Il Toro non insegna ad accontentarsi

Il Toro non insegna ad accontentarsi

Buonanotte granata / Dopo il derby di Torino, la rabbia e la delusione hanno la meglio e invogliano a fare qualche riflessione

di Cristina Raviola,

“Abbiamo già vinto, scegliendo di non essere come voi”. La sento ripetere spesso, questa frase, in particolare quando si è sotto derby, o quando, quasi sempre ormai, il derby lo si perde.

E’ una di quelle frasi che mi sono sempre piaciute, non so chi l’abbia detta per primo, ma ripeterla fa gonfiare il petto d’orgoglio, perchè rispecchia ciò che siamo e ciò che non vogliamo essere. Meglio di qualsiasi altra cosa rispecchia il nostro scudetto, la nostra vittoria, il nostro atto di fede. O almeno, così ho sempre pensato.

Scegliere di non essere loro esattamente ora che cosa significa? Spostare l’attenzione da un qualsiasi tipo di obbiettivo, che sia un biglietto per l’Europa in un campionato in cui la concorrenza va avanti con il freno tirato, o sia affrontare un derby con il coltello tra i denti, decisi a vendere cara la pelle?

Perchè io pensavo significasse tutt’altro.

Ho atteso il derby domenica, emozionata come una bambina (perchè è questo che il calcio deve dare, emozione), e alla fine del primo tempo ero annoiata, delusa, offesa.

Scegliere di non essere come loro non significa bearsi di essere scesi in campo già sconfitti, non significa applaudire il quindicesimo derby perso in dieci anni, contro una delle peggiori Juve mai vista nel nostro stadio, scegliere di non essere come loro deve riguardare valori che ci tramandiamo da anni, quelli che ho respirato crescendo e che vorrei raccontare ed insegnare ai piccoli granata che verranno, mentre li vestirò con la maglia del simbolo di turno, per portarli al Grande Torino ad emozionarsi, a sentire che è meraviglioso “non essere come loro”, che questa scelta li renderà invincibili, intoccabili. E questo non significa che li renderà felici di perdere di misura, perchè è “meglio un gol solo nel derby che quattro, accontentiamoci”. Il Toro mi ha insegnato che bisogna lottare per raggiungere quello che ci spetta, e che le vittorie intrise di sudore, sono incomparabilmente più belle che quelle viziate da qualche ombra o ruberia, ma non mi ha insegnato ad accontentarmi.

E quando la memoria non basterà più, quando il presente sarà una così pallida imitazione di quello che è il Toro, quando scegliere di essere granata non farà più gonfiare il petto di orgoglio, ma lascerà tanto rammarico di cosa potremmo essere e di cosa non siamo, cosa ne sarà del Toro che amiamo? Come ci riconosceremo ancora?

Io scelgo e sceglierò il Toro, ieri, oggi e domani. Sempre.

Ma quello che ho visto domenica non è stato un derby, e non era un Toro in cui io sia riuscita a riconoscermi.

Buonanotte granata…


 

Laureanda in Scienze della comunicazione ed imprenditrice, un cuore granata da 34 anni. Da tre stagioni a tvvarna, condivido la mia insonnia post-partita e i miei sogni, primo tra tutti quello di un calcio fatto solo di emozioni e di un Toro composto da giocatori-bandiere.

7 Commenta qui
  1. rossogranata - 6 mesi fa

    Cerchiamo di capire la mentalità di questo presidente. Lui si è formato all’ombra di un “certo ” Berlusconi, e quindi tutte le abilità che Cairo ha ereditato in senso di strategie,furbizie ecc. ecc. sono di quel personaggio che ancora oggi , malgrado le ripetute sconfitte e vittorie in campo politico continua ,purtroppo a rimanere a galla….
    Cairo di calcio non ne ha mai capito molto, infatti lui ha deciso di mettersi a fare il presidente del Torino solo perchè (dice lui) era una tifosa granata. Ma veniamo al nocciolo della faccenda. Cairo stando a Presidente, ha saputo pianificare una strategia molto semplice ed efficace, e cioè , lui si accontenta di vedere il Torino a metà classifica , e quindi limita le ambizioni del “popolo granata ” dicendo chiaro e tondo che l’importante è non retrocedere. Insomma si impegna furbescamente a creare quel polverone di immagine attorno alla squadra per poi concretamente , viste le limitate ambizioni di non retrocedere, riesce a tenerla a galla a fine campionato sempre a metà classifica. Quindi illude buona parte dei tifosi col dover competere con la Juve mentre in realtà Cairo conosce bene e vuole mantenere la squadra MEDIOCREMENTE al 10 0 11 posto. Infatti le illusioni e le aspirazioni dei giovani tifosi si placano davanti alla generazione degli anziani che vedono ormai il Toro succube di un destino e di una rassegnazione atavica. l’Urbano festeggerà anche quest’anno “il suo ” obiettivo raggiunto e cioè il 10° o 11° posto in Classifica .
    Comunque il Toro ha lasciato il segno nella storia del calcio. Tutto quello che viene dopo è un lungo e sempre più decadente mondo del consumismo idiota con i suoi scudetti e le sue molteplici coppe.

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  2. Sempregranata - 6 mesi fa

    Purtroppo è proprio così, negli ultimi anni sono venute meno anche le principali identità del Toro che erano la forza dell’ambiente e che davano impulso al senso di appartenenza dei giocatori. Purtroppo Cairo non ha mai completamente compreso che il Toro per noi tifosi è come la famiglia e questa carenza di completa amalgama tra società e tifosi, aggiunta a quella di risultati, alla lunga porta all’abbattimento del livello di aspettative. La regola ormai sta diventando ‘una stagione attesa appena sopra le righe’.

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  3. Piero52 - 6 mesi fa

    Il nostro caro Presidente con i suoi modi da perbenismo falso ha fatto sì che noi Vecchi Cuori Granata ci disinnamorassimo della nostra Squadra.
    Oggi tra investimenti per le valenze (purtroppo anche per Filadelfia e prossimo Robaldo) e acquisti di stranieri che non sanno neanche cos’è la nostra Storia, avremo ancora per molto squadre di questo tipo…molli inconcludenti e giocatori che pensano soprattutto alle loro di valenze….
    Grazie Presidente….
    P.s ovviamente un grazie anche per averci sanato…ma un tornaconto per averlo fatto sicuramente c’era….eccome se c’era…

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  4. FVCG'59 - 6 mesi fa

    Bambina mia, la tua innocenza esprime i veri sentimenti dei tifosi granata! Mio nonno diceva: la verità la senti solo dai bambini o dagli ubriachi… Noi che di Toro siamo ubriachi, come te, bambina, siamo delusi e “arrabbiati” perché questo non è più il nostro Toro…
    Non ho neanche più voglia di spiegarlo a presidente, allenatore, giocatori, che pensano invece di aver fatto tutto quello che potevano ed era nelle loro forze, COSA VUOL DIRE TIFARE ED ESSERE DEL TORO, così come appartenere e giocare nel Toro.
    Io dico che solo che si dovrebbero TUTTI vergognare e che questo è il meglio che sanno dare e fare, beh, allora cambiate mestier!
    Buonanotte granata e fate bei sogni!

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  5. fabrizio - 6 mesi fa

    Inpossibile riconoscersi in questa squadra che non e’ piu’ il toro. E’ la Cairese

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  6. Turin2.0 - 6 mesi fa

    Hai centrato in pieno il problema che anzitutto è un problema d’identità: io infatti ho apprezzato la prestazione dei primavera nel derby che malgrado il medesimo risultato è stata una partita tutt’altro che noiosa con i nostri balon boys che hanno lottato su ogni pallone. Dicevo è un problema identitario: se non portiamo più gente in squadra che ha la maglia cucita addosso ma i Ljiajic quale garra ci aspettiamo (che poi se lo fanno a Bilbao non si capisce perché non lo si possa fare al Fila)

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  7. user-13724935 - 6 mesi fa

    Ero allo stadio domenica e purtroppo ho visto una squadra senza anima, senza grinta che ha pensato solo a non prenderne tanti, un Baselli svogliato, Niang fatto entrare troppo tardi, peccato perché lo Stadio era pieno di tifosi come me, che credevano fosse la volta buona, peccato

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