiare), sono ad un bivio. O aumentano immediatamente la loro dimensione o restano fuori dal giro delle grandi mondiali. Sono passati da un fatturato di circa 350mln€ a 400. Ancora non è chiaro l’impatto di Ronaldo sui conti ma è chiaro che, dopo anni di utili in bilancio, quest’anno, avranno un segno meno. Loro, i gobbi, devono arrivare ad almeno 500 mln€ e ci possono arrivare o con valenze o attraverso altri interventi “esterni”, indovinate quali ? È in questo contesto che si inserisce la scelta ,cinica, di monociglio su Moratti. È qui che si trova la ragione dell’allontanamento di Marotta che voleva invece risparmiare su alcune voci e crescere strutturalmente. Questi sono peggio dei pescecani. Questi sono famelici e vanno fermati. Ad ogni costo. In caso contrario il calcio sarà morto.

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    1. user-14003131 - 2 mesi fa

      Concordo in toto.

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  6. user-13758358 - 2 mesi fa

    merde e inter insieme a dominare la federcalcio è il viatico x la lega europa. se ne vadano in europa e per il mondo a fare soldi e lascino la serie a che cosi diventerà un bel campionato, combattuto, tendenzialmente onesto e dove i sogni di ogni tifoso non finiscano ad agosto dopo 3 giornate
    mimmobg

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  7. giova85 - 2 mesi fa

    che tristezza…
    si potrebbe quantomeno appiccicare una merda sulla faccia dell’ovino?
    grazie redazione e grazie Anthony!

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  8. user-13973712 - 2 mesi fa

    il problema è che le poche squadre di prima fascia (le milanesi, le romane e il Napoli) anziché creare un cartello per contrastare lo strapotere delle merde, sembrano pecorelle rone al nuovo padrone bianconero. Basterebbe suddividere gli incassi tv diviso 20 e non secondo il bacino di utenza, per cambiare qualcosa. ma bisognerebbe voler rischiare di guadagnare meno per un paio d’anni per cambiare qualcosa

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  9. user-13973712 - 2 mesi fa

    il problema è che le poche squadre di prima fascia (le milanesi, le romane e il Napoli) anziché creare un cartello per contrastare lo strapotere delle merde, sembrano pecorelle rone al nuovo padrone bianconero. Basterebbe suddividere gli incassi tv diviso 20 e non secondo il bacino di utenza, per cambiare qualcosa. ma bisognerebbe voler rischiare di guadagnare meno per un paio d’anni per cambiare qualcosa

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  10. tric - 2 mesi fa

    Chi l’ha visto?

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