Chi sta rubando i sogni del Toro (e dei suoi tifosi)?

Chi sta rubando i sogni del Toro (e dei suoi tifosi)?

Il Granata della Porta Accanto / Un Toro che punta all’Europa e che ha ritrovato il Fila dovrebbe viaggiare sulle ali dell’entusiasmo: non è proprio così…

15 commenti

Diceva Serse Cosmi pochi giorni fa che “è destino dei tifosi del Torino non potersi godere appieno le cose positive”. Ovviamente parlava di Belotti e di una sua eventuale e supposta cessione. Un ragionamento quello dell’ex allenatore del Perugia (tra l’altro uno che per carattere e dna avrebbe potuto essere “da Toro”…) verosimile guardando alla storia gloriosa della società e alle sue tragedie (il Grande Torino o Gigi Meroni portati via dal fato nel pieno del godimento dei tifosi), ma anche pensando che la squadra del 76 ha vinto troppo poco per il potenziale che aveva o che negli anni Ottanta e Novanta tanti talenti del vivaio sono rimasti troppo poco tempo in granata (Fuser, Lentini, Vieri, ecc.).

Una considerazione, quella di Cosmi, che in realtà può anche essere allargata al rischio corso all’epoca del fallimento di Cimminelli di non godere nemmeno più del Toro in sé se non fosse rinato grazie al Lodo Petrucci, ma si fosse definitivamente chiusa la allora quasi centenaria storia granata. Eppure, in una maniera o nell’altra, il popolo del Toro non è mai morto, né si è mai dato per vinto anche quando si è trovato sul ciglio del baratro. Da quando è entrato in scena Cairo poi, l’altalena di emozioni è stata degna delle migliori montagne russe del mondo: entusiasmo alle stelle al suo arrivo col miracolo promozione in A (Papa Urbano, chi lo ricorda questo soprannome?) poi cupa contestazione degli anni bui in serie B, infine nuovo entusiasmo con la qualificazione Uefa, ma anche una certa disillusione per un “progetto” sportivo che va più lento della costruzione della Sagrada Familia a Barcellona e dà l’impressione che manchi sempre di qualcosa per essere veramente tale, cioè un progetto con la “p” maiuscola. Il Toro sotto la gestione Ventura ha intrapreso con successo la politica delle valenze, una delle poche che permette di autofinanziarsi anche in assenza di fatturati di un certo livello. Una politica che, se davvero il Gallo partirà, raggiungerà l’apice del successo con la più grande valenza della storia della società. Di per sé non è un male fare valenze, ma, nonostante siamo al secondo scudetto del bilancio consecutivo, faccio comunque fatica a gioirne e prendere il bandierone per fare i caroselli in via Roma… Ecco, il nodo della questione è proprio questo: il tifoso è rimasto scottato dal fallimento, ma ciò non dovrebbe impedirgli di sognare un Torino magari non Grande, ma in grado di competere con le big italiane.

Andrea Belotti

Un Toro che punta all’Europa e che ha ritrovato il Fila dovrebbe viaggiare sulle ali dell’entusiasmo. Eppure non è proprio così perché ad oggi quello che manca al tifoso è proprio la capacità di sognare: sognare un colpo importante di mercato, sognare di poter vedere per anni con la maglia granata addosso i giocatori più rappresentativi o i talenti del vivaio, sognare di vedere una squadra “operaia” capace di guadagnarsi un posto in paradiso o anche solo sognare di vedere perpetrato nel tempo quel “vulnus” di valori caratteristici dell’essenza granata. Purtroppo la sensazione attuale è che a fronte di buoni piazzamenti in campionato che hanno consolidato il Torino nella parte media della classifica, non ci siano margini di crescita sportiva: il famoso “autofinanziamento”, cioè la condizione economica ideale per il sostentamento della società, è in realtà la pietra tombale di ogni slancio sportivo e di ogni ambizione appena superiore che si possa coltivare. E così le valenze vengono messe nel granaio per gli inverni freddi futuri e non reinvestite per generare un circolo virtuoso del tipo più risultati sportivi/più risultati economici.
Crediamo davvero che i calciatori non sappiano che il piccolo cabotaggio della società non sia per loro solo un’occasione di lancio (o di rilancio a seconda dei casi)? Come possiamo sperare che il più forte centravanti italiano accetti con entusiasmo di rimanere in una squadra che nonostante 25 milioni di budget per il mercato in due mesi non ha ancora preso un centrocampista forte andando a colmare una delle più evidenti lacune dell’organico?

Possiamo prendercela con la legge Bosman, coi procuratori avidi e senza scrupoli, con la mancanza di attaccamento alla maglia anche dei giocatori che fanno tutta la trafila delle giovanili, con quelli che dopo dieci partite buone battono cassa, con la Lega calcio che incentiva una sperequazione sempre più ampia nella distribuzione delle risorse economiche tra i club, possiamo trovare mille capri espiatori, ma la domanda resta la stessa: chi sta davvero lentamente e chirurgicamente devitalizzando la capacità del tifoso granata di sognare?


 

Da tempo opinionista di tvvarna, dò voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.

15 commenti

15 commenti

  1. tric - 4 mesi fa

    JoeBaker (che gol, con vittoria, ai gobbi: io c’ero) e GranataFinchèCampo, ma allora ci sono ancora i tifosi granata, quelli sani di mente e non masochisti e disfattisti!

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    1. JoeBaker - 4 mesi fa

      Certo che sì! E siamo più di quanti non si creda

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  2. ToroFuturo - 4 mesi fa

    Al 21 luglio è stato sostituito il portiere e acquistato per 5,5 mln un giocatore sconosciuto che, di fatto, parte come riserva.
    Nessun intervento per colmare le evidenti lacune nella difesa centrale e a centrocampo dove, a parte Baselli, la media qualitativa si è dimostrata alquanto bassa.
    Se Belotti andasse via o non dovesse ripetere la stagione dello scorso anno sarà meglio guardare la parte bassa della classifica che quella alta.
    Al momento c’è poco da sognare…

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  3. JoeBaker - 4 mesi fa

    Mi dispiace, ma a parte il garbo, non condivido quasi nulla.
    Intanto, i nostri sogni sono ancora nostri e non si chiamano CL o trofei, ma sono la passione, l’orgoglio, il piacere di vedere di nuovo i nostri colori portati in campo degnamente da un gruppo sano.
    Ci abbiamo messo un po’ a recuperare, è vero, come è vero che non stiamo andando a mille all’ora con la crescita, ma sta succedendo tutto e abbastanza bene, secondo me.
    Ripudio il negativismo e l’essere lamentosi che ogni tanto ci piglia tutti: e quando c’era Ventura il gioco era noioso, e ora pigliamo troppi gol, e Cairo non tiene Belotti, e il Filadelfia, e, e, e… davvero la sindrome di Calimero.
    Ci crediamo diversi – e io sono sicuro che lo siamo -, ma allora perché non godiamo di quello che riusciamo a fare a modo nostro, salvando i nostri valori anche in un mondo davvero poco poetico come quello del calcio di oggi? Davvero abbiamo bisogno dei fuochi di artificio come gli altri? Poverini quelli col pigiama che se non comprano CR7 e non vincono, non sono nessuno.
    Allo stadio ci sono bambini con la Maglia Granata che non hanno mai visto il Toro vincente, non dico di Capitan Valentino, ma anche solo di Radice e del Mondo, eppure sono felici! Sono loro che fanno grande Belotti, che danno grinta a Baselli e che mi fanno dire: grazie a Dio sono Granata!

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    1. GranataFinchèCampo - 4 mesi fa

      Sono d’accordo praticamente su tutto: penso che nessuno metta in discussione l’aspetto emotivo e sentimentale unico, nel bene e nel male, di noi tifosi del Toro.

      Non dev’essere in discussione nemmeno la capacità di sognare e gioire delle piccole soddisfazioni calcistiche, al di là dei risultati

      Aggiungo però che il calcio a questi livelli, oltre che sport, è competizione, ambizione, crescita, traguardi.
      Se alla lunga questi obbiettivi continuano a rimanere speranze, l’amore per il Toro rimane, ma con la sensazione che non sia pienamente ricambiato.

      Mio figlio ha 8 anni,tifoso granata anche lui. Nella sua innocenza, anche un po’ più piccolo e coinvolto in conversazioni con compagni “cugini”, mi chiedeva perchè il Toro era così indietro in classifica, oppure perchè non riusciva a vincere i derby.

      Le risposte le sappiamo, nel caso opportunamente dosate per la comprensione di un bambino e zuccherate con il mito del Grande Torino e dei fasti passati.
      Ma per quanto tempo e quante mezze o intere generazioni possiamo sostenere questa posizione?

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  4. miele - 4 mesi fa

    Ieri mi, nel giorno dell’apoteosi di Cairo a Bormio, mi sono permesso di scrivere un commento un po’ troppo critico e sono stato subissato da censure. Penso di aver stabilito il record in materia. Senza rancore, invito tutti quei tifosi a leggere attentamente le parole di Costantino e a riflettere sulla condizione e sulle prospettive del Toro di Cairo.

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  5. Athletic - 4 mesi fa

    Con tutto il rispetto, questo articolo è la bella copia dei commenti tafazziani che si leggono quotidianamente qui, da parte dei soliti quattro o cinque tifosi. Non sogniamo più a causa di Cairo? Perché potrebbe non essere in grado di trattenere Belotti? Questo è il calcio, se non siete in grado di sognare quando andate a vedere il Toro allo stadio sono problemi vostri. Se non vi esaltate per un cross di Barreca, un dribbling di Boye, una punizione di Ljajic, il problema siete voi. E anche se Belotti un domani, andrà via, non per questo sì smetterà di sognare. È una stronzate questa equazione. Società più ricche della nostra hanno visto i loro campioni partire. Pianjic dalla Roma, Higuain dal Napoli, Pogba dai gobbi. Bernardeschi è alla viola da quando aveva 9 anni, adesso va ai gobbi. Il Barcellona addirittura potrebbe non riuscire a trattenere Neymar. Non è per questo che si smette di sognare, non è per questo che il tifo muore. Il Toro ha bisogno di un po’ di fiducia e positività, in particolare quest’anno, se davvero riuscissimo ad evitare le solite cessioni eccellenti.

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    1. miele - 4 mesi fa

      Sognare significa anche pensare che arrivi un presidente un po’ più coinvolto emotivamente dal tifo per questa gloriosa società, non dico come Pianelli, perché sappiamo tutti che negli ultimi 20 anni è cambiato il mondo, non solo nel calcio, oppure che l’attuale presidente allenti leggermente la presa sulla prudenza amministrativa, senza assolutamente mettere a rischio i bilanci. Penso che lo spazio per osare qualcosa, ci possa essere.

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      1. miele - 4 mesi fa

        Ho nuovamente totalizzato una valanga di disapprovazioni su un commento che mi sembrava moderato e ragionevole. Mi farebbe veramente piacere che qualcuno dei censori mi chiarisse cosa c’è di male nell’auspicare un prudentissimo aumento di spesa per reperire giocatori utili alla causa del Toro, o nell’augurarsi che Cairo si lasci coinvolgere emotivamente un po’ di più.

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  6. renato - 4 mesi fa

    Forse è la prima volta che condivido pienamente quello che scrive un articolista di TN, in questo caso Alessandro Costantino. Aggiungo qualche considerazione mia personale. Che cosa serve per “sognare” ancora? Non ci vuole molto: alcuni milleni fa i romani dicevano “semel in anno licet insanire”, in tempi più recenti Ivano Fossati cantava che “stare a corto di pazzia mi toglie l’allegria, la voglia di mandare sangue al cuore…”.
    Ecco quello che ci manca: una “pazzia” all’anno!! Quella di quest’anno è tenere Belotti senza tanti se e ma, o magari prendere Simeone senza guardare troppo al bilancio (elemento inportantissimo, per carità, ma purtroppo non fa sognare molto!).
    L’anno scorso magari era quella di tenere Glick (è solo un esempio). Quella dell’anno prossimo sarà forse prendere Messi… chi lo sa, ma una “pazzia” all’anno si deve fare, altrimenti si galleggia.
    Per i meno giovani ricordo che, dopo l’amichevole dell’Italia e un gol spettacoloso di Meroni contro l’Argentina nel ’66 Pianelli disse: dopo un gol così non lo vendo memmeno per mezzo miliardo! Oggi sarebbe come dire 500 milioni di Euro, più o meno.
    Dopo la sua morte Pianelli impiegò un po’ di tempo ma alla fine si “svenò” e prese Claudio Sala dal Napoli (che all’epoca costava un patrimonio…). Era la “pazzia” che aspettavamo, e il Toro riprese a sognare…
    Devo ammettere, a molti forse darà fastidio, non so, che apprezzo molto quello che sta facendo Cairo, però gli suggerirei che per essere “perfetto” qualcosa gli manca: una pazzia all’anno!
    La sto aspettando da qualche anno…

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  7. FVCG'59 - 4 mesi fa

    Già dal titolo mi è parso un articolo da menagramo pessimista che si è poi confermato nella filosofia fantozziana che col Toro, secondo me, non c’entra nulla!
    Ma perché non parliamo invece di come ritornare a sognare, degli sforzi che si sta cercando di fare per riportare prestigio e blasone a questa squadra! Il Fila in primis: sembrava perso definitivamente, ora c’è è da lì si potrà ricominciare a cementare il rapporto squadra-tifosi-società. La Società: dopo decenni di miseria e povertà, ora ci sono finalmente basi solide su cui costruire un sogno. La squadra: Barreca, Lyanco, Bonifazi, Zappacosta, Benassi, Baselli, Acquah, Boyè, Falque, Liajic, Belotti, Berenger, sono tutti giovani di talento, mi sono limitato a citare solo loro, che i club più ricchi ci vorrebbero portare via, ma sono del Toro, tutti, con contratti fino 2020 minimo; ma da quanti anni non succedeva? Parliamo del settore giovanile? Quanto è cresciuto? Quanti giovani promettenti abbiamo come potenziali futuri campioni? Zaccagno, Parigini, Edera, Aramu, solo per citarne alcuni…
    Certo non siamo né gli strisciati (3 versioni) né il Barca, Real, PSG, Bayern, MCU, MCC….ma stiamo tornando ad essere il TORO!
    Sarò un illuso, ma mi piacerebbe vedere più entusiasmo e meno menagramo-disfattisti intorno al Toro: oggi ci sono le condizioni, solo pochi anni fa no!
    Volete vincere facile? Cambiate squadra! Del Toro si nasce, non li si diventa!

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    1. cugio - 4 mesi fa

      è meglio il tuo di articolo che quello di costantino. bravo!

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      1. FVCG'59 - 4 mesi fa

        Vorrei solo che ci fossero più tifosi che pensano positivo… e credo di aver comunque solo parlato di fatti reali e concreti, non di sogni o di incubi che in molti sono portati a fare…

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  8. Daniele abbiamo perso l'anima - 4 mesi fa

    È il calcio di oggi, che ancor più del passato permette di vincere (con i soldi) sempre le solite tre squadre italiane: negli ultimi 15 anni nesuno a parte juve Inter e Milan ha vinto lo scudetto. E allora di che sogni parliamo noi del Toro? Che stiamo sotto oltre a Roma e Napoli pure ai Viola e alla Lazio, da una vita ormai , e a volte anche sotto il Sassuolo e l’Atalanta…

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  9. GranataFinchèCampo - 4 mesi fa

    Bravissimo Alessandro.
    Articolo ben scritto, senza tanti fronzoli, che rispecchia perfettamente il mio pensiero

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