Classe dirigente

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Loquor / L’elezione a presidente della Lega Calcio Serie A di Gaetano Miccichè può sorprendere solamente chi dimentica le tendenze di tipo oligarchico che caratterizzano le famiglie detentrici del potere in Italia

di Anthony Weatherill

“Il potere è opaco. Ma l’opacità del potere

                                                   è la negazione della democrazia”

Norberto Bobbio

La classe dirigente italiana non finisce mai di stupire, continuando a vivere tra le montagne russe dell’impunità e dell’impudenza. L’elezione a presidente della Lega Calcio Serie A di Gaetano Miccichè, fortemente sponsorizzata dal presidente del Coni Giovanni Malagò, può sorprendere solamente chi dimentica, anche solo per un attimo, le tendenze di tipo oligarchico che caratterizzano le famiglie detentrici del potere in Italia. Certi della distrazione perenne degli italiani, queste famiglie danno sempre l’impressione di apparecchiarsi un tavolo al quale loro, e nessun altro, hanno diritto di accedere. Tutto questo in barba a qualsiasi tipo di controllo a garanzia del bilanciamento dei poteri e di possibili conflitti d’interesse.

Tommaso Moro, gigante del pensiero politico e umanista inglese, invitava nel suo celebre componimento “Utopia” ad “impedire che la corsa dei ricchi all’accaparramento possa continuare, ponendo fine ai loro privilegi”, esortando i suoi connazionali ad una riforma del mercato che potesse permettere alla maggior parte delle persone non solo di accedere ad un reddito, ma anche a prefigurarsi un futuro più ambizioso. Questo perché la cosa da evitare in una logica corretta di libero mercato, come più tardi ribadirà Adam Smith, è quello del formarsi di caste di politici e persone ricche che, grazie alla loro influenza politica ed economica, riescono a manipolare il funzionamento del governo a scapito dell’interesse della comunità. Il presidente del Coni, che dovrebbe avere a cuore gli interessi generali della comunità sportiva italiana, ha dato il via libera ad un’operazione sulla Lega di A,  connotatesi fortemente come una manovra di casta. La cosa  sorprendente dell’elezione di Gaetano Miccichè è l’unanimità, in un contesto di Lega A fino a ieri così fortemente diviso e frantumato, d’averne causato il commissariamento. E questo pone alcune domande e considerazioni.

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Chi è Gaetano Miccichè? A detta di molti è il classico banchiere di sistema, una di quelle persone frequentemente coinvolte, per varie ragioni, in quasi tutti i movimenti industriali più importanti del Paese. La sua compagna è Giacaranda Falck, seconda azionista del gruppo Gedi, nato dalla fusione tra Repubblica, L’Espresso, La Stampa, il secolo XIX. Giacaranda Falck è anche figliastra di Urbano Cairo, che controlla il gruppo del Corriere della Sera e La7. Una questione di non poco conto è l’aiuto economico, dato attraverso Banca IMI di cui è amministratore delegato, che Gaetano Miccichè ha dato ad Urbano Cairo nella fortunata scalata al Corriere della Sera. La riuscita di questa scalata ha assicurato al neopresidente della Lega A un posto nel consiglio d’amministrazione dello storico gruppo editoriale milanese. Altra copertura mediatica a Miccichè arriva ovviamente dal sodalizio con Malagò, che in prime nozze aveva sposato Polissena di Bagno(“per me oggi è come una sorella”, ha dichiarato in una  intervista il presidente del Coni), oggi felicemente sposata con l’ editore Carlo Perrone. Ma il fortunato rapporto con i media non finisce qui, visto che il “banchiere di sistema” ha eccellenti rapporti con il raider transalpino Vincent Bollorè, uomo forte delle assicurazioni Generali, che vedono nella compagine azionaria Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario del Messaggero di Roma. Gaetano ha poi nel fratello Gianfranco, figura di spicco di Forza Italia, un puntello importante del mondo politico del centrodestra. Formidabile catalizzatore di voti in Sicilia, Gianfranco vanta buoni rapporti con l’editore di Libero, e deputato di Forza Italia, Antonio Angelucci, che avrebbe una qualche difficoltà a mettere in imbarazzo Gaetano Miccichè. Inoltre, essendo Gianni Letta una sorta di padre putativo di Malagò, si può tranquillamente ipotizzare un gruppo Mediaset non eccessivamente severo verso questo nuovo corso della Lega A. In pratica, in questo contesto di stampa tendenzialmente favorevole, rimarrebbero fuori solo Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio e “La Verità” di Maurizio Belpietro.

Il breve quadro descritto, si spera non troppo noioso, traccia una situazione non molto confortante sulla decisione di Malagò di spingere Miccichè sulla poltrona più importante di via Rosellini. Tutti questi rapporti, per dirla all’Adam Smith, prefigurano esattamente i prodromi di una casta. Ed ecco spiegato come la Lega di Serie A, dopo mesi di guerra intestina, abbia trovato improvvisamente una pace unanime. Non c’è nulla di illegale, sia chiaro, in questa strategia messa in atto da Malagò; ma appare in modo abbastanza chiaro il trovarsi di fronte ad un macroscopico conflitto d’interesse, aggravato dal reale pericolo di organismi di controllo completamente contigui. La prefigurazione di questo scenario potrebbe far gridare qualcuno alla “sindrome di complotto”, ad un banale processo alle intenzioni. Ciò può essere vero, ma ora il presidente del Coni ha una sola strada da percorrere per smentire tutti i complottisti: favorire l’elezione di un vero uomo di sport sullo scranno più alto della FGCI. Se è vero che Gaetano Miccichè può anche avere un senso in Lega, visti i numerosi problemi di gestione finanziaria da risolvere (legati soprattutto ai diritti tv), tali da far dimenticare i suoi numerosi conflitti d’interesse, è altrettanto vera la necessità di creare un potere funzionale al ruolo di contrappeso all’enorme potere di un banchiere assurto ad uno dei posti di responsabilità più importanti dello sport italiano. Giovanni Malagò ha il dovere di imporlo.

Bisogna  ricordare che il Coni ha il ruolo “politico” della gestione dello sport italiano, e compito primario di un ruolo politico è quello di tutelare gli interessi di tutte le parti  di cui è composto. Malagò deve avvertire come compito primario, quello di garantire i diritti di chi fruisce, come spettatore o tifoso, delle competizioni sportive indette sul territorio italiano. Lo spettatore o tifoso, sovente non ha voce in capitolo sulle decisioni prese nell’interesse (sic) dello sport. La sindrome oligarchica di cui è affetta la classe dirigente italiana, impedisce di prendere atto di uno sport competitivo, di cui il calcio è il re, che esiste perché è “visionato” con passione da milioni di persone. Milioni di persone che portano soldi e futuro nel mondo dello sport, milioni di persone ormai trattate alla stessa stregua di clienti di un ipermercato o di un villaggio vacanze. Tale modo di pensare ha portato al cosiddetto “campionato spezzatino”, rifilato attraverso degli abbonamenti venduti ad un prezzo non certo modico. Il presidente del Coni, inoltre, fa finta di ignorare, in modo grave, come questo “spezzatino” abbia contribuito ad uccidere gli sport dalle strutture professionistiche deboli e le gare live delle serie calcistiche minori. A pensar male, e purtroppo siamo costretti a farlo, parrebbe essere presenti davanti ad una forza lobbystica che ha come obiettivo di irreggimentare sempre di più il calcio, per far sì di restringere sempre più a pochi il potere decisionale sulle vicende dello sport più importante della penisola.

Chiudiamo dedicando un pensiero a soggetti stranieri, che hanno acquisito la proprietà di importanti club italiani: Inter, Milan e Roma. Volendo prenderla alla leggera siamo di fronte ad una cortina fumogena delle più inquietanti. Cortina fumogena  alzatesi a causa della totale assenza della federazione, preoccupata solo di trovare una soluzione a precedenti proprietà ormai giunti con l’acqua alla gola o alla necessità di vendere a tutti i costi. Una cosa del genere si era verificata anche con la Sampdoria (dove un esausto Garrone ormai aveva un vero e proprio rigetto verso il mondo del calcio), portando la gloriosa società ligure in una zona d’ombra di difficile decifrazione. La sensazione, quando si vede una partita di calcio, è ormai sempre più spesso quella del ricordo di una felicità lontana, di uno sprazzo di gioia perduto nel tempo, manipolato da un qualche maleficio particolarmente sordido. Ma continuiamo a seguire questo straordinario sport, perché è capace di improvvisare emozioni uniche. Ricordare una bella frase di Roberto Benigni potrebbe far bene: “Siate felici! E se qualche volta la felicità si dimentica di voi, voi non vi scordate della felicità”.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

17 Commenta qui
  1. steacs - 9 mesi fa

    Un paio di mancate qualificazioni mondiali ci faranno bene… la prima pare non aver modificato nulla, anzi!

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  2. CUORE GRANATA 44 - 9 mesi fa

    Ottimo articolo scritto con cognizione di causa che conferma quanto sostanzialmente ciascuno di noi aveva da tempo all’incirca compreso. Questo calcio si gioca ormai “fuori campo”essendo crocevia di interessi finanziari delle dominanti oligarchie. Solo più noi tifosi inguaribili romantici ed ultimi veri “mohicani” superstiti crediamo ancora nel cd. “calcio giocato”! Ma fino a quando? La corda è al punto di rottura! Almeno fino a quando esisterai sempre FVCG!!!

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  3. ddavide69 - 9 mesi fa

    Da quanto vedo scritto pare che Cairo faccia parte del cosiddetto establishment. Quindi non mi si venga a dire che a Torino comandano solo gli Agnelli. È una scusa che andava bene per il passato oggi è un po’ diverso, basta avere un po’ di coraggio e di volontà di emergere, il resto è fuffa

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  4. claudio sala 68 - 9 mesi fa

    Il calcio è come il resto della società italiana, in mano ai soliti noti che fanno e disfano a proprio piacimento. Cairo grazie al Toro ha avuto qualche porticina aperta in più, come continuo a dire, quando non gli servirà più lo venderà. Sicuramente le leghe minori stanno pagando la prepotenza della serie A, per tale motivo vanno riformate in modo deciso lasciando spazio alle squadre primavera che comunque sono sempre seguite da tante persone e non ai giocatori ultratrentenni che scendono di categoria per raccattare gli ultimi soldi.

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  5. Sempregranata - 9 mesi fa

    Complimenti per l’articolo, lo riassumerei in queste poche parole: quello che gli altri non vi dicono.
    Sarebbe bello che chi fa vivere e mantiene veramente il calcio (i tifosi) potessero contare qualcosa ma questa è la situazione italiana, dove neanche i cittadini contano molto. La tanto criticata Germania ha le squadre con i tifosi azionisti ed i sindacati nei consigli di amministrazione delle società e una legge chiara sui conflitti d’interesse. Ma è un problema di cultura e da noi la cultura è l’ultima delle cose che contano in un Paese dominato da caste e burocrazia (tralasciando le varie mafie che dominano gran parte del territorio).

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    1. ddavide69 - 9 mesi fa

      Esatto. Almeno però non vorrei più sentire tifosi che appoggiano questo tizio elevandolo a salvatore. Questo l unica cosa che salva è il suo conto in banca

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  6. torracofabi_677 - 9 mesi fa

    L’articolo è bello e ben strutturato, peccato solo (non per colpa dello scrivente), che sia riassumibile con una semplice frase: purtroppo non cambia mai niente…. E semmai dovesse cambiare non sarà di certo in meglio……

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  7. user-13746076 - 9 mesi fa

    Complimenti per l’articolo.

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  8. robertopierobo_206 - 9 mesi fa

    In questa chiave ho sempre sostenuto essere gli acquisti di Niang e Rincon. Grosse cifre pagate per “dovere” in cambio di altri “via libera”. L’unico “via libera” che non ci sarà mai è il Toro!
    Ps.
    Bell’articolo

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  9. vittoriogoli_800 - 9 mesi fa

    Cairo é sicuramente una realtà emergente nel campo della industria culturale (giornali) sub-culturale (i periodici) e di intrattenimento (televisioni);,però é un “parvenu”, é arrivato nell’Olimpo da poco e deve farsi spazio.
    Non credo che vi siano vantaggi per il nostro Toro,almeno nell’imme.
    Il calcio per lui é una azienda dalla quale ricava consistenti utili sia in termini di visibilità sia in flusso di cassa.
    Il Torino é ,forse,la decima priorità nella Sua testa,basta vedere la squadra dirigenziale che schiera, personaggi da seconda fila che mai hanno espresso parere autónomo ma sempre in linea con la voluntas presidenziale.

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  10. FanfaronDeMandrogne - 9 mesi fa

    Vi ringrazio, come sempre, di aver censurato il mio commento: evidentemente la Verità offende sempre e i succitati soggetti erano, sono e resteranno sempre una delle principali cause della distruzione del gioco del calcio e dello sport in genere

    E ribadisco il fatto che mi vergogno che la nostra Gloriosa Società la Cui Storia è Leggenda debba aver subito l’onta di avere un presiniente, affarista senza scrupoli, come Urbano Cairo.

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  11. Andrea Valentino - 9 mesi fa

    Da questo articolo si deduce che Cairo dovrebbe far parte della casta oligarchica, ma nonostante ciò il Toro continua a non qualificarsi mai ad una coppa europea ed a non vincere niente, Cairo a Torino non fa un investimento immobiliare, ma bensì prende tutto in affitto, per paura di dar fastidio…. Inizia a sorgermi un dubbio, non è che Cairo è il classico zerbino messo alla presidenza del Toro, per soddisfare gli interessi di chi è a capo della casta e come al solito a rimetterci è sempre il Toro ed i suoi tifosi? Cambiano i presidenti, ma Per il Toro non cambia mai niente, non è che anche il nostro amato Cairo, come i suoi predecessori, è servile ai soliti noti, i quali da 69 anni ci impediscono di rinascere? E questo servilismo da parte del nostro amato presidente gli ha consentito di ottenere quello di cui oggi è a capo e cioè la 7 ed RCS? Io credo proprio di sì. A voi le dovute conclusioni

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    1. prawn - 9 mesi fa

      Bisogna aver pazienza, la crestita, la scalata editoriale, dagli un altri 10/20 anni (se non muore prima)

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    2. claudio sala 68 - 9 mesi fa

      Zerbino non mi sembra, sicuramente non si metterà mai contro i poteri forti. Credo che poi alla Juve non interessino più le vicende del Toro, il suo percorso va oltre la città, lo dimostra il fatto che nei vari loghi non ci sia più nessun riferimento a Torino

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      1. ddavide69 - 9 mesi fa

        Questa cosa dei poteri forti ha rotto i coglioni. Sei hai le palle vai avanti lo stesso altrimenti eviti di prendere per il culo la gente è vai a guadagnare con qualcun altre.

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        1. claudio sala 68 - 9 mesi fa

          Per poteri forti mi riferivo più a quelli economici, non c’entra nulla il calcio che secondo me per Cairo resta un’attività e non una passione

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  12. ddavide69 - 9 mesi fa

    Alla faccia

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