Toro, dal sogno Champions all’incubo Super Champions

Toro, dal sogno Champions all’incubo Super Champions

Il Granata Della Porta Accanto / Siamo schiacciati tra l’incudine ed il martello: da un lato il sogno che la nostra squadra arrivi a vette insperate dall’altro la consapevolezza, se ciò accade, di firmare un patto col diavolo…

di Alessandro Costantino
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Quel che è giusto, è giusto: a differenza delle ultime stagioni, quando il campionato del Toro finiva, di fatto, a gennaio, quest’anno a metà aprile, alle soglie del rush finale, Belotti e compagni sono ancora in lotta per centrare un piazzamento europeo, cosa che già in sé rappresenta un deciso passo avanti e della quale come tifosi occorrerebbe esserne fieri. Essere in corsa, ovviamente, non vuol dire che matematicamente si raggiungerà l’obiettivo, ma che quantomeno si lotterà alla pari delle altre per guadagnarsi un posto al sole. E in linea teorica, distando solo 3 punti il quarto posto, non è nemmeno così peregrino addirittura accarezzare il sogno Champions… Dici Champions e nell’immaginario collettivo si materializza la musichetta e gli stadi mitici di mezza Europa nei quali ti immagini poter vedere scendere in campo il Toro: siamo tifosi e in quanto tali un po’ bambini, pertanto amiamo sognare ad occhi aperti. Giusto che sia così perché è anche questa l’essenza del calcio e della sua straordinaria popolarità, il concetto che in un rettangolo verde tutto sia possibile, metafora semplificata della vita che, a causa delle sue imprevedibili sfaccettature, non sempre fa sì che ciò sia vero.

La Champions è il sogno di ogni bambino attuale, mentre chi ha più primavere alle spalle come il sottoscritto, rimpiange ancora le coppe europee come erano un tempo: la Coppa Campioni rigorosamente riservata ai campioni nazionali, la difficilissima Coppa Uefa il cui livello era molto più alto raggruppando le squadre dei podi dei singoli campionati e l’affascinante Coppa delle Coppe anch’essa riservata ai vincitori (o finalisti) delle coppe nazionali. Niente gironi, sfide di andata e ritorno, primi turni più morbidi, ma finali quasi tutte intriganti. Poi è arrivata la Champions che ha portato più soldi, ma ha ucciso questo spirito genuinamente meritocratico, creando un nuovo Gotha del calcio europeo e allargando il divario economico e di competitività tra chi, la Champions, la fa e chi non la fa. Un abominio giustificato agli occhi del mondo dall’innalzamento del livello tecnico della competizione, senza però sottolineare l’effetto collaterale dell’eliminazione graduale del concetto di competizione, intesa come possibilità universale per (quasi) tutti di poter ambire a giocare a quei livelli.
Non possiamo fare come la volpe e l’uva e negare che ci farebbe piacere vedere il Torino in Champions: le regole al momento sono queste e il Toro in Champions significherebbe una crescita a tutti i livelli del club che amiamo. Però non dovremmo chiudere gli occhi su di un sistema che con una mano apparentemente ci dà una dimensione di calcio da sogno, dall’altra non fa altro che impedire alla stragrande maggioranza delle squadre europee di poter realmente fare qualcosa di concreto per poter provare ad entrare ad un livello così alto della competizione. Quante speranze ci sono oggi che un Nottingham Forrest possa vincere la Champions come fece per ben due volte con la coppa Campioni negli Anni Ottanta? Zero, e la “favola” del Leicester sta lì a dimostrarlo. Quando la squadra di Ranieri vinse quasi miracolosamente la Premier l’anno dopo si ritrovò a fare la Champions con le altre squadre inglesi che si erano classificate seconda, terza e quarta e che nel frattempo avevano fagocitato suoi calciatori importanti visto che potevano offrire lo stesso palcoscenico (la Champions…) e stipendi più corposi. Il delitto perfetto. Il sistema si autotutela, rendendo più ricchi quelli ricchi che già ci stanno dentro e rendendo più “innocui” gli outsider che provano a “sbancarlo” arrivando dall’esterno per inimmaginabili e favorevoli congiunzioni astrali. Il Toro in Champions farebbe godere la tifoseria, ma rischierebbe di essere la classica meteora che balla una sola estate senza un adeguato piano di rafforzamento messo in atto dal presidente Cairo. E tu, tifoso granata, che in realtà saresti già contento di poter rifare l’Europa League, appena anche solo vagamente ti trastulli con l’idea della Champions, ecco che quelli a cui non basta la già enorme iniquità di questa competizione, se ne vengino fuori con l’idea della Super Champions a stroncarti ogni possibile e timida velleità futura. La Super Champions, ovvero un abominio di dimensioni ancora superiori, dove la parola privilegio la fa da padrone in ogni piega della sua concezione. E non è un caso che sia Andrea Agnelli, a capo dell’Eca, l’associazione dei principali club europei, il principale attore che sta lavorando sulla scena di questo progetto destinato ad uccidere definitivamente i campionati nazionali e a renderci “schiavi” dello spettacolo, cancellando la parola sport dal mondo del calcio.

Non si poteva onorare il Grande Torino vincendo allo Stadium?

Per fortuna sia la Liga che la Premier e la Bundesliga si sono dette contrarie ad una simile riforma, ma è comunque dalla base che dovrebbe venire il rifiuto per simili derive. Il problema è che in quanto tifosi siamo schiacciati tra l’incudine ed il martello. Da un lato il sogno che la nostra squadra arrivi a vette insperate dall’altro la consapevolezza, se ciò accade, di firmare un patto col diavolo… Mi chiedo se esista una terza via, una via identitaria che permetta di affrontare questo calcio “finto” con un’impronta talmente marcata da riuscire a limitare al minimo i disagi della deriva “superchampionista” di chi vuole trasformare questo sport in un circo dove ogni partita è un baraccone in cui mostrare tutti i “fenomeni” possibili. E allora mi viene in mente il coro che gli ultras intonavano già a fine anni Novanta “no al calcio moderno, no alla pay tv”. Mi sa che ci avevano visto lungo loro…


Da tempo opinionista di tvvarna, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita

19 Commenta qui
  1. davant71 - 5 giorni fa

    Oggi solo CULO… e un grande SIRUGU

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  2. Bischero - 2 settimane fa

    Il calcio é della gente. Il volere di 4 o 5 club non può condizionare milioni di tifosi.

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    1. iard68 - 1 settimana fa

      Tu dici? Io dico di no. Purtroppo.

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    2. leo_13758358 - 1 settimana fa

      le 4-5 squadre hanno milioni di tifosi…in tutto il mondo non solo nei loro campionati…

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  3. user-13686151 - 2 settimane fa

    un passo x volta…andare in champions x uscire alla prima ci farebbe solo che male..un paio di anni in Europa league e poi magari la champions sarebbe molto più gratificante…magari cn Gasp in panca.

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  4. ALESSANDRO 69 - 2 settimane fa

    Il calcio è uno sport che viene dalla strada, dalla passione e dalla gioia che da il prendere a calci un qualsiasi cosa che rotoli, una passione che si traduceva in infinite partite sui campi polverosi, sui piazzali asfaltati di qualche cortile. Un gioco che univa diversi modi di essere e diverse corporature fisiche, grandi, piccoli, alti, bassi, per ognuno cera un ruolo adatto alle proprie caratteristiche, se eri grasso ….nessun problema, andavi in porta…Tutto questo per me ha fatto del calcio lo sport più bello del mondo.
    Non mi scandalizzo essenzialmente per il fatto dei soldi e degli affari, spesso sporchi, che ruotano attorno a questo sport,ma quando in nome del buisness ci si dimentica completamente delle origini di questo gioco io credo che questo porti inevitabilmente alla morte cerebrale di tutto il sistema.Il fallimento della nostra Nazionale non è solo responsabilità di Ventura, è semplicemente lo specchio dello stato di cattiva salute che attraversa da tempo il nostro calcio. Non voglio addentrarmi sullo stato malinconico e tragico cui versa il calcio delle serie minori e dilettantistiche ma se non viene elaborato un sistema che redistribuisca le risorse in maniera più equilibrata fra tutte le serie dalla A a quelle minori e dilettantistiche non andremo molto lontano. Purtroppo oggi il sistema destina la più grossa fetta al ” Calcio che conta ‘ lasciando agli altri le briciole. Vogliono fare la super Champions??? Se la facciano e se la giochino fra pochi compagni di merende, a noi resta un modo per dire la nostra: stop abbonamenti stadio, tv e acquisti magliette e gadget affini..Utopia?? Sicuramente l’unico modo per far capire a chi pensa di comandare che senza tifosi non ci sarà più nulla da spartirsi….

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    1. André - 2 settimane fa

      Giusto!

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    2. freddy - 2 settimane fa

      Non è più uno sport da tempo, è un business, un circo. Quello che tu dici è giusto, ma cozza con la realtà, la gente allo stadio va comunque e le partite sono seguite da milioni di persone. E quando c’è business, il risultato passa in secondo piano perchè in primo ci sono i soldi. Quindi siccome Juve Chievo non ha appeal e non lo ha più nemmeno il campionato italiano, si faranno le supercoppe.

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      1. ALESSANDRO 69 - 2 settimane fa

        Sicuramente succederà quello che dici tu,in tal caso per me il calcio diverrà solamente una reliquia da da custodire nell’album dei ricordi….Preferisco ricordarlo per quello che era piuttosto che piegarmi al comando del buisness…..sarà bene che qualcuno ricordi che i tifosi senza calcio mangiano ugualmente, il calcio senza i tifosi la vedo dura……

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        1. iard68 - 1 settimana fa

          Già… Ma chi ha mai detto che il “calcio” rimarrà senza tifosi? Il Toro rimarrà senza tifosi. E il Chievo prima di noi. Semplicemente TUTTI faranno il tifo per la Juve (unica squadra italiana di livello) e/o per le milanesi (sempre che riescano a riagganciarsi al treno). Roma sarebbe gradita, ma non è economicamente e strutturalmente all’altezza. Napoli peggio che andar di note. Questo è il disegno. E’ solo questione di una ventina d’anni… forse meno.

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          1. Maroso - 1 settimana fa

            Quello che tu dici è possibile, a meno che la nostra società si rinverdisca e trovi qualche invenzione. Possiamo lavorarci tutti, che ne dite? Anziché imitare i grandi, trovare strade nuove. Nessuno vuole usare fantasia e dialogo costruttivo, confronto invece di contrapposizione? Cultura invece di Business?
            FVCG

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  5. BACIGALUPO1967 - 2 settimane fa

    Basterebbe che tutte le squadre contro i gobbi decidessero di schierate sempre le squadre primavera.
    Visto che non c’è equità e loro decidono con chi perdere (Genoa per “l’affare” Sturaro e Spal mettendo in squadra dei primavera) falsando palesemente il campionato, lasciando stare la farsa degli arbitraggi e la loro sudditanza.

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  6. gianTORO - 2 settimane fa

    Se fanno la super champions arriveranno molti meno soldi per il campionato…la morte del calcio. Anche se è già morto…

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  7. TOROHM - 2 settimane fa

    Molto più bella una volta le coppe europee.Più equilibrata e imprevedibile.Se sbagliavo una partita eri fuori.C’era molta più suspence e curiosità.Le partite erano tutte decisive.Che goduria a vedere l’Angelo EMILIANO con la sedia in mano sopra la testa incazzatissimo.Pensare a Mondonico che ci ha lasciato da poco e ricordarlo con quella sedia mi da sempre un brivido fortissimo e tutto granata.

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  8. grido - 2 settimane fa

    la volta buona che ci liberiamo dai gobbi una volta per tutte
    speriamo che facciano questa superchampions

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  9. andrea.messineo - 2 settimane fa

    Chi segue la Juve non segue il calcio, segue uno spettacolo finto. Le “gesta” di questa “squadra” non sono da considerarsi imprese sportive. Oramai non la considero proprio. È soltanto un fastidio affrontarla due volte l’anno. È una finzione, un copione già scritto.

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  10. user-13973712 - 2 settimane fa

    per come erano strutturate le coppe fino agli 90, le corazzate piene di soldi rischiavano l’eliminazione al primo turno su campi di qualche squadra dell’est Europa, poi i ricchi si sono tutelati e hanno inventato la porcheria dei gironi. È lo stesso meccanismo che si è instaurato nei campionati nazionali, e nel nostro in particolare, dove vincono e vinceranno sempre le merde conniventi con gli arbitri, e le squadre di peso tipo Inter Milan e Napoli subiscono supinamente pur di prendersi la loro fetta di torta. Se invece si ribellassero tutti, piccoli e grandi, all’evidenza della mafia bianconera, si potrebbe fare qualcosa. Ma dubito che succederà. Bravo Alessandro hai centrato l’argomento

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    1. Simone - 2 settimane fa

      Il fatto che la formula sia a gironi è x garantire che in finale ci arrivino le due squadre più forti cosa che l’eliminazione diretta ed i sorteggi senza vincoli non sempre ha garantito.
      Durante la coppa del mondo si utilizza più o meno la stessa formula.
      X vincerla o cmq arrivare a giocartela in finale non può essere frutto della fortuna

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      1. Mic - 2 settimane fa

        Io vedo solo l’equazione più partite, più sponsor, più pay TV, più soldi che girano.
        La più ricca che usciva con la squadra della Russia xke aveva già mezzo campionato nelle gambe si vide poche volte.

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