Se fossi del Toro

Se fossi del Toro

Loquor / L’apprezzata rubrica del nostro Anthony Weatherill

di Anthony Weatherill
Cairo, Superga

“Meglio dormire libero in un letto scomodo

  Che dormire prigioniero in un letto comodo”

Jack Kerouac

Tempo fa il bravo Mario Giordano, tifoso granata al di sopra di ogni sospetto, ha lanciato dalle colonne di tvvarna una sorta di apologia della gestione del Toro da parte di Urbano Cairo, affermando che di più il presidente alessandrino proprio non poteva fare da quando è proprietario di uno dei club dalla storia più suggestiva del calcio italiano. Giordano, toccando tasti senz’altro dolorosi per i tifosi granata, ha rimarcato la mancanza di alternative, nella eventuale ipotesi che il proprietario del Corriere della Sera si dovesse disamorare della società granata. Il sottinteso posto in modo evidente da Giordano è stato che, non avendo nessun sceicco o imprenditore cinese all’orizzonte, Cairo è sicuramente il migliore dei mondi possibili.

“Sorridi… domani andrà peggio”, recita una delle massime della Legge di Murphy, sottoscritte  da me  a malincuore   se le cose del Toro dovessero continuare ad essere gestite da Cairo come ha fatto sino ad oggi. Non discuto la buonafede e l’abilità imprenditoriale di una persona di indubbie qualità, che hanno fatto di Urbano Cairo uno degli imprenditori italiani più interessanti degli ultimi vent’anni; e non discuto nemmeno la buonafede e l’amore per il Toro di una persona perbene come Mario Giordano. Metto in discussione la loro totale mancanza di visione esistenziale in merito alla questione. Il poeta toscano Dino Campana una volta osservò “che tutto va meglio nel peggiore dei mondi possibili”, che è esattamente dove il presidente granata, e altri suoi colleghi, stanno rischiando di portare il calcio. E’ davvero singolare come la gestione del Torino Calcio stia andando esattamente nella direzione opposta rispetto ai motivi per il quale una persona, in un determinato giorno della sua vita, potrebbe cogliere il motivo per cui diventare un tifoso granata. L’analisi logica di tale motivo, deve per forza partire dal fatto che se la società piemontese ha tifosi sparsi per tutta l’Italia, non è certo per il numero di vittorie conseguite. Nessuno finisce in un posto per caso, poiché la vita ha delle sue calamite attrattive alle quali non possiamo sfuggire. Quando William Shakespeare scrive che “siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni”, sottolinea l’essenza umana, quella parte più profonda di noi che è immutabile ed eterna alla quale è stato dato il nome di anima. Parte fondamentale dell’essenza umana sono proprio i sogni, che secondo Platone “sono quel luogo dove i pensieri esprimono la loro carica emotiva”.

In questo luogo essi, i sogni, non sono solo pensati ma anche sentiti, definendo un intreccio tra ragione e sentimento che vanno a comporre l’intero essere dell’uomo. Se ciò è vero, allora quando rivolgiamo lo sguardo alla fenomenologia del tifoso dobbiamo sempre tenere conto, in primissima istanza, la carica emotiva espressa dalla sua costruzione esistenziale. Una persona nata e cresciuta nel meridione se sceglie il Toro,  pur avendo l’opzione di poter scegliere i soliti squadroni vincenti, esprime quell’intreccio di ragione e sentimento al quale chiunque gestisca i destini del Torino Calcio non può non rendere conto. Non sono titolato, in quanto non tifoso del toro, a descrivere tutti i connotati della carica emotiva dei tifosi granata, ma in proposito credo di poter fare una qualche riflessione dettata da un semplice spirito di osservazione. La distanza via via createsi negli ultimi anni dalla Juventus, ha rotto una delle più affascinanti rivalità del calcio italiano, uno di quei fenomeni che rendevano il Derby della Mole interessante ed emotivo anche per chi non tifava per le due società del capoluogo piemontese. La potente e forte compagine bianconera temeva le due date del campionato che la vedevano opposta alla società granata, e questo timore riempiva d’orgoglio la tifoseria granata: agli occhi del mondo c’era una squadra attrezzata per poter fermare chi, in teoria, non poteva essere fermato.

Nell’Enrico V William Shakespeare descrive meravigliosamente questa che è tra le più belle suggestioni umane: non è vero che i più potenti e ricchi vincono sempre. Infatti nella battaglia di Azincourt, tema centrale dell’opera scespiriana, gli inglesi, inferiori di numero e meno armati dei francesi, vincono. Dare alla gente la sensazione di poter competere non è cosa di poco conto; e soprattutto, qualora questa sensazione non ci fosse più, non gli si può rispondere con i conti messi a posto. Questo perché la vita, nonostante ci siano forze costantemente a lavoro per far credere il contrario, non si può attraversare con un banale calcolo da ragioniere.

Fallire non vuol dire perdere il diritto a riprovarci (ecco perché trovo estremamente infame una cosa come la “Centrale Rischi” italiana), non vuol dire mutilare definitivamente i sogni. Lo voglio dire con chiarezza e forza: bisogna smetterla, nel maldestro tentativo di difendere Urbano Cairo, di ricordare ai tifosi del Toro che la loro squadra un giorno fallì. Quando si prende la proprietà di una squadra di calcio, si ottiene di gestire una sorta di visione e di racconto, ai quali è dovuta comprensione e rispetto. Voglio essere, davvero a malincuore(perché voglio bene al Toro), ancora più chiaro: oggi difficilmente un bambino che non sia di Torino sceglierebbe l’opzione Toro. La perdita dell’universalità dell’essere granata,  egregio Mario Giordano, è da ascrivere unicamente alla gestione di Urbano Cairo.

Aggiungo lo stupore che proprio a lei, di cui ho letto libri e articoli, stia sfuggendo questo fenomeno, un fenomeno chiamato “perdita progressiva d’identità”. E quando sento e leggo che il Torino dovrebbe uniformarsi al modello Atalanta, allora vuol dire che in Italia molti ormai hanno perso il senso della realtà e della loro storia. La voglia di essere realisti non dovrebbe mai consentire di mortificare la carica emotiva di una persona. Il giorno in cui il Torino Calcio dovesse sul serio aspirare ad essere come l’Atalanta (e lo dico con tutto il rispetto dovuto alla società bergamasca), quel giorno sarà sancita la fine della Storia. Questa fine della Storia, sarà uno dei tanti misfatti compiuti ai danni dell’Italia contemporanea (e a quel punto non sarà servito davvero a nulla aver ricostruito il Filadelfia).

A voler fare un paragone giuridico (forse un po’ ardito, ma spero lo perdonerete), un presidente di un società di calcio dovrebbe affrontare la gestione del proprio club in regime di “animus possidendi”, perché la proprietà di una società di calcio porta ad essere titolari di un altro diritto reale. E’ facile intuire come quest’altro diritto reale sia quello dei tifosi. La storia di una squadra di calcio non è a disposizione di un presidente pro tempore, esattamente come la dottrina cattolica non è nella disponibilità di un pontefice.

Prefigurare come massimo obiettivo il settimo posto in campionato vuol dire, e anche questo lo dico con il massimo rispetto, non aver capito nulla del magnifico racconto  portato avanti dal Torino Calcio da quel lontano dicembre del 1906. Il problema non è arrivare settimi, piuttosto che secondi, piuttosto che decimi; poiché questi sono passaggi di classifica che prima o poi arrivano, anche fosse solo per casualità fortuite. Il problema è recuperare quel bambino di un lontano luogo siciliano o lucano, che sta vagando smarrito in cerca di una visione dove possa riporre, fiducioso, il sogno “del provarci sempre, e in ogni condizione” (perché questo è lo spirito del Toro).

Urbano Cairo ha il compito importantissimo, vitale direi, di riportare nella sua casa naturale questo bambino. Al Toro non auguro uno sceicco o un cinese mandato in missione per conto del suo governo, perché non sarebbe un augurio ma un invito a quel significato universale che auspico la società granata ritrovi. Urbano Cairo non ha bisogno di articoli apologetici (lui sa già di essere bravo), non ha bisogno di retorici sostegni e non ha bisogno di qualcuno che gli insegni come si gestisce un’azienda. Ha solo bisogno che qualcuno gli sussurri all’orecchio il ricordo dell’amata madre e perché, un giorno, lei decise di tifare per il Torino. Da parte mia (e chiedendo perdono ai tifosi del Toro se per un attimo mi sono voluto immischiare nelle loro cose), voglio contribuire ricordandogli una bellissima frase scritta da Jack Kerouac: “forse la vita è questo… un battito di ciglia e stelle ammiccanti”.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

68 Commenta qui
  1. bloodyhell - 4 mesi fa

    egregio kalokaghatia il tuo egocentrismo fa quasi tenerezza, la tua voglia di autoaffermazione esonda nel patetico, ma la cosa più ridicola e tutti i complimenti che riesci a farti da solo. Come non ho voluto parlare di politica, non ti seguirò nemmeno sui tuoi voli pindarici di come si fa giornalismo o come si scriva un articolo. Mi hanno insegnato a restare umile e a non darmi arie e, soprattutto, ad aspettare che siamo gli altri a dire se sono bravo in qualcosa o meno(so quanto sia difficile per te capire questo elementare concetto). Quindi, e per l’ultima volta, ribadisco che tu l’articolo non l’hai capito, e se stato preso da un ingiustificato e sospetto livore, Weatherill ha solamente espresso un suo punto di vista, e lo ha fatto come riteneva opportuno. Se tu dici che è retorico per me, e per molti, così non è stato. E siccome, come già ti ho scritto, tu non sei il depositario della verità su cosa vuol dire essere tifosi del toro dovresti fermare la tua tendenza da novello napoleone. Cosa voleva dire l’articolo non ho intenzione di raccontartelo, perché di certe cose si deve parlare solo con chi è disposto a dialogare. Il dialogo non fa parte del tuo bagaglio psicologico, visto che l’evidenza di tutti i tuoi post dice che ambisci solo ad un palcoscenico dove effettuare strampalati monologhi. La tua metafora e il tuo definirti cyber-grinta mi hanno fatto quasi cadere dalla sedia dalle risate, il tuo “fidati, non hai gli strumenti” una roba così inutile da dire da non meritare commenti. Ma immagino sia uno degli intercalari quotidiani da te più usati. Non basta buttare lì nomi come Hobbes e Montesquieu, bisogna anche saperli usare. Weatherill ci riesce e tu no. Rassegnati.

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  2. lucapecc_908 - 4 mesi fa

    Secondo me questo è il tipico modo di pensare che affossa il Toro e il futuro del Toro.
    Ho 52 anni, ho ereditato la malattia da mio papà, ho vinto uno scudetto e due Coppa Italia, ho pianto tutta la notte ad Amsterdam senza riuscire a fermarmi.
    Ma questo è il passato e non so se tornerà più, perchè non è solo il calcio ad essere cambiato ma l’intero mondo e infatti ho passato anche un’estate da incubo perchè pensavo che il mio Toro scomparisse per sempre.
    Negli ultimi vent’anni ho anche passato più anni in B che in A e siamo anche gli unici tifosi che hanno esultato per essere stati promossi dalla B due volte di seguito.
    Quella di oggi è la realtà del mio Toro, neppure io sono contento, ma è inutile che ne inseguo una legata al passato perchè è impossibile.
    Il Toro di Novo era la Juve di oggi come fatturato e tutto il resto.
    Il Toro di Pianelli viveva un momento felice (e poteva e doveva vincere più di uno scudetto) perchè non c’erano gli stranieri e bastava avere tecnici e direttori)sportivi (Bonetto) bravi a pescare dalla B Graziani e Pat Sala o dalla C Pulici e Salvadori, acquistare Caporale come regalo nello stesso pacco di Pecci, o tirare su dal vivaio Zaccarelli e Mozzini e prima Agroppi, Cereser, Fossati, Moschino, Bui a fine carriera, Puja che era una mezzala nel Vicenza e fu inventato libero e che libero.
    Allora c’era l’austerity, una domenica sì e una no si andava a piedi e Torino era la città più attiva d’Italia, non solo per gli scioperi o le Br.
    Svegliamoci fratelli granata, pungoliamo Cairetto ma smettiamo di sognari emiri o cinesi e magari fossimo l’Atalanta con un proprio stadio e la maglietta nerazzurra in regalo a tutti i bimbi che nascono in provincia di Bergamo…

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  3. user-13746076 - 4 mesi fa

    Applausi….

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  4. verarob_701 - 4 mesi fa

    abatta…..patrizio sala

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  5. tapiro granata - 4 mesi fa

    Bell’articolo Anthony..sono d’accordo..qualcosa forse è un po’ da sognatore..ma noi del Toro lo siamo da una vita.
    Spero nel cambiamento di rotta del nostro Pres…il cambiamento in positivo spero….come nel nuovo governo.
    Ai posteri l’ardua sentenza….ma non tanto posteri..vorrei vedere vinvere qualcosa dal nostro Toro.

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  6. verarob_701 - 4 mesi fa

    bla..bla..bla….
    ognuno ha ovviamente le propie idee, e se qualcuno sull’onda dell’articolo scrivesse…” non mi interessa questo mondo, noi siamo il Toro, e giochiamo con tutti giocatori cresciuti nel nostro vivaio, oppure con tutti italiani che guadagnano al max 1 milione ( per esempio), o cun tutti giocatori che hanno rifiutato i gobbi….e come va, va “, potrei essere d’accordo, se vinciamo siamo dei miti se perdiamo o retroicediamo siamo coerenti con noi stessi….
    Invece no…qui il discorso che molti fanno è noi no siamo i più ricchi e potenti, ma dobbiamo essere diversi, SPENDENDO COME FOSSIMO LORO…hai una punta che vale 50 milioni, ne dobbiamo avere 2 da 50, e magari una di riserva da 25…scusate ma posso anche essere d’accordo, mao non è più il discorso ” noi gli indiani, loro i cowboy”, ma il semplice conta solo vincere che da sempre è stato filosofia altrui…
    leggo che il salisburgo ha vinto..cosa? la RED BULL che continua a prendere soldi dalla partecipazione champions? l’Atletico Madrid è stabilmente nelle 15 società europee per fatturato, il Leicester l’anno dello scudetto fatturava come il napoli…quindi va tutto bene ma decidete…o siamo il Toro e ricordo che abbiamo vinto l’ultimo campionato prendendo i graziani a arezzo i sala a monza o i prodotti del vivaio…erano altri che prendevano i calciatori della nazionale

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      Veramente noi siamo quelli che facciamo piu’ valenze della serie a da almeno 3 anni , abbiamo un discreto conto in banca e non solo non vinciamo mai ma NON CI QUAALIFICHIAMO MAI PER UN CAZZO!

      Vedo che la cecità per qualuno è diventata una virtu’ : meglio farsi le seghe con i bilanci e godere per le valenze.

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    2. abatta68 - 4 mesi fa

      condivido… anche se Claudio Sala lo abbiamo preso dal Napoli ad una cifra record, il giocatore che in proporzione lo abbiamo pagato di più nella nostra storia, altro che Monza!

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  7. dattero - 4 mesi fa

    un articolo cosi lo farei leggere a bambini e ragazzini da trapani a bolzano.
    complimenti ed applausi

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  8. granata - 4 mesi fa

    “Non è vero che i più potenti e ricchi vincono sempre”, giustissimo e lo scrivo da tempo. E’ questo il punto da cui partire, con quella dose di “baggianate, fantasie, poesia” (come scrive Daniele abbiamo perso l’ anima), che rende audaci e un po’ incoscienti. Quando le società di calcio languono, i presidenti tirano sempre fuori la storia: “Sì, ma loro hanno più soldi”. Certo la potenza economica conta, ma solo sotto certi livelli e il Toro di Cairo è “sopra” certi livelli, non è nè il Benevento, nè il Crotone e nemmeno il Chievo. Altrimenti società come l’ Atletico Maddrid, il Leichester, persino il Salisburgo, l’ Atalanta, la Lazio (sono le prime che mi vengono in mente, ma ce ne sono anche altre) non avrebbero mai raggiunto certi risultati. E, allora, qui entrano in gioco altri fattori, oltre a quelli storici, emotivi e passionali (che comunque contano): entrano in gioco l’ ambizione del proprietario del club, la professionalità dello staff dirigenziale, la convinzione che il settore giovanile è un settore vitale. Cairo ha ormai al Toro margini economici importanti e può anche non chiudere finalmente una campagna acquisti in utile. Ci provi e vedrà che l’ obiettivo di tornare in Europa non è così lontano e che il ritorno economico sarà buono. Ma se si parte pensando di ingaggiare Zaza (buon giocatore) al posto di Belotti si parte col piede sbagliato. Semmai Zaza (o chi per lui) va a potenziare un attacco dove c’è Belotti. O meglio, dove l ‘ unica certezza è Belotti.

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  9. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 mesi fa

    C’è della retorica in questo articolo.
    C’è anche troppa poesia.
    E poi è utopistico quel che scrive..
    Fantasie.
    Ricordi di un calcio che non esiste più.
    Cazzo! però io mi sono riconosciuto in quello che ha scritto .
    Io sono del Toro e mi sento un tifoso diverso dagli altri che tifano qualsiasi altra squadra per i motivi che ha scritto questo signore.
    Baggianate, fantasie. Poesia.

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  10. user-13726000 - 4 mesi fa

    Gramellini non è del Toro…???Ma qui stiamo all’aceto…

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    1. bloodyhell - 4 mesi fa

      scusami, hai ragione, in realtà intendevo riferirmi a maurizio crosetti di repubblica. non so perché, forse per affezione, ho scritto gramellini che, ovviamente, è un grande e noto tifoso del toro. chiedo di nuovo scusa a te e a gramellini.

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  11. user-13657710 - 4 mesi fa

    Madama granata-rispondo a DDAVIDE 69. Probabilmente sarò troppo pessimista, ma X me “sopravvivere” vuol dire non rischiare di fallire,
    non rischiare di precipitare ogni anno in serieB, avere una società solida, con un Presidente di specchiata onestà, e non doverci affidare a certi loschi figuri più volte menzionati in questi articoli. Avrò troppi scrupoli, ma non mi interessa vincere qualcosina oggi X poi masticare amaro X anni, o X viveri in bilico rischiando di scivolare nell’illegalità!
    Mi ricordo commenti del passato più e più volte sentiti: ” ma a chi vi siete affidati?” – “ma quello lì è un ladro” – “il vostro presidente ha comprato il Toro solo svenderlo ed arricchirsi lui” -” di nuovo in B?” – ecc.. E non parlo di commenti juventini, ma di tifosi di altre squadre o di non tifosi che manco amavano il calcio!

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      Perchè , ora non stai masticando amaro ? Secondo te è questa la nostra dimensione di società metropolitana ? Siamo peggio di Atalanta , lazio e fiorentina ?

      Sono 25 anni che mastichiamo amaro e anni di B ne abbiamo fatti parecchi comunque e senza per questo aver goduto mai , quindi tanto vale vdere la luce una volta ogni 10 anni e poi sparire che procedere per decenni in una nebbia che prelude l’oblio.

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  12. bloodyhell - 4 mesi fa

    ogni volta che si parla di cairo, qui qualcuno perde il senno. Invece di stare a parlare se le citazioni sono troppe o poche(polemiche che stanno sconfinando nel ridicolo), forse bisognerebbe provare a capire ciò che è stato scritto. Il toro, fino a metà degli anni 90, cioè era mondonico, è stato il toro. Poi ci sono stati scampoli di truffatori nell’era post rossi, che Weatherill,se si capisce il senso dell’articolo, non poteva e non doveva citare. una serie di truffatori che hanno portato al fallimento la nostra squadra. Anthony parla di cairo, perché appunto cairo, con tutti i suoi difetti, non è un truffatore ma uno che ha tentato di gestire il toro. in questa gestione, il nostro presidente si è uniformato alla logica del buon ragioniere, trattando il toro come uno dei tanti suoi prodotti. Weatherill ha solo mostrato un dispiacere per questo comportamento, ed è francamente incomprensibile, come qualcuno ha fatto, ricordargli che non può scrivere del toro perché non è del toro. Federico buffa e massimo gramellini, tanto per fare un esempio, non sono del toro ma del toro hanno scritto cose bellissime. E per finire io, che non sono di torino ma tifo toro da sempre, in questo articolo mi sono riconosciuto.

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    1. abatta68 - 4 mesi fa

      in che senso Massimo Gramellini non è del Toro?!?

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  13. LucioR - 4 mesi fa

    Ottimo articolo riesce a riassumere quello che penso e che a volte maldestramente cerco di esporre ai fratelli granata e non.

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  14. ddavide69 - 4 mesi fa

    Articolo che riassume cio’ che sostengo da sempre su questo forum.

    La differenza fra essere proprietario di una azienda ed essere il proprietario del TORO o , in senso lato , di una squadra di calcio.

    Cio’ che dovrebbe emergere da subito tra il presidente di una società di calcio e i suoi tifosi ( milioni) sono la l’empatia e la condivisione .

    Ebbene : le avete mai viste ?

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  15. torinodasognare - 4 mesi fa

    Articolo inutile perché Cairo non è in grado di capirlo.
    Comunque non sono nemmeno tanto d’accordo. Impossibile mettere a confronto gli uomini e le epoche a cui appartengono. Io vedo che di bambini con la maglia del Toro in giro ce ne sono molti di più da qualche anno a questa parte. Sono tifosi di Belotti o dello spirito Toro? Penso più del primo, però in fondo cosa cambia..? Le squadre sono fatte di uomini, noi del Toro vorremmo tanti N’koulu, ma non sempre è possibile. Spieghiamo ai nostri figli come la pensiamo e se non sono stupidi capiranno che i Cairo passano e il Toro resta.

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      A me basterebbe lo capissero certi tifosi ….

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    2. LucioR - 4 mesi fa

      Cairo non è in grado di capirlo perché non è e non è mai stato tifoso del Toro. È un semplice simpatizzante legato da interessi economici e di immagine. Per lui il Toro è solo un mezzo.

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  16. Athletic - 4 mesi fa

    La colpa della progressiva perdita di identità è da ascrivere unicamente a Cairo. Quindi con Cimminelli, Goveani, Vidulich, Calleri andava tutto bene? Quello era il vero Toro? Incarnavano lo spirito del Toro? No, perché secondo me nemmeno Borsano era da Toro, anche se i risultati li ha ottenuti. Da Toro erano Pianelli e Rossi, poi c’è stato qualche giocatore da Toro… sprazzi qui e la, ma che la responsabilità sia unicamente di Cairo è falso.

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    1. Hic Sunt Leones 61 (A.C.TORINO) - 4 mesi fa

      Bravissimo!

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      1. Hic Sunt Leones 61 (A.C.TORINO) - 4 mesi fa

        mi spiace ho scritto sul commento sbagliato….

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    2. ddavide69 - 4 mesi fa

      Borsano era molto empatico con i tifosi e lui stesso lo era.

      Gli è andata male , ma se non ci fosse stata tangentopoli che ha affossato tutto (CRAXI compreso) , a quest’ora probabilmente avremmo anche vinto una altro scudetto.

      Comunque io ci farei la firma a rifare una finale di coppa Uefa e l’anno dopo una vittoria in coppa Italia scambiandoli con 10 anni di serie B

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      1. Athletic - 4 mesi fa

        Borsano, come ha dimostrato lui stesso con quanto accaduto negli ultimi anni, è una persona senza scrupoli e un truffatore a tutti gli effetti. In quanto truffatore poteva andargli bene e fare una carriera come Berlusconi, purtroppo per lui e per noi, gli è andata male è finito con le pizze al culo, e noi con lui. È vero che avremmo potuto vincere un altro scudetto, se non fosse caduto Craxi, hai ragione. Ma nonostante questo è nonostante le vittorie durante l’era Borsano, io fatico a pensare a lui come un presidente da Toro. Un presidente vincente sì, ma da Toro no, perché secondo me un presidente da Toro deve essere una persona per bene, un galantuomo. Pianelli e Rossi appunto. Ma sono opinioni, io rispetto la tua, anche se sono in totale, completo disaccordo, mai e poi mai vorrei fare una finale di El e vincere una coppa Italia, per poi finire in B e fare saliscendi per 20 (non dieci) o più anni, perché è solo pochi anni che partiamo con la ragionevole certezza di non essere coinvolti nella lotta per non retrocedere.

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        1. ddavide69 - 4 mesi fa

          Se mbra pero’ che qui’ i pianelli e i rossi non esistano piu’ , e non pensiae che cairo non abbia preso nella sua vita qualche ‘scorciatoia’ .

          Detto questo mi sono rotto le palle di sentire sempre gli stessi discorsi di quanto è bravo il presidente : io guardo ai risultati .

          Se avessimo avuto i lodisti avrei capito che non si sarebbe potuto ambire a chissà cosa , ma questo quì si stà facendo la supercazzola da anni…è ora di finirla!

          I soldi li ha , ci sono , sono emersi dai bilanci , dai giornali , dai conti di gente che se ne intende di economia .

          La verità è una sola : NON CACCIA IL GRANO PUR AVENDOLO . Per questo lo contestero’ finchè non darà dimostrazione di cambiare rotta.

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          1. Athletic - 4 mesi fa

            I Pianelli e i Rossi non esistono più perché è cambiata la società. Cairo non è un santo, sicuramente qualche truschino l’ha fatto, diciamo che sta a metà tra Borsano e i due citati. E il bello è che potrebbe essere come Pianelli e Rossi, basterebbe osare un po’ di più, basterebbe essere un po’ più tifoso e un po’ meno contabile. Senza fare follie, senza rischiare fallimenti, solo pianificando, investendo, affidandosi a persone oneste, appassionate e competenti. Adesso i soldi ci sono, è il momento giusto.

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          2. Athletic - 4 mesi fa

            Precisazione: Cairo sta a metà inteso come persona, come risultati ottenuti ovviamente non c’è storia.

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          3. ddavide69 - 4 mesi fa

            Infatti non mi do pace. Non riesco a farmene una ragione. Non capisco perché abbiamo l unico presidente di serie A facoltoso che si ostina a far vivere la società e la squadra di cui è presidente in un limbo perenne.

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  17. Kalokagathia - 4 mesi fa

    Scusate se il mio post compare più volte ma non lo caricava e ho insistito, appunto, più volte.
    SCUSATE TANTO

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  18. Kalokagathia - 4 mesi fa

    Qualche giorno fa ho postato un commento in un articolo (<> :http://tvvarna.info/toro/bilancio-torino-2017-fatturato-da-record-e-lera-cairo-adesso-e-in-utile/) e, scusate la paranoia ma, la similarità del pensiero sull’Atalanta connesso con la crisi d’identità tradisce l’ipotesi di presunta aipoc. Inoltre il mio post, della lunghezza di sole 11 righe, risulta molto più chiaro e sopratutto non vi è un uso spropositato di strumenti retorici persuasivi quali infinite celebri citazioni decontestualizzate o sentimenti di bambini siculi – i quali se per caso rimangono affascinati dallo stile granata è semplicemente per imitazione, non certo perché riescono a comprendere una complessa filosofia che ha un notevole lato politico: è una brutta deviazione credere che lo stile toro riguardi essenzialmente l’autocommiserazione per un aereo caduto, trappola dei celebri fenomeni.

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  19. user-13657710 - 4 mesi fa

    Madama granata- grande articolo, infarcito di auliche citazioni, a tratti struggente, ma anche volo pindarico legato ad una visione onirica della realtà. Ricordo quello di Mario Giordano: realistico, ragionevole, forse crudo, non tocco di farfalla sulle nuvole, ma solida disamina del calcio moderno, dove, X sopravvivere, contano il dio denaro ed i bilanci in attivo!

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      Perchè ‘sopravvivere’ ? E’ questo il vulnus che continua a perseguitarci.

      Sopravvivere non è la ragione dell’esistenza.

      Come si fà a non capirlo ????

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  20. Kalokagathia - 4 mesi fa

    Qualche giorno fa ho postato un commento in un articolo (<> :http://tvvarna.info/toro/bilancio-torino-2017-fatturato-da-record-e-lera-cairo-adesso-e-in-utile/) e, scusate la paranoia ma, la similarità del pensiero sull’Atalanta connesso con la crisi d’identità tradisce l’ipotesi di presunta aipoc. Inoltre il mio post, della lunghezza di sole 11 righe, risulta molto più chiaro e sopratutto non vi è un uso spropositato di strumenti retorici persuasivi quali infinite celebri citazioni decontestualizzate o sentimenti di bambini siculi – i quali se per caso rimangono affascinati dallo stile granata è semplicemente per imitazione, non certo perché riescono a comprendere una complessa filosofia che ha un notevole lato politico: è una brutta deviazione credere che lo stile toro riguardi essenzialmente l’autocommiserazione per un aereo caduto, trappola dei celebri fenomeni.
    Anyway …
    Io utilizzerò Machiavelli e Montesquieu contro Shakespeare, Platone(ma dai..??), Dino Campana etc, per perfezionare il pensiero di Anthony – a tratti ogoulirouf. Cercherò di essere più breve possibile.
    La separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) ha visto la luce in chiave anti-tirannica: nella gestione di un governo se ci sono tre organi che presiedono i tre poteri principali ed hanno interessi differenti ma collaborano, si genera il celebre concetto del “check and balance”( letteralmente “pesi e contrappesi”) ovvero il controllo e il bilanciamento reciproco al fine di mantenere l’equilibrio – dei 3 poteri – di uno Stato per evitare che la gestione quest’ultimo scivoli nelle mani tiranniche del demagogo di turno (Cairo) o di un’oligarchia.
    Ok.
    In un altro post (non ricordo quale) di alcuni giorni fa sottolineavo la particolare logica della proprietà privata in determinati ambiti e ammonivo infine Cairo – e simili – ricordandogli che se il fragrante odore del dollaro che emana il calcio attira l’attenzione dei più scordinati e spietati cani da tartufo è merito di quel lato romantico e passionale che è proprietà dell’anima di giocatori e tifosi, unici depositari del tesoro mitico e leggendario . In funzione di ciò il concetto di proprietà del bene in oggetto diventa mooolto relativo e complesso. Stesso pensiero che il buon Anthony non manca di sottolineare: “[…]un presidente di un società di calcio dovrebbe affrontare la gestione del proprio club in regime di “animus possidendi”, perché la proprietà di una società di calcio porta ad essere titolari di un altro diritto reale. E’ facile intuire come quest’altro diritto reale sia quello dei tifosi”.
    E’ necessario guardare al Toro come una società dove c’è la divisione dei poteri ai quali angoli vi sono Presidente, Calciatori-Mister-Procuratori, Tisofi: tutti collaborano per obiettivi comuni e ognuno rincorrendo il proprio personale beneficio rimane ostacolato da quello degli altri due attori, in questo modo si raggiunge l’equilibrio. Cairo (il male necessario, in linea col concetto hegeliano:“vizi privati, pubbliche virtù”)si occuperà del lato economico cercando il guadagno di in ogni dove senza alcuno scrupolo, quindi: cercherà di cambiare lo stemma storico per uno nuovo più commerciale, cercherà di vendere il gallo, continuerà a manifestare indifferenza per la situazione del Robaldo etc. Proprio questo è il terreno dove la logica del “check and balance” rivela la sua funzionalità: i tifosi impediranno a Cario tramite proteste, inizialmente verbali, di cambiare logo (mannaggia!), vendere Belotti e disinteressarsi del Robaldo perché non ci vede un guadagno.
    Molto semplice. Lasciamo stare i bellissimi bambini siculi….
    Il calcio non è solo un tappeto verde, è un’istituzione, è senso di appartenenza ed è politica: l’aereo caduto è solo un simbolo e il suo contenuto dice: “noi non siamo vuoti come le Merde!”.
    Concludo con D. Hume: se non ci guadiamo in faccia e non collaboriamo per bene, noi tifosi, siamo facile preda del Leviatano (e la somma di stemma+Filadelfia+Robaldo sono forse il monito che dovremmo iniziare a preoccuparci). Quindi W questo forum e speriamo che possa essere terreno fertile per la circolazione di buone idee e chissà nel futuro qualcosa di più.
    -Perdonate la lunghezza-

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  21. silviot64 - 4 mesi fa

    Tutto vero. Articolo dai contenuti inconfutabili perché descrivono la realtà del nostro amato Toro.
    A chi lo commenta sfavorevolmente dico “ragazzi, se siete contenti di continuare a prendere quattro pappine dalla Juve … ” .

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    1. Kalokagathia - 4 mesi fa

      Perdonami silviot64 te lo metto come risposta (ci provo) perché è tutto il giorno che provo a caricare il commento, ma niente…

      Qualche giorno fa ho postato un commento in un articolo (<> :http://tvvarna.info/toro/bilancio-torino-2017-fatturato-da-record-e-lera-cairo-adesso-e-in-utile/) e, scusate la paranoia ma, la similarità del pensiero sull’Atalanta connesso con la crisi d’identità tradisce l’ipotesi di presunta aipoc. Inoltre il mio post, della lunghezza di sole 11 righe, risulta molto più chiaro e sopratutto non vi è un uso spropositato di strumenti retorici persuasivi quali infinite celebri citazioni decontestualizzate o sentimenti di bambini siculi – i quali se per caso rimangono affascinati dallo stile granata è semplicemente per imitazione, non certo perché riescono a comprendere una complessa filosofia che ha un notevole lato politico: è una brutta deviazione credere che lo stile toro riguardi essenzialmente l’autocommiserazione per un aereo caduto, trappola dei celebri fenomeni.
      Anyway …
      Io utilizzerò Machiavelli e Montesquieu contro Shakespeare, Platone(ma dai..??), Dino Campana etc, per perfezionare il pensiero di Anthony – a tratti ogoulirouf. Cercherò di essere più breve possibile.
      La separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) ha visto la luce in chiave anti-tirannica: nella gestione di un governo se ci sono tre organi che presiedono i tre poteri principali ed hanno interessi differenti ma collaborano, si genera il celebre concetto del “check and balance”( letteralmente “pesi e contrappesi”) ovvero il controllo e il bilanciamento reciproco al fine di mantenere l’equilibrio – dei 3 poteri – di uno Stato per evitare che la gestione quest’ultimo scivoli nelle mani tiranniche del demagogo di turno (Cairo) o di un’oligarchia.
      Ok.
      In un altro post (non ricordo quale) di alcuni giorni fa sottolineavo la particolare logica della proprietà privata in determinati ambiti e ammonivo infine Cairo – e simili – ricordandogli che se il fragrante odore del dollaro che emana il calcio attira l’attenzione dei più scoordinati e spietati cani da tartufo è merito di quel lato romantico e passionale che è proprietà dell’anima di giocatori e tifosi, unici depositari del tesoro mitico e leggendario . In funzione di ciò il concetto di proprietà del bene in oggetto diventa mooolto relativo e complesso. Stesso pensiero che il buon Anthony non manca di sottolineare: “[…]un presidente di un società di calcio dovrebbe affrontare la gestione del proprio club in regime di “animus possidendi”, perché la proprietà di una società di calcio porta ad essere titolari di un altro diritto reale. E’ facile intuire come quest’altro diritto reale sia quello dei tifosi”.
      E’ necessario guardare al Toro come una società dove c’è la divisione dei poteri ai quali angoli vi sono Presidente, Calciatori-Mister-Procuratori, Tisofi: tutti collaborano per obiettivi comuni e ognuno rincorrendo il proprio personale beneficio rimane ostacolato da quello degli altri due attori, in questo modo si raggiunge l’equilibrio. Cairo (il male necessario, in linea col concetto hegeliano:“vizi privati, pubbliche virtù”)si occuperà del lato economico cercando il guadagno in ogni dove senza alcuno scrupolo, quindi: cercherà di cambiare lo stemma storico per uno nuovo più commerciale, cercherà di vendere il gallo, continuerà a manifestare indifferenza per la situazione del Robaldo etc. Proprio questo è il terreno dove la logica del “check and balance” rivela la sua funzionalità: i tifosi impediranno a Cario tramite proteste, di cambiare logo (mannaggia!), vendere Belotti e disinteressarsi del Robaldo perché non ci vede un guadagno.
      Molto semplice. Lasciamo stare i bellissimi bambini siculi….
      Il calcio non è solo un tappeto verde, è un’istituzione, è senso di appartenenza ed è politica: l’aereo caduto è solo un simbolo e il suo contenuto dice: “noi non siamo vuoti come le Merde!”.
      Concludo con D. Hume: se non ci guadiamo in faccia e non collaboriamo per bene, noi tifosi, siamo facile preda del Leviatano (e la somma di stemma+Filadelfia+Robaldo sono forse il monito che dovremmo iniziare a preoccuparci). Quindi W questo forum! e speriamo che possa essere terreno fertile per la circolazione di buone idee e chissà nel futuro qualcosa di più.
      -Perdonate la lunghezza-

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      1. Kalokagathia - 4 mesi fa

        (L’articolo a cui mi riferisco dove c’è il post di cui parlo all’inizio è in realtà il seguente: http://tvvarna.info/toro/riflessioni-sulla-dimensione-attuale-del-toro/)

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      2. bloodyhell - 4 mesi fa

        il problema non è la lunghezza, ma la evidente perdita di senno. continui a parlare di sto incidente aereo, non mi minimamente citato nell’articolo. rispondi. Questo fastidio che qualcuno sta provando per le citazioni filosofico/letterarie, sto cominciando a trovarlo francamente ridicolo. come ho già scritto in un precedente posto, le citazioni non solo hanno senso logico, ma fanno riflettere sul reale senso perché spesso si tifa per il toro, piuttosto che per il milan. Anthony ha preso il nostro toro per fare, al solito, un discorso in generale sullo stato del nostro calcio. Hobbes, se rimaniamo nel contesto dell’articolo che ho letto, non c’entra proprio nulla, ed è solo un tentativo di far vedere “che ce l’hai più duro” dell’articolista. Io, che non sono di Torino e che tifo Toro da sempre, mi ci sono riconosciuto

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      3. bloodyhell - 4 mesi fa

        Cosa c’entra la caduta dell’aereo con questo articolo, è una cosa che sai solo tu. Comincia ad essere veramente ridicola la critica di qualcuno verso le citazioni usate da Weatherill, che come ho scritto in un post precedente, a me sembrano avere un perfetto senso logico con quanto si tenta di raccontare nell’articolo. la citazione di Hobbes e altre amenità, invece, dimostrano solo un maldestro tentativo di far sapere che tu “ce l’hai più duro” di Weatherill.Cosa che si riscontra nell’altro tuo posto dove, molto autoreferenzialmente e autocitandoti, sostieni di essere stato molto più chiaro tu che l’articolista in un post di un altro pezzo su toronews. Per curiosità sono andato a leggerlo e, a parte che non era di undici righe come da te sostenuto, non ci azzeccava nulla con l’articolo di weatherill. in quel posto, come in questo, si nota solo una certa ossessione per una visione politica, proprio tutto il contrario di ciò che weatherill ha provato a narrare nel suo articolo

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        1. Kalokagathia - 4 mesi fa

          Ciao bloodyhell!
          Apprezzo la pasisone della tua risposta, tralatro vedo che anche tu sei rimasto vittima del problema del caricamento del commento.
          Ti rispondo volentieri.
          Si, è vero, quell’articolo di cui ho inserito l’indirizzo non era quello corretto – ho fatto un po’ di confusione: ho fatto tutto col cell -, ho però inserito un altro link, quello corretto. Mi sono scoperto sospettoso appena ho letto l’articolo di Anthony perché seguo molto volentieri tutti forum e ho sempre trovato in moltissimi post un grande desiderio di volersi accodare alla filosofia e al sistema bergamasco. Alché mi sono molto irritato e, in verità in più post, sono stato L’UNICO a denuciare questa cosa perché il Toro ha una sua identità, personalità e strategia e, non di meno, perché mi fa fastidio blandire così tanto dei diretti avversari: va bene l’ammirazione, ma fino ad un certo punto; in un post ho addirittura scritto “basta con sta Atalanta!”, lo ricordo molto bene. Sono certo di esser stato l’unico a esprimere sdegno per la virale condivisa adorazione per l’Atalanta rivendicando la nostra personalità e identità. Per questo mi sono risentito quando ho trovato questo pensiero nel fastidiosisssimo articolo di Anthony. Mi dispiace ma lo giudico veramente troppo pomposo: ha esagerato.
          Poi. Nel forum vengono giudicate – giustamente – le opinioni di tutti (e spesso anche la forma), perché il pensiero di Anthony dovrebbe essere intoccabile?! Lo trovato un articolo brutto e pesante. Inoltre non sono un fallito, le cose che dico non sono affatto motivate da uno spirito agonale, non ho bisogno di questa piattaforma per farmi pere di autostima, invero tengo molto ad esprimere e condividere il mio pensiero, che trovo valido e collaborativo.
          L’articolo in questione, come molti hanno notato, era di una banalità e superficialità mostruose in relazione al tema trattato, per questo ho utilizzato la parabola dell’aereo caduto, perché la gente che non è dentro la questione toro come noi guarda alla leggenda granata prettamente in quella chiave commiserativa: essere del Toro significa molto più, ed Anthony o non l’ha ancora colto o a semplicemente esagerato, errare è umano ed Anthony non è un alieno.
          E poi, quale problema c’è a far emergere il lato politico? La scienza politica è stato un grande acquisto per un’umanità che scelto di convivere in società, ergo “politica” non significa solo Mattarella, Renzi, Merkel, Trump &co, la politica è ovunque ed è una materia oltremodo affascinante. E io non ne sono ossessionato.
          Bye Bye :-)!

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          1. Kalokagathia - 4 mesi fa

            Errata corrige. t9 del cell: c’è un “Lo” che dovrebbe esse un “L’ho”(L’ho trovato un articolo […]) e una “a” senz'”h”([…]o ha semplicemente esagerato[…]).

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          2. bloodyhell - 4 mesi fa

            se tu pensi che nell’articolo weatherill abbia parlato del torino, allora abbiamo abbiamo un problema(e il fatto che tu lo abbia pensato dimostra una certa tendenza egocentrica che hai mostrato altrove). inoltre, definire le sue parole pompose e superficiali, la ritengo una roba dell’altro mondo. Il fatto chi insieme a te, pochi, qualcuno lo abbia criticato, rientra perfettamente nella logica delle cose. E visto che ci sono anche pareri positivi(che volutamente ignori) dimostra che la natura dell’argomento trattato dal nostro inglese sia massimamente opinabile- Non conosco weatherill, e non ho nessun interesse a difenderlo, ma le tue critiche mostrano una malcelata prevenzione e una evidente irritazione che ti provoca il personaggio. Tutto legittimo, ovviamente, ma anche in questi casi sarebbe cosa buona mostrare un po’ di obiettività. Weatherill ha provato a darci una carezza(e visto che sono anch’io tifoso del toro, e so coa vuol dire tifare toro, sono legittimato a dirlo almeno quanto te. e questa considerazione vale anche ad altri che si sono erti ad unici possessori della verità del tifo del toro), e tu in risposta gli hai tiratoun cazzotto. perché le critiche ci stanno, e magari potresti anche avere ragione, ma se uno ti tende una mano e non la si vuole stringere, ci sono ben altri modi per farlo diversamente da te. Sulla poltica non ti rispondo, perché èproprio da questo che ho capito che dell’articolo non hai capito nulla. Ti saluto con un semplice ciao, visto che sono italiano e non amo prendere per i fondelli il prossimo

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          3. Kalokagathia - 4 mesi fa

            Sbagli metafore!!!Una carezza????? Guarda questa immagine: Anthony ci ha dato un abbraccio che non finiva più in un umido e caldissimo pomeriggio d’estate, ed era tutto sudato. Ed io… io lo semplicemente allontanato perché ne ero disgustato.
            Poi, illuminami di che parlava l’articolo? Ah beh certo, giusto: Kerouak, Platone, Campana, Shakespeare, bambini siculi.. buch, a me è parsa solo una sviolinata malriuscita.
            Beh se ti spingi così in la nel difenderlo è perché la sua retorica ha colpito nel segno!! A volte ci vanno gli strumenti giusti per giudicare, sopratutto quando si parla di giornalismo e secondo me tu non li hai.
            La mia tendenza egocentrica???? E’ solo cyber-grinta da tastiera. Ripeto a gran voce, ti mancano gli strumenti di giudizio per certe cose.
            Fidati.

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          4. Kalokagathia - 4 mesi fa

            l’ho

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  22. abatta68 - 4 mesi fa

    Mi sembra che il tema trattato si sviluppi attorno al concetto “il toro dovrebbe essere la narrazione di una storia”, storia che dovrebbe portare con se tutti i valori comuni ai due protagonisti (la squadra e il calcio), per trasmetterli a loro volta a chi vuole ascoltare questa narrazione (i tifosi) che, in simbiosi con i protagonisti, si sentono parte integrante della storia stessa. Domande:
    1) siamo cosi sicuri che squadra e calcio siano in grado di poter narrare sempre la stessa storia?
    2)non è che i tifosi conservano nel loro cuore una favola che hanno sentito da bambini, ma che in realtà non sono più in grado di accettarla come credibile?
    Io credo che “essere del Toro” voglia dire fondamentalmente una cosa: resistere.
    Resistere alla realtà nuda e cruda, fatta di soprusi, ingiustizie e delusioni, esattamente quello che impariamo dalla vita una volta diventati adulti. Resistere, continuare a pensare che, nonostante tutto, saremo sempre una spanna sopra al conformismo, a quello che va di moda, all’idea di vincere e basta, a ciò che è più comodo e rassicurante, alla garanzia di avere sempre il posto in prima fila garantito.
    Ma questo non è mai stato cosi per noi, in tutta la nostra storia, nemmeno quando le cose sembravamo andare finalmente per il meglio. Noi nel “peggior mondo possibile” ci abbiamo costruito una casa, dal 1949 in poi, forse chi ha scritto l’articolo non lo sa. Il Toro non vincerà mai la guerra, ma se ci si arrende si perde comunque.
    Chi decide di stare da questa parte, per qualsiasi ragione al mondo, queste cose le conosce e ci rimane, perchè ha capito l’importanza di poter continuare a narrare questa storia.

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    1. abatta68 - 4 mesi fa

      “…e chi non canta và a veder la juveeee!!!”

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  23. Mazede70 - 4 mesi fa

    Ottimo articolo, di coraggio e di (vana) speranza ! Purtroppo il Toro é morto (ormai) e sepolto da più di 13 ammi ormai, la prescrizione non ci farà mai sapere se é stato omicidio preterintenzionale, malattia o suicidio… pochi, pochissimi sanno cosa successe veramente, ma i più non sanno nemmeno di cosa sto parlando ! Cosa rappresenti la cairese oggi proprio non lo so e poco m’ importa, ho sentito dire che forse un giorno sarà come l’ udinese o ancor meglio come l’ atalanta… ve lo auguro, con tutto il cuore !

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    1. abatta68 - 4 mesi fa

      anche quello che dici fa parte del copione della stessa storia, anche se è una parte magari triste… ma come in tutte le storie che si rispettino, tutto è possibile, chissà… noi oggi parliamo dei 13 anni di Cairo come di un cataclisma, ma pensa che cosa sono stati i 13 anni successivi alla tragedia di Superga… io li ho vissuti dai racconti di mio nonno e di mio padre… un mondo capovolto, altro che Cairo!

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  24. Shimada - 4 mesi fa

    Mi sono annoiato alla 15sima riga

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  25. CarlosMarinelliCampobasso - 4 mesi fa

    Una persona nata e cresciuta nel meridione se sceglie il Toro, pur avendo l’opzione di poter scegliere i soliti squadroni vincenti, esprime quell’intreccio di ragione e sentimento al quale chiunque gestisca i destini del Torino Calcio non può non rendere conto.

    Non vorrei parlare dei meridionali che per favore …. Lo sono anch’io ma scatenerei un putiferio … Meglio astenersi

    Per il resto questa è la prima volta che Weaterhill mi ha lasciato con l’appetito ….

    Articolo un po anonimo … Sicuramente di avviso contrario per gli AntiCairo… Io nn sn ne pro ne contro ma mi sarei aspettato qualcosa in più visto la finezza della sua penna..

    Cmq sempre grande Antony…

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  26. user-13797744 - 4 mesi fa

    Bellissima : qualcuno gli sussurri il perché la su mamma decise di tifare toro , di cuore toro fijo mio nn capisci na sega sarebbe stata perfetta .

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    1. CarlosMarinelliCampobasso - 4 mesi fa

      Mammamia che gusto…. Lasciam perdere le battute sui morti per cortesia ..

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  27. dukow79 - 4 mesi fa

    Complimenti vivissimi davvero ottimo articolo. Sintesi perfetta nella frase: “Nessuno finisce in un posto per caso, poiché la vita ha delle calamità (Urbano) alle quali non possiamo evitare di sfuggire”.

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  28. vittoriogoli_177 - 4 mesi fa

    Articolo spettacoloso. Non ho parole. Da leggere e rileggere.
    Sopratutto da parte di Cairo.

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  29. SSFT - 4 mesi fa

    Senza entrare nel merito delle colpe di Cairo, di cui già parliamo sotto quasi ogni articolo, mi delude che lo stesso soggetto che ha così dettagliatamente argomentato ogni articolo scritto su questo sito se ne esca semplicemente con “La perdita dell’universalità dell’essere granata è da ascrivere UNICAMENTE alla gestione di Urbano Cairo”, senza se e senza ma. E non importa se la si indora con citazioni di Shakespeare o Platone. La trovo una semplificazione abbastanza pigra (soprattutto pensando all’impegno solitamente profuso da chi l’ha scritta).

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    1. Kalokagathia - 4 mesi fa

      Grazie SSFT: al di là del contenuto, troppe pompose citazioni Anthony.

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      1. prawn - 4 mesi fa

        Mah si’, primo se non sei granata non scrivi del granata, secondo mi e’ sembrato un esercizio stilistico/panino infarcito multistrato di troppe citazioni

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      2. bloodyhell - 4 mesi fa

        le citazioni seguono un filo logico. ma se ad uno manca la logica, finisce per usare frasi al limite dell’insulto. ovviamente argomentare sul perché di quelle citazioni mai, sarebbe troppo impegnativo. questo sì, egregio ssft, è semplificazione

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        1. SSFT - 4 mesi fa

          Non ho detto che le citazioni non seguono un filo logico, ho detto che mi delude che la stessa persona che in altre decine di articoli ha sviscerato approfonditamente la questione che trattava, in questo invece si è limitato a dire che è tutta colpa di Cairo “perché sì”, arricchendo il resto dell’articolo con citazioni e giri di parole. Se poi vuoi proprio soffermarti sul tema delle citazioni, il suo articolo “all’ombra del gattopardo” è la dimostrazione di come, quando supportate da argomentazioni ragionate, le sue citazioni arricchiscano l’articolo. Non è questo il caso.

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          1. bloodyhell - 4 mesi fa

            lo dico veramente senza polemica, perché penso sul serio che siamo tra fratelli, ma credo abbiamo interpretato diversamente l’articolo. Weatherill ha preso di mira, per me a ragione, i comportamenti eccessivamente da ragioniere di Cairo, e ha voluto semplicemente ricordargli che il calcio non è solo pragmatismo, ma anche cuore. Cairo per il Filadelfia non ha fatto praticamente nulla, e questo perché non rientra nel solco della linea che ha deciso di seguire.

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          2. SSFT - 4 mesi fa

            Nessuna polemica bloodyhell, tranquillo.
            Capisco e concordo con te su quale sia l’obiettivo dell’articolo, solamente mi delude che Weatherill, soprattutto considerando che non è un tifoso come noi, abbia speso tante, anzi troppe parole per esprimere un’analisi (secondo me) un po’ troppo semplicistica della questione, anzichè sviscerarla come fa di solito.

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  30. Andrea Valentino - 4 mesi fa

    Ottima disamina, ma purtroppo per noi con un omuncolo servile come Cairo tutto ciò non si potrà mai realizzare. Non ha neanche il coraggio di tirare fuori 3-4 milioni di euro per completare il Filadelfia, talmente è intimorito dall’ infastidire i suoi amici di Venaria. Quello che sta portando avanti questo squallido venditore di fumo è un giochetto ben orchestrato, guarda caso come al solito a discapito del Toro e dei suoi tifosi……

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    1. Hic Sunt Leones 61 - 4 mesi fa

      ciao carissimo!

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  31. prawn - 4 mesi fa

    Bah a parte che zero rispetto per Mario Giordano, probabilmente il tifoso granata piu’ squallido al mondo.

    Per il me il toro e’ DNA, si tramanda da padre in figlio, quelli che tifano ancora toro e’ perche’ i loro nonni o padri hanno visto gli invicibili, perche’ in quegli anni non si poteva tifare altro, perche’ se ti piace il calcio quello era il Calcio con la C maiuscola.

    E poi si resiste 10/20/30 anni senza vincere una cippa perche’ i concetti inculcati da quelli che han visto i ragazzi del fila sono piu’ potenti dei soldi, delle ruberie.

    Il toro ha un’anima pura ed e’ per questo (a parte i danni fatti da, prima di tutto la tragedia di superga e poi le ‘tragedie’ ‘minori’ di una sfilza di presidenti non all’altezza) che chi nasce granata, chi mangia pane granata dalla nascita il toro non lo molla mai, perche’ e’ una filosofia di vita, piu’ che una squadra di calcio.
    La squadra di calcio non c’e’ piu’, si e’ schiantata a Superga. Ma ci sara’ sempre, nei cuori di tutti. Sono generazioni che la storia si stramanda, di padre in figlio. E cosi’ sara’ per sempre.

    Io il toro lo intendo cosi’, poi ditemi voi, non vivo manco in italia, se ci sono bambini che vedono il gallo e arrivano da una famiglia che non tifa o tifa palermo e si mettono a tifare toro, puo’ essere, ma io sono di DNA toro.

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    1. Hic Sunt Leones 61 - 4 mesi fa

      Bravo!

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  32. user-13726000 - 4 mesi fa

    Anthony cambia pusher…

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