Il fallimento dello sport italiano

Il fallimento dello sport italiano

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Quante cose sono successe negli ultimi mesi nel calcio italiano…”

di Anthony Weatherill

Solo il tempo rivela l’uomo giusto

Sofocle

Quante cose sono successe negli ultimi mesi nel calcio italiano, cose che avrebbero richiesto un immediato intervento delle autorità sportive per cercare di fermare un mondo che sta franando davanti ai nostri occhi, formulando una strategia operativa capace di dotare di un nuovo orizzonte etico/imprenditoriale il mondo dello sport nazionale italiano. Invece niente, silenzio assoluto da parte di Malagò e compagni, come se ci trovassimo di fronte ad una tranquilla estate in attesa di entusiasmarci per le gesta dei nuovi campionati il cui ormai inizio è alle porte. Nuovi campionati dove riesce difficile, in questi giorni caldi di luglio, capire la composizione, visto il caos che regna tra tribunali fallimentari e aule di giustizia sportiva. Appare del tutto evidente come, nella forte contrazione economica subita dal sistema Italia negli ultimi anni, lo sport italiano non stia riuscendo a trovare un assetto convincente per dare stabilità finanziaria ai club partecipanti ai vari campionati allestiti ogni anno. Le emergenze del Paese sono altre, e la politica ha preferito lasciare andare verso il triste destino, al quale stiamo assistendo impotenti, tutto lo sport italiano. Se qualcuno si peritasse di andare a verificare il reale stato economico dei club del principale campionato professionistico del BelPaese, la Serie A di calcio, scoprirebbe tali amare sorprese da porre il più classico degli interrogativi: vale ancora la pena? A voler essere ottimisti solo una decina di club della massima serie italiana hanno bilanci corretti e prospettive di futuro. Dieci su una miriade di club, spesso ricchi di storia, a rischio quotidiano di fallimento e sparizione dalla geografia del calcio italiano(sono fallite 146 squadre negli ultimi quindici anni).

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Una mattina i tifosi del Chievo si svegliano, e si accorgono che la società per cui tengono è pesantemente accusata dalla procura federale di aver usato la struttura del club, e la passione dei suoi tifosi, come un banale veicolo finanziario(operando valenze fittizie) per far arricchire illecitamente il suo presidente. Un giorno d’estate, mentre tutti noi tifosi sogniamo e desideriamo cambiamenti copernicani dal mercato giocatori, ad un tifoso napoletano, ancora ebbro dall’ingaggio di Carlo Ancellotti (come se poi in campo scendessero gli allenatori…), viene uccisa la speranza di poter competere contro la Juventus, perché la società Napoli non è attrezzata finanziariamente, come lo stesso De Laurentis ha dichiarato, per poter ingaggiare un Cristiano Ronaldo o un Edinson Cavani. Se interpellassero sulla questione un Malagò o un suo sodale di Federazione, temo risponderebbero che i dirigenti juventini sono stati bravi ad aumentare, negli anni, la forza economica della società che gestiscono. Eh sì, a volte le cose vengono mistificate con un tale livello di menzogna, da oscurare le più elementari verità presenti tra le carte del Credito Sportivo(concessore di un lauto finanziamento alla società bianconera per la ristrutturazione del vecchio Delle Alpi. E sottolineo ristrutturazione, non costruzione di un nuovo stadio.

Il diavolo sta sempre nei dettagli e nelle parole formali) e in qualche delibera del comune di Torino particolarmente favorevole (e qui sono volutamente eufemistico) per la concessione dello sfruttamento del terreno dove sorge lo Stadium. Lo sconcerto deriva dal voler sempre privilegiare alcune realtà, dimenticandosi di tutte le altre. Mai che si prospettasse una riforma di sistema(come avvenuto in Premier League), atta a favorire una possibilità per tutti i club, se capaci, di potersi delineare un futuro sempre più roseo. Tutto viene lasciato al caso, quando va bene; tutto viene lasciato all’anarchia soverchiante di chi decide di esercitare un potere personale, quando va male. In questo clima di vuoto di potere e di incapacità istituzionale, una società che si attribuisce scudetti revocati dalla giustizia sportiva (la Juventus) e un’altra società(il Napoli) impegnata quotidianamente, ormai da quasi tre mesi, a sostenere la disonestà di una classe arbitrale rea di avergli tolto uno scudetto a favore della Juventus, trovano persino consensi e legittimazione tra la gente. In una società normale, con una classe dirigente appena decente, qualcuno(De Laurentis o gli arbitri da lui sospettati di aver falsato la regolarità del campionato scorso) sarebbe stato indagato e sanzionato. Invece tutto tace, e De Laurentis e tutta la stampa napoletana si sono auto attributi uno scudetto, a loro dire, “conquistato sul campo” (Juventus docet). Ma l’anarchia imperante, la perdita di senso delle parole, lo svuotamento di significato dei poteri di controllo, non sembra preoccupare eccessivamente la mappa del potere della dirigenza sportiva italiana. Ogni situazione di caos, e quella dello sport italiano oggettivamente lo è, solitamente genera qualche nuova personalità portatrice di idee nuove, favorendo il “farsi avanti”. Ma qui nessuno si fa avanti, e il paesaggio appare privo di uomini portatori di sane ambizioni.

 

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Andrea Abodi, quando era presidente della Lega della serie B, aveva portato uno stile vivace nel cercare di rivitalizzare un campionato cadetto da anni ridotto in stato di coma vigile. Si era fatto promotore, Abodi, addirittura di un progetto complessivo per far ottenere alle società di B gli stadi di proprietà. Progetto lodevole, anche se totalmente privo, al tempo, di una qualsiasi strategia politica/finanziaria concreta. Abodi, in seguito, ha tentato vanamente la scalata alla presidenza della Federcalcio (mio modesto parere: sarebbe stato un ottimo presidente), per poi sistemarsi alla direzione del Credito Sportivo. Uno pensa: se Abodi ai tempi della presidenza della Lega B voleva degli stadi di proprietà per i club minori, ora che ha tra le mani la potente leva finanziaria del Credito Sportivo, di certo farà qualcosa per dare una qualche concretezza a quel suo antico progetto. Se farà questo qualcosa, e dargli del tempo ritengo sia doveroso e l’uomo Abodi lo merita, allora sarà un bel “farsi avanti”, di cui tutti dovranno tenere conto. Compreso quei mezzi di informazione che prima ne hanno fatto aumentare le quotazioni, sospetto un po’ in funzione anti Tavecchio/Lotito, e poi lo hanno relegato un po’ nel dimenticatoio. Sono sempre più misteriosi, nell’Italia contemporanea, i motivi per cui alla fine le cose si fanno, e tra questi motivi non ci sono di certo l’utilità generale e l’opportunità. Se anche una famiglia ricca e potente come quella dei Della Valle, felicemente dichiara di avere una squadra per assicurarsi il settimo posto nel campionato prossimo, allora si può evincere facilmente la resa della classe imprenditoriale italiana rispetto alle vicende dello sport. I ricchi imprenditori italiani, quando capita, fanno lo stretto necessario. Nulla di più. Tutto in nome di bilanci che devono restare in equilibrio. Strano come degli imprenditori dimentichino che solo investendo, e credendo in un prodotto, gli introiti possano salire garantendo molto di più di un bilancio in equilibrio. Ma forse non credono nel prodotto.

Se così è, i dirigenti sportivi succedutesi in questi anni hanno delle responsabilità ingenti. Era loro il compito di rendere appetibile il prodotto sportivo, e non solo non lo hanno fatto ma si sono resi protagonisti di attività omissive gravi. Se un incarico dirigenziale oltre agl’onori prevedesse anche l’assunzione di responsabilità, a Giovanni Malagò resterebbe una sola opzione: le dimissioni dalla presidenza del Coni. La complicità della stampa, in tutto questo quadro miserevole, è imperdonabile. Doveva vigilare e non lo ha fatto; doveva fungere da cane da guardia e non ha emesso nemmeno un flebile abbaio alla luna; doveva fare nomi e cognomi dei colpevoli e invece li ha fatti solo per ingraziarseli. Ai tifosi, vista la resa e la viltà della classe imprenditoriale italiana, non resta, forse, che guardare all’azionariato popolare come un onorevole via d’uscita e di possibile crescita delle ambizioni dei club di riferimento. Mettersi insieme, magari creando delle polisportive, per salvaguardare ciò che resta dello sport dei loro territori. Non c’è molto tempo. Dei cambiamenti epocali stanno arrivando, e le squadre ricche faranno da sé. Per tutte le altre ci sarà la marginalizzazione sportiva o l’estinzione e il ricordo triste dei tempi felici che furono. “Il tempo è un dio benigno”, ha scritto Sofocle nell’ “Elettra”. Spero proprio sia così.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)

 

Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

25 Commenta qui
  1. ALESSANDRO 69 - 3 mesi fa

    Molte volte discuto con i miei amici affermando che il calcio italiano è già fallito.
    Questo articolo ricalca esattamente il presentimento che mi assale da tempo. Ovviamente non sarei mai in grado di fare una disamina della situazione come fa l’autore dell’articolo, persona veramente competente. La Nazionale fuori dai mondiali è semplicemente l’epilogo del fallimento del calcio italiano.Fallimento che aveva dato i primi segnali con l’eliminazione ai gironi eliminatori ai mondiali 2010, proseguito con altra eguale eliminazione ai mondiali 2014 e conclusasi con la mancata qualificazione ai mondiali in Russia. Segno evidente che un sistema vecchio e corrotto non poteva essere in grado di cogliere quei segnali e tutto è precipitato. Naturalmente ,dati i segnali della federazione, tutto continuerà a precipitare…..Quei fallimenti sportivi sono in realtà il fallimento di tutto il sistema sportivo Italiano e non basterà certo cambiare il tecnico per risollevare le sorti di un malato terminale…….

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  2. bergen - 3 mesi fa

    Parole sante. Che soltanto chi non ha dimestichezza con i numeri può non condividere. La situazione delle società di calcio italiane è insostenibile. L’indebitamento netto 2017 ha superato i 2 miliardi di Euro (3,5 l’indebitamento lordo) a fronte di un fatturato di 2,2 miliardi, la metà di quello della Premier League. In qualunque settore economico un’impresa che ha debiti pari al suo fatturato è tecnicamente fallita.
    L’assenza di una politica che porti al rilancio del calcio italiano non dipende tanto dall’assenza di visione ma dal fatto che esso è lo specchio di una società consumata dalla corruzione e dal malaffare.
    L’applicazione rigida delle regole del fair play finanziario non consentirebbe l’iscrizione al campionato di oltre metà delle società di serie A.
    Si tratta di una parte delle norme, la cui applicazione è delegata alle federazioni nazionali.
    Il caso Juventus è il paradosso italiano perché si tratta di uno sfruttamento tra il capace ed il malizioso di una posizione dominante che non si fonda su meriti.
    Perché è vero che il Delle Alpi è stato regalato. E’ altrettanto vero che due aumenti di capitale (sottoscritti da ingenui investitori tifosi che hanno perso gran parte del loro investimento) sono serviti per rimetterla in piedi.
    Ma da quel momento in poi c’è una gestione che ha saputo far bene i propri affari, sempre con il vizio di deragliare dalle regole dei comuni mortali.
    Credo poco nella possibilità che un miliardario si innamori della storia del Toro. Sia perché in giro vedo pochi filantropi, sia perché se fossi un investitore e dovessi scegliere tra la serie A e la Premier League non avrei dubbi.
    Occorre attendere che la bolla scoppi perché faccia pulizia di una intera classe dirigente impresentabile e compromessa.
    Nel frattempo il meglio che si può fare è quello che sta facendo Cairo (così come i della Valle): barcamenarsi e non dare troppo fastidio.

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  3. granata - 3 mesi fa

    Articolo un po’ supponente con concetti un po’ estremizzati e contraddittori. D’ altronde Weatherill ha intrapreso da qualche tempo una crociata contro Malagò, come se fosse il responsabnile di tutti i mali dello sport italiano e del calcio in particolare. Mah. E’ stato Malagò a commissariare Figc e Lega Calcio per punirle della loro rissosità. E poi se alcune società sono state poste sotto accusa (Chievo e Parma) è perchè il sistema dei controlli evidentemente funziona. Che la Serie A sia una valle di lacrime dove molti club sono sull’ orlo del fallimento non mi risulta. Più difficlle la situazione della serie B per la mancanza di significativi diritti tv, dove però anche qui se tre club non potrano più iscriversi (Bari, Cesena e Avellino) vuo ldire che le regole e i controlli esistono. Che poi altri campionati esteri stiano meglio non è vero o è vero solo per il fatto che gli imprenditori locali sono stati sostituiti da miliardari stranieri, un fenomeno che ora si è diffuso anche nel calcio italiano e non vedo perchè allora in questo caso ci si debbe scandalizzare. E veniamo al dominio della Juventus. Da tifoso del Toro non ho nessuna simpatita per i Gobbi, ma è indiscutibile che la Juventus sia il club meglio gestito e non solo grazie ai proventi economici, che crescono proprio perchè si ottengono successi sportivi. Domina anche perchè, finora, le sono venuti a mancare i rivali di sempre, Il Milan e l’ Inter, in fase di transizione da storiche proprietà a nuove. Il Napoli? Non vedo di che cosa si possa lamentare De Laurentis, abile a fare affermazioni per lisciare i suoi tifosi, ma poi anche senza peli nel criticare la gestione Sarri, che alla fine, a suo dire, con la mania di non fare tour over ha fatto perdere agli azzurri l’ opportunità di vincere lo scudetto. E veniamo al Torino. Quello che manca non sono tanto risorse, ma un presidente appassionato e competente (come, ammettiamolo, Andrea Agnelli, che da Cobolli Gigli ereditò un club allo sbando) e un progetto societario, se non quello di guadagnare ogni anno una tranquilla salvezza e un po’ di soldi. E così si spiega perchè Cairo non valuti la possibilità di irrobustire uno staff dirigenziale sicuramente non all’ altezza di un club con qualche ambizione. I Della Valle? Beh, i risultati dela Fiorentina di questi anni sono stati enormemente superiori a quelli del Toro. Ma si tratta di un club dal bacino di utenza molto più circoscritto (praticamente la sola città di Firenze, che ha un terzo degli abitanti di Torino) e con una tifoseria caratterialmente sempre pronta solo a criticare. Per cui si sono un po’ disamorati.

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    1. bloodyhell - 3 mesi fa

      Vediamo un po’… magari capisco, ragionando, dove starebbero le contraddizioni. secondo te non è vero che la juve sia stata favorita a discapito di altri club per la costruzione dello stadium, non è vero che il comune di torino gli abbia sostanzialmente regalato una vasta area da sfruttare per fini commerciali. Non è vero, come risulta da tutte le valutazioni economiche, che da quando la juve ha lo stadium il suo fatturato è aumentato considerevolmente, permettendogli di acquistare giocatori che le hanno permesso di andare avanti nelle coppe europee, ottenendone ulteriori introiti. Non è sospetto che una famiglia come i Della Valle, una tra le più ricche d’europa, non abbia fatto nulla per far crescere la Fiorentina. E il motivo, secondo la tua luminosa analisi, sarebbe l’eccessivo spirito critico dei fiorentini verso il lavoro del presidente. Sempre secondo te, è assolutamente normale che Cairo non mostri una qualche piccola ambizione superiore per il nostro toro. Non ti risulta che molte squadre serie A siano sull’orlo di un collasso economico, cosa che invece appare evidente in molte analisi economiche di chi fa questo di mestiere. Magari puoi provare a leggere l’ultimo libro di Marco Bellinazzo del sole24ore. Il terribile Weatherill c’è l’avrebbe con il malagò, che secondo te starebbe facendo funzionare alla grande tutto lo sport italiano. Peccato che pallavolo e basket siano nel completo sbando economico, senza che malagò abbia mai presentato uno straccio di progetto per provare a invertire la rotta. Probabilmente era occupato a gestire bene lo stadio flaminio a roma. Ah no, scusa granata, anche lo stadio flaminio ormai è completamente allo sbando, luogo più per i topi e gli sbandati che per le manifestazioni sportive. Se avessi letto bene l’articolo forse ti saresti accorto che weatherill non ha criticato agnelli, ma solo il sistema. Forse dovresti cambiare nick, la tua solerzia di difendere i gobbi anche quando non ne hanno bisogno, tradisce la tua evidente vena bianconera. Ci sono già troppi infiltrati in questo forum. Impara sulla treccani il concetto di contraddizione e salutami malagò, quando ti pagherà il caffè al bar. Io continuo a godermi “la supponenza” di weatherill.

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    2. WGranata76 - 3 mesi fa

      Basta dire che il Chievo ha fatto valenze a favore dell’Inter che, guarda che coincidenza, aveva bisogno di rientrare in attivo per il fair play. Il Chievo rischia la B e l’Inter è bellamente ignorata. Tutto questo racconta che anche chi sta ora al comando è marcio come il sistema che dirige altrimenti spedirebbe per direttissima Inter, Parma, Chievo, Genoa ed Atalanta in B.
      Il credito sportivo e il comune di Torino hanno dato favori indebiti ai gobbi anche in relazione ai meriti sportivi? Forse, ma non dimentichiamoci che i 10 anni dopo l’esaurimento dell’effetto calciopoli, gli arbitraggi e decisioni in lega erano tutte enormemente a favore dei gobbi. Partite e campionati rubati clamorosamente, decisioni del giudice sportivo mai congrue ecc. Quindi perdonami, ma se hanno rubato indebitamente così tanto da avere un palmares molto ingente, vuol dire che i loro dirigenti sportivi hanno fatto un buon lavoro?!?!?
      A mio avviso l’articolo è ben redatto e descrive perfettamente lo scempio che è diventato il nostro sistema calcio.

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  4. dattero - 3 mesi fa

    sempre articoli interessanti,sempre punti toccati con perizia e acume,per il resto,dai tempi di Dante,poco e’ cambiato,se non nella forma

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  5. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 mesi fa

    Il mio sogno è sempre stato quello di imitare le regole delll’NBA americano per cui si rinforzano le ultime in classifica mentre chi vince e sta davanti deve pescare tra i campionati universitari (che equivalgono alle nostre Primavere)
    In questo modo non solo si eviterebbero fallimenti rocamboleschi ma non vincerebbero sempre le stesse squadre milionarie bensì le più organizzate e lungimiranti.
    Sui diritti tv mi auguro che prenderanno una mazzata colossale perché trovo semplicemente scandaloso che non sia più il prodotto a doversi adeguare al consumatore, ma il contrario… !
    Ora siamo noi tifosi che dobbiamo adeguarci, e per vedere le partite dobbiamo avere 2 abbonamenti, un sacco di tempo libero perché si gioca dal venerdì al lunedì e a tutte le ore,, uno Smart Tv e più soldi da spendere anche per andare allo stadio.
    Il calcio da sport popolare si è trasformato in sport d’élite. Se si può chiamare sport il calcio dove non tutti partono con le stesse risorse finanziarie. Nè le squadre e da oggi nemmeno i tifosi.
    Godono i più ricchi e chi ha maggior tempo libero
    Se non è uno schifo questo.

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  6. paolinux - 3 mesi fa

    Da molto tempo sostengo che ci voglia un salary cap. Come in certi campionati americani, in cui si cerca sempre di dare una chance a tutte le squadre, in modo da rendere il campionato piu’ combattuto e rendere difficile che vinca sempre la stessa squadra tutti gli anni. Altrimenti la serie A sara’ sempre piu’ monotona.

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  7. Forvecuor87 - 3 mesi fa

    Si sta davvero facendo tutto il possibile per spegnere la passione del vero tifoso, è tutta una speculazione sopra l’altra poco a che fare con lo sport quello vero! Sono tifoso del Toro ma onestamente se le cose andranno avanti così penso che questa passione con il tempo si spegnerà e per una volta non mi sto riferendo a Cairo non ha nulla a che vedere il mio ragionamento con lui. Parlo del sistema calcio e di tutte le diavolerie che ne fanno sempre più parte. Quest’anno se proprio ne vogliamo discutere una, e sicuramente quella legata ai diritti TV per quanto riguarda la stagione 2018/2019.
    Bè una volta era sinceramente e devo dire ancora oggi un lusso possedere un abbonamento TV, non basta nemmeno più quello bisogna averne 2 mi sembra chiaro no???
    Già uno per le partite della domenica ed uno per gli anticipi del sabato. A parer mio la truffa delle truffe se così vogliamo chiamarla o più semplicemente INCULATA fate voi…..
    Io dico tenetevi il posticipo e nel frattempo anche le partite della domenica è domenica sera….
    Vergognatevi

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  8. Akatoro - 3 mesi fa

    Non so, ma trovo difficile immaginare che il nostro calcio possa tornare in dietro per bellezza, e per equità. Penso che non rivredemo mai più campionati equilibrati, dove ogni tanto ti capita un Verona che vinca lo scudetto. Purtroppo si è creato un sistema che le prime aumenteranno sempre più la distanza da tutte le altre. Faranno la superlega per pochi intimi , che si spartiranno il grosso della torta, e le altre si faranno i campionati nazionali dividendo le briciole. La superlega darà ai club parteciparnti visibilità planetaria mentre gli altri non se li filerà nessuno

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  9. Esempretoro - 3 mesi fa

    Come sempre un’analisi impietosa,chirurgica e disarmante della situazione.
    Certo,essere nelle squadre che possono “reggere”ai marosi che agitano questo mare dovrebbe rappresentare motivo di grande soddisfazione,ma personalmente mi risulta difficile.
    Già,perché appena si allenta l’attenzione dai bilanci,devo purtroppo notare che manca lo spirito per andare oltre. Osare per migliorare spinti dalla passione,deviare dal percorso ipervirtuoso per inseguire qualcosa che pochi hanno fatto prima. Già,Presidente,scavare un fosso di sicurezza tra lei e i tifosi non ci darà un brivido,anzi. L’entusiasmo che è linfa di vita per i granata d’ogni epoca è messo a dura prova da un andazzo miserevole;parlare di ciò che si spende senza proferire verbo su ciò che s’incassa lo trovo abbastanza poco elegante. Ma va bene comunque,tutti i tifosi (anche quelli che la contestano)le sono grati per il fatto che il Toro sia a posto,tutti soffriranno con i nostri ragazzi,tutti spererebbero di vederli felici e vincenti. E lei? Se la fiamma non si alimenta è destinata allo spegnimento. Serve un segno vero,ma non per tifare Toro…per tifare per lei,contro tutti e tutto. Per ora nel mio cuore c’è solo la maglia e quello che nella mia esistenza ha rappresentato.
    Saluti da un coscritto che preferirebbe stimarla oltre i suoi meriti. FVCG

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  10. Vanni - 3 mesi fa

    Il problema di Cairo è che non è nemmeno un vero imprenditore. E’ solo un affarista, bravo magari ma affatista. Non ha la mentalità imprenditoriale . Lui prende ciò a cui nessuno o molto pochi sono intetessati perché sono impossibili da sollevare. Lui rattoppa qua e la e il suo lo guadagna, tipo un feramiu’ A parte il Toro nelle altre sue attività è lo stesso. Guardate il rating di LA7, è lo stesso di 20 anni fa. Non investe perché non è un imprenditore vero. Lo sono forse quei di Venaria e lo hanno dimostrato con Ronaldo. Lo usano x la pubblicità in Asia dove hanno bisogno di crescere con Jeep, il resto dei cessi che fanno sarebbe improponibile là. Che gli frega a loro della giuve. Hanno capito che alla gente basta una caxxata come questa e vendono magari anche solo il 3% in più e altro che li stipendio di CR7.
    Cairo questo non lo farà MAI. Piuttosto compra divise di cartone ma non vi rimette. Serve al Toro? Dopo aver equilibrato i bilanci per me se ne può andare.

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    1. Akatoro - 3 mesi fa

      Non sono un Pro Cairo, ma dire che quello non è un imprenditore mi pare esagerato.

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      1. Vanni - 3 mesi fa

        Ma a parte acquisire realtà in pessimo stato = Affarista, quando mai hai sentito parlare i media di investimenti fatti da Cairo ( no solo Toro) x incrementare le vendite = Imprenditore? Io mai sentito. A LA7 aveva solo Crozza importante e ha preferito lasciare per non rischiare. Lo chiami imprenditore uno cosi? Un imprenditore è anche uno che investe/rischia. Cairo fa solo rattoppi. Chiaro che lui guadagna, ma le sue attività ben poco rispetto a ciò che potrebbero dare.

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    2. bertu62 - 3 mesi fa

      WOW! Adesso nel forum ci sono anche degli esperti di Alta Finanza! Ci sarebbe da chiedersi come mai perdono il loro prezioso tempo frequentandoci, ma la domanda è retorica ( :-) ) quindi sappiamo già la risposta!
      Da notare che nell’articolo di quel GRANDISSIMO di WEATHERILL vengono mezionate LE BIG, dal Napoli alle Milanesi, che NON SONO IN GRADO di controbattere il potere calcistico che governa ed impera in Italia! Però tiriamo sempre in ballo IL NANO, come se invece LUI potesse, ma non “vuole”….Mah…

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      1. Vanni - 3 mesi fa

        Sai leggere? Ho preso esempio di Cairo perché è il classico affarista ma non imprenditore. Lui non rischia nulla certo, ma se non investi/rischi non hai mai nessun risultato fuori della me…a. certo che a lui va bene, guadagnassi io un centesimo fi wuello che guadagna lui sarei felicissimo. Ma questo non fa di lui un imprenditore vero.

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    3. Andrea Valentino - 3 mesi fa

      Il problema di Cairo è che è solo un servo del sistema

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  11. ForzaToro - 3 mesi fa

    Ci vorrebbe un manager vero, capace e indipendente (impossibile in Italia) per rifondare l’intero sistema…distribuzione diritti tv come in Premier con un rapporto di 1:2 tra la prima e l’ultima, formula all’inglese per la coppa italia (attualmente vergognosa), stadi di proprieta’, arbitraggi piu’ “inglesi” (tolleranza zero per simulatori, proteste, maggior gioco effettivo)…gli investimenti di una singola societa’ se non cambia il sistema, non servono a cambiare nulla a mio parere…

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    1. steacs - 3 mesi fa

      Peccato che non funzionerebbe perché il popolo italiano sarebbe anche da cambiare…

      La nostra mentalitá ci ha portato a questo calcio, questa politica e questo paese virtualmente giá fallito!

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  12. user-13746076 - 3 mesi fa

    Splendido articolo, analisi impietosa ma realistica. Il sistema calcio italiano e’ veramente allo sbando.

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  13. user-13793800 - 3 mesi fa

    Il giocattolo sta per implodere su se stesso..

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  14. prawn - 3 mesi fa

    solo investendo, e credendo in un prodotto, gli introiti possano salire garantendo molto di più di un bilancio in equilibrio.

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  15. ForzaToro - 3 mesi fa

    Analisi condivisibile…il prodotto “calcio” in Italia non rende…la spartizione dei diritti tv e la formula della coppa italia ne sono lo specchio…poche briciole per pochi…la premier e’ avanti anni luce e la vendita dei diritti tv lo testimonia avendo praticamente il doppio degli introiti…

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    1. gianTORO - 3 mesi fa

      il prodotto calcio non rende perchè non si pensa nemmeno a dividere in maniera più equa tutti i proventi inerenti il mondo del calcio e si permette…alla faccia del più scandaloso e corrotto conflitto di interessi…ad una società proprietaria di una squadra di calcio di sponsorizzare i gestori del campionato stesso…semplicemente intollerabile. ed infatti guarda caso gli scudetti stanno andando sempre in una sola direzione anche in maniera oscenamente scorretta. e continueranno ancora…gli scudetti non si competono più…si comprano.
      fino a che si tollererà questa insopportabile situazione, simbolo della corruzione e della prepotenza, non potranno mai esserci altri vincitori se non uno solo.
      ricordo bene quando le merde non erano ancora merde, quando la rivalità si fermava a menarsi a metà dei distinti del comunale cercando di rubare la bandiera agli altri, quando c’era ancora l’avvocato …(mai avrei pensato di scrivere una cosa simile..!) dove eri si rivale ma combattevi ed avevi una nascosta invidia per l’acquisto di Platini, o di Rush, o degli campioni….morto lui.sono diventate le merde che tutti conosciamo. ci hanno fatto fallire, ci hanno tolto tutto anche il simbolo nello stemma (cosa che tanti presunti tifosi merdentini neanche sanno..e questo se mai servisse ancora fa capire tante cose..), ci hanno umiliati facendoci fallire guarda caso proprio poco prima dell’offerta per il delle alpi, cje non avremmo certo potuto contrastare anceh visto il presidente che servo che ci avevamo messo li proprio per farci fallire.
      ecco perchè si odiano le merde…perchè sono come il marchese del grillo. “io so’ io e voi nun siete un cazzo”. stravolto il decoubertiano motto in L’IMPORTANTE E’ VINCERE”…non importa come. ogni uomo ha il suo prezzo…si dice…beh se gaurdiamo già solo all’interno di questo mondo ne siamo facilmente convinti.
      sopra tutti e soprattutto sempre FVCG!!!!!!

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  16. robertozanabon_821 - 3 mesi fa

    Cercare igiene e pulizia nel cassonetto dell’immondizia è impossibile…ce la buttano tutti, anche se qualcuno esagera…esagera…esagera…

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