Chiediamoci

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Loquor / Il nostro Anthony Weatherill analizza la situazione del calcio italiano

di Anthony Weatherill

“La stupidità deriva dall’avere una risposta

    per ogni cosa. La saggezza deriva dall’avere,

                                         per ogni cosa, una domanda”.

Milan Kundera

“Ci sono due modi per avere abbastanza. Uno è continuare ad accumulare sempre di più. L’altro è di desiderare meno”. Questa frase di Chesterton, grande scrittore e giornalista inglese, offre un’interessante alternativa pragmatica, quando ci si sente frustrati dalla sensazione di non avere abbastanza, rispetto ai desideri o alle ambizioni che si hanno. Desiderare meno può essere davvero un saggio rimedio a salvaguardia della nostra serenità in vari campi della vita. A questi vari campi della vita, però, non possiamo ascrivere la condizione di tifoso di calcio. Come si può chiedere a un tifoso di desiderare di meno, di non sperare che la propria squadra del cuore possa arrivare il più in alto possibile. Un tifoso non sarebbe un tifoso se accettasse la logica del desiderare di meno. Gli allenatori parlano di “processo di crescita”, del fatto che bisogna avere la “cultura della sconfitta”, della “necessità di fare una programmazione”, di come “le differenze dei fatturati delle società parlino in modo eloquente”. Ma mentre gli allenatori disquisiscono di questo e altro, il tifoso soffre.

Perché mentre tutti le componenti del calcio (calciatori, dirigenti, presidenti, allenatori) recitano una parte in una commedia (e da questa commedia ne ricavano soddisfacimento di propri interessi), il tifoso continua a sperare (esattamente come un qualsiasi spettatore seduto in una platea teatrale) di trarre godimento spirituale e filosofico dalla commedia a cui sta assistendo. Ma, sempre più spesso, chi recita la parte della commedia non ha davvero interesse a mettere a rischio ciò che ha conquistato. Allora si accontenta, in nome di quel sano realismo che non si avvede di diventare, prima o poi, sordido cinismo. E il tifoso soffre e comincia a indirizzare questa sofferenza verso il proprietario della squadra del suo cuore, reo di non mostrare con cordoni della borsa allargati il necessario amore per la squadra che presiede. Se si vuol essere onesti, bisognerebbe ammettere che quasi nessuno avrebbe piacere di rischiare di dilapidare il proprio patrimonio per un amore invischiato in un gioco d’azzardo. Perché questo ormai è diventato il calcio italiano: un gioco d’azzardo. In tale gioco, quei pochi presidenti che hanno accettato di puntare numerose fiches sul tavolo verde (leggi Franco Sensi, Massimo Moratti), hanno finito per sperperare cifre che farebbero impallidire tutte le persone dotate di un minimo di buon senso. Franco Sensi si è giocato, addirittura, tutto il patrimonio familiare pur di far vincere un campionato alla Roma. E stiamo parlando di quello che fu uno dei più importanti patrimoni italiani.

Questa sciagura, perché il crollo dell’impero economico della famiglia Sensi di vera sciagura si è trattato, ha portato sì una vittoria di un campionato, ma anche di un grande fraintendimento sulle reali potenzialità che una squadra come la Roma storicamente ha sempre avuto. Un fraintendimento che James Pallota, attuale presidente della Roma, non sta riuscendo a chiarire. Il fatturato della Roma non riesce a crescere e, per qualche misteriosa ragione, dello stadio di proprietà l’unica cosa certa è che se ne parla. Se ne parla, ma non si fa. E intanto il tifoso soffre. La Lazio, invece, pare sia in mano a un presidente, Claudio Lotito, che gioca decine di sistemi (così raccontano fonti oculari) quando il “Superenalotto” giunge a dei montepremi discretamente milionari. Per la serie: la fortuna può bussare davvero ad ogni porta. Anche la Lazio aveva in mente di costruire uno stadio tutto suo, ma di tale progetto pare si siano perse le tracce. Ma  non si può chiedere di più a una persona che ha raccolto la Lazio sul baratro del fallimento a cui l’aveva portata il bancarottiere Sergio Cragnotti. E intanto il tifoso soffre. Aurelio De Laurentis, invece, ha l’aria di essere quello che si da più da fare; appare sempre di più come quei cani di piccola taglia che, da dietro un cancello di una grande villa, abbaiano a qualunque cosa si muova aldilà. Aveva promesso tante cose (un settore giovanile di livello, uno stadio nuovo di proprietà iper tecnologico da ventimila posti, un nuovo centro di allenamento per la prima squadra e il settore giovanile), il buon De Laurentis, ma fino ad oggi tutto è rimasto come era ai tempi del Comandante Lauro. Tante promesse e tutti allo stadio San Paolo, ciclicamente rubricato come fatiscente.

C’è da dire non del tutto a torto, visto che basta un violento nubifragio per riconsiderare il San Paolo come teatro per le gesta della Canottieri Napoli, più che per il calcio Napoli. Per ora i complimenti giunti da ogni luogo per il bel gioco espresso dalla squadra di Sarri, per quanto foriero di nessuna vittoria, ha avuto il potere di far dimenticare ogni cosa. Per ora nessuno si chiede come una società da un ultimo bilancio di quasi 300 milioni di euro possa essere controllata al 90% da una “fiduciaria”. In pratica, in attesa di uno stadio di proprietà nuovo, non si sa di chi sia realmente il Calcio Napoli. Tutto ciò mentre la Federcalcio non si pone nessuna domanda su quello che, ricordiamolo ancora una volta, deve essere considerato un bene comune. E intanto il tifoso soffre. Continuando nel discorso della squadra di calcio come un bene comune, è davvero curioso come l’Udinese possa essere controllata da una serie di scatole societarie con sede in Lussemburgo. Questo gioco di scatole cinesi Gino Pozzo, regista di tutte gli affari dell’Udinese, non le ha potute fare con il Watford. In Premier League le norme sulla proprietà sono molte severe, e Gino Pozzo ha dovuto rendere la sua proprietà molto trasparente. Analizzare le proprietà di Inter e Milan sta diventando un vero rompicapo persino per gli organismi di controllo dell’Uefa. Di Massimo Ferrero, patron della Sampdoria, si conoscono tutti i suoi insuccessi in campo cinematografico e la sua condanna per bancarotta fraudolenta, ma non da dove arrivino i soldi per gestire una società come la Sampdoria. E solo in un Italia in evidente declino etico/morale è stato possibile permettergli la gabola  di mettere ufficialmente la figlia Vanessa a capo della società doriana.  In questo contesto, le amministrazioni trasparenti di Torino e Fiorentina diventano giochi contabili da piccolo negozio di generi alimentari che vogliono confrontarsi con le strategie di un ipermercato. Ma i tifosi di Torino e Fiorentina, giustamente, pretendono per il blasone delle loro squadre un destino migliore rispetto a quello  attualmente occupato. Difficile rassegnarsi a un ruolo da eterni comprimari, specie se la realtà ti inchioda di fronte a dati incontrovertibili.

Ha destato impressione la resa di Maurizio Sarri, dopo la recente sconfitta di campionato con la Roma, a sancire che oltre certi limiti Aurelio De Laurentis proprio non può andare. Sembra  tutto debba andare verso il desiderare di meno. La sensazione è quella di una strana condizione in cui versa il tifoso, cioè quella di un innamorato che nulla può fare per migliorare la condizione dell’oggetto del suo amore. Tale condizione d’impotenza sta facendo infuriare i tifosi sempre di più, una furia che ha come terminale i presidenti delle loro squadre del cuore. Se lo meritano sul serio? Proviamo a fare un elenco di nomi: Maria Franca Ferrero, Leonardo Del Vecchio, Stefano Pessina, Massimiliana Landini Aleotti, Giorgio Armani, Augusto Perfetti, GianFelice Maria Rocca, Giuseppe De Longhi, Patrizio Bertelli, Rosa Arona Magno Garavaglia, Miuccia Prada, Renzo Rosso, Luciano Benetton, Mario Moretti Polegato, Ennio Doris, Luigi Maramotti. Questi diciassette nomi  fanno parte della lista delle venti persone più ricche d’Italia, e hanno una cosa in comune: non hanno mai voluto occuparsi del mondo del calcio. Recenti autorevoli ricerche  attestano che il calcio italiano incide per l’11% del Pil del football mondiale. Allora perché i super ricchi italiani se ne tengono lontani? Perché lasciano tutto in mano a misteriosi cinesi, giocatori di superenalotto, nebulose fiduciarie, scatole lussemburghesi, bancarottieri, operatori bottegai? I tifosi non possono desiderare di meno, ma se non si risponde a queste domande, allora bisognerebbe stare attenti quando si prefigura un Lotito, un Cairo o un Della Valle fuori dalle vicende delle nostre squadre del cuore. Perchè un vecchio adagio recita: “quando Dio ci vuole punire, realizza i nostri desideri”. E intanto i tifosi soffrono.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

16 Commenta qui
  1. user-13653020 - 4 mesi fa

    …Una via di mezzo??????
    quando siamo falliti non c’erano neanche le maglie da gioco e ci si allenava sul campo del giaveno!!!!
    con questo non sostengo Cairo ma augurarci un fallimento mi sembra troppo!!!

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      Beh , cosa c’entra ?

      Una via di mezzo fra fallire perché non hai i soldi o li hai spesi male e gestire una società di calcio partendo con degli obbiettivi sportivi sarebbe così complicato e disdicevole ?

      E’ meglio partecipare a qualcosa per far divertire sempre gli altri o ambire ad essere ogni tatno protagonisti ?

      Noi siamo falliti perché non abbiamo santi in paradiso (vedi Lazio e anche la roma presa per i capelli) ,avevamo un ‘buco’ di 30 milioni con una fidejussione non coperta da 12 , bastava poco a salvarci , avrebbe potuto farlo cairo (il salvatore )
      ma se ne è guardato bene dal farlo e invece ci hanno salvato i lodisti.

      Avrebbe potuto spendere quei soldi ed evitare oltretutto di perdere i giocatori , ma ha preferito farci fallire.

      Anche fiorentina e napoli sono fallite pero’ hanno vissuto momenti un po’ piu’ esaltanti dei nostri, e noi invece stiamo sempre a guardare il meno peggio…

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  2. LeoJunior - 4 mesi fa

    quando ti trovi a combattare con armi meno potenti delle tue, che fai? se ti metti in trincea e spari contro l’avversario che fa altrettanto è di tutta evidenza che perdi. Da Davide contro Golia ad arrivare ai Vietcong contro gli americani, ci si deve inventare una strada alternativa. E soprattutto, per essere contenti, fissare obiettivi raggiungibili.
    Temo che il ns Toro stia sbagliando strategia. Sta facendo la parte di quello non troppo abbiente che si aggrega alla compagnia di benestanti. Ovvio che fa la figura del pezzente. Andare a rincorrere giocatori pagandoli troppo, alzando il monte stipendi per chi non li merita non ci porta a nulla.
    Partiamo dalle basi. Società strutturata e capace di motivare. Cercare giocatori con la garra e non stracchini nel fisico e nella mente. Dare identità valorizzando quello che abbiamo. A partire dai particolari (es le magliette. Non farsele disegnare da stilisti che trattano allo stesso modo basket, tiro al piattello e una maglia gloriosa!). Imporsi nel far costruire il Fila come era o comunque richiamando quello che era. Farsi uno stadio vicino al campo, anche se stile Ikea, ma che ci avvicini ai nostri.
    l’Atletico Madrid o il Bilbao per anni sono vissuti su basi “diverse” e hanno vinto.
    Nel loro piccolo anche l’Atalanta sta facendo così e si vedono i risultati.
    Il Dortmund in qualche modo la stessa cosa.
    Poi hanno monetizzato e sono cresciute anche economicamente.

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      Certo , hai detto bene : la struttura.

      Ebbene in questi 13 anni non è mai stata creata questa struttura .

      Manca la volontà , abbiamo una sede con 4 poltrone e una segretaria , il resto è a milano… ma dove vogliamo andare?

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  3. Sempregranata - 4 mesi fa

    Articolo come sempre interessante, i temi trattati dall’autore sono importanti e riguardano anche noi tifosi del Toro. Diseguaglianze, poteri forti, regole guidate e lobby non ufficiali (le chiamerei piuttosto aggregazioni di faccendieri) sono l’espressione del sistema calcio italiano. In Italia è difficile fare le riforme, pensiamo a quanto sia ancora più difficile cambiare un sistema come il calcio che è un centro di potere importante e come tale, nel nostro Paese, alquanto controllato e guidato da una ristretta cerchia di persone (alcune attente a manovrare da dietro le quinte).

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  4. ddavide69 - 4 mesi fa

    I tifosi di Roma , Lazio , Napoli, Udinese soffriranno pure ma intanto pur avendo vinto poco (ricordo che Roma , Lazio qualche coppa italia l’hanno vinta) , comunque nel giro
    europeo ci sono o ci sono state .

    Noi sono tredici anni che facciamo le seghe al bilancio.

    Questa è la verità , il resto sono parole .

    Certo è evidente che c’è chi è fallito , chi stà nel sistema grazie a pratiche non proprio trasparenti , altri che hanno i mezzi o gli appoggi , ma esisterà pure una via di mezzo .

    Noi siamo fermi , FERMI!

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  5. dattero - 4 mesi fa

    scusatemi se sono sboccato,mi capita raramente,ma un sano vaffa a chi da del gobbo agli altri,ci sta.
    E’ un art.tecnico,soppesato,da persona che sa e vive un mercato finanziario.
    pero’ il football non e’ solo freddo numero,e’ sopratutto,passione,fantasia e,nel senso logico del termine,rischio
    Su fam Sensi il discorso e’un po’ piu’vasto,e qui non ho voglia di farlo.
    Poi a quel laconico buontempone che altro non sa dire che”volete giovannone ecc..”,rispondo di no,tantomeno pero’ voglio dei leccaculo perdenti adoratori di questo presiniente.
    Ps:sapete xche’il robaldo e’ fermo?perche’,vuole che i campi li faccia il Comune,lui solo la gestione..eeeeh bracciamozze,una ne fai,cento ne pensi

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      vedo che c’è molto strabismo quì da parte di certi che si reputano ‘tifosi’ del TORO :

      quelli che vorrebbero ambire a qualcosa di piu’ rispetto a quanto ci viene propinato oggi sono ‘gobbi’ , invece quelli che insultano ,scrivono in maiuscolo e godono (pare) di questo sano oblio in cui siamo immersi (nessuno parla del TORO , ve ne accorgete ???)
      sono dei TIFOSI veri.

      E nessuno di quelli moderati prende le distanze da questi ultimi , chissà come mai.

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  6. BACIGALUPO1967 - 4 mesi fa

    Articolo condivisibile in ogni sua riga.
    Hai fotografato la realtà del calcio italiano.
    Gli esempi della Lazio che nonostante un debito mostruoso con l’erario (quindi con noi tutti) non solo non è stata, fatta fallire ma continua a fare mercati milionari senza ridurre se non in minima parte il proprio debito e della Sampdoria che ha un qualcuno che mette i soldi ma non è Ferrero sono sotto gli occhi di tutti.
    Degli emodopati prescritti non parlo. Non vorrei offendere i numerosi infiltrati di questo sito.
    Fvcg

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  7. Rabbia granata - 4 mesi fa

    Articolo completamente sballato. Qualunque tifoso del Toro farebbe cambio con le realtà di Roma e Napoli. Nessuno chiede lo scudetto ma siamo stanchi di essere presi per il culo da Cairo

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  8. Puliciclone - 4 mesi fa

    Un applauso!

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  9. [email protected] - 4 mesi fa

    NON MI STANCO DI DIRLO E RIPETERLO…..

    NON SONO CONTENTO DI CAIRO VORREI UN TORO DA SCUDETTO CHE STRAPAZZASSE LA GIUVE 5 A 0 IN TUTTI I DERBY
    VORREI DISTRUGGERE IL CULO A TUTTI GLI AVVERSARI CHE ESISTONO

    PERO’ ATTUALMENTE LA REALTA’ SI CHIAMA URBANO CAIRO

    TUTTI CRITICANO CAIRO…..
    TROVATE UNO CON I SOLDI IN MANO PRONTO A FARE I FATTI

    VOLETE GIOVANNONE ?
    VOLETE UN’ALTRO CHE CI FA FALLIRE E CI PRENDE X IL CULO ?
    VOLETE UN’ALTRO NOTAIO ?
    VOLETE GIANMAURO ??

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    1. ddavide69 - 4 mesi fa

      fatti furbo.

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    2. ddavide69 - 4 mesi fa

      Con gianmauro almeno abbiamo fatto una finale uefa e l’anno successivo con mezza squadra abbiamo vinto una coppa italia.

      Invece col tuo attuale presidente cos’hai vinto?

      bah

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      1. prawn - 4 mesi fa

        A me Borsano manca, e’ da quei tempi che non si gode.

        Sinceramente meglio 5 anni con falso bilancio e arrivare a giocarsi Coppe e Campionato e poi fallire che 10 anni di miseria.

        “it’s better to burn out than to fade away,”

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        1. ddavide69 - 4 mesi fa

          E’ quello che sostengo da tempo : meglio un giorno da leoni che 100 da coglioni

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