Un Barreca val bene un Viareggio

Un Barreca val bene un Viareggio

Il Granata della Porta Accanto / Brucia la sconfitta della Primavera in semifinale, ma il vero obbiettivo del vivaio è formare campioni non vincere trofei

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Mai come quest’anno sembrava poter essere la volta buona per riportare nella bacheca del Torino la prestigiosa Coppa Carnevale, più volgarmente conosciuta come Torneo di Viareggio. Eliminate tante big, alle semifinali le avversarie parevano alla portata dei ragazzi di Coppitelli, ma i calci di rigore sono stati fatali e il sogno di una vittoria che manca da quasi vent’anni è sfumato nel modo più doloroso. L’ultimo successo granata nella più prestigiosa manifestazione calcistica giovanile risale infatti al 1998, cioè all’alba del periodo che segnò lo smantellamento di quella fabbrica di talenti che era il Filadelfia. Quell’anno in Primavera c’erano Comotto, Semioli, Pellissier, Tiribocchi ed Alessi, l’anno dopo si aggiunsero Balzaretti, Quagliarella e le due meteore uruguagie Lopez e Gaglianone e arrivò  anche il trionfo in Coppa Italia di categoria.

ROME, ITALY – MARCH 13: Felipe Anderson (R) of SS Lazio competes for the ball with Antonio Barreca FC Torino during the Serie A match between SS Lazio and FC Torino at Stadio Olimpico on March 13, 2017 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Certo sfogliare gli albi d’oro delle giovanili degli anni Ottanta e Novanta riempie d’orgoglio per i successi ottenuti dai ragazzi di Vatta (e poi Pigino), ma quello che in realtà era una costante di quegli anni era l’altissimo numero di giocatori che facevano il salto fra i professionisti. Al di là delle vittorie, prestigiose e spesso logica conseguenza dello strapotere qualitativo di quelle rose, il lavoro del settore giovanile era sempre foriero di grandi risultati in termini di calciatori formati. Sappiamo tutti cosa accadde da Calleri al fallimento e quanto costarono in termini di generazioni di talenti persi le scellerate politiche di quei presidenti e la mazzata della diaspora del 2005. Più di un decennio dopo, prima col lavoro di Comi e Benedetti, poi con l’innesto di Bava, il settore giovanile del Toro è tornato su buoni livelli. Asta e Longo hanno portato la Primavera a stare sempre al top della categoria, ma forse i risultati ottimi (tra cui scudetto e supercoppa) hanno mascherato un dato tutto sommato preoccupante: il tasso di ragazzi che uscendo dalla Primavera raggiungono il professionismo non è di sicuro al livello di quello medio degli anni Ottanta e Novanta. Mettiamoci che le profonde modifiche del mondo del calcio abbiano sicuramente reso più difficile il lavoro delle società che non possono permettersi grandi investimenti economici già a livello di settore giovanile, resta il fatto che degli ultimi cicli vincenti della Primavera ben pochi ragazzi hanno, al momento, dimostrato di valere le categorie professionistiche. Il miglior risultato al momento è l’esplosione di Antonio Barreca per il quale non è difficile pronosticare una luminosa carriera da terzino sinistro ad altissimo livello. Penso di dire una banalità se sostengo che saremmo tutti felici se la Primavera non vincesse nulla nei prossimi dieci anni ma sfornasse un paio di Barreca a stagione. Bello vincere il Viareggio, lo scudetto o fare la Youth League, ma vedere Barreca con la maglia del Toro dei grandi sfornare ottime prestazioni non ha prezzo!

Alla fine della fiera quando parliamo di settore giovanile dobbiamo ricordarci che il suo obbiettivo è crescere ragazzi accompagnandoli a diventare uomini che sappiano poter sfruttare nel mondo del calcio il talento che madre natura gli ha donato. Le vittorie ormai non sono più così matematicamente connesse al valore della rosa che si ha a disposizione e tutt’al più vanno ormai inquadrate come un piacevole corredo ad un lavoro ben riuscito. Ovvio che tutti noi tiferemo perché Coppitelli porti il Torino Primavera alle Final Eight il più lontano possibile. Ma saremo ancora più felici se il prossimo luglio avremo un trofeo in meno in bacheca, ma un Bonifazi in più agli ordini di Mihajlović…


Da tempo opinionista di tvvarna, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

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  1. ALESSANDRO 69 - 8 mesi fa

    Sono abbastanza grande che ricordo perfettamente il Toro di Vatta e Pigino,quel toro sfornava talenti a ciclo continuo ,i giovani che vi approdavano difficilmente non sfondavano nel professionismo.Era il Toro che ha visto fiorira talenti come Francini,Comi,Benedetti, Cravero, Carbone , Lentini ,Fuser , Bresciani, Cois , Vieri ecc. ecc.
    Il settore giovanile all’epoca formava uomini prima ancora che campioni. Un serbatoio dove la prima squadra attingeva senza remora ben consapevole di potersi fidare ciecamente sulla tenuta caratteriale di quei ragazzi, ricordo ad esempio Falcone esordì ad Aberdin subentrando a Gregucci ,infortunato, in una bolgia infernale cancellò letteralmente dal campo il loro attaccante che non la vide mai…..Quel Toro però a livello giovanile vinceva praticamente tutto. Il torneo di viareggio in quegli anni lo vinceva quasi sempre e comunque andava in finale.
    Questo per ribattere a chi sostiene che è più importante sfornare i talenti che vincere i tornei. In linea teorica posso essere anche d’accordo ma se poi a livello giovanile non vinci o vinci poco vuol dire che di talenti non ne hai oppure ne hai pochi……..Le due cose , spiace dirlo, sono strettamente legate…….

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