Senza decoder

Senza decoder

di Marco Peroni

Per farvi capire perché parlo di nuovo di un fumetto – quando solitamente mi sforzo di dare alla rubrica una certa varietà – mi basta ripetere con voi la domanda che mi son fatto questa notte: "quanto era che non mi partivano le lacrime leggendo qualche cosa?"
Dato che la risposta è “da un bel po’” se ne deduce rispettivamente: che non sono ancora diventato…

di Marco Peroni

Per farvi capire perché parlo di nuovo di un fumetto – quando solitamente mi sforzo di dare alla rubrica una certa varietà – mi basta ripetere con voi la domanda che mi son fatto questa notte: "quanto era che non mi partivano le lacrime leggendo qualche cosa?"
Dato che la risposta è “da un bel po’” se ne deduce rispettivamente: che non sono ancora diventato un vecchio frignone; che la storia che ho letto è una bomba.
Così metto da parte ogni indugio e poso un altro mattone del nostro “Filadelfia interiore” (paraculo eh? l’immagine era piaciuta a molti, la settimana scorsa… e comunque sempre meno paraculo del Mattone di cui parlarono altri) per mezzo di questo romanzo disegnato.
L’opera si intitola Morti di sonno ma la cosa non vi inganni: si tratta di tavole da cui sprigiona una forza inaudita e in cui la vita è assoluta protagonista. Davide Reviati, l’autore che non conoscevo ma che mi ha già fregato, disegna come un dio e racconta con l’urgenza degli artisti veri, quelli che immortalano qualcosa che altrimenti li farebbe fuori.

Si racconta di un gruppo di bambini che giocano forsennatamente a pallone, correndo come pazzi in mezzo a un prato, ogni giorno, fino a quando il buio si mangia porte e pallone…
E sin qui tutto speciale, ma normale: è la vita che ho fatto anch’io, e chissà quanto di voi, finchè è stato possibile. Ma il fatto è che sullo sfondo di questa interminabile partita si staglia il petrolchimico di Ravenna, e il villaggio in cui i bambini vivono è l’Anic, fatto costruire da Enrico Mattei alla fine degli anni Cinquanta a ridosso dello stabilimento.
E così la Grande Fabbrica – efficace metafora della Realtà – è proprio ciò che accompagna la perdita dell’innocenza: nella morte bianca di qualche genitore, nell’allarme che ogni tanto suona, negli odori minacciosi che si abbattono sulle partite.
Ma la storia prosegue, con i protagonisti diventati uomini in un mondo “senza Cantarutti”: il prato e il pallone sono più lontani, qualche sogno se n’è andato e torna a galla spesso in qualche whisky.

Reviati ha disegnato queste quattrocento tavole montandole in una sceneggiatura sorprendente, a volte psichedelica ma senza che il trip abbia mai il sopravvento sul racconto: miracolo di misura che mi ha fatto rimandare la cena fino a quando non avevo divorato il libro.

Coconino Press ha fatto veramente una gran cosa a regalarci questo viaggio (beh non esageriamo, 17 euri li dovete comunque calare)… un viaggio che vi giuro sembra fatto apposta per noi.

Un abbraccio a tutti, Marco

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