Marchionne, lo sport e il calcio

Marchionne, lo sport e il calcio

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherhill: “A volte la vita è un cerchio che ti riporta, quando sei alla fine, proprio da dove sei partito”

di Anthony Weatherill

“siamo dei sopravvissuti e l’onore

dei sopravvissuti è sopravvivere”

Sergio Marchionne

A volte la vita è un cerchio che ti riporta, quando sei alla fine, proprio da dove sei partito. Ho provato questa sensazione nel vedere il filmato dell’ultima apparizione pubblica di Sergio Marchionne. Era il giugno scorso e un mattino particolarmente tendente al bel sole splendente, e l’allora amministratore delegato di FCA Auto si era presentato al parco del Comando Generale dei Carabinieri per ratificare il dono, da parte di FCA,  di una Jeep Wrangler all’Arma.

Finito il breve discorso da cerimonia, il manager di origine abruzzese era stato subito circondato da giornalisti e personalità varie che da lui volevano essere notate. Ma Marchionne, in modo del tutto sorprendente, si era avvicinato ad un cane in servizio presso i carabinieri e, con un tono di voce inaspettatamente dolce misto a malinconia, si era chiesto se l’animale lo aveva riconosciuto come figlio di un carabiniere. In questa domanda c’era tutto l’uomo Marchionne, una persona che mai, con il cuore e con la mente, se ne era andato, a soli quattordici anni, dall’Italia alla volta del Canada per seguire il padre Concezio, carabiniere in pensione, e la madre Maria. E a poche settimane da lasciare questo mondo eccolo lì, davanti ad uno splendido cane, ritornare da dove era partito. Da quella provincia italiana dove essere figlio di un carabiniere, spesso vuol dire essere figlio di un uomo che ogni giorno prova a portare lo Stato tra la gente.

Nelle sue ultime parole pubbliche l’adolescente Sergio, alla fine, era tornato a casa. Con la fierezza di chi ce l’aveva fatta nella vita, e con l’orgoglio di essere figlio di un carabiniere, uno dei simboli eterni dell’Italia unita. Non è stato un uomo retorico, il manager italo canadese, e nemmeno troppo espansivo nei suoi sentimenti; ma, se si valutano attentamente tutte le sue azioni e si riascoltano tutte le sue parole da quando prese il comando della più importante azienda manifatturiera del Paese, si rintracciano continuamente, in modo incontrovertibile, atti d’amore verso l’Italia e i suoi interessi. Gli davano fastidio i tedeschi, e non lo nascondeva affatto, perché continuamente gli davano la sensazione che l’Italia, e gli italiani, dovessero sempre ringraziarli per qualcosa che loro gli avevano concesso.

Marchionne invitava gli italiani a reagire a questo stato di cose, esortandoli a ritrovare un po’ d’orgoglio nazionale. “Perché i nostri operai e i nostri ingegneri –diceva– le automobili le sanno proprio fare. E anche se i tedeschi scommettevano, in modo un po’ macabro, che l’Italia non avrebbe fatto più automobili, noi siamo ancora qui e ci siamo presi anche la Chrysler”. Forse è stata la spocchia dei tedeschi verso gli italiani, a convincerlo che la sfida sportiva della Ferrari contro la Mercedes doveva essere a tutti i costi vinta. Ecco perché, ad un certo punto, congeda Luca Cordero di Montezemolo e si mette sul ponte di comando del cavallino più famoso del mondo. Ripercorrendo le orme di Enzo Ferrari, quando all’inizio del secolo scorso si era messo in testa di dover costruire una macchina talmente veloce da poter battere le tedesche “Auto Union”, Marchionne aveva completamente rivoluzionato il reparto corse della casa automobilistica di Maranello. Aveva assunto giovani ingegneri italiani, perché sapeva benissimo, e in alcune interviste lo aveva più volte ripetuto, che quel tricolore campeggiante sulla fiancata delle “rosse” aveva bisogno di qualcuno che lo interpretasse attraverso un motore da corsa. Voleva che la Ferrari, e l’Italia, tornassero sul tetto del mondo delle corse automobilistiche. Sentiva di doverlo fare per questo Paese, e per tutti quegli emigranti italiani, come era lui, che sullo sfrecciare delle rosse nei circuiti di tutto il mondo da sempre  ripongono molti dei loro sentimenti.

Vedere, in questi mesi, tornare la Ferrari ad essere competitiva deve essere stata una soddisfazione di cuore immensa per lui. Ecco perché, annunciando che avrebbe lasciato tutte le cariche in FCA nel 2019, aveva precisato che in queste dimissioni non c’erano quelle di amministratore delegato della Ferrari. Voleva essere certo che, alla fine, la sfida a Maranello l’avrebbero vinta. “Non mi frega nulla del potere. Rispetto il potere a livello istituzionale, quello sì. E’ un insegnamento di mio padre, che era maresciallo dei carabinieri. Nulla di ciò che faccio è mosso da interessi personali”, aveva dichiarato una volta in una delle sue rare interviste, riuscendo a mettere a fuoco con grande capacità di sintesi cosa vuol dire essere classe dirigente. Ciò che si è chiamati a dirigere non è un bene personale per godere di privilegi e onori, ma una responsabilità verso gli interessi generali. A ribaltare uno dei classici luoghi comuni italici(“ciò che è bene per la Fiat è bene per l’Italia), rilascia una delle sue più significative dichiarazioni:”ciò che è bene per l’Italia è bene per la Fiat”.

Se i dirigenti sportivi italiani, soprattutto quelli del calcio, comprendessero questo ribaltamento concettuale “marchionnano” forse si vergognerebbero un po’ a causa della loro incapacità di comprendere come lo sport sia una delle basi principali di condivisione di valori culturali. Un “cemento” che può rendere un gruppo di persone una comunità, sedimentando con il passare del tempo tracce di memoria collettiva alle quali rivolgersi per ritrovare una ragione in un presente difficile. I presidenti del Coni che si succedono devono continuamente ricordarsi il carattere “pro tempore” della loro carica, e l’onore e l’onere di fare qualsiasi cosa in loro potere per tenere presente che gli interessi dell’Italia, in nome e per conto per cui agiscono, vengono prima dei loro interessi e delle loro beghe personali. Lo sport ricorda, per un suo carattere naturale, che non solo per quel che facciamo saremo ritenuti responsabili, ma anche per quello che non facciamo. Marchionne, forse perché laureato in filosofia, aveva compreso che le automobili non sono solo dei pezzi di metallo assemblati, ma sono parte della memoria di un paese che si va a costituire. Ecco perché aveva voluto una cinquecento di nuovo sul mercato, in uno dei momenti più difficili della casa automobilistica torinese.

La riproposizione della cinquecento è stato “l’urlo di battaglia” con cui un’azienda tecnicamente fallita, tale era la situazione della Fiat nel primo decennio del nuovo millennio, ha dichiarato la sua voglia di sopravvivenza. E lo ha fatto con “l’automobile feticcio” degli italiani, lo ha fatto con il simbolo della rinascita italiana del dopoguerra. I simboli e le tradizioni sono importanti, e chi ama il calcio lo sa. Lo sport più amato e seguito al mondo nasce e si afferma perché tutte le persone coinvolte da generazioni gli hanno dato un anima. Padre e figlio spesso si riconoscono nel colore di una maglia e, senza volerlo e con la loro diversità di vedute generazionali, fanno diventare un fatto antropologico/culturale una palla che rotola nell’infinità di prati verdi. Mi chiedo quale  “cinquecento”  possa salvare dalle grinfie di chi vuole un calcio in scena come uno spettacolo, dimenticando e provando a far dimenticare che lo sport non è un godimento ma uno stato d’animo.

Vorrei che i presidenti delle squadre di calcio realizzassero che loro presiedono non aziende, ma storie. E le storie non sono “brand” creati artificialmente dagli uffici marketing, ma sono ciò che noi siamo stati e sono le premesse di ciò che potremmo ancora essere. Lo confesso, a volte sono pessimista sul destino del calcio. Forse perché sono di quelli che credono che le idee camminano sulle nostre gambe, e non vedo molte gambe alla Marchionne nello sport italiano. Non vedo una stampa avvertire il pericolo di una scomparsa dello sport come fenomeno culturale e di memoria. Vedo tanti fantasmi seduti in posti di responsabilità, volutamente ignari come la vita sia un soffio nell’eterna storia degli uomini, completamente incoscienti della bellezza di fare azioni che cambino le cose in meglio.

Ma oggi, pur nella tristezza della sua scomparsa, la storia di Sergio Marchionne mi ha messo di buon umore e voglio sperare. Almeno per oggi facciamo che non esista Torino/Juventus, United/City, Real Madrid/Barcellona, Milan/Inter. Almeno per oggi facciamo esistere un destino comune, rivolgendo una preghiera comune a chi comanda nello sport: fate qualcosa per difendere la decenza del futuro che verrà. Ai dirigenti sportivi, specie a Giovanni Malagò, voglio dedicare un ultimo pensiero di Marchionne: “Quando arrivai in Fiat non pensavo di poter arrivare al livello dei migliori concorrenti, mi sarei accontentato della metà classifica. Nessuno ci credeva, pensavano avessi fumato qualcosa di strano. Oggi posso dire che forse non avrei dovuto accettare questo incarico. Ma era la Fiat, era un’istituzione del Paese in cui sono cresciuto”. Queste sono le parole di un uomo pronto a mettersi “a servizio” di qualcosa più grande di lui, conscio di avere dei limiti ma deciso a superarli (come servirebbe alla mia Inghilterra un uomo così). Sarà lavoro degli storici dell’economia e delle relazioni industriali, dare in futuro un quadro più obiettivo di questo che, indubbiamente, è stato un grande manager. Al momento, per uno così, vengono in mente le parole di San Paolo nella Lettera ai Corinzi:”solo per la grazia di Dio sono ciò che sono, e la grazia che mi è stata concessa non è stata vana”. Grazie Sergio. Ovunque tu sia.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


 

Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

 

22 Commenta qui
  1. steacs - 3 mesi fa

    Italia paese dei Santi.

    E dopo San Bettino ecco arrivato San Sergio.

    IPOCRISIA E SCARSA MEMORIA, oltre ad una ottima percentuale di analfabetismo funzionale.

    Non c’é speranza per questo paese.

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    1. bloodyhell - 3 mesi fa

      alla fine arriva sempre qualcuno che ritiene di essere meno ipocrita degli altri e di avere più memoria degli altri. questo sì, non i santi, è un classico dell’italia. per finire, questo qualcuno, chiosa con il più classico dei luoghi comuni:”non c’è speranza per questo paese”. chiaramente non c’è speranza perché qualcuno non la pensa come lui. argomentare mai, offendere sempre, e con quella punta di complesso di superiorità che non manca mai.

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      1. steacs - 3 mesi fa

        Marchionne come tutti noi aveva un lavoro e faceva quello che doveva fare, ha salvato l’azienda per cui lavorava o meno questo a me non interessa chiarificarlo, non sono nessuno per dirlo, semplicemente ha fatto quello per cui era profumatamente pagato.

        Tu sei uno di quelli che applaude quando il pilota atterra?
        Cioé quando ha fatto quello per cui lo pagano mediamente molto piú che in altri dottori?

        Quindi quando un pilota muore facciamo un articolo per beatificare ogni suo volo in cui ha “salvato” centinaia di vite umane?

        Io di Marchionne ricordo cose buone e cattive, di certo ci sono persone che non arrivano a fine mese come conseguenza delle sue azioni, poi se “grazie a lui” le persone che arrivano a fine mese sono comunque maggiori di quelle che ci sarebbero state se lui non avesse “salvato” Fiat, beh non so chi sia tu per dirlo e soprattutto con che spavalderia lo possa dire… hai le sfere di cristallo?

        Dicci quindi come sarebbe stata l’italia se avesse vinto la guerra mondiale, se non fosse entrata nell’euro, ecc ecc.

        Ora che ho argomentato, ti rispondo sull’offendere, evidentemente non sai cos´é l’analfabetismo funzionale e questo fa ti automaticamente uno di quelli che ne sono affiltti, beh purtroppo se hai passato i 10 anni (cosa che potrei pure dubitare) probabilmente non ti possiamo piú aiutare.

        Infine, con il mio complesso di superioritá ti saluto da un altro paese in cui vivo felicemente, ancora di piú dopo aver fatto l’iscirizione all’AIRE e aver tolto quel cordone ombelicale feudale che stringe il collo a quasi tutti voi, buona fortuna e tranquilli che di Marchionne in Italia è pieno e molti sono pure presidenti di squadre di calcio.

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        1. bloodyhell - 3 mesi fa

          sai… non mi riferivo all’analfabetismo funzionale. mi sembrava chiaro a cosa mi stessi riferendo. se quelle che hai fatto ti sembrano argomentazioni, allora va bene: alzo le mani e mi arrendo. Vorrei solo ribadirti che tu puoi avere tutte le opinioni che vuoi, ma anche gli altri possono avere delle opinioni, e magari anche diverse dalle tua. Senza per questo essere da te etichettati come dei senza memoria e degli ipocriti. Su marchionne molti hannom avuto opinioni diverse dalla tua e molti, guarda un po’, non erano nemmeno italiani. magari c’era qualche giornale anglosassone importante, qualche ex presidente degli stati uniti, qualche attuale presidente degli stati uniti, qualche premio nobel per l’economia. Ci vuole davvero un alto concetto di sé, per definire tutte queste persone dei senza memoria e degli ipocriti. Rispetto la tua opinione su marchionne, ma non la condivido. Lascia almeno questa libertà aagl’altri. Per il resto, magari davanti ad un bicchiere di vino e dopo una bella partita del toro, sarei disposto pure a fare l’alba con te per raccontarti le mie ragioni che mi portano a condividere l’articolo di weatherill.

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          1. steacs - 3 mesi fa

            Come te rispetto l’opinione altrui e disposto al confronto, con il vino si trova sempre un accordo.

            Pero sugli italiani senza memoria ti invito a cercare una delle ultime interviste di Indro Montanelli, se non la conosci, guardala e poi mi dirai, saluti.

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  2. granata - 3 mesi fa

    Che Marchonne abbia salvato la Fiat non c’ è alcun dubbio. Chi lo nega o è un incompetente o è un fazioso. Tant’ è vero che un’ ampia maggioranza del sindacato e dei dipendenti del Gruppo ne ha approvato le scelte. Solo la Fiom ha cercato di contrastare Marchione ed ha perso ben tre referendum fra i lavoratori: a Pomigliano, a Mirafiori e alla Bertone. Certo Marchionne non era un marziano, ma un uomo e può avere fatto anche errori. Comunque ha operato in un Paese molto difficile, l’ Italia. Chi critica la scelta di portare sede legale e sede fiscale all’ estero, dovrebbe anche chiedersi il perchè di questa scelta. Chiedersi come mai per un’ azienda è più conveniente andarsene in Olanda e in Inghilterra (non in esotici paradisi fiscali, ma nel cuore dell’ Europa) piuttosto che stare in Italia. L’ Italia paradiso dei furbetti del cartellino, campione mondiale del debito pubblico, dell’ inefficienza della pubblica amministrazione e della giustizia civile. Per non parlare della tassazione asfissiante con corollario di cartelle pazze. Da noi il cosiddetto federalismo ha avuto un solo effetto: quello di regalarci le Irpef regionale e comunale, in agginuta a quella che già si pagava allo Stato.

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  3. Forvecuor87 - 3 mesi fa

    Addio Dott. Marchionne con il suo carisma e personalità ha saputo in anni bui rappresentare al meglio il nostro paese.

    Grazie!

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  4. GlennGould - 3 mesi fa

    Marchionne fuoriclasse assoluto. Non aggiungo altro perché non è sede per farlo. Però non potevo esimermi. Ciao Sergio.

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  5. bergen - 3 mesi fa

    Caro Weatherhill con i parallelismi questa volta è davvero andato fuori strada. Marchionne ha fatto gli interessi della famiglia (148 eredi dell’accomandita che di qual cosa devono campare!) ma della Fiat non è rimasto più nulla. Ha chiuso 3 stabilimenti (trasferendo produzioni all’estero) e quelli che sono rimasti hanno almeno metà del personale in cassa integrazione a rotazione (leggasi a spese dei contribuenti). Dei 12.000 dipendenti di Mirafiori più della metà lavorano mediamente 3-4 giorni al mese. Sede legale e fiscale trasferite all’estero. FCA Italy ha fatto solo perdite, raramente inferiori al miliardo di Euro.
    Quindi se le serve un modello da amarcord per favore guardi altrove.
    Buona fede granata.

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    1. claudio sala 68 - 3 mesi fa

      FIAT non è solo lo stabilimento di Mirafiori, che comunque è stato trasformato in uno stabilimento redditizio ed infatti non ha chiuso. Detto ciò il giornalista ha usato la figura di uomo e di manager di Marchionne come paragone rispetto alla mediocrità dei nostri dirigenti sportivi. L’assenza dell’Italia ai mondiali di calcio è una conseguenza di ciò

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  6. SiculoGranataSempre - 3 mesi fa

    Ingegneri Italiani, operai Italiani, il bene dell’Italia e le tasse pagate in Olanda… Bello!

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    1. Dievas - 3 mesi fa

      In Irlanda, ancora più conveniente

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  7. prawda - 3 mesi fa

    Trovo questo articolo decisamente inopportuno. Sul fatto che Marchionne sia stato un ottimo manager nulla da dire ma ha unicamente fatto gli interessi della Fiat che giustamente gli pagava lo stipendio e che stipendio. Ha salvato una azienda che era alla canna del gas ed ha messo in piedi l’operazione Chrysler prendendo una societa’ abbandonata da Daimler su cui nessuno ci avrebbe scommesso; pero’ ha anche avuto come seconda faccia della moneta la progressiva e inarrestabile fuga dall’Italia.
    Solo per fare degli esempi al momento dell’insediamento di Marchionne l’Italia era all’undicesimo posto dei produttori di auto, pochi anni fa era scesa al ventiduesimo; dal 2007 al 2012 la produzione di auto in Italia si e’ piu’ che dimezzata passando da quasi 1M a 408k; il mercato di riferimento per Fiat e’ ormai quello americano dove viene venduto oltre il 50% delle autovetture.
    Non vedo quindi quale beatificazione l’Italia dovrebbe fare a Marchionne, visto che in modo lento ma inesorabile sta lentamento portando via le tende e Torino da ricca e gloriosa citta’ manifatturiera sta diventando sempre piu’ una citta’ dormitorio ed una appendice di Milano, purtroppo qualche lifting non basta a mascherarlo.
    Gianni Agnelli diceva: “Noi fabbrichiamo automobili, le fabbrichiamo in Italia e rappresentiamo Torino.” direi che Marchionne ha scelto una strada diversa.

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    1. bloodyhell - 3 mesi fa

      confutare la visione in chiave un po’ manichea dei dati che hai riferito sarebbe la cosa più semplice del mondo. Ma il ragionamento dovrebbe essere necessariamente lungo e ricco di dati. preferisco far notare come all’inizio del tuo commento riconosca come marchionne abbia salvato l’azienda. senza questa opera di salvataggio non ci sarebbe stata una produzione di automobili in italia, a tuo dire, dimezzata. semplicemente non ci sarebbe stata produzione. Prima dell’arrivo di marchionne, gente come Romano Prodi, all’epoca presidente del consiglio, aveva detto chiaramente che la Fiat doveva essere venduta agl’americani. Gianni Agnelli, che tu citi come quello che voleva costruire auto a torino, aveva già ceduto l’azienda a General Motor(ricordi il famoso put?). Quindi l’automobile in italia non esisteva più a partire da quell’accordo firmato dall’avvocato. Marchionne non solo ha sciolto quel put, riportando alla famiglia agnelli, quindi ad una famiglia italiana, il controllo della fiat, ma si fece dare anche due miliardi di dollari dalla GM perché l’accordo fosse sciolto. Se marchionne non avesse fatto ciò, oggi GM avrebbe chiuso tutti gli stabilimenti fiat italiani, e senza esitare. Così come ha fatto in diverse parti del mondo dopo la crisi finanziaria che colpì in modo drammatico gli usa nel 2008(o qualcuno ha già dimenticato il fallimento di lehman brothers?). Il discorso sarebbe davvero lungo, quindi la taglio qui. Ma vorrei sottolineare come weatherill, a mio parere, abbia voluto far riflettere cosa vuol dire essere a capo di qualcosa e cosa vuol dire prendere decisioni, in un mondo che sta cambiando inesorabilmente. Un saluto

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      1. prawda - 3 mesi fa

        Sinceramente non so quali dati tu vorresti confutare visto che quei pochi che ho dato sono tutti corretti; al proposito ti consiglio la lettura di un libro di Astone – “La disfatta del Nord” edito da Longanesi, in cui tra vari argomenti si sostiene la tesi che per Fiat l’Italia rappresenta il passato. Tra l’altro il fatto che GM avrebbe chiuso gli stabilimenti italiani e’ una tua personalissima opinione, frutto forse della mancata volonta’ di adempiere al put e che infatti porto’ a pagare 2 miliardi proprio per non acquisire il restante 80% di Fiat. Mi permetto di far notare a chi sostiene tesi dell’attuale Fiat globale con la conseguenza di dover abbandonare l’Italia che Volkswagen sicuramente molto piu’ globale continua a produrre oltre 2M di auto in Germania. Opinioni a parte e francamente non mi interessa iniziare una discussione su argomenti ben lontani da un forum calcistico, l’articolo sopra e’ uno elogio a Marchionne, ma non tanto alle sue capacita’ manageriali su cui non avrei questionato, quanto al suo amore per l’Italia ed ad aver addirittura propugnato il concetto che ciò che è bene per l’Italia è bene per la Fiat. Ora i fatti oggettivi dicono che Fiat prima e FCA poi hanno cominciato una evidente dismissione dall’Italia che prosegue, forse pochi ricordano che poco dopo l’accordo con Chrysler 50k degli allora 80k dipendenti del gruppo Fiat finirono in cassa con quello che questo comporta in termini di costi sociali. Ribadisco non capisco questa pseudo beatificazione per Marchionne e trovo ancora piu’ ridicolo venga fatta in un forum del Torino; Marchionne e’ stato senza ombra di dubbio un ottimo manager, soprattutto da un punto di vista finanziario molto meno da un punto di vista industriale, ma ha sempre e solo fatto gli interessi di chi lo pagava e decisamente bene. Un saluto

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        1. bloodyhell - 3 mesi fa

          hai detto tu che marchionne ha salvato l’azienda… a meno che tu non voglia confutare te stesso e non voglia inserire l’acquisizione di Chrysler come una operazione finanziaria piuttosto che industriale, allora non vedo di quale oggettività parli. Ripeto, i tuoi dati sono parziali e posti mali, con il chiaro intento di porre in ombra malevola l’opera di marchionne. tutto legittimo, per carità. Ma è la tua opinione, come è un’opinione quella di filippo astone. Potrei citarti libri, bel più autorevoli di quelli di astone, che fanno analisi sulla fiat molto più scientifiche ed equilibrate. Il fatto che tu giudichi ridicolo un articolo su marchionne su un forumo del torino, dimostra solo che vedi la vita solo come “noi contro gli altri”. visione chiaramente faziosa delle cose. legittimo anche questo, sei libero di esserlo. ma almeno riconosci di aver scritto che marchionne ha salvato l’azienda, quindi ha fatto un’operazione industriale , e che l’avvocato agnelli, da te evidentemente elogiato, è colui che aveva di fatto venduto fiat a gm. non posso risponderti su tutto, perché dovrei farti una lunga analisi con una lunga serie di dati. E, ripeto, sarebbe facile smontare una serie di luoghi comuni su marchionne.

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        2. bloodyhell - 3 mesi fa

          aggiungo. nel mio primo post ho scritto che volevo confutare la visione manichea dei tuoi dati, non la correttezza dei tuoi dati. sono certo che la tua è stata una svista nel leggere forse velocemente, e non un tentativo di farmi dire ciò che non ho scritto.

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          1. prawda - 3 mesi fa

            Pensavo di essere stato chiaro ma vedo che cosi’ non e’. Ripeto che ritengo risibile scrivere un articolo di elogio e beatificazione di Marchionne non per le sue qualita’ manageriali ma per quello che avrebbe fatto per l’Italia prendendolo addirittura ad esempio, visto che la presenza Fiat prima e FCA poi in Italia sta progressivamente diminuendo sia per numero di addetti e sia per auto prodotte. Mi dispiace dover constatare la tua mancanza di rispetto per le opinioni altrui, soprattutto io non mi sarei mai permesso di dare del fazioso a qualcuno che nemmeno conosco, lo ritengo molto poco corretto ed educato. Credo che qui tutti esprimiamo solamente delle opinioni che possono essere condivise o meno ma sarebbe opportuno fossero sempre rispettate, pur in una logica di confronto. Tu hai evidentemente una visione di Marchionne molto diversa dalla mia, rispetto la tua opinione pur ovviamente avendo idee diverse, sarebbe educato e rispettoso se tu facessi altrettanto.

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  8. Gabo - 3 mesi fa

    Questo non è un articolo,è una beatificazione del manager che ha fatto della macelleria sociale con le sue politiche! Il figlio del carabiniere,Il bene della nazione? Ma raccontatelo ai familiari di quelle persone che si sono suicidati x essere state sbattute in mezzo ad una strada.
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  9. user-13819134 - 3 mesi fa

    Pensate se al posto di Cairo (che comunque apprezzo) avessimo avuto un fuoriclasse come Marchionne…non si sarebbe rassegnato alla sopravvivenza, alla metà classifica avrebbe trovato (non so come) una soluzione, una invenzione che ci avrebbe tolto dalla mediocrità.

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    1. Dievas - 3 mesi fa

      Ci avrebbe trasferito in Irlanda dove avremmo vinto il campionato

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  10. Granata - 3 mesi fa

    Se proprio vogliamo metterla sul piano biblico concettualmente , il “ribaltamento marchionniano” è espresso nel Vangelo di Marco cap 10 dove Gesù disse che non era venuto per essere servito ma per servire. Detto questo , pur con tutti i suoi limiti, ce ne fossero di Marchionne in Italia. Che riposi in pace e Grazie per ciò che ha fatto.

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