I giovani dell’Ajax e il nostro futuro

I giovani dell’Ajax e il nostro futuro

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Nella rosa della prima squadra sono ben nove i giocatori provenienti dal suo settore giovanile, a rimarcare uno dei valori fondamentali del calcio di un tempo: l’attaccamento al valore della maglia e alla storia che rappresenta”

di Anthony Weatherill

“La parte bella di ogni dipinto è la cornice”

G.K. Chesterton

 

L’Ajax ha espugnato il Santiago Bernabeu, casa del Real Madrid, guadagnandosi i quarti di finale della Champions League. Nella tormentata stagione delle “Merengues” la cosa potrebbe anche non destare tanta sensazione, in fondo il Real si trova in una delle più classiche stagioni di transizione, uno di quei periodi dove la tendenza al declino è più forte di qualsiasi blasone da “miedo escenico”, il tremore da palcoscenico che Jorge Valdano, indimenticata stella del Real Madrid e del calcio argentino, prese in prestito da un celebre articolo di El Pais a firma di Gabriel Garcia Marquez per definire la soggezione inflitta dallo spettacolo del Bernabeu alle squadre avversarie. La cosa, invece, che sta facendo discutere in queste ore il mondo intero dell’impresa dei “Lancieri” è la composizione molto “verde” e in gran parte cresciuta “in house” della rosa della squadra che fu di Johan Cruijff. La sensazione è quella di una club in controtendenza(a modello dello United di Matt Busby) rispetto ai contesti delle principali realtà calcistiche europee, dove i giocatori si comprano più che crescerli e scommettere in essi. Il club di Amsterdam, vincitore di 4 Champions/Coppe dei Campioni e di 33 titoli nazionali più due titoli intercontinentali, è forse l’unica squadra della storica aristocrazia del calcio europeo ad essere rimasta ancorata ad un modo di fare calcio rispettando le tradizioni. Nella rosa della prima squadra sono ben nove i giocatori provenienti dal suo settore giovanile, a rimarcare  uno dei valori fondamentali del calcio di un tempo: l’attaccamento al valore della maglia e alla storia che rappresenta. Certo, nel vorticoso cambiamento del calcio spettacolo/industria, i giocatori più forti dopo un pò lasciano la città (Amsterdarm) dai 100 chilometri di canali, dalle 90 isole e dai 1500 ponti, perché gli olandesi sono gente molto pratica e duttile ed hanno da tempo capito che dal calcio dopato finanziariamente potevano trarne lucrosi utili per il loro sistema calcio e per le ambizioni dei giovani campioni da loro allevati scrupolosamente. Nella terra della prima grande bolla finanziaria speculativa avvenuta nel nascente capitalismo occidentale, quella dei tulipani nel 1637, ammettere di avere una sola scelta ne calcio europeo stravolto da appetiti mai sazi di sceicchi, tycoon americani e oligarchi russi è stato in fondo facile. Allevare dei giovani calciatori fino a farli diventare forti e godersi dei loro servigi per qualche tempo è stato un modo per alleviare il dolore di non poter essere più una potenza del calcio continentale, ed è stata una scelta fatta in un luogo dove è nata la leggenda del bambino che, per una notte intera, tiene infilato un dito nel buco apertosi in una diga, affinché il terrapieno non esploda dalla sua parte portandosi dietro tutto il mare e il fango del mondo sopra le case del villaggio. Il nome del bambino leggendario cambia rispetto al luogo dove la leggenda viene raccontata. Quindi può essere Hans, piuttosto che Hansje piuttosto che Hendrick, ma ovunque nella terra dei tulipani si può trovare una statua di bronzo o di pietra grigia del bambino teso ad infilare il dito nel buco della diga. Perché, in realtà, la funzione leggendaria idraulica/ingegneristica di quel dito nasconde anche un’immagine etico/filosofica che permeano il culto dell’eroismo civile di cui è impregnata la cultura olandese sin dai tempi più remoti, e che in seguito troverà terreno fertile nell’etica weberiana del lavoro. Qualcuno ha scritto che quel dito “che toppa la falla della diga è invece possibilità della buona volontà e dell’impegno morale, scommessa sull’ottimismo del fare, del resistere, del mondo da cambiare”, prefigurando una modalità di opporsi a qualcosa, in questo caso il crollo di una diga, diventata consueta figura del nostro spavento. Immagine metaforica dei nostri peggiori incubi. “L’Ajax Way”, un sistema volto ad utilizzare strutture sportive in modo efficiente valorizzando al massimo le risorse umane messe a disposizione, è il modo tutto olandese di crearsi dello spazio in un mondo del calcio europeo dove spazio ve ne è sempre di meno, ed è sintomatico come questa lezione di resistenza venga da un Paese dove il problema dei problemi è sempre stata la mancanza di spazio. La prova dei giovani lancieri al Santiago Bernabeu dell’altra sera ha lasciato il segno perché il mondo ha potuto vedere concretamente come forse  un dito messo nella toppa di una diga può funzionare, che una pietra lanciata da una fionda può sempre abbattere il Golia di turno. Il calcio da sempre ci regala di queste storie, che sono il segno distintivo del successo mondiale di questo gioco, dell’empatia che ci travolge ogni volta siamo attenti ad ammirarne le gesta. Il settore giovanile dell’Ajax è conosciuto con il nome di “De Toekomst”(il futuro); ed è proprio questo divenire il vero tesoro del calcio, è la crescita accurata dei suoi giovani talenti, dove la scuola Ajax per loro diventa anche una scuola comportamentale e di vita, e dove nemmeno la formazione scolastica viene trascurata. I giovani vengono così preparati ad affrontare la competizione e al successo, perché comunque del settore giovanile di una squadra di calcio si tratta, ma anche ad un eventuale fallimento. Perché è quasi ovvio aggiungere come non tutti i ragazzi del De Toekomst un giorno sbarcheranno nel dorato mondo del calcio professionale, che  molti saranno costretti a fermarsi prima. Allora, in questo caso, è meglio essere preparati ad un mondo senza calcio. Un articolo di “Libero” di qualche giorno fa, sottolineava come il Calcio Napoli rischia di smarrirsi di fronte allo strapotere economico della Juventus e alla forza cinese e americana che stanno prefigurando orizzonti di gloria alle società milanesi(inter e Milan). Libero invitava De Laurentis a porsi il problema di fare nuovi e decisi investimenti economici per non restare condannati nel limbo delle eterne seconde. I soldi, ecco la risposta semplicistica a cui tutti prima o poi arriviamo in questo calcio contemporaneo ormai impazzito. I soldi come unica possibilità, come unico feticcio al quale aggrapparsi per risolvere ogni tipo di problema o per desiderare ogni tipo di desiderio. Ed ecco i tifosi invocare il “top player”, il neo dio pagano chiamato a regalarci una nuova possibilità di miracolo. E allora se un presidente non regala il top player, ecco la depressione farsi largo nelle tifoserie sfocianti in contestazioni a volte dai contorni feroci. Bisognerebbe ogni tanto fermarsi a pensare, se non altro per capire lo spirito del tempo e il ruolo che possiamo e dobbiamo avere nel mondo. Questa è la grande lezione che i giovani dell’Ajax l’altra sera hanno messo in scena al Santiago Bernabeu, e che il destino, neanche l’avesse commissionata al più grande degli sceneggiatori, ha voluto ribadire ventiquattro ore dopo al Parco dei Principi. Ai padri padroni qatarini del Paris Saint Germain la storia del calcio ha detto chiaramente, e per l’ennesima volta, che non basta spargere soldi a profusione a destra e a manca per vincere nel calcio. Ed è per questo che, contro ogni pronostico, il Manchester United risorto grazie alle cure di Ole Gunnar Solskjaer, uno dei babes storici di Alex Ferguson, ha buttato fuori dalla Champions la squadra parigina(con il contributo di molti giovani del vivaio). Il calcio ha una sua metafisica e un suo destino nella storia, e le vittorie dello United e dell’Ajax fanno sperare come questo suo dna, alla fine, sarà il dito nella toppa della diga ad impedire la fine del calcio come sport delle storie impossibili.  Sono, come è noto, tifoso dello United e ovviamente mi piacerebbe una vittoria della mia squadra nell’edizione odierna della Champions, ma se proprio ciò non dovesse accadere, allora mi auguro sia l’Ajax a trionfare nella finale di Madrid. Sarebbe davvero un bel segnale per il futuro e per i nostri giovani, per qualsiasi cosa essi in questo momento stiano sognando. Aveva ragione Thomas Sankara, politico e rivoluzionario africano, quando nel suo ultimo discorso ebbe a dire: “noi dobbiamo osare inventare l’avvenire”. Coraggio, ora usciamo di casa e andiamo a cercare la toppa da riempire con un nostro dito. E buona fortuna. A tutti noi.

Di Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

19 Commenta qui
  1. dattero - 2 mesi fa

    caro Granata,cosi si capisce come sia scattata questa voglia di fare l’allenatore,ormai c’è una percentuale pazesca di gente che ambisce alla cosa.
    mi ricordo che,negli anni 80 l’ajax aveva limiti evidenti nel settore medico,evidentemente superate direi.
    alcune cose gia’ le conoscevo,ma tu hai decisamente ampliato il discorso,ottimamente.
    certo che nel ns piccolo..:buongiorno signora,sono Angelo Zambruni del sett giov Torino Calcio,senta,puo’ venirci a trovare,uno di questi gg quando le fa comodo?Sa,il ragazzo a scuola non va bene,ultimamente ha preso brutti voti.
    Ha anche risposto male al magazziniere.
    Noooo,niente di veramente grave,ma è meglio se viene a trovarci.Non si preoccupi,spese viaggio ed eventuale pernottamento a carico ns
    Ti ricordi,vero?

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    1. Granata - 2 mesi fa

      Buongiorno @dattero, certo che ricordo. Ricordo bene queste ed altre cose che in tanti hanno dimenticato e che molti non sanno. Oggi l’Ajax sembra chissà che ma il Toro era questo e tanto di più perché precursore rispetto a tutti. Quando Coppitelli disse che chi ha fatto un percorso di crescita in un club come il Toro, ha fatto un percorso privilegiato e migliore, si riferiva a queste cose che, nel Toro , sono presenti e saranno sempre più al centro del percorso di crescita.

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      1. dattero - 2 mesi fa

        Granata,aggiungo anche,e lo ribadisco,il mio grazie personale agli accompagnatori volontari che mantengono ed aiutano a sviluppare un certo “humus”

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  2. PrivilegioGranata - 2 mesi fa

    @Granata è sempre un piacere leggere i tuoi interventi, grazie.

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  3. Madama_granata - 2 mesi fa

    Spero che i tifosi del Toro, leggendo questo articolo, scritto da una penna così autorevole, si ricredano, o perlomeno meditino sulla “proposta” che l’autore “propone” (accusativo dell’oggetto interno).
    Troppe volte io, da semplice ed modesta tifosa, ho detto che il Toro, il “nostro” Toro, dovrebbe puntate sui ragazzi del “nostro” vivaio.
    Ogni volta ho ricevuto solo sonore bocciature: dai garbati dissensi di qualcuno, alle becere ironie di qualcun altro, passando per chi mi ha dato della perdente, della frustrata, dell’incompetente, della vecchia “sognatrice”(preferisco non ripetere termini più coloriti!).
    Continuo, modestamente, a pensarla come il Signor Weatherill.
    Sono convinta che la filosofia e la politica di Ajax e Manchester sarebbero la scelta più giusta per la nostra squadra.
    Proprio per una squadra come la nostra, dove certi valori superano “il banale gioco del pallone”, dove si parla di Fede, Passione, Grinta, Vecchio Cuore Granata, Rivalsa, Rivincita, Coesione di un popolo multiforme riunito sotto un sola Bandiera..
    Ecco, specie in una squadra come la nostra, per me, il valore dei giocatori provenienti dal nostro vivaio è immenso, e non si conta solo con il “prezzo” scritto sul cartellino di ognuno di loro! Sempre per me, il “valore” di un nostro ragazzo supera di gran lunga quello di un qualche famoso giocatore prezzolato, che si acquista a suon di centinaia di milioni!
    Il valore di un “nostro” calciatore, allevato nelle “nostre” giovanili, è composto, oltre che dal suo valore monetario, dal tifo puro ed ingenuo nato nel cuore di un ragazzino cresciuto con L’Amore e la Passione per la maglia Granata!
    Nella fantasia di un ragazzo che sogna di fare un gol alla Juve, nell’immaginazione di un ragazzo che vede se stesso salire verso Superga con un trofeo in mano, nell’orgoglio di un ragazzo che, per la sua prima volta, “fa il giro” dello stadio “Grande Torino” con la Supercoppa Primavera sollevata verso il cielo!
    Proviamo a pensare, ed agire, come Ajax e Manchester, e il Toro tornerà a farci sognare!
    Nella falla della nostra diga, mettiamo il ditino di uno dei nostri “pulcini”!

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    1. saettadallimite - 2 mesi fa

      Mi perdoni ma faccio fatica a credere che se lei ha affermato che il “Toro dovrebbe puntare sui ragazzi del nostro vivaio” abbia ricevuto solo sonore bocciature. Per i tifosi del Toro (tutti) il vivaio è fondamentale e tutti non vedono l’ora che il Toro abbia in pianta stabile in serie A dei giocatori del vivaio, infatti mi risulta che la stragrande maggioranza dei tifosi non veda l’ora di vedere Millico giocare nel Toro dei grandi. Diverso è il discorso di come e quando inserirli in prima squadra e anche che tanti giocatori che venivano considerati delle grandi promesse non riescano poi a imporsi nel calcio dei grandi. Se Edera è stato mandato al Bologna non è perchè c’è Zaza ma perchè non garantisce ancora un apporto sufficientemente valido alla causa. Forse qualche tifoso è più realista in questo senso ma non vuol dire che i tifosi del Toro non ritengano importante il vivaio. Anzi.

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  4. angeloseverino5_290 - 2 mesi fa

    L’attaccamento alla maglia e’uno dei valori massimi per un calciatore,maper ottenere cose importanti sono importanti i calciatori che tu fai nascere e crescere e inserirli nella tua squadra.Io sono un tifoso Interista e vorrei tanto che tanti giovani cresciuti nel grande vivaio interista,giocassero in prima squadra.

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  5. Granata - 2 mesi fa

    Articolo interessante e mai banale. Il modello Ajax, in Italia, lo attuò per primo il Toro. La crescita del calciatore doveva avvenire di pari passo con la crescita morale ed accademica dei ragazzi. Oggi la società olandese possiede un centro di allenamento il “De Toekomst” (“Il Futuro”), una struttura imponente che può contare 7 campi da calcio, 14 spogliatoi e persino una polisportiva. Circa 200 giovani dai 7 ai 19 anni. Tutte le squadre hanno lo stesso modulo, il 433, si insiste moltissimo su tecnica di base e adattamento a più ruoli per diventare giocatori impiegabili in zone diverse e con compiti diversi. Un giocatore DEVE aver tecnica di base importante e solo dopo puo imparare tattica e tocchi di prima o due, tre tocchi. Un giocatore che sa trattare la palla puo fare piu ruoli senza problemi. Questo è il “segreto” del modello Ajax.

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    1. Granata - 2 mesi fa

      Le selezioni per diventare calciatore Ajax sono rigidissime. Ogni singolo giocatore del settore giovanile è “misurato” su un certo numero di aspetti del proprio gioco e gli è richiesto di raggiungere un minimo standard per continuare a rimanere all’interno del progetto. La prima volta che gli standard non vengono rispettati, il sistema è abbastanza tollerante. La seconda volta, vengono chiamati i genitori e viene fornita una guida speciale durante gli allenamenti per riportare il giocatore a rispettare i limiti del sistema di valutazione. In genere, non esiste una terza opportunità.
      Per esempio, quando i giocatori si stanno allenando, il loro battito cardiaco viene monitorato, assieme ad altri parametri fisici. In questo modo non possono terminare una seduta di allenamento dicendo di essere più stanchi di quello che sono realmente, perché le statistiche mediche raccolte dal monitoraggio sarebbero pronte a smentirli. Questo è solo un piccolo assaggio della durezza, ma anche dell’efficienza del regime di lavoro dell’Ajax. Per quanto riguarda gli investimenti, leggo spesso utenti che scrivono che bisogna investire ma non dicono come e dove. Bisogna investire in due direzioni. Una, osservatori e non redattori di schede precompilate. Due, sostegno alle famiglie. Se la società si fa corresponsabile della formazione accademica dei piccoli tesserati,e prende in carico spese di istruzione , tipo insegnanti di sostegno per recupero ore, trasporto da e per casa/campi allenamento/scuola allora si crea un percorso lineare ed omogeneo che mette al centro il valore umano e non i bilanci. La naturale conseguenza sarà la crescita esponenziale armoniosa ed economica del club.

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    2. Granata - 2 mesi fa

      Le scuole calcio sono un business per le società: 7.189 in Italia, numero impressionante se paragonato alle scuole medie (8mila) o elementari (16mila). Le rette annuali variano da 300 a 900 euro e garantiscono ai gestori ricavi a molti zeri. Qui nascono i problemi. Se un genitore paga, si sente in diritto di protestare, anche se non capisce nulla di calcio ma vede le partite da 30 anni.
      Le accademie si dividono su tre livelli qualitativi. Il 73% sono centri di base. Per avere lo status di scuola calcio “riconosciuta” servono tecnici qualificati, un medico, strutture adeguate (24% del totale). Più in alto ancora ci sono le scuole calcio “specializzate” (232, il 3%): hanno convenzioni con istituti scolastici e uno psicologo che incontra genitori, istruttori, dirigenti. Pazzesco che per allenare possa bastare un corso base di 80 ore e redigere una tesina. Serve gente qualificata e non improvvisata perché, in media arriva in serie A un giocatore ogni 5000 circa e non posso credere che su 300mila iscritti di media, siano così pochi i talenti.

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      1. anpav - 2 mesi fa

        Ottimo commento in 3 step, sia nel merito che nel modo di esporlo. Complimenti e grazie per queste notizie.

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      2. Granata - 2 mesi fa

        @anpav, grazie per la considerazione. A me piacerebbe confrontarmi con tutti dando un punto di vista che arriva dall’interno, occupandomi di calcio professionistico. Sarebbe interessante leggere cosa pensano gli altri senza distinzioni fra pro e contro.

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  6. alrom4_8385196 - 2 mesi fa

    Ottimo articolo come sempre. Sono le vittorie come quelle delle due squadre citate dall’autore che salveranno il calcio nel tempo e non gli 8 ( per ora) scudetti consecutivi perseguiti in tutti i modi da chi sappiamo .Finchè Davide potrà sconfiggere lo strapotere dei vari Golia il calcio sarà divertente altrimenti avremo soltanto noia con lo scontro tra bilanci miliardari e personaggi inguardabili.

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  7. TOROHM - 2 mesi fa

    Articolo romantico nostalgico ma che ad oggi e anche a domani inutile rammentare .Quei tempi sono finiti….dentro un barcone di soldi….altro che attaccamento alla maglia e alla storia.Per ciò ci sono i tifosi(quelli con un po’ tanti anni di militanza granata addosso)

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  8. user-13967438 - 2 mesi fa

    Basti un paragone numerico dell’ultimo quinquennio: l’Ajax ha speso per aumenti di capitale 85 milioni di euro, il Paris Saint-Germain 1 miliardo di euro.
    Risultati sportivi?
    Di fatto sono in secondo piano per entrambe le società.
    Alla prima interessano relativamente, giusto quale vetrina itinerante, anziché fissa a Den Wallen… o al De Toekomst.
    All’altra solo una maxi lavatrice promozionale per il mondiale di casa nel 2022, anch’esso acquistato più o meno con la semplicità con cui dal panettiere si compra mezzo chilo di pane.
    No, non c’è proprio nulla di romantico nel calcio del 2019.

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  9. gigioscal - 2 mesi fa

    applausi

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  10. Seagull'59 - 2 mesi fa

    Antony è bravissimo a ribadire un concetto alla base non solo del calcio ma della società stessa: bisogna investire sui giovani se si vuole garantire un futuro di prosperità per tutti.
    Sono loro infatti, attraverso lo studio, il lavoro, che possono garantire continuità alla Società: di calcio, ma anche civile.
    Due mostri sacri, potentissimi, come Real e PSG, sono stati ridicolizzati da due squadre di giovani cresciuti all’ombra delle loro squadre, come il Toro fece all’ombra del Fila per anni.
    Che si torni allora ad investire seriamente e a lungo tempo nel Settore giovanile e anche il Toro potrà diventare l’Aiax italiano.
    FVCG

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  11. Esempretoro - 2 mesi fa

    Cibo per la mente, questi pezzi…a questa opportunità offerta ai giovani all’estero si dovrebbe guardare con maggior attenzione,in special modo a come vengono gestiti i ragazzi per ciò che li riguarda fuori dal campo.
    Con malcelato orgoglio il pensiero corre (perlomeno sotto l’aspetto sportivo) alla truppa di Coppitelli, fulgido esempio di come principi e coesione, uniti alla regia di professionisti come Bava, possano supplire ad investimenti altissimi da parte dei soliti noti…
    È un po’ come l’affermazione che un calabrone ha le ali troppo piccole per volare…solo che lui non lo sa!!!

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  12. Toro88 - 2 mesi fa

    Grande Anthony sei il mio idolo

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