Toro, manca un uomo “forte” in società

Toro, manca un uomo “forte” in società

Il Granata della Porta Accanto/ In tanti degli ultimi episodi è spiccata la mancata presa di posizione della società ed una sua intrinseca debolezza

13 commenti

Se è vero che per ottenere risultati nel calcio occorre che l’insieme di mille componenti sia perfettamente bilanciato e accompagnato da una sana dose di buona sorte, nel caso del Torino di quest’anno, forse, su alcuni elementi sarebbe il caso di approfondire l’analisi per capire se tutto ha funzionato come doveva. Sulla gestione tecnica di Mihajlović si è già detto molto e non mi sembra opportuno insistere oltremodo. È più interessante, invece, soffermarsi sul ruolo che sta avendo la società nella conduzione di questa stagione.
Non cadrò nella tentazione di ridurre il tutto alle mancanze, oggettive, emerse nel mercato estivo (almeno un centrale forte ed un centrocampista di peso non presi) e non rimediate a gennaio: le colpe qui sono evidenti, ma dipendono in gran parte dalla politica conservativa ormai acclarata di Cairo nel non investire in toto quanto ricavato dalle “mitiche” valenze. Per quanto mi faccia arrabbiare questo agire, che ritengo sì oculato, ma altrettanto penalizzante sui risultati sportivi, è un suo diritto farlo ed è altresì coerente col suo modus operandi nelle altre sue aziende.
Quello che invece non tollero è l’incapacità (o la non volontà) emersa in tutti questi anni di creare una struttura societaria che, almeno sotto il profilo dell’area sportiva, fosse forte e capace di gestirsi autonomamente senza dover fare continuamente riferimento agli input presidenziali. Ventura stesso ammise, neppure troppo tra le righe, di aver dovuto fare oltre all’allenatore tutta un’altra serie di mansioni che non sarebbero toccate a lui, ma ad altre figure societarie che o erano incapaci o erano del tutto assenti. E se il binomio Ventura-Petrachi funzionava alla grande sopperendo ad ogni carenza strutturale del Torino FC, il duo Mihajlović-Petrachi non sembra invece così ben assortito.
Ma la cosa più grave, in relazione anche agli ultimi eventi, è di sicuro la palese mancanza di un uomo forte che faccia da raccordo tra la proprietà e l’area tecnica. Un dt più che un dg, visto che sulla carta c’è già Comi sebbene abbia altre mansioni più istituzionali, cioè un uomo con una profonda conoscenza del mondo del calcio che sappia far sentire la “voce del padrone” alla squadra. Ecco, ci fosse stata una figura del genere, episodi come l’ammutinamento della squadra sul rigore battuto da Falque (tutti i compagni lontani dall’area e disinteressati) non sarebbero passati sotto silenzio. E i continui saliscendi del peso di Maxi Lopez avrebbero trovato qualcuno che avrebbe saputo intervenire a tempo debito senza far cadere la situazione nel grottesco. Ma non solo. Se davvero Miha gode della fiducia incondizionata della proprietà, un direttore tecnico o generale orientato alle cose di campo avrebbe saputo sostenere l’allenatore nelle reprimende che di volta in volta pubblicamente il mister serbo rivolgeva ai singoli giocatori o alla squadra nel suo insieme. D’altronde se le squadre che vincono hanno alle spalle società forti dove nessun giocatore si permette di sgarrare e se lo fa ne paga le conseguenze, un motivo ci sarà. Nel caso del Toro invece tutto ruota intorno alla figura di Cairo coi suoi pro ed i suoi contro: in positivo quando ad esempio lancia Torino Channel e trova l’accordo con la Fondazione Filadelfia sull’affitto ed il completamento del secondo e terzo lotto, in negativo quando un campione come Leo Junior arriva a denunciarne l’insensibilità verso gli aspetti che non hanno a che fare con l’elemento economico.
Il futuro del Torino passa inevitabilmente per una crescita societaria: valenze, giocatori e strategie non hanno senso se non c’è una struttura che sappia coordinarle in maniera armoniosa e con una visione di prospettiva. Altrimenti resterà sempre sullo sfondo un senso di caos e approssimazione come quello che si è tornato a respirare nelle ultime settimane.

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  1. ddavide69 - 9 mesi fa

    Io non soni d accordo quando si dice che il toro è di Cairo e ha tutto il diritto di farne ciò che vuole. Il TORO è un patrimonio dello sport e in principal luogo dei tifosi senza i quali non esisterebbe alcun sodalizio sportivo! Una società di calcio NON è una società qualsiasi attraverso la quale fatre solo utili, il mandato devono essere i risultati sportivi attraverso i quali magari fare utili. Il TORO non è solo di Cairo, se lo deve mettere bene in testa e sarebbe ora che qualcuno glielo ricordasse invece di rimanere prono alle sue esternazioni.

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  2. WGranata76 - 9 mesi fa

    Meno male che almeno qui è stato menzionato Leo il grande,che nessun articolo ha riportatoin precedenza…che caso redazione vero??
    Un uomo,un campione che ama il Toro denuncia Cairo,ma tutto tace…per una volta che il ruttosporc ha fatto una buona intervista voi oculatamente la scartate.Bravi

    Ovviamente l’articolo è buonista e senza acute critiche,sta nel mezzo,ma comunque evidenzia ciò che oramai da anni è evidente. Manca una società e al presidente evidentemente va bene così, tanto i soldi entrano e si viaggia bene coi bilanci.

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  3. virgil tibbs - 9 mesi fa

    Disamina perfetta: e, a prescindere dalle solite, costanti, irritanti, “mancanze” di mercato, se Petrachi non è in grado di “tenere a freno” in primis l’allenatore, in secundis i giocatori, evitsndo così certe “situazioni sconcertanti di dominio pubblico” è bene che venga inserita una figura di spicco, capace di agire da collante/cuscinetto tra Squadra, Allenatore e Primi Livelli Dirigenziali.
    In poche parole, parlando in termini aziendalistici (come piace tanto a Cairo) un Capo del Personale con gli attributi.

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  4. Kaimano - 9 mesi fa

    L’unica cosa ke manca sono gli investimenti di Cairo…Ha investito la metà di quanto incassato dalle cessioni. Fatevi 2 calcoli e tirate lo somme.

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  5. magnetic00 - 9 mesi fa

    Le altre squadre chi hanno? I vari galliani….per favore

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  6. LBgranata. - 9 mesi fa

    Manca un presidente che ami il toro !!!

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    1. ddavide69 - 9 mesi fa

      Esatto

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  7. claudio sala 68 - 9 mesi fa

    Cairo è il Torino Calcio , una persona forte metterebbe in discussione le sue decisioni. In Italia comunque non vedo figure descritte nell’articolo nelle altre squadre. Saluti

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    1. barabba - 9 mesi fa

      commento perfetto. spendere tanti denari per persone che se va bene usano del normale buon senso NON HA SENSO.
      che maxi sia da anni sovrappeso e’ evidente a tutti, dovrebbe esserlo in primis anche a lui. se la societa’ non e’ intervenuta prima credo dipenda solo dal fatto di cercare di vendere il giocatore.
      Spiace per quello che ha detto leo. per niente neanche il gatto muove la coda ma da li’ a sputare sentenze al limite dell’ offensivo ne passa. Junior ha sbagliato.
      la societa’ va benissimo cosi’ come’. ci mancano tre giocatori.
      vediamo quest’estate.

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      1. WGranata76 - 9 mesi fa

        Leo ha detto solo quello che sente,come tutti quelli che amano il Toro. Ha sbagliato a dire che Cairo guarda solo ai soldi? Dove sta la falsità? Lui stesso lo dice che guarda sempre prima al bilancio e poi al resto…e visto che tiene in tasca molti più soldi di quelli incassati è logico dire che è interessato al denaro,d’altronde è un imprenditore in positivo con una squadra di calcio e ce ne sono pochi davvero…

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      2. ddavide69 - 9 mesi fa

        A noi manca sempre qualcosa e aspettiamo sempre l anno successivo!

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  8. ikhnos - 9 mesi fa

    Parole sacrosante. Siamo purtroppo con una società che non ha dirigenti adeguati e che si regge sulla pazienza e generosità immense dei suoi tifosi. Trovare un Direttore sportivo, che molte grosse squadre hanno, a quanto pare non piace al Signor Cairo, e questa è una grave lacuna per una società gloriosa come il Toro. Ci pensi Signor Cairo!

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    1. Orny62 - 9 mesi fa

      D’accordissimo con te e con quanto scritto nell’articolo. Per creare una Società forte servono fondamenta stabili e sicure, da qui si parte per creare un team vincente.

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