The dark side of the moon

The dark side of the moon

E’ tardi e la hall dell’albergo sa di fumo, anche se devono essere passati anni da quando l’ultima sigaretta è stata accesa qui.
E’ tutto il giorno che rilascia interviste. Sempre le stesse domande “Cosa ricorda di quel 20 luglio 1969?”, “Quali sono state le sue emozioni nel mettere piede sul suolo lunare?”, “Che cosa le disse Armstrong?”, etc.
Ha risposto…

E’ tardi e la hall dell’albergo sa di fumo, anche se devono essere passati anni da quando l’ultima sigaretta è stata accesa qui.
E’ tutto il giorno che rilascia interviste. Sempre le stesse domande “Cosa ricorda di quel 20 luglio 1969?”, “Quali sono state le sue emozioni nel mettere piede sul suolo lunare?”, “Che cosa le disse Armstrong?”, etc.
Ha risposto pazientemente, firmato autografi posato per fotografie, partecipato a convegni per commentare il documentario che parla della loro impresa
L’ho tenuto d’occhio da lontano. Sono capitato a Roma quasi per caso ed il caso ha voluto che mi sia trovato nella hall del suo stesso albergo.
Fuori piove, l’ennesimo temporale che oscura il cielo, avrei degli impegni altrove, ma tanto vale restarmene qui, a  seguire un’altra conferenza.
Verso sera comincio a leggere stanchezza in lui, e non solo per il suo fisico di ottantenne.
Ha iniziato a sbuffare con insofferenza, quasi non credesse più alle sue parole e alla storia che va ripetendo da oltre quarant’anni.
Qualche anno fa avevo seguitole polemiche derivate dal testo di Philippe Lheureux  che accusava la NASA e gli USA di colossale messinscena, e di non aver mai messo piede sulla superficie lunare.
E’ una polemica interessante, e mi piacerebbe scambiare qualche parola proprio con lui.
Ma è inavvicinabile.
Poi, all’improvviso, è lui che nota me.
Capite? Lui che nota me.
Si apre in un sorriso e mi fa un cenno con la mano.
Io mi volto, ma dietro di me c’è soltanto uno scaffale con alcuni liquori,dubito che stia salutando loro.
No, Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla luna, nel 1969, ce l’ha proprio col sottoscritto.
Si libera della security, dei fan che lo cingono d’assedio e mi viene incontro stringendomi calorosamente la mano.
– How are you, my dear? (Come andiamo, caro mio?).
Probabilmente l’età gioca brutti scherzo, penso.
Ma dopo poco realizzo che, non solo sa benissimo chi sono, ma che legge con continuità i miei pezzi, facendoseli tradurre da un interprete della NASA.
E’ l’inizio di una serata nella quale io, incredulo e stranito, discorro un po’ di tutto con lui, tranne che di astrofisica.
Paliamo di film, di libri, anche di calcio.
Aldrin non è del Toro (sarebbe troppo chiederlo, lui tifa Ascoli da sempre) eppure è un interlocutore molto preparato ed informato sulla nostra testata.
I fan premono per vederlo, dietro al cordone della security, ma io e lui ce ne restiamo tranquilli tra le poltrone dell’hotel, con due whisky invecchiati a farci compagnia, mentre fuori il cielo è sempre nero. E piove, dannata pioggia estiva.
Alla fine della serata, il discorso verte inevitabilmente sulla Luna e sulle famose polemiche.
Azzardo qualche domanda, poi lui alla fine sbuffa, scuota la testa, mi guarda e poi mi dice di farmi trovare qui alle 22 del giorno successivo.
Dice che 40 anni sono troppi. Mi farà delle rivelazioni in esclusiva.
Solo a me.
Lo guardo come se fosse King Kong.
– I’ll tell you only because you’re from Toronews… I know I can trust you… (Te lo dirò solo perché sei di Toronews. So di potermi fidare) – dice prima di scomparire dietro le porte di un ascensore.
La gente mi scatta delle foto – E’ l’amico di Aldrin! – Qualcuno prova anche a chiedermi un autografo. Mi chiedono se sono un astronauta.
– Come no! – rispondo defilandomi – Andrò su Giove sul Toronews I°… –
Ma prima di andare su Giove, sgattaiolo verso il mio albergo, seminando i novelli fans.
Scuoto la testa. Non riesco ancora a farmene una ragione.

 

Da quando si è saputo che siamo amici di Obama, e che il leader mondiale legge con continuità e costanza Toronews, abbiamo cominciato ad essere oggetto di attenzione e rispetto a livello di comunità internazionale. La reputazione del nostro giornale è schizzata alle stelle e chi prima non ci filava neanche di striscio, ora si prostra in salamelecchi.

 

Dapprima sono state telefonate amichevoli da parte di tifosi, anche di altre squadre. Poi le telefonate sono arrivate da importanti uomini politici locali, che, senza apparente motivo, ci facevano i complimenti per i nostri pezzi.
Poi, col diffondersi della voce, siamo stati oggetto di attenzioni sempre più crescenti.
Così è capitato che la buca delle Redazione si sia riempita  di lettere nominative con biglietti omaggio per le più rinomate località di vacanza mondiali.
Gli omaggi si sono susseguiti ininterrotti: container di dolciumi da Alba, casse di Barolo e Barbaresco dalle Langhe, una cisterna di Rosso di Montepulciano (abbiamo impiegato due giorni a riempire le damigiane), capi esclusivi in esclusiva da un duo di stilisti milanesi, un tir di mobili da una ditta di arredi svedese (ci sono voluti un giorno e una notte per capire come si montasse la scrivania di Salvatico) vetture fiammanti e infiocchettate per tutti, consegnate direttamente sotto la Redazione da una casa automobilistica di Zuffenhausen,vicino a Stoccarda, un carretto colmo di arance da una famosa organizzazione siciliana.
Siamo stati più volte invitati a presenziare ad avvenimenti mondani, pose di prime pietre e inaugurazione locali.
Molti politici nella recente campagna elettorale, hanno affermato di “essere lettori di Toronews” e siamo inevitabilmente stati invitati a partecipare al recente G8.
Impegno che abbiamo gentilmente declinato, fermandoci però al dativo.
Un paio di settimane fa, inoltre, abbiamo ricevuto la telefonata di un Segretario di Stato che ci informava, con fare pio e affabile, che un  importante religioso di Roma “legge sempre con attenzione” i nostri articoli di approfondimento, benché il suo tifo si divida tra il Bayern Monaco e la Cisco Roma.
Non solo. Il religioso romano avrebbe volentieri fatto una sosta da noi, nel suo viaggio di avvicinamento alle vacanze estive in Val D’Aosta, per fermarsi a benedire la Redazione.
Lo stesso leader iraniano Ahmadinejad, benché tifoso del Pisa, ha più volte espresso ammirazione per la nostra testata (non nucleare) e un paio di volte ha telefonato in Redazione, parlando direttamente con Salvatico con la benedizione implicita degli Āyatollāh, per congratularsi del lavoro svolto.
Con la speranza – sono parole sue – che Toronews possa essere quella testa di ponte che lega il mondo occidentale a quello islamico.
Come potete immaginare, tutto questo ci ha spalancato prospettive economiche e opportunità insperate che, uniti ai lauti guadagni di base, e alle buste che ci passa Cairo (che qualche gagliardo e illuminato lettore ha brillantemente intuito) hanno fatto schizzare il nostro reddito alle stelle.
Il Dottor Guido Regis, ad esempio, è stato contattato dalla produzione di E.R. per assumere il ruolo di Douglas "Doug" Ross che già fu di George Clooney, Marco Peroni ha respinto sdegnato la proposta disperata di Robert Plant, che lo supplicava per telefono di essere sul palco a suonare con lui e Jimmy Page per la reunion dei Led Zeppelin, Stefano Brugnoli (che è anche un bravo  allenatore ), è indeciso se accettare una pur allettante offerta quinquennale del Real Madrid, al Dottor Puzzetto è stato proposto di girare i rifacimenti di Zanna Bianca, Torna a casa Lassie, Rin tin tin, Rex, e 4 bassotti per un Danese, tutti nel ruolo di protagonista, Ermanno Eandi è stato proposto come Direttore del Premio Grinzane-Cavour, Silvia Lachello, abile fotografa, è stata scelta come sostituta di Oliviero Toscani per le prossime campagne Benetton, Guido de Luca negli ultimi mesi è comparso già due volte sulla copertina di TIME.
Per non parlare delle telefonate di tutte le modelle e ragazze che vorrebbero una “spintarella” per “essere introdotte” nel jet set, che più volte si attaccano con ostinazione al campanello della Redazione, o si inventano mille scuse per trascorrere cinque minuti con noi, tanto per potersi poi vantare con le amiche.
Eh sì. E’ veramente fastidioso dover respingere continue avance di top model bellissime e seminude, disposte a tutto pur di avere una foto in copertina in uno dei nostri articoli.
Noi, vivendo di pura spiritualità, come potrete facilmente immaginare, aborriamo con disgusto questi temporanei paradisi carnali.
E’ una vita dura, ma è quella che ci siamo scelti.
Comunque la notorietà non ci ha minimamente dato alla testa.
E se non fosse per il fatto che ora viaggiamo in Bentley, che un’hawayana mezza svestita sta suonando l’ukulele mentre scriviamo questo pezzo, e un’altra muove avanti e indietro un enorme ventaglio, su questa meravigliosa spiaggia deserta, si potrebbe dire che la nostra vita non è cambiata per nulla.

 

Aldrin si presenta puntuale la sera seguente.
Si guarda intorno per controllare che nessuno ci veda, poi con uno stratagemma si libera della scorta e ci infiliamo in un taxi passando dal retro dell’hotel.
Viaggiamo pochi minuti e ci infiliamo in un piccolo ed anonimo alberghetto, dove veniamo condotti in una saletta riservata.
– There is not much time and I don’t want the staff to know that I’m here… (Non c’è molto tempo e non voglio che lo staff sappia che sono stato qui…)
L’incontro è meno informale che l’ultima volta, l’unica costante è il whisky che gli galleggia tra le mani, col ghiaccio che sbatacchia rumoroso.
– Let’s get to the point… (Andiamo dritti al dunque…) 40 years have run on and I’m 80… someone must know the truth…  Please, I don’ t want you to use any tape or mp3 recorder or else… there must be no record of my voice telling this story… I tell you this because I know I can rely on you (Sono passati 40 anni e qualcuno deve conoscere la verità. Mi raccomando, non usi registratori audio o mp3. Non voglio che ci siano tracce in giro della mia voce che racconta questa storia… Te la racconto perché so che di te mi posso fidare…)
Allargo le braccia per rassicurarlo.
Mi guarda dritto negli occhi. Il whisky smette di tremolare. Il tono della sua voce è grave e determinato.
– We were not the first men on the moon (Non siamo stati i primi a scendere sulla luna)
Un attimo e l’ha già detto. Lo guardo con un’amara smorfia beffarda.
In fondo avevo sempre pensato che ci fosse qualcosa di strano in quella storia.
I Russi. Già. Furono più veloci. Ma allora… se furono loro i primi, come mai non diedero risalto alla cosa?
Aldrin sembra leggermi nel pensiero e rincara la dose.
– And we were not even the second ones to get there! (E non ci siamo arrivati neanche per secondi!).
Lo guardo come se fossimo ad Halloween e si fosse messo una zucca in testa.
Neanche per secondi? I Russi e poi? Chi sono stati gli altri? I Francesi? E perchè non l’hanno mai detto? La testa gira anche senza whisky
Mi ha convocato per prendermi per i fondelli. Non c’è altra spiegazione.
Faccio per alzarmi, ma lui estrae dalla giacca un plico.
Estrae una foto e me la mostra.
La mia espressione passa dallo stupore all’incredulità; a quella di una persona pietrificata.
E’ un falso… non può essere vero, non ci posso credere.
Aldrin getta sul tavolino un’altra foto. E poi un’altra ancora.
Slaccio l’ultimo bottone della camicia, lui mi guarda con un filo di divertimento.
Chiedo un altro whisky. Spero che basti.

 

La storia che mi racconta è di una lucidità impressionante e devastante.
– The rush to the Moon was not only a race to overcome the human limits. It was a race against time (La corsa per arrivare alla Luna non era soltanto una corsa contro i limiti dell’uomo, ma contro il tempo). USSR… of course we knew that their project was on its way to go  (I Sovietici… certo, sapevamo che il loro progetto era quasi terminato). We were running after them, but we knew very well we needed a totally new technological and industrial effort to defeat them (Noi li inseguivamo, ma sapevamo bene che sarebbe occorso uno sforzo tecnologico – industriale senza precedenti, per precederli). And that’s it… that’s what everybody knows. But there’s something that has never been revealed before… (E questa è la storia, quella che tutti sanno, ma c’è qualcosa che non è mai stato rivelato prima…).
Aldrin si guarda intorno e si aiuta con l’acool, prima di proseguire.
– Our Intelligence had discovered that another strong global organization was pursuing our same goal: The Moon! (I nostri Servizi Segreti avevano scoperto tempo prima che un’altra potente organizzazione mondiale stava inseguendo il nostro stesso obbiettivo: la luna!). Landing to the Moon would have granted power and respect to them, but we didn’t take it seriously, our attention was all focused on the USSR (Raggiungere la Luna sarebbe stata un’occasione di potere e di prestigio per questa organizzazione. Noi non li prendemmo sul serio all’epoca, la nostra attenzione era troppo concentrate sui Sovietici).
Lo scenario comincia a chiarirsi. Dunque c’erano altri concorrenti nella corsa verso lo spazio – rifletto – ma chi poteva avere l’interesse a mettersi in competizione addirittura con Americani e Sovietici? L’M5? Il Mossad?
– The organization was… (Questa organizzazione era…)
La Mafia? Me li vedo, con un razzo da Corleone.
– …was… (…era….)
Il Ku-Klux Klan? Un’astronave vaticana? Metti che Paolo VI volesse essere il primo a benedire dalla Luna…)
It was Fiat…
Sputazzo il whisky sul tavolo.
Sembro un pazzo. Devo essere su una candid camera internazionale e non me ne sono accorto.
Ma Aldrin, invece, annuisce.
Era proprio la Fiat, che per motivi economico commerciali voleva raggiungere la superficie lunare prima di tutti.
A tale proposito, secondo Aldrin, la casa automobilistica, stava costruendo una astronave rivoluzionaria…
– It was not only this (Non fu solo questo) – continua – We mournfully discovered that Fiat wanted the juventus players to be the first men to walk on the Moon! (Noi scoprimmo con grande dispiacere che la Fiat voleva che I giocatori della juventus fossero i primi a camminare sulla Luna!)
Sgrano gli occhi fino a far scomparire il resto del viso, Aldrin prosegue convinto.
– That’s the truth. Through this challenge Fiat and juventus would have both gained universal respect (Questa è la verità. La Fiat e la juventus avrebbero entrambe ricavato un grande prestigio universale da tutto questo). You can easily imagine the way we despise juventus in the States (Puoi solo immaginare quanto disprezziamo la juventus, negli Stati Uniti). And And we knew the Soviets despised them too (E sapevamo che anche i Sovietici non li potevano vedere), but no one really believed it was possible for them to succeed and overcome the obstacles (ma nessuno realmente credeva possibile che ce la potessero fare a superare gli enormi ostacoli). Underestimating them was our greatest mistake (Quello fu il nostro errore più grande).
Aldrin fa una pausa.
Mi metto le mani nei capelli. I gobbi nello spazio…
Mi sembrava che volessero mettere le mani anche lì…

 

– Later we realized there was another organization really worried about the rumours spreading around (Come scoprimmo in seguito, c’era un’altra organizzazione, molto preoccupata delle voci che si sentivano in giro). Obviously they hated juventus and our Intelligence discovered their projects (Naturalmente queste persone odiavano la juventus ed i nostri Servizi Segreti vennero a conoscenza dei loro progetti). They were working on a very strange starship, but when we saw the photographs, we burst out laughing. Therefore, once again, we undervalued them…(Stavano sviluppando un astronave molto strana, ma quando vedemmo le foto, scoppiammo a ridere come matti.. Così sottovalutammo anche loro…)
A questo punto mi tocca chiedermi quale fosse questa seconda Organizzazione, ma ho paura a farlo. Un pensiero mi sfiora la mente, quasi non voglio prenderlo in considerazione.
Aldrin fa segno di sì con la testa. Forse mi sta leggendo nel pensiero.
– Yes, my Dear. It was Toro…! (Sì, mio caro. Era il Toro).

 

Cin cin bel fantolin. O sono pazzo o lo sto per diventare.
Se non fosse tutto reale, mi metterei a ridere.
Il Toro che voleva andare nello spazio per arrivarci prima dei gobbi?
Una persona come Aldrin che si presta a raccontarmi una cosa del genere? E a che fine svilire la propria stessa impresa? Il Toro sulla luna…?
Tutto è assurdo, una pacchianata.
La voce di Aldrin mi riporta al suo racconto.

 

On July 15th, our Intelligence reported that Fiat starship had been launched, along with the players and with some supporters too (Il 15 di luglio l’Intelligence riportò la notizia che il razzo della Fiat era partito, con i giocatori e  addirittura qualche tifoso bianconero al seguito).

Right away, another top secret source told us that Turin Starship had left, hunting the juventus one (Immediatamente dopo, un’altra fonte super segreta ci informò che l’astronave del Torino si era sollevata in volo, all’inseguimento del razzo bianconero).

 

 

We acknowledged that Turin players, leaded by their brave Captain, had succeeded in hiding their starship for months, but we couldn’t stop laughing while thinking the way their starships would have crashed or collapsed (Bisognava dare atto ai giocatori, guidati con caparbia dal loro capitano, di essere riusciti a celare per mesi la loro astronave, ma noi comunque ridemmo come matti, pensando alle loro navi e a dove sarebbero precipitate).

 

On July 16th we took off just a few hours before the USSR did the same. To the conquest of the Moon! During our journey Neil (Armstrong), Michael (Collins) and I, completely forgot all the rumours and focused on landing with the LEM (Il 16  luglio partimmo, anticipando i Sovietici di qualche ora. Per la conquista della Luna! Lungo il tragitto Neil, Michael ed io ci dimenticammo completamente di quelle voci e ci preparammo ad atterrare col Lem).
I well remember the feeling we were playing an unforgettable role in history (Posso solo ricordare la sensazione di giocare un ruolo indimenticabile ella storia) It was earlier than the time everybody believe the moon-landing occurred. We were not going live. We recorded the images of the moon-landing before, just in case problems suddenly arose, and those images would have been shown on TV screens afterwards and of course people got to believe the were live. But when Neil got off from the starship with his flag he saw something weird, really weird. (Era molto prima di quanto si crede solitamente sia stata l’ora dell’allunaggio, Non eravamo in diretta. Registrammo le immagini dell’allunaggio in anticipo, nel caso si fossero presentati dei problemi, immagini che sarebbero state mostrate in video solo in un secondo tempo, e naturalmente la gente avrebbe dovuto credere che fossero in diretta. Ma quando Neil scese dall’astronave, con la sua bandiera, scoprì qualcosa di strano. Molto strano).

A footprint, a strangely shaped human footprint. Neil approached the spot we chose for the flag to be placed on, then he saw something which once and for all took all our hope away.
(Era un’impronta, un’impronta umana di una strana scarpa. Neil si avvicinò al luogo scelto per piazzare la bandiera, ma scoprì qualcosa che ci tolse tutte le speranze).

 

 

I also went down on the Moon surface, worried because Neil was blastening. We took a look around. We discovered enough evidence evidence. Turin players arrived first and their Captain had been the first man to walk on the moon. The strange footprint we saw before was his (Scesi anche io sulla superficie della Luna, richiamato dagli smadonnamenti di Armstrong. Demmo un’occhiata tutto intorno e scoprimmo prove evidenti dell’accaduto. I giocatori del Torino erano arrivati per primi e il loro Capitano era stato il primo uomo a camminare sulla luna. L’impronta che avevamo visto poco prima, doveva essere la sua).

 

 

Aldrin mi mostra le foto che scattarono.
A un certo punto mi chiede se sto bene. Dice che sono viola.
Solo allora mi accorgo che non sto più respirando da dieci minuti buoni. Me ne sono completamente dimenticato. Esplodo in un respiro che fa schizzare il whisky per l’ennesima volta da tutte le parti. Sta diventando un’abitudine.
Cerco di riprendere a respirare e faccio segno ad Aldrin di continuare, ma non riesco a togliermi dalla testa il pensiero del nostro caro Capitano che scende sulla superficie della Luna.

 

– I was shocked, but Neil (Armstrong) was pissed off (Neil Armstrong si incazzò veramente per questo) His greatest desire, once on the moon, was to place… (Il suo desiderio più grande, una volta sulla Luna, era quello di piantare…)
– The american flag, I know… (La bandiera americana, lo so) – oso interromperlo. 
Mi guarda seccato e scuote la testa, come se parlasse a un idiota.
– No, not the American flag…  (No, non la bandiera Americana…)… he was planning to place the flag of his favourite soccer team!
Resto sbacalito. Hai capito il buon vecchio Neil Armstrong! Voleva piantare sulla luna la bandiera della sua squadra di calcio del cuore.
Quale poteva essere questa squadra? – mi chiedo.
I Cosmos? Nel 1969 Chinaglia era ancora sconosciuto in Italia… Che ne so? Cincinnati? Jersey team? Alabama United? Stupidamente lo chiedo ad Aldrin e lui scuote nuovamente la testa, più volte.
– Neil supported… (San Diego? San Francisco international? ) …supported… (Los Angeles Soccer dream? Atletico Ohio? Boston International? Cape Code Angela Lansbury’s soccer team?) … supported… Catanzaro.
Altra sputazzata spaziale.
Che figuraccia, ma Aldrin, come se niente fosse, insiste per offrirmi ancora da bere..
Così Neil Armstrong era (ed è) del Catanzaro.
Ormai non mi stupisco più di niente.

 

Aldrin guarda l’orologio.  Deve fare in fretta, non si sente più al sicuro qui.
We started to look over the site, towards the strange Turin starship and then, after we reached the top of a hill, we ran into something weird….(Cominciammo ad ispezionare il posto, verso la strana astronave del Torino e, raggiunta la cima di una collina, scoprimmo qualcosa di molto strano…).

 

 

Some people waving their arms, probably quarrelling. That was the moment we understood juventus landed on the Moon before we did it. And they the second ones.(C’erano persone che agitavano le loro braccia e stavano probabilmente litigando. Solo allora capimmo che anche la juventus era atterrata sulla luna prima di noi. Loro erano stati i secondi).
Già. Anche la gobba sulla luna.
Tra un po’ sbucherà anche Silvan con un casco da astronauta, ci scommetto.
Non riesco più a muovere un solo muscolo, ma Aldrin continua velocemente a gettare foto sul tavolino.

 

– We were listening to their words via radio. The rabbits claimed to be the first to land on the Moon, while the Turin players mocked them. Of course we well knew the rabbits were lying, as they always did from time immemorial (Sentimmo le loro conversazioni via radio. I gobbi sostenevano di essere stati i primi ad atterrare, ma I giocatori del Toro li spernacchiavano. Naturalmente noi sapevamo bene che i gobbi mentivano, così. come avevano sempre fatto nella loro storia). However Turin players gave the rabbits a unique opportunity. They challenged them to play a match up there. The winner would have been declared as “First team walking on the moon”. And so that became the first derby on the Moon… (I giocatori del Toro, comunque, concessero ai gobbi un’opportunità unica e irripetibile. Li sfidarono a giocare una partita di calcio lassù. Il vincitore sarebbe stato dichiarato “Primo team a camminare sulla luna”. E così quello fu il primo derby lunare…)

 

Se mi passasse addosso uno schiacciasassi credo che non lo sentirei.
E sono quasi certo di stare perdendo bave dalla bocca con espressione oltremodo rincretinita.

 

– It was funny: juventus had brought on the Moon four supporters and a ref, they always have a ref with them, just in case… (La cosa buffa era che la juventus aveva portato con sé quattro tifosi e addirittura un arbitro, ne portano sempre uno con loro, per sicurezza). Aldrin mi mostra la foto che scattarono a un tifoso gobbo che attendeva l’inizio del derby.

 

Mi chiedo come sia stato possibile mettere i tifosi all’interno della loro astronave, se già era piena di giocatori.
La cosa mi sfugge. Aldrin dice:
– Oh, it’s quite easy. Two on the front seats, two on the back seats (Oh, è semplice,  due davanti, due dietro).
Annuisco per disperazione.

 

– It was a great match (Fu una grande partita) – gli occhi di Aldrin sembrano illuminarsi al ricordo. – Turin won 3-0, look at the picture of this goal, for instance…! (Il Toro sconfisse la gobba per 3-0 dai un’occhiata a questa foto, ad esempio).

 

 

– Although the movements were very slow, just like Barone’s ones, Turin players appeared to be more skilled and determined than their competitors (Sebbene I movimenti fossero per forza di cose lenti, un po’ come quelli di Barone, I giocatori del Toro sembravano essere più abili e determinati dei loro rivali). A young and very talented guy scored all the goals… I still must have a picture of him… (Tutti I goals furono segnati da un giovane di talento, devo avere ancora una sua foto…) Aldrin cerca all’interno delle tasche, fino a che non trova la foto.
Chiudo gli occhi. So già cosa vedrò quando li riaprirò.

 

 

Infatti. Lo immaginavo.
Lui è sempre in mezzo a queste cose.
Del resto chi poteva essere? Bjelanovic?
– Do you know him? (Lo conosci?) – mi chiede il mio interlocutore.
– Hhmmm I must have seen him somewhere and sometime (Hhhhm… devo averlo visto da qualche parte, qualche volta).

 

– Do you remember any other player? (Ricorda qualche altro giocatore?).
– Yes indeed! (Certo!) – Ci pensa un po’su., poi dice:
– I remember a guy with mustaches, maybe he was from Tuscany. He really hated the juventus players.. (Mi ricordo di un giocatore con i baffi… il suo accento poteva essere toscano. Sembrava odiare davvero i giocatori gobbi…).

E questo ce l’ho – penso.
– Then there was the Captain. He was silent and undaunted. He kicked a juventus player in the ass. The poor guy was thrown away from the Moon… (Poi c’era il Capitano. Era un tipo silenzioso ma tenace e indomito. Prese a calci nel sedere un gobbo, che fu scagliato lontano dalla Luna).
Riconosco anche questo. Caro Capitano.
And then there was another guy with mustaches. He was not tall but was very skilled and really got the juventus defenders almost mad. He was as light as if a butterfly could fly on the moon and and the number of his shirt was “7”… (E poi c’era un altro tipo coi baffi. Non era molto alto, ma era davvero un fenomeno e fece ammattire I difensori gobbi. Era leggiadro come se una farfalla potesse volare sulla luna… e il suo numero di maglia era il “7”)
E questo? Mi ricorda qualcuno… Eppure… No, Sala non può essere. All’epoca non aveva neanche i baffi.
Ma allora chi…?

 

Aldrin fa segno di volere alzarsi, ma io gli chiedo di terminare il racconto.
– What did you do after the match? (Che cosa faceste dopo il match?)
– Well, juventus let the moon in flames of rage, and Turin players celebrated their victory for some minutes. They told us they didn’t care to be remembered as the first men on the moon. The most important thing had been defeating juventus.
(Bè…la gobba se ne andò dalla Luna schiumando rabbia. I giocatori del Torino festeggiarono la loro vittoria per qualche minuto. Ci dissero che a loro non importava di essere ricordati come i primi uomini sulla Luna. La cosa importante era stata sconfiggere i gobbi). So they went away after that, In the meanwhile, we realized that a fourth starship had landed on the Moon. It was the Soviets’ one. They had seen everything and they simply couldn’t stop laughing. While, they were laughing, we simulated the landing once again, as we were really the first to land on the Moon. And we shot some photographs. That’s the story that everybody knows. At least we defeated the Soviets, but nobody enjoyed that fake victory.
(Così se ne andarono, poco dopo. Nel frattempo ci accorgemmo che una quarta astronave era atterrata sulla superficie lunare. Erano i Russi. Avevano visto tutto e ridevano come pazzi, non potevano fermarsi. Così approfittammo del fatto che stessero sghignazzando e simulammo l’atterraggio ancora una volta, come se fossimo stati realmente i primi ad atterrare lì. Scattammo qualche fotografia. Questa è la storia che tutti i conoscono. Alla fine almeno riuscimmo a battere i sovietici, ma nessuno riuscì a gioire per quella vittoria falsa).

 

 

Fuori ha smesso di piovere.
Non sento più lo scrosciare dell’acqua.
Scuoto la testa. Ripenso a tutta quella storia.
Mi sento un altro da quando sono entrato in questo albergo.
No.
Qualcosa non quadra.
Il racconto di Aldrin parla di un astronauta granata col numero sette, leggiadro sulla luna come se una farfalla avesse potuto volare… Una farfalla? Chi poteva essere quel giocatore..?
Nel 1969 Gigi se ne era già andato da due anni…
Faccio presente i miei dubbi ad Aldrin, gli dico che mi ha raccontato una serie di balle impressionanti.
E il nostro Capitano certo non può confermare quella storia, lui che se ne è andato nel 1976.
Aldrin mi guarda in modo paterno Come se avesse già previsto tutto, mi mette una mano sulla spalla e mi guarda fisso negli occhi.
– Do you think that on the Moon things work the same as on The Earth? (Credi che le cose sulla Luna funzioni allo stesso modo che sulla Terra?) What do you know of the dark side of the Moon? (Che cosa sai del “lato oscuro della luna?”) Do you really think that Gigi really died in 1967? And are you sure that Giorgio passed away in 1976…? (Pensi davvero che Gigi sia morto nel 1967 e Giorgio se ne sia andato nel 1976?).
Ride divertito alla mia faccia sgomenta.
Sembra la scena finale di un film, nel quale il protagonista che scopre una verità incredibile, che sembra non lasciargli scampo.
– Sometimes it’s better to let people believe what they can understand, when you have a greater mind and you can reach the greatest goals (Talvolta è meglio lasciar credere alle persone ciò che loro possono capire, quando hai una mente superiore e puoi raggiungere I traguardi più grandi… )
Cosa vuol dire quella frase sibillina? Che significa “far credere alla gente la verità più semplice”?
Aldrin si alza, il tempo è scaduto, terminato. La sua sicurezza è in pericolo.
Lo afferro per un braccio.
– Do you think… that they… they are stilll…? (Crede che loro siano… Siano ancora…)
Si volta con un sorriso bonario e sospira. – As far as I know, the last time I saw them, they were heading together to a system very alike to the solar one. Ask yourself why most of the universe supports Turin… (Per quanto ne so l’ultima volta che li vidi, erano diretti insieme verso un sistema planetario molto simile a quello solare. Chiediti come mai buona parte dell’Universo tifi Toro…) ridacchia – … eh eh good guys! But I think someday they’ll come back. There is a lot of work to do on Earth… (eh eh… sono dei bravi ragazzi. Ma penso che un giorno torneranno. C’è molto lavoro da fare sulla Terra…).

 

E’ sparito, se ne è andato.
La testa gira come un disco.
quasi mi sembra di sentirne le note..
Stringo ancora tra le mani questo strano bicchiere.
Aldrin aveva detto di non voler registratori tra i piedi e certo non poteva immaginare che questo bicchiere in realtà fosse un microfono.
Eh eh… a noi di Toronews, James Bond fa un’emerita pippa.

 

Cosa farò di questo nastro? E di queste foto? Le pubblicherò?
Nessuno ci crederebbe… o forse sì.
Passeggio sotto la luce della luna che, sbuca finalmente dalle nuvole, timida protagonista di quello che fu.
Non posso non ammirare il suo lato illuminato e pieno di sole, che ne fanno un disco lucente.
Un disco, si.. mi viene di nuovo in mente un disco.
E mi tornano in mente le parole di Aldrin , mentre mi fermo a guardarla sorridente, i piedi fermi sul selciato umido.
Sometimes it’s better to let people believe what they can understand, when you have a greater mind and you can reach the greatest goals
Dove siete ragazzi? Da qualche parte lassù?
Sento quel vecchio disco che gira.
Le sue note diventano ombre che sembrano sovrapporsi alla luce là in alto.

 

And all that is now
And all that is gone
And all that’s to come
And everything under the sun is in tune,
But the sun is eclipsed by the moon…

 

MAURO SAGLIETTI

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