Toro, quanto ti avrebbero cambiato i “se” e i “quasi”?

Toro, quanto ti avrebbero cambiato i “se” e i “quasi”?

Il Granata della Porta Accanto / La storia del club granata è costellata di eventi che se avessero avuto un esito diverso forse non avrebbero fatto diventare il Torino così “Toro”…

6 commenti

Cade domani l’anniversario della storica finale di Coppa Uefa contro l’Ajax: venticinque anni fa con una squadra stellare “quasi” vincevamo il primo trofeo internazionale, un traguardo che né il Toro degli Anni Settanta, né il Grande Torino (per mancanza di competizioni internazionali per club) erano riusciti a centrare. E che purtroppo nemmeno il Toro di Mondonico portò a casa complici i famosi tre legni, un rigore solare non dato ed una formula che ovviamente vide l’unico caso nella storia delle coppe di finale persa senza perdere (la Uefa era l’unica coppa con finale di andata e ritorno e in caso di parità si andava ai rigori, ma fu quella l’unica occasione in cui bastò la regola dei gol fuori casa che valevano doppio…).

Quante volte ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se Cravero avesse avuto il rigore e lo avesse realizzato? O se la semirovesciata di Sordo si fosse indirizzata sotto la traversa invece di stamparvici sopra? La conseguenza più lampante ed immediata è che Il Toro avrebbe un trofeo in più in bacheca. Lapalissiano. E che noi tifosi all’epoca ci saremmo risparmiati l’ennesima beffa. Giusto. In realtà però, pensandoci bene, se il Toro avesse vinto quella coppa sarebbe stata una squadra un po’ più normale. Per dire, dall’88/89 al 94/95 tutte le edizioni della Coppa Uefa furono vinte da una squadra italiana. Tutte tranne quella del ’91/’92. Ecco, la statistica a volte sa sottolineare meglio di mille parole il senso di un paradosso. Il Toro non ha vinto la sua bella Coppa Uefa come Juve, Napoli, Parma o Inter in quell’epoca, no. Il Toro ha creato una leggenda da una banalissima finale di quella che era la terza coppa europea per importanza. La sedia di Mondonico, i pali di Amsterdam, la sconfitta senza sconfitta, decenni ad intonare il coro “Torneremo, torneremo, tornermo ad Amsterdam”. E dopo venticinque anni la maggior parte di quei giocatori, da Lentini a Scifo, da Casagrande a Martin Vasquez, a Bruno/Annoni/Policano, sono degli eroi, dei miti. Nessuna tifoseria sa cementarsi così tanto creando i suoi miti anche e, oserei dire, soprattutto, dagli episodi nefasti. Episodi che però acquistano immediatamente lo status di “mito” perchè estremamente intrisi di essenza granata.

La squadra più forte di tutti i tempi perisce in un incidente aereo al rientro da un’amichevole, Meroni, genio del football e non solo, muore travolto da un auto durante la stagione della sua consacrazione a stella assoluta, Ferrini, recordman di presenze in maglia granata, si ritira dal calcio giocato e l’anno dopo il Toro vince uno scudetto che nessuno più di lui avrebbe meritato di vedersi cucito sul petto. La storia del club è costellata di episodi che vanno da quelli che ho citato, molto eclatanti, ad altri più piccoli, ma ugualmente beffardi, in cui il destino, la sorte, gli eventi o dategli il nome che vi pare, hanno di fatto inciso in maniera più che determinante. Ma al tempo stesso questi eventi hanno fatto sì che il Toro non fosse mai, purtroppo o per fortuna, una squadra ed un club come gli altri.

Ma qual è stato o qual è il prezzo da pagare per questa incredibile unicità? Beh, sicuramente uno dei prezzi più salati è quello di dover fare i conti con il periodo dell’ipotetico: cosa sarebbe successo se quell’aereo non si fosse schiantato su Superga? O se Meroni avesse attraversato la strada in un altro punto o in un altro momento? O se Dorigo avesse segnato invece di prendere il palo nello spareggio di Reggio Emilia? O se Sordo fosse diventato l’eroe di Amsterdam? O se Fattori avesse pareggiato quel derby finito in 8? Probabilmente la storia del Torino oggi sarebbe radicalmente diversa: più ricca di successi, ma più povera di mitologia. I trofei sono importanti, ma le ferite sono medaglie indelebili che non invecchiano mai e vengono ancora meno dimenticate.

La parabola sportiva del Torino è molto più simile a quella della vita di una persona normale: un po’ di successi, tanta fatica, molte ferite e valori solidi coi quali vivere e sui quali aggrapparsi nei momenti di difficoltà. E alla fine quei “se” e quei “quasi” di cui è piena la storia granata più che un rimpianto sottolineano un’identità. Che non baratterei con nessun trofeo al mondo…


Da tempo opinionista di tvvarna, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

6 commenti

6 commenti

  1. prawda - 7 mesi fa

    Ho l’impressione che Costantino faccia parecchia confusione. I tifosi del Toro piansero per quelle finale persa, maledirono quelle traverse ed il palo, si incazzarono verso un destino che ancora una volta metteva i bastoni di traverso al Toro, ma se quella squadra viene ricordata ancora adesso e’ semplicemente perche’ e’ stata l’ultima che seppe esprimersi a certi livelli, capace di far sognare i tifosi, di illudere di poter tornare grandi. La mediocrita’ degli anni successivi, che purtroppo perdura ancora adesso, ha portato inevitabilmente a coltivare il ricordo di quella partita anche se si riferisce ad una mancata vittoria. Il grande Torino se non fosse stata di gran lunga la migliore squadra d’Italia e probabilmente al mondo in quel momento, non sarebbe mai diventato leggenda. Sicuramente la storia del Torino e’ intrisa di eventi tragici e che indubbiamente hanno anche contribuito a creare nell’animo del tifoso del Toro quel sentimento di sentirsi solo contro tutto e tutti, ma sono stati i successi a fare la storia di questa societa’, sono stati i grandi calciatori con le loro qualita’ tecniche e morali; purtroppo quei successi sono sempre piu’ lontani e sfocati e l’effetto comincia anche a vedersi sui tifosi. Tifosi che da una parte infatti diminuiscono come numero e non solo allo stadio e che dall’altra cominciano in parte ad accettare che l’ennesima stagione senza alcun obiettivo sportivo raggiunto, con un nono posto finale in un campionato sempre piu’ mediocre, sia addirittura valutata da otto.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Vg - 7 mesi fa

    Articolo da brividi.
    Molto bello.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. piroldo64 - 7 mesi fa

    Non credo che qualche vittoria in più avrebbe fatto del Toro una squadra “normale”, né avrebbe intaccato la nostra identità. Sembra quasi che il nosrtro motto debba essere “perdere non è importante, è l’unica cosa che conta” (e non mi sembra un’idea brillante).

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. prawn - 7 mesi fa

      Che poi il grande torino vinse tutto.
      Altrimenti col cavolo che c’era la leggenda del torino.
      Saremmo altrimenti come il Verona o la Samp, un paio di scudetti e via.

      Con i se e i ma non si fa la storia.

      Le vittorie del passato hanno creato la leggenda, i se e i ma hanno creato la maledizione.

      La societa’ attuale e’ il SE piu’ grande, perche’ nel calcio moderno col cavolo che si vince qualcosa con un budget cosi’ piccolo.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. guido - 7 mesi fa

    ma che cazzo di discorsi sono, è un discorso senza senso. Con i se e con i quasi puoi cambiare il corso della vita a chiunque sia in positivo che in negativo a piacimento.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. prawn - 7 mesi fa

    Che non baratterei con nessun trofeo al mondo…

    Belle parole, bell’articolo ma vincere ogni tanto non farebbe male eh…

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy