Var, diritti tv e riforme: il “nuovo” calcio aiuterà le ambizioni del Toro?

Il Granata della Porta Accanto / Dalla Var ai diritti tv, passando per le regole per una sana competizione: il calcio sta cambiando (forse) ed il Toro dà segnali di essere pronto ad approfittarne...

Che il calcio ruoti attorno al denaro molto più di quanto il denaro lo faccia attorno al calcio è cosa nota, e non da oggi. Uno dei motivi del successo planetario del calcio nell’ultimo secolo è sicuramente legato all’equilibrio tra le ragioni del business, che ne hanno mosso la costante crescita in (quasi) tutto il globo terracqueo, e le ragioni del cuore, o della passione per meglio dire, che ne hanno alimentato l’anima più profonda.

Chiunque abbia letto su queste pagine la lettera (leggi qui) scritta dal nipote di Matt Busby, Anthony Weatherill, alla Uefa sulla necessità di ripristinare nel mondo del calcio un Fairplay non solo puramente finanziario, non potrà che concordare che dall’inizio del nuovo millennio questo equilibrio tra business e passione si è rotto e la bilancia ha iniziato a pendere sempre più pericolosamente dal lato del business, minacciando l’essenza stessa del gioco del calcio. Il calcio non è uno spettacolo, ma uno sport che è stato pian piano fagocitato dallo show business e oggi fatica a mantenere la sua dignità originale. Realisticamente non si può tornare indietro al calcio che fu, ma non si può nemmeno accettare supinamente la trasformazione del tifoso in “cliente” perché si accetterebbe, di fatto, la progressiva estinzione del concetto di sport in ambito calcistico. Sarebbe come trasformare il caro e vecchio football in una sorta di wrestling con la palla: pura finzione condita da gesti atletici.

Fatta questa doverosa premessa, è con un animo diviso a metà, ma in fondo ben disposto, che accolgo con favore due notizie che riguardano aspetti economico/strategici riguardanti sia il calcio in generale, che il Torino nello specifico. La prima è la decisione della Premier League inglese di anticipare la chiusura del calciomercato dando lo stop 48 ore prima dell’inizio del campionato. Una decisione di chiaro buon senso che, incredibilmente, appare ai mass media come una vera rivoluzione . Non turbare la regolarità di un campionato muovendo giocatori da una squadra all’altra a partite ufficiali già disputate dovrebbe essere un caposaldo della sportività, eppure il business negli ultimi anni aveva fatto sovvertire anche questa banale, ma essenziale regola. Ci hanno pensato gli inglesi, come si augurava Whetherill nella sua lettera, a cercare di ripristinare un minimo senso di giustizia nelle cose calcistiche Ci arriveremo anche noi in Italia? A parole sono tutti favorevoli, aspettiamo quindi fiduciosi i fatti. È certo,però, che se non si muovono i primi passi verso una riforma vera del calcio, le conseguenze in termini di disaffezione e perdita di credibilità saranno irreversibili con gravissime ricadute anche sul giro economico che il calcio smuove. Inutile essere puristi o talebani sul peso del business nel calcio moderno, ma è indispensabile almeno che le regole e le opportunità di competere siano le stesse per tutti.

UEFA president Aleksander Ceferin talks during a press conference following a meeting of the UEFA Executive Committee in Cardiff, south Wales, on June 1, 2017. / AFP PHOTO / JAVIER SORIANO (Photo credit should read JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

La seconda notizia, che si lega idealmente a ciò che abbiamo appena detto è la conferma che il Toro quest’anno ha il settimo monte ingaggi di Serie A. Nel calcio di oggi avere cospicue risorse economiche è un requisito fondamentale per competere ad alto livello. La qualità si paga e, sebbene non valga l’equazione “più spendi più vinci”, ci sono dei parametri sotto i quali non si può scendere. Se vogliamo un Toro che lotti per il vertice occorre che le risorse in campo siano proporzionate all’obbiettivo. Esistono, per fortuna, eccezioni come l’Atalanta dell’anno scorso arrivata quarta col tredicesimo monte stipendi, ma sempre di eccezione si tratta.

Il Toro coi suoi 45 milioni lordi ha staccato nettamente il gruppone delle squadre di metà classifica che spendono in stipendi un terzo in meno. Resta un gap significativo, invece, con le prime cinque squadre che presentano retribuzioni complessive tra due e quattro volte quella granata. Il livello degli ingaggi è solo un parametro e non può essere l’unico riferimento per valutare la forza di un club. Ciò che, però, colpisce nel Toro è constatare per la prima volta che un concreto passo avanti nelle ambizioni è stato fatto: una cosa che sicuramente fa piacere ai tanti tifosi (io in primis…) che avevano messo in dubbio la reale volontà di crescita del Torino FC targato Cairo.

Il campo dirà se le scelte tecniche sono state all’altezza degli esborsi economici. Di sicuro se i segnali che arrivano dal mondo del calcio come la sperimentazione della Var o le scelte di equità messe in atto dalla Premier League tra divisione dei diritti tv e regole sulla chiusura del mercato che salvaguardano la regolarità del campionato, si tramuteranno in solidi sostegni di una corretta competizione anche nella nostra serie A, il Toro nei prossimi anni potrà sperare di tornare protagonista ad altissimo livello. La strada è ancora lunga ma c’è sempre più luce alla fine del tunnel.


Da tempo opinionista di tvvarna, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

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