Il perduto amore

Il perduto amore

Loquor / Torna la rubrica del nostro Anthony Weatherill: “Quello che non si è capito dell’ultimo Derby della Mole, è che ormai Torino/Juventus non è più uno scontro tra poveri e ricchi, bensì un momentaneo incrociarsi di due mondi che stanno sempre più allontanandosi”

di Anthony Weatherill

“Mai prima d’ora abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto.”

Franklin  Delano Roosevelt

L’ultimo Derby della Mole ha lasciato uno strascico di commenti che, a volerli riassumere sinteticamente, sostenevano più o meno questo: il Torino da decenni non riesce più a reggere un confronto dignitoso con la Juventus. Il risultato, secondo i vari editoriali (anche tra quelli più autorevoli), è che il comportamento eccessivamente rinunciatario della squadra granata abbia sancito definitivamente la perduta identità da combattimento “poveri contro ricchi” del derby del capoluogo piemontese. E’ colpa della poca qualità della rosa del Torino? E’ colpa dell’allenatore? E’ colpa di Urbano Cairo che non investe a sufficienza per rinforzare l’organico della squadra che presiede? L’ultimo Torino Juventus ha fornito la stura, attraverso i molteplici mezzi di comunicazione che attraversano l’Italia, di concionare sul declino del calcio italiano. Ad essere più precisi e chiari: l’ultimo Derby della Mole è assurto ad archetipo di tutti i mali, veri o presunti, del calcio italiano. Sarà vero? Sarà la solita inclinazione all’autolesionismo degli italiani? Proviamo a capire.

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Barcellona, Real Madrid, Manchester City, Manchester United, Arsenal, Liverpool, Chelsea, Bayern di Monaco, Paris Saint Germain e Juventus. Queste sono i club che, negli ultimi anni, hanno aumentato sensibilmente i loro ricavi. Sono solo dieci club, e cinque di questi sono inglesi. Tre di questi club (Juventus, Paris Saint Germain, Bayern di Monaco) da anni giocano praticamente da soli nei loro rispettivi campionati, inanellando record di vittorie non tanto grazie ad una solida programmazione sportiva o a fecondi settori giovanili, ma semplicemente perché possiedono una forza economica spropositata rispetto agl’altri competitor nazionali. Le principali squadre della Eredivisie olandese e della Pro League belga, un tempo protagoniste importanti nelle varie competizioni europee, oggi sono praticamente sparite da ruoli di primo piano. E’ davvero triste vedere il Feyenoord (vincitore di una Coppa dei Campioni, di una Coppa Intercontinentale, di due Coppa Uefa, di 12 coppe d’Olanda, di 15 campionati olandesi), fare la figura di “squadra materasso” nel suo girone della Champions League 2017/18. Il declino europeo del calcio olandese, è la chiara intenzione manifesta di una risposta, tra le tante, che la società olandese ha voluto dare alla perdita di potere geoeconomico (neologismo introdotto da Edward Luttwack sul finire degli anni 80) del continente europeo.

TURIN, ITALY – DECEMBER 11: Juventus FC President Andrea Agnelli looks on prior to the Serie A match between FC Torino and Juventus FC at Stadio Olimpico di Torino on December 11, 2016 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Prendendo in esame la storia del modello italiano, si può facilmente rilevare come le proprietà delle squadre di calcio siano sempre state appannaggio di famiglie molto ricche, che avevano un qualche interesse a investire capitali di cui erano certi essere a fondo perduto. Così assistiamo, ricordando solo le ultime del periodo d’oro del calcio italiano, alla famiglia Sensi alla Roma, alla famiglia Moratti all’Inter, alla famiglia Berlusconi al Milan.Il  capitalismo familiare italiano(dal connotato molto oligarchico) controllava gran parte del calcio italiano e lo rendeva se non ricchissimo, felicemente benestante. Una delle virtù antropologiche del capitalismo familiare, è quello di sapersi autonomamente dare un “tetto” ai propri capitoli di spesa. Anche quando ci sono le stagioni delle vacche grasse, l’atavica prudenza che contraddistingue lo spirito di autoconservazione di una famiglia pone sempre un freno all’eccessiva spesa che, prendendo un aspetto di perversione, potrebbe tramutarsi in un pernicioso sperpero, dannoso per il buon funzionamento di un corretto libero mercato. L’unica eccezione a questo panorama di stampo familiare, è sempre stata la Juventus. La società bianconera erroneamente è spesso accostata alla famiglia Agnelli, poiché essa (la Juventus) è in realtà uno dei tanti pianeti e satelliti della “Galassia Fiat”, una delle due vere multinazionali (l’altra è l’Eni) nate in Italia. L’opacità camaleontica che le contraddistingue, consente alle multinazionali di adattarsi a qualsiasi tipo di clima politico o assetto socio/finanziario. Ciò ha reso indenne una società come la Juventus, ad ogni tipo di cambiamento che l’ Italia ha subito, nella sua struttura economica, a partire da due accadimenti fondamentali: l’abolizione della legge “Glass-Steagall”(che sanciva la separazione tra banche d’affari e banche commerciali) nel 1999 e l’ingresso nel 2001 della Cina nel WTO (l’organizzazione del mercato mondiale).

Queste due tappe fondamentali della storia dell’economia contemporanea, hanno cambiato radicalmente il mondo della manifattura e dei profitti e delle perdite derivanti dai “commerci” di natura esclusivamente finanziaria. Il mondo si è finanziariamente e commercialmente globalizzato. Il sottile confine che divide libertà, caos e oligarchia si è trovato, così, improvvisamente frantumato. Quando questo cambiamento copernicano si è abbattuto sulle proprietà delle squadre di calcio inglesi, la Premier League ebbe subito un aumento sia dei costi d’esercizio e di mercato giocatori,sia dell’ aumento dei ricavi. Diverse proprietà dei club della Premier furono acquisite da Fondi sovrani e multinazionali,  andando a sostituire le proprietà vecchio stampo, che fino a quel momento avevano mantenuto il buon senso delle regole del libero mercato. Gente come Roman Abramovich, con quel suo usare la forza del suo denaro a sproposito, come se il Chelsea più che una società di calcio(quindi un bene comune) fosse il suo giocattolo personale, ha letteralmente sconvolto il rapporto ricavi/costi d’esercizio del calcio del continente europeo(praticamente il caos). In Francia, se si esclude l’enclave fondo sovranista del Paris Saint Germain, il calcio continua ad essere periferia rispetto ad altre realtà. In Spagna il solco economico tra Barcellona, Real Madrid e il resto della Liga si è allargato ancora di più. In Germania il Bayern di Monaco da anni gioca praticamente da solo, anche se la legge che obbliga i club all’azionariato popolare ha contribuito a creare dei solidi settori giovanili, dove si sfornano di continuo ottimi giocatori e campioni . In Italia, con la desertificazione imprenditoriale è una perdita del pil del trenta per cento rispetto al periodo ante crisi economica, il calcio si è ritrovato senza più adeguati investimenti. A parte la Juventus, che come si è detto è protetta dalla grande coperta fornitale dalla multinazionale Fiat, i club si sono trovati con delle proprietà cinesi incerte e lacunose, con proprietà americane dalle inquietanti intenzioni, e con proprietà di imprenditori(Lotito, Cairo, ecc..) che nemmeno lontanamente ricordano i Berlusconi, i Moratti, i Tanzi, i Sensi.

Prendiamo i due presidenti che stanno guidando la rivolta in Lega Calcio: Claudio Lotito e Urbano Cairo. Uno ha fatto soldi essenzialmente con le imprese di pulizia, l’altro ha un’interessante impresa editoriale che impallidisce di fronte ai colossi di tipi come Vincent Bollorè o Silvio Berlusconi (non voglio nemmeno tentare di paragonare Urbano Cairo ai grandi editori anglosassoni. Sarebbe una perdita di tempo). Cairo, Lotito, De Laurentis e gli altri fanno quello che possono, ma la sensazione è che la Juventus sia davvero troppo lontana per questi competitor. Questo, comunque, non è il momento di assegnare delle colpe per tale mancanza di competitività, ma piuttosto di cercare soluzioni. Fa riflettere che tra i dieci potenti club sopracitati, i tre non in mano a delle multinazionali o fondi sovrani, sono polisportive e azionariati popolari. Bayern di Monaco, Barcellona e Real Madrid sono governati dalla gente, per la gente, tra la gente. L’insegnamento che ne deriva è che, forse, le persone devono riprendere in mano la propria vita, anche attraverso cose come lo sport. Quello che non si è capito dell’ultimo Derby della Mole, è che ormai Torino/Juventus non è più uno scontro tra poveri e ricchi, bensì un momentaneo incrociarsi di due mondi che stanno sempre più allontanandosi.  E quando due mondi si allontanano, anche sentimenti come amore/odio finiscono per essere sempre più ovattati, come echi che giungono da un remoto sempre più sconosciuto. E senza sentimenti, non c’è più derby. Non c’è più sfida. Non c’è più sport. Le istituzioni sportive devono trovare il modo di fermare lo strapotere senza senso di alcuni club, altrimenti la conseguenza sarà che il calcio, per la gente, avrà sempre più i contorni di un perduto amore.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

25 Commenta qui
  1. granata - 8 mesi fa

    Riflessione molto interessante. L’ analisi, che abbraccia non solo gli aspetti sportivi ma anche macroeconomici, sarebbe molto sconfortante, però ritengo che anche per squadre non ricche come il Torino ci siano margini di miglioramento economico/sportivo. Sul fronte economico Cairo ha dimostrato che di calcio ci si può ampiamente vivere. Ne sono un esempio i quattro bilanci in utile, dopo tutti gli accantonamenti possibili per ridurre la tagliola delle tasse del famelico e sprecone Stato italiano e tenendo conto che lo stesso presidente si riserva un suo discreto appannaggio annuale. Pur riconoscendo che la spartizione dei diritti televisivi potrebbe essere più equa, essa (anche dopo le rettifiche fatte recentissimamente alla legge Melandri) è comunque una solida base economica che prima le squadre medie e piccole non avevano. La distanza fra loro e le “grandi” è sempra stata abissale, solo che oggi in Italia sembra essersi ancor più accentuata perchè c’ è una squadra pigliatutto. Ma dal dopoguerra (fino al declino sportivo delle famiglie Moratti e Berlusconi) Juve, Inter e Milan hanno dominato il campionato, con qualche inserimento corsaro di squadre come Napoli, Roma, Torino, Sampdoria, Verona. E’ giusto, non è giusto? Non lo so, ma torno al punto che mi interessa. Visto l’ equilibrio di bilancio raggiunto, il Torino sul fronte sportivo può fare di più e lo dimostrano squadre di pari o inferiore livello come Lazio, Atalanta, Sampdoria. Inoltre il caso Chievo dimostra come un micro-club ben amministrato (era una società parogonabile al nostro Cenisia) possa tranquillamente reggere la Serie A. Certo la struttura societaria e le professionalità del Toro devono migliorare, a cominciare dal direttore sportivo, che ha sprecato risorse in giocatori di nessun valore, con conseguenti ingaggi (sono centinaia, credetemi, e gli ultimi casi sono quelli di Ajeti e Carlao) e in alcune operazioni incomprensibili (Immobile e Quagliarella le ultime, ma ne potrei citare altre), pur dandogli atto di alcune buone intuizioni. Al Torino è anche debole il vivaio, che deve ancora percorrere molte leghe per tornare ad essere quello che un tempo brillava nel firmamento calcistico italiano. Oggi lo si cerca di rinforzare andandosi a compare sconosciuti giovinotti soprattutto in Africa e nell’ Est Europa e con ciò togliendo spazio vitale ai nostri ragazzi italiani. Altro problema annoso, che a livello internazionale avvantaggia sicuramente nazioni come Spagna e Germania e che, come abbiamo visto, penalizza gravemente la nostra Nazionale. Ci vorrebbero regole (come ad esempio ci sono in Germania) per dare possibilità ai giovani autoctoni (comprendendo anche i figli di immgirati ormai residenti da noi) di esprimere le loro potenzialità. Platini quando era presidente dell’ Uefa stava elaborando una proposto interessante in questo senso, ma è stato fatto fuori e non se n’ è più parlato. Un accenno all’ azionariato popolare: noi del Toro ci abbiamo provato ma la risposta è stata sempre assai tiepida, se non desolante. Quindi chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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  2. Sempregranata - 8 mesi fa

    Condivido il contenuto dell’articolo. Il calcio è in parte il riflesso di una società dove aumentano le disuguaglianze e dove il concetto di democrazia è stravolto dal potere finanziario di cui la politica è diventata succube. Mai ci sarà competizione in un sistema dominato dalla finanza. L’azionariato popolare rimane una soluzione ma è osteggiato in quanto vera forma di gestione democratica e partecipativa. I tifosi sono i veri padroni del calcio , se si allontanano e vengono esclusi il calcio diventa un gioco virtuale dove dominano interessi personali, conflitti d’interesse e business poco trasparenti.

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  3. Scott - 8 mesi fa

    Troppa retorica. Il Toro attuale è fatto di gente di passaggio. Gente che scende in campo con il cartellino appeso, per offrirsi al migliore compratore. Senso di appartenenza zero. Se aggiungi che il rinforzamento avviene con il criterio del massimo risparmio, la frittata è fatta. Degli altri non parlo. Sono altri, punto e basta.

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  4. giova85 - 8 mesi fa

    bell’articolo veramente!
    sinceramente mi piacerebbe approfondire un po’ di più la reale situazione di ognuno di questi “grandi ” club e da cosa arrivino veramente i profitti che mi sembra impossibile siano così gonfi anche perché non vedo nessun grande manager a dirigerli ma piuttosto dei bambocci bravi solo per chi ne parla (giornali di famiglia nel caso dei gobbi)… penso e in fondo spero, che siano solo delle enormi bolle e prima o dopo scoppieranno perché il troppo storpia sempre e alla lunga non è sostenibile per nessuno.
    penso anche che bisogna smettere di considerarli più bravi (parlo sempre dei gobbi) perché per quanto si sforzino di autoesaltarsi e per quanto i media si sforzino di incensarli, la MERDA puzza sempre!

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  5. Simone - 8 mesi fa

    Non si può pretendere che siano tecnicamente all’altezza di chi costa 10/15 vuole di più ma che corrano di più SI.
    Non lo posso accettare che non abbiano la forza di correre.
    Come nel derby di coppa Italia loro arrivavano SEMPRE prima sulla palla e questo non è accettabile.
    Possibile che in tutta la rosa (prima squadra e primavera) non si abbia qualcuno che corre?che preparatori abbiamo?
    E poi, perso x perso, che diavolo difendiamo ancora? Negli ultimi 10′ mi aspettavo che ci si buttasse all’arrembaggio come ha fatto il tottenham che ha rischiato il 3-1 ma poi ha portato a casa il 2-2.
    X andare all’arrembaggio devi essere un campione o devi semplicemente correre?

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  6. janlucas197_866 - 8 mesi fa

    il mio dubbio sui nostri derby è che noi in campo facciamo esattamente ciò che dobbiamo fare, gli “sparring partner”, quelli che nella boxe prendono botte dal campione del momento per contratto e che ogni tanto abbozzano un attacco solo per consentire all’altro pugile di allenare la difesa.

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  7. janlucas197_866 - 8 mesi fa

    urlare non serve a nulla, l’articolo è perfetto e ben approfondito. leggilo meglio…
    p.s. CLUB non CLABB…

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  8. ANNO1976 - 8 mesi fa

    Grazie Cairo che investi i tuoi soldi nel Toro. Qui parlano tutti coi soldi degli altri. Che metá del popolo italiano si vende per un piatto di minestra invece non se ne accorge nessuno. Bene tu che paghi gli stipendi regolarente, che sei una persona seria, che non hai fatto finire il Toro sommerso dai debiti rubandone l’ anima.

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    1. ddavide69 - 8 mesi fa

      veramente i soldi sono anche i nostri….

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      1. r.ponzon_610 - 8 mesi fa

        Il Toro è Cairo dei tuoi soldi non se ne fanno nulla. Lascia perdere.
        Quando investirai milioni X una tua squadra capirai

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        1. prawda - 8 mesi fa

          Il Toro e’ di Cairo che pero’ campa per quanto riguarda il Torino con i soldi dei diritti televisivi, degli spettatori e degli sponsor perche’ personalmente nel Torino non ci ha investito, non ci investe e non ci investira’ un euro. E’ sufficiente prendere i bilanci del Torino per rendersene conto. Senza chi paga le televisioni per guardare le partite ed acquista i prodotti che gli sponsor pubblicizzano prima, durante e dopo, Cairo non avrebbe certo ricevuto 45,6M di diritti televisivi, pari al 70% del totale dei ricavi e che da soli coprono tutti i costi di stipendi e ne avanzano ancora. Cifra che con il prossimo triennio a partire dal campionato 2018/19 secondo le simulazioni salira’ per quanto riguarda il Torino di oltre 15M, superando ampiamente i 60M.

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          1. r.ponzon_133 - 8 mesi fa

            Allora ancor di più grande Cairo !!!
            Quando Tu e gli altri disfattisti sarete in grado di creare una società che fattura queste cifre, di mantenerla facendola stare stabilmente ormai da 3/4 anni nel contro/alta classifica allora potrete sedere l tavolo dei grandi.

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          2. prawda - 8 mesi fa

            Mi sfugge se lei sia tifoso del Toro o di Cairo, da quello che scrive direi la seconda. Io di grande nello sfruttare un marchio non ci ved o nulla ma probabilmente io sono tifoso e ci saro’ anche quando il Torino avra’ un altro presidente, lei credo proprio di no.

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        2. ddavide69 - 8 mesi fa

          Dei miei soldi ne se ne fa nulla ma se non ci fossero i tifosi non esisterebbe neppure il Toro , ne Cairobraccio con le sue valenze…

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        3. ddavide69 - 8 mesi fa

          disfattista … per essere apostrofato come disfattista servirebbe avere qualcosa da disfare.

          Ad oggi non vedo questa opportunità

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  9. user-13775722 - 8 mesi fa

    Il Toro nel 2005 é fallito, MA ANCHE LA VIOLA E IL NAPOLI SONO FALLITI, ADDIRITTURA RIPARTENDO DALLA C2 UNA E DALLA C1 L’ALTRA. Il Toro é QUINTO NELLA TRADIZIONE SPORTIVA CALCISTICA ITALIANA, la Fiore é sesta e il napoli é nono addirittura! COME MAI XÓ I LORO PRESIDENTI KE HANNO RIFONDATO LE RISPETTIVE STORICHE SQUADRE, HANNO RIPORTATO I LORO RISPETTIVI STORICI CLABB DOVE LA LORO STORIA MERITA E DEVE, MENTRE NOI CI ESALTIAMO X 1 DERBY VINTO IN 50 MILA ANNI, 4 ANNI IN SERIE B SU DODICI TUTTI CON COSTUI D COLPO (MAI CAPITATO PRIMA), UN SETTIMO BASTARDO POSTO D MERDA (QNDO “OVVIAMENTE” IN EUROPA CI ANDAVANO SOLO LE PRIME SEI) SU TREDICI ANNI D PRESIDENZA, E SUPERATI TRA UN PÒ PERSINO DALLA NOVESE, DALL’ATLETICO CATANIA E DALL’ATLETICO VAN GOOF? RISPETTO E ONORE PER URBANO? CI HA SALVATI DAVVERO?????? HA RIDATO ORGOGLIO VERO ALLA NOSTRA STORIA MAGICA PRIMA D LUI? MA NOI DEL TORO, RAGAZZI, ORMAI COSA SIAMO DIVENTATI, DEI DEPRESSI SFIGATI AMORFI STAMPINI ACCONTENTISTI IDIOTI D QSTO SCHIFO D SOCIETÁ MARCIA KE C PILOTA E SBATTE COME VUOLE? IO ORMAI NON SÓ PIÚ KE CASPITA CHIEDERMI CONTINUANDO A VEDERE UNO SCEMPIO OLTRAGGIO A SUPERGA SIMILE! STRAVIVA SPEGNERE LA TV VALÁ!

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  10. user-13775722 - 8 mesi fa

    Non é inspiegabile, é troppo evidente ke é il sistema ke a loro fá comodo e piacere… Errare é umano, PERSEVERARE É DIABOLICO MALEDETTO SPORCO! Sono TREDICI ANNI ke cavalier onor imprenditor cacCairo ci amministra………………..

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  11. Esempretoro - 8 mesi fa

    Bell’articolo,non fosse che mi ha aumentato la depressione della quale soffro già da un po’, peraltro dopo una Domenica che non aiuta a combatterla…

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  12. user-13722825 - 8 mesi fa

    Visione generale corretta se riferita ad un panorama internazionale e se legata ad un eventuale vincita di una champions league.
    Ma vincere o ben figurare in un derby è tutta un’altra cosa.
    Solo i giocatori del nostro amato toro …e solo in quest’ultimo periodo storico ….si cagano addosso quando vedono una maglia bianconera.
    Inspiegabile.
    Invece di trarre quelle giuste motivazioni.
    Non chiediamo di vincerli i derby ma di giocarseli.
    Cosa che fa qualsiasi squadra quando gioca con la Juve.
    I numeri parlano chiaro ….siamo orrendi negli scontri con i nostri cugini.
    Si spiega solo con la paura e la mancanza di attributi dei giocatori che abbiamo in rosa da parecchi anni.

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  13. torracofabi_303 - 8 mesi fa

    Le istituzioni sportive fanno parte del potere, che fanno?… sì tirano la zappa sui piedi? Penso proprio di no. D’altronde quando è scoppiata calciopoli si è fatto di tutto per fare il meno possibile, non è stato voluto scoperchiare un pentolone troppo pieno di schifezze che avrebbe fatto tornare il calcio all’epoca della pietra! Quando la jUve è stata mandata in vacanza in B SKY comprò i diritti tv e pubblicizzava la B e la A allo stesso modo, le prime pagine dei quotidiani sportivi erano zeppe di serie B…. Risultato le partite sono condizionate più di prima la squadra vincente è sempre la stessa ed i fessi come noi continuano a guardare un circo equestre neanche ben organizzato perché innamorati del calcio e nel nostro caso di una squadra che ha nel passato qualcosa che altri non possono permettersi neanche di sognare. FVCG.

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  14. Pazko - 8 mesi fa

    Purtroppo è tutto vero, ed è la morte del calcio. Se non puoi più sperare neanche di poter voncere una partita, meno che mai di vincere un titolo, cosa tifi a fare per una squadra, per vederla perdere o restare nell’anonimato? Si fa comunque, ma è una storia senza senso e senza futuro. Ad un certo punto tutti tiferanno per la squadra che vince salvo pochi nostalgici. Dobbiamo invece fare in modo che il potere del calcio si ricordi di tutti e che , dividendo al meglio i proventi, si dia l’opportunità al Leicester di ogni nazione, di vincere un campionato.

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  15. prawn - 8 mesi fa

    Si come no, tutto vero e risaputo ma allora mi sai pure spiegare come mai l’impresa di pulizie Lotito porta la Lazio in Europa, riesce a comprarsi Immobile che a noi ci sdegna, prende Milinkovic Savic e ora gioca a ritmi da champions?
    O come mai l’atalanta con un budget sicuramente inferiore al nostro non sfigura per niente col dortmund ed esce a testa alta dall’EL? Come mai Ilicic preferisce giocare a Bergamo? E come mai i papu gomes noi non li prendiamo e invece prendiamo i Ljacic? E come mai ci siamo fatti sbolognare i baselli e benassi mentre loro hanno un certo cristante al centrocampo?
    Come mai Aurelio de Laurentis in 10 anni ha portato il Napoli a questi livelli?

    Insomma, metti pure la Juve in una categoria a parte, va benissimo, ma mi sembra che il Toro negli ultimi 20 anni abbia veramente fatto poco nel calcio italiano e europeo, la storia granata non e’ certo + un fattore per attrarre giocatori (o allenatori) ma almeno negli ultimi 5 anni non si poteva fare di piu’ a livello societario?

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  16. claudio sala 68 - 8 mesi fa

    È difficile trasmettere a giocatori che sono da noi da poco tempo lo spirito Toro. È questo più dei soldi che fa la differenza nei derby. Lo spirito Toro si crea nel tempo partendo dai ragazzini che poi finiscono in prima squadra. Io ho sempre insistito per avere in prima squadra 4-5 ragazzi presi dalla nostra Primavera che portino in campo lo spirito Toro, simile a quello che fa l’Atletic Bilbao.

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  17. giancasortor - 8 mesi fa

    Comunque in campo scendono sempre undici uomini contro undici uomini,è tutto il contorno che determina poi la differenza tra le due squadre,ovvero, il denaro diventa l’elemento che fa pendere la bilancia sempre dalla stessa parte!

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  18. Turin2.0 - 8 mesi fa

    Difatti noi agli Edera ai Barreca ai Parigini preferiamo i Ljajic i Molinaro i Rincon… le società non hanno ancora capito che x avere un futuro qualora non si abbia lo sceicco di turno nella proprietà anziché contrattualizzare gli scarti della Juve bisogna puntare al modello della filosofia dell’Athletic Bilbao: ma che fine hanno fatto i balon di Torino cosa hanno meno di tutti questi Adopo e Nkoulou che contrattualizziamo! In Germania hanno obbligato le società all’azionariato popolare e in Spagna è la norma… Ma pensate veramente che puntando sulla nostra cantera non otterremo almeno gli stessi risultati anonimi che ottiene la politica odierna di Cairo? A Bilbao non sono mai retrocessi con questa politica…

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