La legge e la sanzione nell’epoca del VAR

La legge e la sanzione nell’epoca del VAR

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Trovi una nazione forte dove le leggi valgono qualcosa”

di Anthony Weatherill

“Trovi una nazione forte dove

le leggi valgono qualcosa”.

Publilio Siro

Dure polemiche sono seguite in questi giorni successivi alla partita Udinese/Torino. Polemiche a cui non si è sottratto nemmeno il presidente del Torino Calcio, Urbano Cairo, in genere abile a sottrarsi ai toni eccessivamente alti che abitano nel calcio italiano. “In casi come quello di Udine il Var non c’entra: la disposizione del designatore dice di far finire l’azione, per poter poi valutare se c’è fuorigioco con l’uso del video. Se invece la fermi prima non si può più intervenire. E qui non non è neanche più questione di protocollo. Ha sbagliato (Valeri) per precipitazione”, ha precisato Marcello Nicchi (il presidente dell’Associazione Italiana Arbirtri) nel vano tentativo di spegnere le polemiche.

Considerare un semplice errore di “precipitazione” il fischio dell’arbitro Valeri potrebbe apparire, agl’occhi dei più maliziosi, una diminutio davvero difficile da digerire. Provo a spiegarne le ragioni. L’arbitro, da regolamento e quando non c’è la possibilità di usufruire del Var per una possibile segnatura, dovrebbe fermare l’azione nel momento in cui il giocatore in fuorigioco entra nel vivo dell’azione. Nel caso di Udine ne consegue che Valeri avrebbe dovuto fischiare (ed è proprio così che ha fatto) nel momento in cui Berenguer ha colpito di testa il pallone crossato da Iago Falque. Considerando che il pallone colpito di testa dal giocatore del Toro è finito nella rete dell’Udinese in 3 o 4 secondi al massimo, la cosa sorprendente è stata la straordinaria velocità di pensiero e azione  avute da guardalinee e arbitro.

Partendo dal principio di voler sempre credere alla correttezza della classe arbitrale, e quindi anche in quella di Valeri, viene difficile pensare che l’arbitro romano avesse un qualche interesse per intervenire pesantemente a modificare il risultato di una partita da lui diretta. Ma il comportamento sorprendente di cui sopra risalta agl’occhi di chiunque segua costantemente le partite di calcio, e può far pensare male.

Chi è chiamato a gestire un potere, come nel caso degli arbitri, deve, come la moglie di Cesare descritta da Plutarco, non solo essere onesta, ma anche sembrare onesta. Quandunque ciò non dovesse essere, e il comportamento dell’arbitro di Udinese Torino è proprio il caso di specie, si deve necessariamente aprire un capitolo giudicante al fine di arrivare ad una giusta sanzione da comminare a chi si è reso protagonista di un errore talmente grave, da mettere in serio dubbio persino la propria reputazione. La sanzione è un aspetto importante del convivere civile, perché è attraverso il principio della sua proporzionalità rispetto al tipo di trasgressione, che il cittadino si rende in grado di dedurre l’importanza sociale del rispetto della norma(nel nostro caso, del regolamento). La sanzione dà il senso del valore del divieto: più è grave la sanzione, più valore si dà al precetto.

“Combattere a difesa della legge (nomos) è necessario per il popolo, proprio come a difesa delle mura”, ebbe a scrivere Eraclito, uno dei più importanti filosofi cosiddetti “presocratici”. Combattere a difesa della legge, secondo il pensatore greco, è la modalità data agli uomini per conservare una “misura” del vivere comune. Se riteniamo che ciò abbia un senso, allora necessariamente dobbiamo aprire una discussione sulla giusta sanzione da comminare a chi trasgredisce il patto, cioè la legge, che aiuta tutti noi a dormire sonni più tranquilli. Le attività umane, in definitiva, devono essere necessariamente regolate dalla legge (norma) e dal conseguente esercizio della giustizia.

Da ciò ne discende che il comportamento recente di Paolo Valeri non può essere rubricato facilmente come un atto di precipitazione. Forse è stato un errore, forse è stato un eccesso di simpatia per l’Udinese o un eccesso di antipatia per il Torino, forse non gli piace la Gazzetta dello Sport di proprietà di Urbano Cairo, o forse è stato chissà cosa altro; ma l’apparenza sarà sempre contro di lui. E di ciò Marcello Nicchi dovrebbe tenerne conto, nel momento in cui dovrà essere applicata una sanzione contro l’operato pesantemente maldestro tenuto da un arbitro da anni elevato allo status di internazionale.

Il mondo del calcio non può permettere che dei tifosi possano pensare, in modo del tutto giustificato, ad un arbitro influenzato da interessi personali nell’ annullare la rete di Berenguer. Valeri non è un novellino o una persona a digiuno di esperienza nell’utilizzo della tecnologia Var, essendo stato selezionato in qualità di assistente al Var per i mondiali di calcio di Russia 2018. E’ veramente sorprendente, ripeto, che un arbitro di simile esperienza possa aver fischiato un fuorigioco a tre secondi dall’entrata in porta di un pallone. In questa sede non è  in discussione il danno arrecato al Torino, che oggettivamente c’è e ancor di più ci sarà se la squadra granata non dovesse raggiungere un auspicato obiettivo di classifica stagionale per uno o due punti, ma piuttosto la necessità di ricordare alla gente che chi ha molti onori, e gli arbitri ne hanno molti sia in termine di emolumenti che di immagine, deve essere necessariamente e pesantemente sanzionato nel momento in cui non gestisce in modo corretto e cristallino l’onere da cui ricava i suoi onori.

Inoltre non è da sottovalutare l’enorme danno d’immagine fatto alla tecnologia Var dal fattaccio avvenuto domenica scorsa ad Udine. Un danno che potrebbe avere ripercussioni sulla credibilità dello strumento tecnologico, con pesanti ricadute economiche negli interessi generali. Ci sarebbero tutti gli estremi, da parte di Lega Calcio e Fgci, per procedere attraverso la giustizia civile contro Valeri. Se si facessero ragionamenti seri sulla funzione dei ruoli e sul “ricasco” che l’esercizio di tali funzioni hanno sulla vita di tutti noi, probabilmente quest’ultima considerazione non apparirebbe un paradosso esagerato come, lo ammetto, anche a me appare. Ma per quanto questo paradosso possa essere esagerato, non si può davvero mettere sullo stesso piano l’errore di un giudice o di un medico con quello di un cassiere di un supermercato. Marcello Nicchi ora ha la responsabilità di non attenuare la gravità dell’errore di un suo tesserato, e questa responsabilità deve essere esercitata attraverso la sanzione, unico metro con cui noi tutti possiamo tornare serenamente a credere nella regolarità del gioco a cui assistiamo ogni settimana. Bisogna sempre tenere presente l’aspetto etico della sanzione, anche quando ci provoca dolore e imbarazzo nel doverla comminare.

In un mondo perfetto, e lo dico con molto rammarico, la carriera di arbitro di Paolo Valeri sarebbe finita domenica scorsa, perché se c’è una categoria che proprio non può essere sfiorata nemmeno dall’ombra del sospetto, è proprio quella di chi è chiamata a giudicare l’operato di altre persone nell’esercizio delle loro professioni. Fa male pensare, almeno a me lo fa, qualcosa di così definitivo per la vita di un uomo, ma la “difesa delle mura della città” di Eraclito sono, specie in questi tempi, un’esigenza quanto mai necessaria. Per farci credere nelle istituzioni, e quindi nella legge rappresentata per nome e per conto di tutti noi, i potenti e i privilegiati non devono mai dare la sensazione che i loro errori, attraverso sanzioni eccessivamente miti, siano di norma sottovalutati. Per questa ragione non sono mai stato d’accordo verso il ritorno all’attività agonistica verso atleti accusati di essersi dopati o di aver alterato volontariamente e per propri interessi l’esito di una gara o di una competizione in cui erano coinvolti. Concordo pienamente con la tesi del famoso giurista tedesco Carl Schmitt, in cui afferma che “una collettività esiste come res pubblica, come cosa pubblica, ed è messa in discussione quando in essa si forma uno spazio estraneo alla cosa pubblica, che contraddice efficacemente quest’ultima”.

Ecco, il calcio, e lo sport in generale, non ha bisogno di contraddizioni che ne minino la credibilità. Il calcio si ricordi, almeno in questi casi, di tornare ad essere un manifesto credibile di etica e responsabilità.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

13 Commenta qui
  1. dattero - 1 mese fa

    solo in itaglia,scritto apposta,la var fa discutere ogni 3×2.
    in germania ha iniziato claudicante,ma ora va spedita

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  2. dattero - 1 mese fa

    massa è il cocco di braschi,banti l’ultimo della covata di moggi,che comunque,come dirigente Toro fece benissimo,diciamolo,su,non v’e’ nulla di male.
    se uno ha tempo,si vada a rileggere come avvenne l’elezione di nicchi ,ove si parlava di minacce forti all’antagonista.
    pairetto nicchi cesari e bergamo era sempre insieme,valeri è l’ultimo pagliaccio della banda,presumo il piu’ tonto

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  3. user-14003131 - 1 mese fa

    La potenzialità della Var e’ di fatto disinnescata come di dimostrato da Valeri domenica scorsa.

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  4. Miscoppiailcuoreperte - 1 mese fa

    Vedere i mondiali di volley mi sta facendo capire quello che sarebbe potuto essere il calcio e che invece non è. Anche in termini di spettacolo, che non è certo l’aspetto che mi interessa di più. Non pensavo di arrivare a pensare questo. Sarà la vecchiaia o sarà che, a forza di sbagliare, anche le cose belle si guastano.

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  5. Granata - 1 mese fa

    Bellissimo articolo , sig Weatherill, peccato che arrivi un po tardi. Già nel 1927 il calcio perse credibilità. Per fatti inesistenti si tolse uno scudetto vinto MERITATAMENTE sul campo e la vergogna continua nel non riconoscere quell’errore. Dov’è la proporzionalità fra errore e sanzione? Aggiungo, in un mondo dove vige il too big to fail , ovviamente solo per alcuni, ( vedi strisciati vari lazio, fiorentina etc ) di quale sensibilità vogliamo parlare ? Personalmente non ho mai visto un giudice andare in galera per aver sbagliato giudizio. Non vedrò mai un arbitro radiato per un qualsiasi errore, purtroppo.

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  6. user-13998953 - 1 mese fa

    da ex arbitro, pur di categorie inferiori, ritengo sia ingiusto e n falso accomunare ed estendere a tutta la categoria arbitrale, la nomea di persone in malafede. fare l arbitro é difficilissimo. e prima del var o nelle categorie nn professionistiche, si hanno frazioni di secondo per decidere cose che neppure dopo settimane di moviola si arriva a stabilire torti o ragioni. la malafede esiste, come in tutte le cose, ma per 500 euro in serie c farsi dare nomi per 90 minuti da il senso di come l arbitraggio sia una vocazione per lo piú a perdere . poi se Valeri sia tifoso juventino o detesti i granata, …. la colpa nn é tanto sua quanto di chi non lo ha fermato prima o non lo sanzioni a dovere. giusto per dare la esempio.

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  7. Rock y Toro - 1 mese fa

    Il calcio, e il mondo che lo circonda, è una sorta di terra di mezzo, è qualcosa che sta tra il serio di una massa vorticosa di denaro, e il faceto di un gioco nato appunto come divertimento. Per questo non gli viene dato tutto quel peso, in termini di ricaduta sull’ambiente sociale, che invece ha. La desiderata sanzione non sarà comminata perché parrebbe esagerata per l’ambito calcistico: tanto è un gioco….

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  8. bertu62 - 1 mese fa

    Ho avuto modo di scrivere qualche post su un’altro sito (CT, per intenderci) proprio a questo riguardo e non mi sorprendo che alcuni concetti identici siano emersi anche nelle parole di Weatherill! E neppure mi sorprende che le abbia espresse di gran lunga MEGLIO di quanto non sia riuscito a fare io! Eheheh :-) Tuttavia vorrei precisare, soprattutto ai fratelli che hanno letto e che leggeranno l’articolo ed i commenti, che tutte le norme che riguardano modifiche o “innovazioni” nel calcio (com’è stata per la VAR, ad esempio..) sono gestite da un organo Internazionale che si chiama IAFB…Adesso non sto qui ad annoiarvi su cos’è e chi c’è dietro ( o dentro…) però un giro sul WEB per cercarlo da soli davvero lo consiglio: è ILLUMINANTE! Dico solo che NIENTE si muove o si fa se prima non è “dettato” dalla IAFB, tanto è vero che l’Italia (tramite Collina..) aveva anche proposto la possibilità di avere delle “chiamate VAR”, proprio come in accade in altri sport, ma nulla da fare! L’altra cosa che voglio sottolineare è che tutto il discorso fatto da Anthony Weatherill qui sopra e dal sottoscritto DI LA’ alla fin fine si riduce in: guardate com’è messa la Federazione, che ancora non ha un presidente, che non è riuscita a comminare una pena CONGRUA al Chievo (-3 punti da scontare in questo campionato) rispetto al Cesena (-15 punti da scontare nel campionato precedente), guardate come non è riuscita a fare un calendario attendibile di Serie B e di Serie C con tutti i processi, le sentenze, i ricorsi e le contro-sentenze! E guardate poi cos’è riuscita a fare con i GOBBI che continuano ad esporre in TV gli scudetti revocati!
    Questo NON E’ un mondo perfetto!
    Questo è un mondo dove i più forti SONO PROTETTI ed i più deboli saranno SEMPRE più deboli, e noi, come Toro, indovinate da quale parte siamo???
    MEGLIO DEBOLI MA ONESTI, CHE FORTI MA IUVENTINI!!!
    FV♥G!!! SEMPRE!!!

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  9. Madama_granata - 1 mese fa

    Gli arbitri dovrebbero pagare i loro errori più evidenti e grossolani, quelli in cui “dimenticano”, o volutamente omettono, di rispettare leggi sportive e regolamenti, con multe salate,
    da devolversi alle categorie minori.
    Ogni squadra, se veramente si volessero giustizia ed equità anche nel calcio, dovrebbe avere la possibilità di richiedere il VAR almeno un paio di volte x ogni tempo di gioco ( vedere tennis, pallavolo).
    Dati i precedenti misfatti della categoria arbitrale, le corruzioni accertate, e i mega-regali accettati, non si può non pensare che, in taluni casi, im marcio continui e tuttora esista!.

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  10. TOROHM - 1 mese fa

    Voglio la VAR tutta la vita .Io degli arbitri non mi fido più da anni.Con la VAR forse rivedremo una favola come il Verona scudettato senza ricordatevelo.Troppi interessi milionari e gli arbitri hanno un potere spropositato.Chi crede alla buona fede è un fesso.Qualcuno diceva :A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

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  11. Etnagranata - 1 mese fa

    la differenza nella società attuale la fanno le conseguenze delle proprie azioni. Se il colpo di testa fosse stato fatto da Ronaldo anziché da Berenger, avrebbe avuto la forza di convinzione Valeri di fischiare il fuorigioco prima che si concludesse l’azione? Implicitamente la risposta l’ha fornita Sky che ha mandato in onda solo un velocissimo replay … avrebbe fatto lo stesso se il colpo di testa fosse stato fatto da Ronaldo? Chi glielo chiede? il VAR è qualcosa di più ma le regole sono ancora in mano agli uomini …. nella pallavolo che stiamo ammirando in questi giorni il Replay lo possono chiedere TUTTI … ma fate finire l’azione di TUTTI.
    Forza Toro Sempre

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  12. alfonsolamonic_387 - 1 mese fa

    Articolo magnifico sotto tutti gli aspetti (linguistico, logico, giuridico). La REDAZIONE farebbe cosa saggia, giusta e meritoria se riuscisse a veicolarlo al sig. Nicchi, al sig. Rizzoli e – perchè no? – al sig. Valeri

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    1. RobyMorgan - 1 mese fa

      Perfetto!!!!

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