Il Bivio

Il Bivio

Cari amici, mischiamo le carte e giochiamo un po’. Questa settimana i protagonisti siete voi. Seguite la vicenda e ad ogni bivio scegliete la strada secondo voi migliore o che ritenete opportuna.
Se la conclusione non vi soddisfa, tornate indietro e fate un’altra scelta… Buon divertimento!

 

– Ma tu credi negli universi paralleli e alla possibilità di viaggiare nel tempo?
– Gilberto,…

di Redazione tvvarna

Cari amici, mischiamo le carte e giochiamo un po’. Questa settimana i protagonisti siete voi. Seguite la vicenda e ad ogni bivio scegliete la strada secondo voi migliore o che ritenete opportuna.
Se la conclusione non vi soddisfa, tornate indietro e fate un’altra scelta… Buon divertimento!

 

– Ma tu credi negli universi paralleli e alla possibilità di viaggiare nel tempo?
– Gilberto, lasciami stare. Non sono dell’umore.
– No, dico sul serio… Hai mai pensato alla possibilità che nell’universo ci sia spazio per infiniti mondi e tempi in cui la storia può essere modificata a piacimento? Ecco, secondo la teoria di Desmond, applicata alla relatività temporale e alla prima legge di Oppi-go-away…
– Gilberto, ti ho detto di lasciarmi perdere. Non voglio parlare con nessuno!
– Ti fa male stare lì a mugugnare su te stesso. Non sarà certo il modo migliore per fare tornare Silvia…
– E tu che ne sai, moccioso? E non ti permetterti di nominarla, sai?
– E’ vero, non ne so nulla, ma per la seconda legge di Duff, applicato il postulato di Proud Mary…
– Basta! Perché non te ne vai a giocare con i tuoi amici? Ah, già, tu non hai amici…
– Vado vado, ma se ti va di dare un’occhiata alla mia ultima invenzione, la trovi su in soffitta. Io sinceramente non ne ho capito l’utilità. E non sono neanche certo che funzioni…
Essere il fratello maggiore di un ragazzino prodigio è una cosa sconfortante.
Se poi è un ragazzino di dieci anni e tu ne hai quasi nove di più… bé, allora è una strana palla al piede.
“Ma come sei bravo qui”, “Ma come sei bravo là”, “Ma quanto sei intelligente…”.
Devi ammettere che l’intelligenza davvero non gli manca, due lauree… e poi ha già inventato di tutto!
Sali su in soffitta, nel “suo” studio personale.
Ti trovi di fronte una strana scatola di plastica verde, con un paio di pulsanti e un datario con lancette.
Gli appunti del tuo fratellino recitano “Inserire data e premere pulsante verde”.
Sei incuriosito, e se quella fosse veramente una macchina del tempo…?
Rifletti sui momenti della tua vita che ti piacerebbe rivivere.

Cosa scegli?
BIVIO INIZIALE
– Se proprio devi viaggiare nel tempo, vuoi avere a che fare col Toro. Non esiste altra scelta per te. Magari ti piacerebbe tornare a un tempo in cui le cose erano diverse e tentare, perché no?, di modificarle
Vai al punto A)

– Sei scettico sulla scatola che ti ritrovi tra le mani. Se proprio funzionasse, piuttosto che sprecare il tempo in romanticherie, preferiresti essere  tranquillo testimone di qualche fatto importante della storia…
Vai al punto B)

– Non credi in queste scemenze. Punti una data a caso sulla scatola.
Tanto non funzionerà sicuramente.
Vai al punto C)

 

A)
Che bello se questa macchina potesse realmente funzionare e farti vivere in universi dove il granata è il colore dominante, dove esiste giustizia. Già… ma cosa scegliere? Ti vengono in mente migliaia di pensieri e opportunità. La prima cosa a cui pensi è la possibilità di deviare il corso della storia, di salvare delle persone… ma chissà come funziona questo marchingegno dal quale cominci ad essere terribilmente incuriosito. E se incasinassi le cose ancora di più? Non sarebbe meglio fare una prova?
Vorresti essere più lucido, invece il pensiero di Silvia continua a rimbombarti nella testa. Il suo ricordo non ti da tregua… vorresti che tutto fosse andato in modo diverso e nello stesso tempo avresti il desiderio di fuggire lontano migliaia di chilometri.

Che cosa scegli?
– Imposti la data dell’11/06/2006, la sera di Toro-Mantova. La sera nella quale ti sei messo con lei. Per rivivere le cose, per farle andare in modo diverso…
Vai al Punto A1)
– Imposti la data del 13/05/1992, la finale di Amsterdam… la traversa di Sordo…
Vai al Punto A2)

 

B)
Questa macchina deve funzionare sul serio. Dopo aver selezionato la data, ti ritrovi immerso nella nebbia, o meglio, nel fumo, mentre tutto fluttua.
Quando la foschia inconsistente si dirada, ti ritrovi proprio dove hai sempre desiderato. Nell’antica Roma! Sei vestito con una tunica bianca e celeste e con dei sandali, il clima sembra mite e si odono delle urla in lontananza.
Non dai peso a queste cose. La gente non sembra considerarti fuori posto, tanto meno nota la scatola luminosa che stringi in mano e che forse è meglio nascondere sotto la tunica.
Decidi di addentrarti nel primo edificio che ti si para di fronte.
E’ il teatro di Pompeo.
Poco oltre l’ingresso involontariamente calpesti un oggetto.
E’ un lungo coltello insanguinato!
Rimani di sasso a guardarlo quando ti accorgi che ai tuoi piedi, poco più in là, c’è il cadavere di un uomo, massacrato…. Vuoi vedere che è stato ucciso con quel coltello?
Non sarà mica che…
Dei passi affrettai ti sorprendono.
Ti trovi di fronte a dieci omaccioni con la tunica giallo-rossa. Vedono il cadavere e puoi percepire i segni della loro disperazione. Dai ricordi maccheronici del tuo latino riesci a capire che ti trovi di fronte al cadavere di Giulio Cesare!
E Non solo.
In questo universo sembra che Giulio Cesare fosse anche il capo del C.U.C.S, Commando Ultrà Curva Sud del Colosseo.
Molto bene. Tu, non solo hai il coltello in mano, ma sei anche vestito di bianco-azzurro.
La situazione precipita.
– Grrrr! Damnate lazialis, Nos frangimus deretanum tuum!
– Nos mactamus te. Et si lazialis non esse, ego dico te profeto gobbum essem!
– Ehy.. un momento! Non sono stato io! Sono innocente! Io sono del Toro…
Non c’è tempo per spiegare. Sei capitato nel luogo sbagliato al momento sbagliato.
Cerchi di scappare lontano, ma inciampi nei sandali. Ti rialzi e scappi per un lungo sotterraneo, poi per dei cunicoli, fino a quando non trovi una via di uscita.
Sei in mezzo a una larga arena piena di gente che ti acclama. Cavoli, sei finito dentro al Colosseo!
Saluti la gente: Eh, eh, ciao a tutti, Forza Toro!
– Non Taurus, Leo ferox, multe ferox! – dice un senatore delle prime file.
– Leo ferox? – ripeti. Non capisci finché non senti il ruggito.
Non sei solo nell’arena. C’è anche un felino molto affamato. Non è lì per caso, ovviamente
Stringi la scatola del tempo, è la tua unica speranza.
Schiacci una data a caso e speri che funzioni.

Dove vai?
– Ti piace il mare
Vai al punto B1)
– Preferisci la città
Vai al punto B2)

 

C)
Una strana nebbia ti avvolge per qualche istante. Quando si dirada, non sei più nella soffitta polverosa e non ci vuole molto ad accorgersene. Sei in piedi su di un aiuola di una grande piazza sulla quale si affacciano alti palazzi. La gente è vestita in maniera strana e parla in una lingua straniera, te ne accorgi anche dalle insegne dei negozi che si affacciano sulla piazza.
Le donne hanno strani copricapi e acconciature cotonate, tra le tinte prevalgono i toni pastello. Dunque la scatola del tempo di tuo fratello funziona realmente… ma come fare a capire dove sei?
E’ un luogo affollato, la gente preme ai lati della strada… come se dovesse transitare qualcuno.
Alla tua destra un signore sta riprendendo la strada con una piccola telecamera super-8.
Vorresti chiedere inforazioni, ma la scarsa conoscenza della lingua ti blocca.
Ti fai largo comunque tra la folla. In molti hanno bandierine americane tra le mani. E’ evidente che sta per arrivare un corteo, ma… quale?
Dalla via che immette nella piazza cominciano ad arrivare le prime macchine.
Tutto a un tratto qualcosa ti salta alla mente.
Colleghi il tutto… le moto, la piazza con il prato, la sopraelevata… e il palazzo del deposito dei libri, con la finestra del quinto piano socchiusa…
Siamo a Dallas, Deeley Plaza. E’ il 22 novembre del 1963… Kennedy sta per essere ucciso.
Senti il rombo delle vetture che si avvicinano.
Ma sei paralizzato, guardi anche oltre la palizzata che delimita il prato dallo scalo ferroviario, dietro di te. La gente urla festante… le prime macchine stanno per svoltare. Devi fare qualcosa… ma cosa?

Cosa scegli?
– Corri disperatamente verso il deposito di libri. Non sarà stato certo solo Oswald a sparare, ma devi fare qualcosa e provi a fermarlo.
Vai al punto C1)
– Sei disposto a fare qualsiasi cosa, proprio qualsiasi cosa, anche la più aberrante per fermare quel corteo e salvare la vita a Kennedy…
Vai al punto C2)

 

A1)
Torino-Mantova.
Che ricordi quella sera. Sei arrivato a paragonarli quasi alla bellezza pirotecnica di quelli col Real Madrid. Mentre il pullman ti trasporta allo stadio, le immagini mentali della partita si accavallano con quanto capitato sugli spalti.
E’ stata la sera con cui, al culmine di una gioia devastante avevi dato il primo bacio a Silvia.
Ti eri spesso chiesto se fosse la persona realmente giusta, durante quei due anni nei quali forse avevi preferito ignorare o non vedere alcuni aspetti del suo carattere che potevano preannunciare.. quello che poi sarebbe capitato.
Ricordi amari.
Potevi scegliere, Silvia la bruna, o l’altra ragazza bionda.
Non ti ricordi più neanche il suo nome. Era carina e da tempo sapevi di piacerle. Te l’aveva detto a chiare lettere. Ma tu scegliesti Silvia perché era più sfuggente… più selvaggia.
Non puoi dimenticare il volto delle ragazza biondina quando vide il bacio tra te e Silvia.
C’era anche lei sulle gradinate quella sera.
Chiudi gli occhi rilassandoti sul sedile. Non sai ancora bene cosa farai quella sera… se cercherai di rivederla, se salirai al secondo anello, dove vi posizionavate di solito…
Tutto a un tratto il tuo vicino di sedile ti dice – Sono nervoso, speriamo davvero di farcela.
E’ Alessandro Rosina.
Rimani a bocca spalancata, mentre ti guardi attorno.
Sei sul pullman del Toro che sta viaggiando in direzione stadio.
Non solo. In quell’universo hai anche tuta e borsone.
Sei un giocatore del Toro.

Ok, ok, sei stravolto, ma se tu potessi scegliere, ti piacerebbe essere…
– Il portiere! Sei un po’ pazzo e hai sempre avuto lo spirito di avventura nel sangue.
Vai al punto A3)
– Il tremendista, il giocatore che non molla mai, magari un difensore, ma uno che non molla mai.
Vai al punto A4)

 

B1)
La nebbia si dissolve di nuovo, sollevata da un forte vento.
Ora sei vestito con una larga camicia, ampi pantaloni, e stai spazzando il ponte di una nave completamente in legno. Tutto attorno a te soltanto mare, mare e ancora mare. A poche decine di metri dalla nave sulla quale sei finito, ne procedono altre due, sempre spinte da enormi vele.
Tutto intorno a te è pieno di marinai. Alcuni parlano una lingua straniera, che tuttavia ti sembra familiare. Altri invece…
Non hai tempo di pensare. Ti si avvicina un marinaio con aria minacciosa.
– Uè, belìn, che cosa ti sei fermato a fare? Guarda che il tempo è moneta! Se esce il capo e ti vede battere la fiacca, ti butta ai pesci! Belìn!
Vorresti capire dove di trovi, tuttavia lo strano accento genovese del marinaio ti mette sulla buona strada. Ti rimetti a spazzare il ponte della nave riflettendo. L’oceano, i marinai con lo sguardo incavolato, le tre navi… In quell’istante, dal locale più signorile della nave esce il comandante e guarda in cagnesco i marinai.
Lo riconosci, lo hai già visto tante volte sulle vecchie banconote.
E’ Cristoforo Colombo.
Sei finito su una delle tre caravelle, in rotta verso l’America.
Non fai in tempo a renderti conto del pasticcio nel quale sei finito, che ti salta agli occhi un particolare agghiacciante.
Sul pennone più alto della nave non sventola una bandiera normale.
Sventola una bandiera della Sampdoria!
Ti porti le mani ai capelli. Possibile che Cristoforo Colombo fosse blucerchiato?
Ma diamine, prima Giulio Cesare giallorosso, poi il navigatore più famoso di tutti i tempi che tifa per i ciclisti…
Non resisti. Ti allontani dal posto di lavoro sotto lo sguardo atterrito degli altri marinai, che temono che una tale insubodinazione non ti verrà perdonata.
Salì fino a Colombo e lo guardi dritto negli occhi.
E’ un momento che sembra non terminare mai.

Cosa gli dici?
– Gli urli  “Ma come c… si fa a tifar per la Samp?
Vai al punto B3)
– Gli dici “Bè, in fondo la Sampdoria non è una squadra così antipatica…”.
Vai al punto B4)

 

C1)
Hai scelto di correre disperatamente verso il deposito di libri.
Non hai molto tempo. Vorresti dare l’allarme ma non ti prenderebbero mai sul serio. Sai bene che molto probabilmente Kennedy sarà vittima di fuoco incrociato, non certo del solo Oswald, ma l’istinto di dice comunque di correre verso il deposito di libri, magari qualcosa potrà succedere.
Attraversi la Deeley Plaza urtando diverse persone che terminano a terra smadonnandoti dietro.
Alla fine arrivi al portone d’ingresso del palazzo. Lo spalanchi con furia e…
All’interno non c’è nulla.
C’è solo un prato, poi più nulla.
Cerchi di capire qualcosa di quella stranezza.
Sollevi lo sguardo. Del palazzo in realtà esiste solo la facciata, così come accade nelle scenografie che vengono usate per i film.
Ti volti per tornare indietro, in preda alla confusione, ma non ti accorgi di un grosso cavo elettrico steso per terra. Incespichi, il cavo si scollega.
Immediatamente si sentono delle urla provenienti dalla Plaza, riconoscibili anche al tuo orecchio non esperto in Inglese.
– STOP! STOP! Chi è quel gobbo che ha attraversato il set? – urla Oliver Stone nel megafono.
– E quello là! Ha anche staccato il cavo di alimentazione!
– Dov’è la Sicurezza? Sarà sicuramente uno juventino! Lo voglio vivo!!!
Stanno parlando proprio di te, anche se non sei gobbo, ma hai combinato un bel casino lo stesso.
Mentre cominci a scappare per la Plaza, ti rendi conto di aver preso una cantonata.
Non era la Deeley Plaza del 1963. Era il set di JFK, di Oliver Stone.
Alcuni energumeni di colore ti stanno inseguendo e le loro intenzioni sono fin troppo chiare.
Non sai più dove scappare, quando d’un tratto intravedi una possibilità di fuga.
La macchina presidenziale usata dagli attori!
Scaraventi via l’attore che impersona Kennedy e molli un lordone alla moglie Jackie (la controfigura, ovviamente), poi monti sulla macchina scoperta e parti sgommando, scendendo verso il sottopassaggio della Deeley Plaza, inseguito da regista, scenografi, truccatori, attori e comparse inferocite.
Tutti che ti danno del gobbo, mica male.
Dannazione, non c’è molta benzina, del resto questa è una macchina di scena.
In  mano hai ancora la scatoletta di tuo fratello.
Stai guidando… non hai molto tempo. Punti una data a caso.

Cosa scegli?
– Hai scelto una data dove ti sembra ci sia scritto 1912
Vai al punto C3)
– Hai scelto una data dove ti sembra ci sia scritto 1960
Vai al punto C4)

 

 

A2)
Nessuno potrà mai dimenticare quella sera. Potrai mai cambiare il corso degli eventi e incontrare un universo dove le cose vadano in maniera differente?
Rivivi il tutto come se fossi di nuovo là. Il lungo viaggio in pullman… la polizia olandese, cordiale ma severa… qualcuno si era addirittura appiccicato il piccolo adesivo del Toro sul casco. Ricordi anche che alcuni tifosi furono portati lontano da Amsterdam con una scusa e raggiunsero lo stadio soltanto in serata…. Il tuo gruppetto comunque gira liberamente per la città. I tuoi amici decidono di fare un lungo giro per ammirare e provare di persona le molte attrattive… ehm.. che la città propone.
A te non va, sei nervoso e ti chiedi come fare per deviare il corso degli eventi.
Mancano ancora molte ore all’inizio della partita e gironzoli nei pressi dello stadio, deserto a quell’ora.
Incredibilmente ti si profila un’opportunità. Uno degli ingressi è socchiuso!
Questo sarà un universo nel quale forse i livelli di sicurezza sono minori, fatto sta che riesci a intrufolarti all’interno dei sotterranei dello stadio.
Nascondi sciarpe, bandiere e cominci a girovagare, nel frattempo cominciano i primi arrivi.
Sei nella zona degli spogliatoi e, malignamente, il destino sembra offrirti un’opportunità alquanto machiavellica.
Sbirci da dietro una porta e… eh eh!

Cosa fai?
– Dietro la porta c’è un raccattapalle. Gli tiri una (amichevole) botta in testa e ti travesti da lui.
Vai al punto A5)
– Dietro la porta c’è l’arbitro. Gli tiri una (amichevole) botta in testa e ti travesti da lui.
Vai al punto A6)

 

B2)
La nebbia ti avvolge appena in tempo. Il Leone ti si lancia addosso ma da addentare trova soltanto aria. Quando però la solita nebbia bla bla si dirada, riesci soltanto a vedere delle tavole di legno.
Proprio così. Diciamo che sei messo in posizione strana, chinata.
Le braccia sono legate, supponi, dietro la schiena e la testa è infilata in un un foro in una strana struttura.
Per farla breve, sei immobilizzato e puoi solo guardare le travi di legno di quello che supponi essere un palco.
Che situazione del menga! Non hai neanche con te la scatola del tempo, è posizionata poco più avanti, la puoi vedere. Questo è veramente un guaio, perché se ci sarà un modo di uscire da quella situazione, non si potrà fare a meno di quella scatola.
Senti parlare in francese e vorresti capirci di più. Sai solo di trovarti in un luogo pubblico all’aperto, perché senti il vociare di molte persone.
Improvvisamente un rullo di tamburi!
Oddio che sarà? Odi un rumore metallico, quindi un tonfo.
Davanti a te rotola… orrore! Una testa! Ora che la guardi bene ha una strana rassomiglianza con un giocatore juventino che tirava bene le punizioni… Una testa! Santiddio! Sei prigioniero in una ghigliottina!
Stai per metterti a urlare ma ecco un nuovo rullare di tamburi, il rumore metallico che si avvicina … ahi ahi ahi… il tonfo.
Non sei tu, per fortuna. Però davanti a te rotola una nuova testa: un uomo di colore.
Assomiglia a quella di un difensore che ha giocato a lungo nella…
Non c’è tempo.
– Aiuuuuto! Aiuto! – Urli.
Non capisci molto bene il francese, ma riesci a comprendere, dalle varie voci che senti, che quella è un esecuzione voluta dal regime di Gobbespierre, infaticabile persecutore bianconero. Stanno eliminando tutti i gobbi di Parigi compreso quello di Notre Dame.
– Io non sono gobbo! – protesti.
– Tu n’est pas…?
– Tu n’est pas un par de ball! – ripeti – Insomma, io non conosco il francese… Je ne suis pas un gobbe, un jouer de la gob… ma come cavolo si dice?
Rullo di tamburi… oh, no….no no… ahiahiahiahiahiahiahiahi.
Tonfo. Rotola una testa che assomiglia vagamente a quella pelata di un giocatore nato in Algeria.
Destino vuole che la testa rotoli proprio sulla scatola del tempo, mettendola miracolosamente in movimento.

Se potessi scegliere, dove andresti?
– A Torino!
Vai al punto B5)
– Troppa tensione. In un posto tranquillo, a leggere poesie.
Vai al punto B6)

 

C2)
Cosa sei disposto a fare per salvare la vita al Presidente degli Stai Uniti d’America?
Sai benissimo che se parlassi con un poliziotto, nel tuo inglese penoso, finiresti in galera in due secondi, perché ti prenderebbero per pazzo.
No… devi studiare qualcosa di migliore, qualcosa per cui tutti si fermino, devi creare il panico a tutti i costi, devi fare fermare il corteo presidenziale.
Ti viene in mente solo una cosa talmente schifosa per cui tutti si metterebbero a urlare terrorizzati…
Un topo? Noooo… molto peggio.
Un serpente allora? Nooooo! Molto, ma molto peggio.
Non perdi altro tempo.
Scatti in avanti, superi le persone in attesa lungo la via, mentre l’auto presidenziale si intravede in lontananza. Metti a rischio la tua stessa vita, ti piazzi in mezzo alla strada dove il Presidente sta per transitare (ed essere ucciso) ed urli:
– Fermi tutti! Ci sono dei gobbi! Qui ci sono dei gobbi!
In un solo istante la gente si mette a urlare e scappa terrorizzata. Il corteo presidenziale inchioda, la sicurezza interviene. In un attimo tutti proteggono il Presidente gettandosi addosso a lui.
Non fai tempo ad accorgertene, ma un numero imprecisato di energumeni saltano fuori dal nulla e ti immobilizzano.
Vieni portato via di brutto, legato e incappucciato. Dopo qualche ora ti ritrovi in un infimo stanzino degli interrogatori. Davanti a te riconosci il mitico capo dell’FBI, J. Edgar Hoover, un personaggio di fronte al quale anche molti alti papaveri tremano.
Grazie al cielo il suo inglese è capibile e non ti crea problemi.
– Dunque tu sei un gobbo.
– No, io non sono un gobbo.
– Confessa, sei un sobillatore gobbo.
– Non sono un gobbo!
– In questo paese odiamo i gobbi
– Anche io li odio.
La schermaglia va avanti per oltre un’ora.
Riesci a capire che in quella nazione è in corso un’autentica caccia alle streghe contro i gobbi.
Te ne compiaci e cerchi di spiegare le ragioni della sceneggiata che hai combinato nella Deeley Plaza. Spieghi che Kennedy stava per essere assassinato e che tu non sapevi come fare per bloccare l’omicidio.
Hoover ti guarda, socchiude un occhio, poi dice, in un modo che non ti piace.
– Tu sai molte cose… Devi essere un duro…potresti essere l’uomo adatto per una missione speciale…

Cosa fai?
– Accetti?
Vai al punto C5)
– Giammai, quel tipo ti sembra losco e non vuoi collaborare con lui.
Vai al punto C6)

 

A3)
Dunque sei il portiere del Toro
Tremi come una foglia. Ti guardi nello specchio dello spogliatoio: non sei Taibi, sei proprio tu. Se i tuoi compagni scoprono che sei una ciofeca, finisce male. Ascolti il discorso di De Biasi che mette la carica a tutti negli spogliatoi, quindi decidi che è meglio fare il bene del Toro e gli dici in privato.
– Mister… io non ce la faccio, non posso giocare questa partita…
– Io ti prendo a calci nel sedere! Sei il miglior portiere della serie B! Entra in campo o te ne mollo uno che…
Non lo lasci finire, sei già in campo e ammiri una delle Maratone più belle di sempre.
Che bello essere del Toro! Che meraviglia quel brivido che scende nella schiena!
La partita ha inizio, tu continui a tremare.
Al decimo del primo tempo, Gasparetto incorna di testa.
Senza accorgertene, ti butti sulla destra e devii in calcio d’angolo.
Sei basito. Come hai fatto? Come sei stato capace?
La partita prosegue e il Toro passa in vantaggio con Rosina su rigore.
– Bah… – pensi – se tutto prosegue così non ci dovrebbero essere problemi.
Infatti anche la ripresa va come da copione, col gol di Muzzi.
Si va ai supplementari
Ma il gol di Nicola non arriva.
Non arriva proprio, ricominci a tremare. Inoltre viene espulso Fantini.
Sempre primo tempo supplementare.
Stai pensando che in questo universo le cose non stanno andando come dovuto, quando Melara atterra un avversario.
Maledizione, questo no, rigore!
Paolo Poggi per il Mantova.
Ricordi che l’altra volta aveva tirato a sinistra.
Chiudi gli occhi, poi ti butti di lì.
Parata, la palla va in corner.
Lo stadio esplode i compagni ti abbracciano.
Hai compiuto un miracolo, ma ancora qualcosa non ti convince.
La mancanza del gol di Nicola in quell’universo è un campanello d’allarme.
Secondo tempo supplementare, siamo agli sgoccioli.
Sai che Gasparetto tirerà, eccolo che si aggiusta il pallone.
Teoricamente dovresti stare fermo, l’altra volta la palla è uscita…
E’ una decisione che va oltre la velocità della mente.
Ti butti a sinistra con disperazione e devii la palla che sarebbe entrata.
Hai gli occhi spalancati, sei incredulo.
La partita è finita, ti viene da piangere per la gioia.
Sei l’eroe della partita. Guardi la Curva, dove sai che c’è lei…
Corri verso le gradinate e… ti ritrovi la scatola del tempo tra le mani

– Questa non è una scatola pensi amaramente, mentre vieni avvolto dalla nebbia
Vai al punto A7)
– Ogni sogno ha il suo risveglio – pensi, correndo da trionfatore verso lei, verso la Curva
Vai al punto A8)

 

B3)
Hai scelto di dirgli “Ma come c… si fa a tifar per la Samp?
Gli occhi di Cristoforo Colombo sembrano fiammeggiare.
Ti rendi conto di esserti andato a cacciare in un bel pasticcio, ma oramai il dado è tratto.
– Un Genoano!!! – urla il comandante…
– Ehi, non sono del Genoa… sono del Toro! – rispondi ormai completamente in balia degli eventi, oltre che delle onde.
– Peggio ancora! Belìn! Prendetelo, uomini.
Sai che la tua sorte è segnata e attendi di essere immobilizzato… se solo sapessi come far funzionare la scatoletta di tuo fratello, che non da più segni di vita…
Dopo qualche istante però ti rendi conto che nessuno sta salendo sul ponte superiore per catturarti, anzi, dai marinai si leva addirittura qualche risata sarcastica.
– Prendetelo, catturatelo! – insiste Colombo.
I marinai invece abbandonano le loro occupazioni per additare sghignazzando il loro comandante.
– Ma guardalo, quel blucerchiato!
– PRRRR!
– Siamo stanchi, abbasso Doria!
Colombo spalanca gli occhi incredulo mentre buona parte dell’equipaggio, almeno quello non portoghese, comincia a tirare fuori sciarpe del Genoa.
– Un ammutinamento! – urla Colombo mentre i marinai rossoblù lo immobilizzano e lo legano all’albero maestro.
– Liberatemi, pendagli da forca! – urla l’ex comandante, ma tutta la serata trascorre tra i bagordi e i festeggiamenti. I marinai intonano cori della tradizione popolare marinara, del tipo – Si sente puzza di pesceee e avete il mare inquinatoooo… – e così via.
Avevi sentito parlare di un ammutinamento delle truppe di Colombo, ma certo non immaginavi fosse dovuto al fatto che quasi tutto l’equipaggio fosse genoano.
Prima che la sbornia collettiva prenda possesso di tutti quanti, il marinaio più corpulento ti prende da parte. Sei intimorito ma ascolti il suo discorso.
– Sei stato coraggioso, da tempo eravamo soggiogati da quel ciclista… ora sei il nostro nuovo comandante. Dicci cosa dobbiamo fare…

Quali sono i tuoi ordini, comandante?
A) Si torna a casa, l’America può ancora aspettare qualche secolo prima di essere scoperta
Vai al punto B7)
B) Orizzonti nuovi, una terra da colonizzare pacificamente, una nuova cultura da esportare…
Si prosegue.
Vai a B8)

 

C3)
Hai scelto una data dove ti sembra ci sia scritto 1912
La macchina di JFK si dirada e tu con essa.
Poi lentamente prende forma una scena confusa. Speravi di finire in qualche posto tranquillo, invece quello che hai di fronte agli occhi è un momento di confusione e terrore.
Sei vestito con un ampio camicione e dei pantaloni neri, e stai tenendo per mano una ragazza. State entrambi correndo. Ti sembra strana, ti sembra di conoscerla. Tutto intorno c’è gente vestita di abiti che riconosci come quelli dei primi del secolo.
Sei sul pontile di una nave, di un grosso transatlantico.
La ragazza ti dice – Presto Jack, dobbiamo andare verso la poppa della nave.
Ti fermi di botto.
– Jack? Ma io non mi chiamo Jack. Io sono…
Anche la ragazza si ferma e ti guarda in modo ansioso.
– Jack… cosa dici? Non mi riconosci? Sono Rose? Andiamo, presto, la nave sta affondando!
– Rose? Ma chi è sta qui? – pensi mentre ti rendi conto di quanto la nave sia ormai inclinata.
Continui a scappare con la ragazza e passi accanto a una piccola orchestra che suona sul ponte.
Un’orchestra che suona sul ponte?
Gridi imprecazioni che nessuno conosce, anche se in molti si girano a voltarti. Proprio sul Titanic dovevi finire? – Non è possibile!!! – pensi e allo stesso modo cerchi di capire se riuscirai mai a sfuggire a quella drammatica situazione nella quale tuo fratello ti ha cacciato.
Rose, per la quale stai provando un’insofferenza crescente, continua a condurti verso la parte posteriore del transatlantico, che si sta inclinando sempre più velocemente.
Il mare sotto è un pozzo d’acqua scura nel quale molta povera gente sta cominciando a precipitare. Vi arrampicate fino alla balaustra posteriore della nave, proprio sopra alla scritta “Titanic – Southampton”. La situazione si fa sempre più disperata, quando tutto a un tratto ti viene in mente una scappatoia… La scatola del tempo! Quella può essere l’unica via di uscita!
Afferri l’involucro ma noti che le luci sono spente.
Provi a schiacciare i tasti a cambiare la data, ma non succede proprio nulla.
Evidentemente ci deve essere un periodo minimo dopo il trasporto, nel quale l’aggeggio infernale non funziona.
La nave è ormai in posizione verticale e da un momento all’altro si inabisserà.
Stai perdendoti in pensieri disperati quando la voce di Rose, di fianco a te, ti richiama alla realtà.
– Jack?
– Eh? Uh?
– Jack? – la ragazza ti guarda con occhi sognanti.
– Che c’è? Che vuoi?
– Jack… ci siamo conosciuti qui… – ti dice indicando la balaustra posteriore.

Che cosa le dici?
A)Le dici “Ma vai a quel paese, razza di somara! Io sto per morire in un film che  tra l’altro non mi era neanche piaciuto e tu mi dici queste idiozie? Ma vai a… “ e le molli anche un lordone.
Vai a C7)
B) Le dici “Amore mio, sei la cosa più bella e meravigliosa che mi sia mai capitata e anche se dovrò morire, lo farò col tuo sguardo negli occhi.
Vai sempre al punto C7)

 

A4)
Sembra incredibile, ma sei proprio un giocatore del Toro.
De Biasi nello spogliatoio ti carica. Dice che ha fiducia in te, che le tue ultime prestazioni negative non devono deprimerti e non devi farti influenzare dalle critiche.
– Cominciamo bene! – pensi. Pure uno scarsone sei, e devi giocare la finale col Mantova!
Entri in campo, anche se non hai certo sentito una ovazione al tuo nome.
Durante la partita sbagli tutto, peggio di Ipoua, un misto tra Hakan Sukur e Osmanowsky, anche se giochi in difesa.
La Maratona carica, ma lo stadio ti maledice ogni volta che tocchi un pallone.
Sai che lei è lì sugli spalti e non vuoi, non puoi fare una figuraccia simile…
Il Toro segna con Rosina su rigore, poi cominciano gli infortuni, due soli nel primo tempo, uno nella ripresa.
Ma il Toro spinge e, come nella partita che ricordavi, raddoppia nella ripresa con Muzzi.
Tu continui a giocare da scandalo, ma De Biasi non può più sostituirti perché ha esaurito i cambi.
– Poco male – pensi prima dei supplementari Ora segnerà Nicola e tutti saremo a posto…
Invece Nicola non segna, anzi Taibi travolge un attaccante.
Rigore ed espulsione del portierone.
Chi entra in porta? Indovina un po’.
Paolo Poggi per il Mantova sulla palla.
Non sai perché, non sai il per come.
Ricordi che nel tuo mondo Poggi aveva tirato sulla sinistra.
Un istinto strano ti fa buttare sulla destra.
Parata.
Parata, hai salvato risultato, partita e serie A.
Non capita più nulla. Guardi sfilare a lato il tiro di Gasparetto, che hai tenuto comunque sotto controllo, poi Farina fischia la fine.
Tuo malgrado sei l’eroe della partita.
Hai lo stadio che ti acclama, il cuore che batte a mille.
Anche il tuo cuore però batte forte…

Cosa fai?
– Scegli la ragazza bionda.
Vai al punto A9)
– Scegli Silvia, la bruna
Vai al punto A10)

 

B4) Torna immediatamente al punto B1, rileggi bene e fai un’altra scelta. Non posso credere che tu pensi che la Sampdoria sia simpatica. Non ci posso credere!

 

C4)
Hai scelto una data dove ti sembra ci sia scritto 1960
La nebbia avvolge la macchina di JFK, e la Deeley Plaza, dalla quale ti stai allontanando a tutta velocità… ma poco o nulla cambia. Stai sempre guidando, solo che ora la strada è scura ed il tergicristallo sferza la pioggia battente con regolarità.
No… non è tutto come prima. Ora è diverso, tutto diverso.
La macchina è diversa, tanto per cominciare, anche se ti sembra sempre una vettura degli anni ’50.
E’ notte, forse stai guidando da ore… riesci a malapena a ricordare di essere stato fermato da un poliziotto con gli occhiali a specchio. Non ricordi altro.
Sei finito in un mondo e in un tempo sinistri, non ti piace tutto questo.
Vorresti tornare a casa, ma non sai come fare. Provi a cambiare data sulla scatola del tempo, facendo un’attenzione approssimativa alla guida, ma non capita nulla. Evidentemente occorre che intercorra del tempo tra uno spostamento e l’altro e al momento la scatoletta è inattiva.
La strada è deserta, spazzata da una pioggia torrenziale e tu ti senti completamente a pezzi.
Devi essere finito su una strada secondaria.
In lontananza ti sembra di intravedere una luce.
Ti avvicini rallentando… è l’insegna di un motel.
Leggi il nome… ti ricorda… cosa ti ricorda? Tutto questo continua a non piacerti.
Ma sei troppo stanco. Ti fermerai un paio d’ore per riposare e poi vedrai se quel dannato aggeggio funzionerà di nuovo.
Entri nello spiazzo e posteggi. Esci sotto l’acqua battente e suoni alla porta del Motel.
Nessuno risponde. Ti sposti di lato e noti che il motel è dominato da una vecchia e inquietante casa a metà tra il Gotico e il Vittoriano, costruita sul terrapieno adiacente.
Dalla scalinata sta scendendo un giovane, mentre da una finestra illuminata della vecchia casa in legno si intravede il profilo di una donna…
Il giovane si scusa per il ritardo che ha impiegato nel raggiungere il motel, dice di avere avuto problemi con l’anziana madre. Si presenta, si chiama Norman.
Quel nome continua a ricordarti qualcosa. E’ come se la tua mente fosse offuscata…
Come hobby impaglia uccelli, molti di loro sono appesi all’interno del piccolo albergo. C’è anche qualcos’altro di sinistro appeso nella hall del motel, ma anche questo va a fare compagnia con i molti particolari oscuri della storia.
Parlate un po’.
Lui si rivela essere succube della madre deposta e tiranna, la cui voce minacciosa si rivela in seguito quando Norman risale le scale per tornare alla villa.
Decidi di passare la notte lì, hai bisogno di riposo…

Cosa fai?
A) Una bella doccia!
Vai al punto C8).
B) Tu non fai proprio nessuna cavolo di doccia!
Vai al punto C9)

 

A5)
Assalti amichevolmente il raccattapalle con una bottarella altrettanto amichevole.
Lo leghi, lo imbavagli e lo nascondi ancora svenuto in uno sgabuzzino, sperando di ricordarti di liberarlo, a partita conclusa.
Attendi con circospezione e poi ti confondi con gli altri raccattapalle fingendo di essere olandese. Qualcuno cerca di parlarti, ma tu scuoti vigorosamente la testa. Dal momento che la maggior parte delle domande implica un “Sì” o un “No”, speri di avere azzeccato la risposta giusta.
Entri in campo e la partita sta per avere inizio. I tuoi beniamini sono lì di fronte, che lottano per la vittoria.
Il problema è molto semplice… adesso che fai?
Ti piazzi dietro la porta di Menzo, il portiere di colore dell’Ajax e cerchi di rompergli le scatole.
– Ehy, portiere…. PRRRR!
– Portiere? Sei scarso!
– Portiere? Non vali niente…
No, così non funziona e quello manco ti capisce.
Provi a distrarlo in altro modo.
– Portiere, ti ho mai raccontato la barzelletta dell’uomo di colore nel deserto?
E quella dell’acqua avvelenata al Pian della Mussa? E quella di 9 settimane e 1/2? Quello dove c’è uno che si lamenta ad alta voce nel cinema dove proiettano il film e alla fine si scopre che non è un maiale, ma è caduto dalla galleria? No, eh?
Sei veramente disperato, passa il primo tempo, passa il secondo, pali di qui, pali di là, sedie alzate che non servono a nulla. La tua impotenza ti innervosisce, stai sprecando una grande opportunità che il destino ti ha dato.
Agli sgoccioli della partita, l’ennesimo attacco del Toro si perde sul fondo.
Invece di recuperare il pallone, gli sferri un calcio così forte che fa a finire contro l’intelaiatura metallica di un cartellone pubblicitario.
Senti un sibilo sospetto dal pallone. Si sta sgonfiando…! Vuoi vedere che la palla contro il cartellone…
Menzo recupera la palla e sembra non accorgersi di nulla. La rimette in gioco.
Ultimi sgoccioli, lancio lungo, ponte di testa, Sordo in mezza girata.
TONC! Fa il pallone sul piede di Sordo.
SPLAT fa il pallone contro la traversa.
Gol.
Non ci puoi credere, gol!
La palla, sgonfiata non è rimbalzata via ma è scivolata in rete.
La partita è finita, il Toro è campione!
Vorresti correre sotto la Curva dei tifosi granata, in fondo quel gol è anche tuo.
Ti volti e ti ritrovi di fronte Menzo.
Ha una faccia non proprio rassicurante.
– Punto primo: parlo e capisco l’Italiano perfettamente. Punto secondo: le sapevo tutte. Punto terzo: mi spieghi il finale di quella dell’uomo di colore nel deserto?

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A2, A, oppure a quello iniziale.

 

B5)
La passerella di legno svanisce sotto i tuoi occhi tramite il solito passaggio nebbioso.
Ti sarebbe piaciuto tornare a Torino, al sicuro, ma quello che vedi non è la Torino, la tua cara città. Sei vestito in uniforme, all’interno di un cunicolo buio, illuminato solo da lontane torce.
Da una porta di fianco a te arrivano colpi ripetuti, come se qualcuno la stesse abbattendo a colpi di mazza o spada.
Dietro di te senti una voce
– ‘Nduma, Peru! I franseis a intru…!
Traduzione mentale “Andiamo Piero (o Pietro), i Francesi entrano…!”
Peru? Mi ‘m ciamu pa’ Peru! Mi sun… – ti ritrovi a parlare in piemontese e non te ne rendi conto. Poi rifletti.
– Peru? I Francesi? Il tunnel?
I dubbi svaniscono quando senti un forte odore ti polvere da sparo.
Giuda boia maeledét! – esclami. Dalle stalle alle stalle.
In questo universo sei Pietro Micca, di fronte all’assalto francese della cittadella di Torino, nel 1706. In pratica stai quasi per farti saltare in aria, pur proteggere la fortezza della tua città.
Già, Pietro Micca era un eroe.
Tu no, e comunque non hai nessuna intenzione di morire.
Però devi difendere la tua città! Non sei mica un gobbo senza patria! Cerchi di studiare una via di uscita ma la porta ormai sta cedendo…
– ‘Nduma Peru! Ai sun i franseis gob!
I francesi gobbi? Ovviamente l’invasore non poteva che essere gobbo, naturale.
Ti viene in mente un’idea disperata.
– Urli verso la porta sapendo che non avrai più il tempo di accendere la miccia se le cose dovessero andare male.
Franseis! Andevlu a piè ‘n tel frac! Mi sun Pulici! E sun prope ‘nrabià! (Francesi… intraducibile… io sono Pulici e sono proprio arrabbiato)
I colpi sulla porta terminano di colpo. Ti sembra di respirare lo sgomento francese.
– Pardon?
L’hai dit che mi sun Pulici! E sun ‘nrabià ‘me na bestia! (Ho detto che sono Pulici e sono arrabbiato come una bestia)
Riesci solo ad udire dei passi veloci, di gente che scappa incespicando.
Il est Pulicì… Il est Pulicì… allez… alllez…
Non lo puoi ancora sapere, ma la ritirata dell’esercito francese ha inizio di lì.
Convinti che l’esercito piemontese schieri tra le sue fila Pulici, i Francesi hanno ritenuto più opportuna e dignitosa una bella ritirata.
Brau, Peru! – ti dice il tuo compagno – Ti sì che t’se brau! (Tu si che sei bravo).
Pensi a quella città, la Torino con pochi gobbi del 1706. Quasi non ti dispiacerebbe fermarti per un po’. Potresti sondare il terreno nel frattempo….
Sent’n po’, Vigiu… – chiedi al tuo compare – Co’ a l’ha fait el Tor?

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi B2, B, oppure a quello iniziale.

 

C5)
Accetti la missione affidatati da Hoover, che tuttavia è stato ben chiaro.
Trattasi di missione quasi suicida. Dovrai riuscire a parlare e convincere a scendere a patti uno dei grandi della terra.
Per fortuna ti lasciano la scatola del tempo. Vorresti utilizzarla subito, ma in fondo sei incuriosito da quella missione, e potrai sempre utilizzarla a tempo debito. Si spera.
Viaggi per giorni. Aerei, navi, treni.
Fino a quando non ti ritrovi, in un paese freddo freddo, in una enorme sala, al cospetto di un personaggio assai importante.
Sei a Mosca e ti trovi di fronte Nikita Chruščëv, il capo dell’U.R.S.S.
La tua missione consiste nel pacificare nientemeno che il globo. Ma gli Americani sono stati chiari. Si suppone che l’Unione Sovietica sia piena di gobbi e questo non è un bel segnale sulla strada della pace.
Ti accoglie con un minaccioso
– ТЫ ГοББο!
– Io non sono un gobbo! – ci risiamo
– ТЫ ГοББο ди мерда!
– Andiamoci piano con gli insulti. Io non sono nessun gobbo!
Per farla breve, dopo lunghe trattative, vieni a sapere che anche i Sovietici odiano i gobbi e pensano che l’america ne sia piena.
– Qui bisogna mettere un po’ d’ordine… pensi.
Dopo un’ora, tu e Chruščëv state già brindando a suon di vodka, intonando canzoncine tipiche della tradizione russa, tipo:
Ки нон салта є ун бианконеро, є-є!

Pochi giorni dopo viene firmato un trattato contro la proliferazione gobba nel mondo.
Per il mondo si profila un lungo periodo di serenità.
Le cronache riportano che il misterioso mediatore che, riuscì a riportare il mondo in pace, sia poi scomparso inghiottito dalla nebbia e sia volato verso un altro universo.
A lui, ignoto messaggero di pace e di odio anti-gobbo, sono dedicate città e piazze in questo universo.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi C2, C, oppure a quello iniziale.

 

A6)
Hai scelto di mettere fuori combattimento l’arbitro.
Gli tiri un’amichevolissima patela in testa e lo chiudi a chiave, ancora svenuto, in uno sgabuzzino. Sei un precursore, tra qualche anno ci sarà chi se ne vanterà anche.
Ti travesti da arbitro e vai a fare l’appello negli spogliatoi delle squadre. Quando entri in quello del Toro cerchi di trattenerti dallo scandire “olé” a ogni nome.
Le squadre scendono in campo ai tuoi ordini e, almeno all’inizio cerchi di rimanere imparziale.
Il tempo passa, tuttavia e sugli spalti la gente granata freme.
Il Toro attacca, Casagrande becca il palo… dannazione, tutto si sta ripetendo come allora!
La palla danza e ridanza nell’area olandese, niente da fare.
Termina il primo tempo e ti chiedi se stai facendo la cosa giusta ad essere così leale.
Ripresa: palla in area dell’Ajax, Casagrande cade. Sarà fallo o no?

Che fai?
– Rigore!
Vai al punto A11)
– Ma che rigore, devi essere leale…
Vai al punto A12)

 

B6)
Dunque la nebbia arriva a salvarti dalla ghigliottina, un attimo prima che questa ti tagli in due il collo… hai quasi timore di capire cosa ti aspetta ‘stavolta, dopo questa scorribanda funesta nel tempo.
Quando però tutto torna normale, ti ritrovi in un giardino fiorito, a ridosso di un antico palazzo, ai margini di un borgo antico. L’aria sa di primavera e ti chiedi da dove possa arrivare il pericolo questa volta.
Nell’aere si diffondono invece dolci versi che una voce tenta di comporre.
– O Silvia.. rimembri ancor quel tempo…
Dannazione! Con tutti i nomi che ci sono al mondo, ti tocca proprio risentire quello! Viaggi nel tempo per dimenticare e ti ritrovi ad avere a che fare ancora con lei….
Ti addentri nel giardino e vedi il compositore di dolci rime….
E’ un giovane non certo bello, seduto su una panchina, e curvo, in tutti i sensi, su dei fogli.
Non fatichi a riconoscerlo e capisci di trovarti a Recanati.
Il giovane ti vede e si presenta umilmente.
Sta cercando di comporre una poesia per la sua amata, la Silvia figlia di un nobile, ahilei malata di tisi.
Almeno è quello che si dice.
O Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi?
– Ti piacciono questi versi? – ti chiede Leopardi.
– “Fuggitivi”? Mi sembra una poesia su gobbo che…
– Lascia perdere il gobbo! Dicono tutti che sono gobbo, ma io non lo sono!
Provi affetto e compassione verso quel giovane sfortunato, e proprio in quel momento dal balcone del palazzo si affaccia Silvia.
Resti di stucco e ti mancano le gambe.
Non puoi crederci. E’ uguale alla tua Silvia, quella che nel vero universo ti ha… ehm… lasciato.
Ironia del destino, pensi.
– Senti la poverina come tossisce! “Si qual fatal augello, la sorte ria e meschina…”.
– Ma che tisi! Quella fuma come una turca. Credi a me, che la conosco bene…
– Tu la conosci?
– Sì, cioè no… è come se la conoscessi.. senti, se la vuoi conquistare devi fare come ti dico. Io so cosa le piace, devi bla bla… questi sono versi da comporre! Lei cadrà ai tuoi piedi!
– Grazie, caro amico, farò come dici… ma tu che farai?
– A me piacerebbe molto tornare a casa e…
Appena nomini la parola “casa” la nebbia ti riavvolge velocemente e ti ritrasporta nella soffitta, dove c’è tuo fratello ad attenderti.
– Come va? Allora funziona?
– Perfettamente, prima ho rischiato di essere sbranato, poi ghigliottinato. Ma questa cosa può veramente modificare il passato?
– Bè… risponde il fratello. Se ti capita di finire nello stesso universo di partenza… sì!
– Hmmm facciamo una prova… conosci Giacomo Leopardi?
– Vuoi dire quello che ha scritto Staiway to heaven, Wish you were here e Just the way you are? Quell mito che aveva tutte le donne che voleva, che vestiva col “chiodo” e andava in giro col “chopper”?
Emetti una risatina – Col chopper, eh? Hai capito l’amico..!
Ridacchi e scendi le scale.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi B2, B, oppure a quello iniziale.

 

C6)
Il tuo rifiuto non fa certo piacere ad Hoover.
Vieni gettato in cella di isolamento, con l’accusa di essere tifoso juventino, reato per il quale, in quell’universo, negli States è prevista la pena capitale.
Ora, passi finire fritto, ma essere scambiato per gobbo proprio no.
Mentre ti portano in cella, intravedi una ragazza bionda nei corridoi.
I vostri sguardi si incrociano. Hai una sensazione di dejà vù. La conosci eppure… non riesci a ricordarti chi sia. Nello stesso tempo sei stato folgorato dalla sua bellezza.
Vieni portato in cella.
Purtroppo ti hanno portato via anche la scatola del tempo, quindi la tua situazione è veramente disperata.
Passi un giorno senza bere e mangiare, poi d’un tratto i chiavistelli della porta si aprono.
Sei stanco e fai fatica a mettere a fuoco.
E’ una persona incappucciata. Si scopre il viso di fronte a te. E’ una splendida ragazza bionda e formosa. Senza lasciarti parlare ti si avvicina e ti bacia in modo passionale.
Boccheggi. Quella è… è…
– Sono Norma Jean, ciao. Dice in un Italiano stentato…
– M… m… m… – Balbetti come un fesso.
– Sei balbuziente?
– N… N… N…
Prendi fiato, sei stato appena baciato da Marilyn Monroe.
– E’ una Candid camera, vero? – farfugli.
– Non perdiamo tempo… dobbiamo andare via. Sono riuscita a… ehm… stordire il capo delle guardie…
– Ma… ma… Marilyn, cioè, Norma Jean… tu dovresti essere morta!
– Morta io? Ma non scherzare. Ci hanno provato l’hanno scorso ma ho finto di ingerire quei barbiturici.. puah.. dilettanti!
– Ma… Marilyn.. perché mi liberi?
Ti spinge contro il muro e ti bacia di nuovo.
– Ti ho aspettato tutta la vita. Vuoi che te lo spieghi meglio?

La fuga tua e di Marilyn va da un capo all’altro degli States. Prima di fuggire hai recuperato la scatola del tempo, ma ora non la vorresti più utilizzare.
Braccati dalla polizia percorrete quasi tutti gli stati.
Ti innamori di quella donna e non sai spiegarti come mai lei abbia deciso di scegliere proprio te.
– Sarai mica juventino? – ti chiede, e quella sembra essere la sua unica ossessione.
– Vi sposate a Las Vegas, andate a San Francisco e percorrete il Golden Gate, fuggite ovunque.
Fino a quando non vi trovate circondate nei pressi di un canyon.
Volendo potreste accelerare e finire entrambi con la macchina nel canyon, ma ti sembra un finale di un qualcosa che hai già visto.
Prendi in mano la scatola e le dici – Amore mio… non ti posso portare dove andò… – le hai parlato a lungo di quella scatola… è arrivato il momento di usarla.
– Perché no? Non ti piaccio? Non sono abbastanza bella?
– Tu sei la donna più meravigliosa al mondo… ti rifarai una vita. Io qui sono ricercato… io appartengo ad un altro mondo.
Non c’è Silvia che tenga. In quel momento quella è la donna più bella che tu abbia mai visto.
– Perché non mi porti con te? – chiede tra le lacrime – L’amore alle volte supera la logica.
Vi scambiate un ultimo e indimenticabile bacio.
Poi, anche tu tra le lacrime, sussurri – E’ ora di tornare a casa…
Senza che tu possa toccare la scatola del tempo, vieni avvolto dalla nebbia.
L’ultimo ricordo è il suo volto che sussurra – Non mi dimenticare… ti prego…
Lo porterai per sempre nel cuore.
Ti ritrovi in soffitta.
Tuo fratello sta leggendo una rivista. Alza lo sguardo, ti vede e dice – Oh, sei torna… – poi sviene.
Che è successo?
Una mano ti si posa sulla spalla.
Ti volti tremando.
E’ Marilyn, anche lei lì con te.
Non parlate,ma in quel meraviglioso momento che avvolge il vostro bacio, ti sembra di sentire le sue parole che dicono “L’amore alle volte supera la logica”.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi C2, C, oppure a quello iniziale.

 

A7)
La nebbia si dissolve.
Ancora una volta
Ti senti strano, ti sembra di essere ancora laggiù, sotto la Curva, con lei che ti guarda e allunga le mani verso di te.
Ti sembra ancora di avere la scatola tra le mani, la scatola che ti ha permesso di viaggiare nel tempo.
Abbassi gli occhi e guardi le tue mani.
Non c’è una scatola per viaggiare nel tempo.
Non c’è mai stata.
C’è una foto.
La foto di una ragazza. La foto di Silvia.
L’hai ritrovata quando sei salito qui su, per cercare qualcosa.
Ci sono cose così belle che non possono essere spiegate, ci sono momenti che hanno solo una soffitta per essere capiti, quando sei sicuro di essere da solo.
Hai immaginato di vivere la storia che avresti sempre voluto vivere.
Con lei.
Di esserne il protagonista.
Quando è stato, quanti anni sono passati?
Forse è stato ieri, forse è stata una vita fa.
Chi può dirlo?
Ti siedi, tra vecchi mobili e lontani ricordi, stringendo a te quella foto.
Ci sono cose così belle che non possono essere spiegate, ci sono momenti che hanno solo una soffitta per essere capiti, quando sei sicuro di essere da solo.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A3, A1, A, oppure a quello iniziale.

 

B7)
Le coste dell’America si intravedono in lontananza, l’equipaggio è in festa e osanna il tuo nome.
Raduni l’equipaggio delle caravelle e spieghi loro come dovranno comportarsi in quella nuova terra. Benché gli indigeni dovranno essere trattati con il massimo rispetto, avranno bisogno di essere convertiti ai giusti valori della vita e vuoi essere certo che il tuo equipaggio si impegni per conseguire tale fine.
In pratica tutti dovranno essere del Toro.
Poi, quando i marinai sono scesi a terra, resti solo sulla nave.
Rifletti su quella distesa sconfinata, poi però capisci che alla fine non c’è spettacolo che valga come quello delle montagne che si affacciano su Torino.
Vieni preso da una ventata di nostalgia. Quando sei distante ti mancano davvero tanto.
– Mi piacerebbe tornare a casa.. – sussurri appena.
Forse tuo fratello si era dimenticato di dirti che quella fosse la parola magica.
Fatto sta che vieni avvolto dalla nebbia. Il paesaggio Americano svanisce e ti ritrovi in soffitta, con la scatola in mano.
Tuo fratello è lì che ti attende. Sta leggendo un libro.
– Oh! Sei tornato finalmente! Allora, funziona questa scatola?
– Certo che funziona ma credi che questa cosa possa davvero influenzare il presente?
– Certo che può! Sei stato attento? Non hai combinato pasticci, vero?
– Io, figurati!
– Bravo. Tienila, è un regalo… mi dai una mano ora? Sto studiando geografia e non capisco una cosa…
– Dimmi – dici svogliato.
– Come mai il continente che chiamiamo Pulicia e le sue città, hanno questi nomi strani e familiari?
– Pulicia?
– Sì, cos’hai un’amnesia? Il viaggio nel tempo ti ha stordito? Quella dove ci sono i Pulici Uniti, la Torifornia, WhasinghTor, San Paolinisco, il Toregon, la Torida, Filadelfia….
– Pulicia, hai detto? Ehm… ti va se ne parliamo dopo…? Sai tutto questo viaggiare nel tempo… Senti, forse è meglio che tieni tu questa scatola… io… eh eh…ehm.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi B3, B1, B, oppure a quello iniziale.

 

C7)
Dunque le molli un lordone, secco e deciso, e Rose precipita giù dalla nave.
Tutto a un tratto si accendono luci e riflettori.
– STOOOOOOOOP!!!! – senti qualcuno urlare! Tutto questo ti ricorda qualcosa vissuto di recente.
– Chi è qual gobbo che fa la controfigura di Jack? Ha appena mandato ai pesci la protagonista del mio film!!! Tutto questo non era nel copione! Prendetelo!
Non lo puoi sapere ma lo immagini.
La voce è quella di James Cameron, tra l’altro acerrimo nemico dei gobbi, tant’è che ha fatto anche dipingere il finto iceberg in plastica, usato per le riprese, di bianco e nero come segno di negatività.
La situazione si fa drammatica, anche in questo caso la security si sta avvicinando al transatlantico-scenografia per venire a recuperarti e farti passare momenti si suppone non piacevoli.
Anche le comparse sono decisamente incarognite e stanno cercando di arrampicarsi fino a te.
Ti senti perduto, ma anche questa volta intravedi un barlume di speranza.
Giusto accanto alla nave è rimasta incustodita una scialuppa. Tenti una disperata fuga lasciandoti scivolare sul mancorrente della nave e raggiungendo, a forza di sederate, il bordo dell’acqua.
Balzi sulla scialuppa del Titanic e cominci a remare fuggendo il più lontano possibile dalla baia messicana dove è montata la scenografia. Ma la fatica è tanta e sei inseguito, dai sub, dagli attori, da Cameron su un motoscafo, dai sommergibili di profondità e pure dal vero Di Caprio su moto d’acqua.
Sarebbero dolori, ma la scatola del tempo sembra abbia ricominciato a funzionare.
La nebbia ti salva anche da quella situazione.
Per farla breve, nelle ore successive: fallisci il finale di Airport ’80, schiantandoti con il Concorde, vaghi nella campagna francese in Salvate il soldato Ryan, vieni inseguito da un gobbo con un’ascia in Shining, ti si accende il televisore in the Ring, piloti un aereo in Pearl Harbour e non riesci neanche a decollare, devi eliminare Don Gobbuto nel Padrino, ti si impiglia la collana in un ascensore in Profondo Rosso, vieni crocifisso in Jesus Christ Superstar, batti un gobbo in un incontro di pugilato, ma alla fine anziché “Adriana” urli “Adriano!”, vieni incornato in “Sangue e Arena”, precipiti sulle Ande in “Alive – Sopravvissuti”, parli coi morti nel “Sesto senso” e finisci nel Vesuvio in “Pink Floyd live at Pompei”.
Quando finalmente, dopo peripezie inenarrabili, tutto bruciacchiato, livido e stravolto, ti ritrovi nella soffitta, tuo fratello, che ti stava aspettando, senza guardarti mormora:
– Finalmente sei tornato… sai, stasera volevo proporti di andare al cinema… ehi! Che fai? Posa quel bastone! Fermoooo!

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi C3, C1, C, oppure a quello iniziale.

 

A8)
Chiudi gli occhi. Stai per rivivere quello che è già stato.
Ma ti ritrovi improvvisamente in soffitta. Con tuo fratello davanti.
– Ti ho raccontato una bugia….
Non capisci e lo guardi stralunato. Un attimo prima eri sotto la Maratona, mentre ora…
– E’ stato un bel sogno, vero… Lei c’era?
– Sì, ma… era un sogno?
– Ti ho raccontato una bugia… mi faceva dispiacere vederti così triste per lei. Così ho costruito non una macchina del tempo, ma una scatola che ti fa vivere i sogni che desideri. Puoi immaginarli prima e poi ripartire tutte le volte che vuoi… ho fatto male?
Deglutisci. Ti vengono le lacrime agli occhi.
In quel momento agrodolce.
Vorresti piangere perché sai che probabilmente non la vedrai mai più e solo ora capisci veramente cosa significhi perdere una persona. Nello stesso tempo vorresti abbracciare tuo fratello per il gesto di tenerezza che ha avuto.
– Perché piangi? Non sei contento? Ho fatto male?
Gli dai un bacio sul capo e sussurri di no, che sei la persona più felice del mondo.
Povero piccolo, pensi, sarà anche un bambino prodigio intelligentissimo, ma ti è sembrato quasi un uomo quando, invece che i calcoli e le formule, ha ascoltato la voce del cuore.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A3, A1, A, oppure a quello iniziale.

 

B8)
Hai deciso di invertire la rotta.
L’equipaggio te ne è grato e ti promette devozione e riconoscenza.
Quando la prima delle imbarcazioni attracca alle Azzorre ti senti finalmente libero.
Lasci scendere i tuoi marinai e poi vieni preso da una gran voglia di tornare a casa. Il problema è che non sai come si fa a tornare indietro. Tuo fratello non te l’ha spiegato. Provi a spostare la data nella scatola, ma non succede niente, rimani lì ad osservare l’equipaggio che festeggia il ritorno a casa, mentre tu sei bloccato in chissà quale universo.
Vieni assalito da sconforto e panico.
– Casa mia… casa mia… – dici malinconicamente.
Non fai in tempo a finire la frase che la nebbia sorge dal nulla e fa svanire il profilo delle Azzorre.
Poi, lievemente sembra emergere un ambiente conosciuto.
E’ quello della tua soffitta.
– Allora? Come è andata? – tuo fratello è rimasto ad aspettarti – Mi sono dimenticato di dirti che c’era una parola d’ordine per tornare indietro, ma vedo che l’hai trovata da solo…
– Ah sì, eh? – fai ironico
– Sì… sono sbadato… non ti ho neanche detto che alle volte il presente viene modificato dalle azioni che compiamo, se per caso viaggiamo nel nostro stesso universo. Insomma per la famosa teoria di Cody.wan-Kenoby… va bè, va bè. Dove sei stato? Cos’hai visto?
– Oh, nulla di particolare! Sono stato accusato della morte di Giulio Cesare, poi ho dovuto vedermela con un Leone ed infine ero anche con Cristoforo Colombo in rotta verso l’America…
– Colombo? America?
– Sì, sulle tre caravelle. Stavano andando in America ma io…
– Ma io…? America? Che cos’è l’America?
– Oh… cavoli…  – scuoti il capo sconsolato.
– Senti Gilberto… hai mai pensato di fare l’esploratore? C’è una terra che…

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi B4, B1, B, oppure a quello iniziale.

 

C8)
Senti il bisogno di darti una bella rinfrescata, dopo le disavventure della giornata. Magari un po’ di relax ti aiuterà a mettere insieme i tasselli e farti capire dove diamine sei finito, nell’attesa che la scatola del tempo torni funzionante.
Mentre pensi a questo, però, non puoi fare a meno di continuare a sentire addosso la sensazione di pericolo incombente.
Toh, che sorpresa! La doccia non è una doccia ma una vasca con la tenda tutte attorno una di quelle vecchio tipo.
Ti infili nella doccia e cominci a insaponarti.
Vedi la doccia ripresa dal basso come se a guardare fosse una telecamera… mah!
Che sensazione strana! Sei già stato in questo posto? Cosa ti ricorda tutto questo? Il motel sotto la pioggia… aspetta aspetta…! Gli uccelli impagliati…  la casa poco distante dal motel… la madre invalida…
Mentre rifletti, la porta del bagno si apre.
Tu non la puoi sentire a causa del rumore dell’acqua.
Una figura armata di un coltello si avvicina lentamente alla doccia.
Aspetta…! La madre,  Norman… il motel! Il Bates motel! Oh, ca… cavoli!Questo è Psycho!
Mentre indovini la terribile verità, la tenda della doccia viene aperta e un lungo coltello luccica nell’aria.
Senza dire una parola ti volti e molli un lordone terribile in mezzo agli occhi di chi sta brandendo il coltello. Il malcapitato vola a gambe all’aria.
– Prendi questo, lurido gobbaccio! C’è un gagliardetto della gobba nell’ingresso del motel… è stato quello a mettermi in allarme. Un serial killer come te non poteva che essere un gobbo…
Le luci dei riflettori si accendono. Una voce potente sbraita.
– STOOOOOP! Chi è quel cretino?
– Ma… questo non era nel copione! – fa un’altra voce.
Anthony Perkins, l’attore di Psycho, con una parrucca bionda in testa, è riverso per terra col naso sanguinante.
Il regista, Alfred Hitchcock, perso per la prima e unica volta nella sua vita il suo aplomb inglese, raccoglie il coltello da terra e grida: “Lo voglio fare a fette!!!”.
Capisci di esserti nuovamente messo nei casini grazie a quella dannata macchina che ti fa viaggiare non nel tempo, ma nei film.
Scappi via dalla doccia inseguito come al solito da tutti.
Particolare non poco imbarazzante: sei nudo, anzi, nudissimo.
Ma proprio mentre le mani del regista più famoso del mondo ti stanno per afferrare, metti le tue sulla scatola del tempo e urli “Voglio tornare a casaaaa!.
In un attimo è tutto nebbia e le voci della scena che hai appena lasciato sono sempre più lontane.
La nebbia svanisce.
Sei di nuovo in soffitta.
Davanti a te c’è tuo fratello che ti osserva sghignazzando.
– Ma allora funziona! Che fai tutto nudo?
– Porti istintivamente la scatola a coprire le parti intime, arrossendo.
– No! Questa scatola non funziona per niente! Sono finito in Jfk di Oliver Stone e in Psycho di Hitchcok!
– Stone e Hitchcock?
– Proprio loro.
– Quelli che si sono suicidati?
– Ma che dici?
– Sì, Hitchcock si è suicidato durante la lavorazione di Psyho… qualcuno gli ha rovinato una scena particolare… c’entrava una doccia… non hanno mai terminato quel film… e Stone… in JFK c’era una scena…
– Sospiri mentre scendi le scale preceduto da tuo fratello. – Senti… quella macchina del tempo.. avrebbe bisogno di una piccola messa a punto… Ora ti spiego…

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A9)
La Maratona è più bella che mai in quel momento.
Attorno a te senti tante voci, i ragazzi che corrono e ti abbracciano, mille urla, pacche sulle spalle i cori, la gente pazza di gioia.
Corri verso le gradinate.
In quel momento vuoi solo trovare i suoi occhi tra la folla.
Dov’era il posto… dov’è che vi mettevate? Laggiù, vicino  allo striscione Leumann Dandies.
E’ solo un momento, poi la vedi.
Non sulle gradinate, è lì sulla pista di atletica, è scesa anche lei in campo.
Ha uno sguardo strano, indefinibile, forse calcolatore.
Non sta guardando te, sta guardando il tuo essere un calciatore.
Ti sembra di leggere nei suo occhi tutto quello che sarà, il futuro, la falsità… le lacrime.
Per quanto tu ami quella donna, per quanto il cuore ti si strappi e si squarci, non puoi, non te la senti.
Corri invece più avanti, tra gente festante e cerchi la ragazza bionda… laggiù.
Non è un ripiego, è…
Ti fermi e sorridi.
Lassù, sulle gradinate, vedi te stesso, abbracciato alla ragazza bionda.
In quell’universo forse sei riuscito a far fare la scelta giusta a quel ragazzo.
– Forse è meglio così – pensi.
– Sì, forse è proprio meglio così…
Abbassi la testa e pensi che almeno lì le cose saranno diverse.

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C9)
E fai bene a non fare nessuna doccia. Quello è il Bates Motel! Sei finito in Psycho, il film di Hitchcock nel quale la protagonista viene uccisa dopo trenta minuti di film. Hai anche notato una sciarpa bianconera nell’ingresso. Dovevi immaginarlo che un serial killer come Bates dovesse essere gobbo.
Devi fare in fretta, lui potrebbe arrivare da un momento all’altro.
Ti accorgi con sollievo che la scatola del tempo funziona ancora. Punti una data a caso e svanisci nella nebbia poco prima che Bates faccia ingresso nella stanza con un coltellaccio.
Ti ritrovi, dopo la solita nebbia bla bla, con lunghe vesti addosso e un bastone ricurvo puntato al suolo. Sei in piedi su una roccia. Dietro di te c’è il mare. Di fronte hai una distesa sterminata di persone.
Ti accorgi anche di avere una lunga barba bianca.
Poi improvvisamente, dalle tue labbra escono, senza che tu te ne renda conto, alcune parole:
– Popolo di Israele!
– Dicci Mosè!
Oh cavoli! Questa macchina non ti sta facendo viaggiare nel tempo ma nei film!
Sei finito nei dieci comandamenti, sei Mosè nella scena in cui divide le acque del Mar Rosso per far transitare il popolo ebraico, che sta per essere raggiunto dal faraone Gobsete II.
E adesso cosa dici?
– Popolo di Israele!
– Sì, l’hai già detto, Mosé.
– Ehm ehm… – cosa devi dire? – Ehm… cantiamo una bella canzoncina…
– Ma Mosè… il Faraone sta arrivando…
– Ehm… non importa… ripetete con me… Imagine there’s no heaven… it’s easy if you try. Forza, battete le mani. Che cavolo siete venuti a fare?
Il popolo sembra gradire e chiude la canzone con I hope someday you’ll join us… and the world will live as one!
Tutti applaudono e battono le mani festanti.
– Non è finita!
– Dicci Mosé!
– Ripetete con me… LAAAA
– LAAAAA
– GENTEEEE
– GENTEEEE…
Il popolo comincia a battere e saltare le mani gridando “Siamo i ragazzi del Torino, quelli della Maratona…”
Dopo due ore non sai più cosa fare per temporeggiare.
Hai riesumato anche i vecchi canti di scuola, tipo “Che puzza, che tanfo, la juve entra in campo!”.
Tutto a un tratto vedi da lontano giungere il faraone.
Il tuo popolo, preso dal panico, si butta in mare.
No, non è il faraone. E’ il regista Cecil B. De Mille incazzato appunto come mille biglie.
Rimani atterrito a guardare la scena. Afferri la scatola del tempo e, tremando dici inconsapevolmente “Voglio tornare a casa…”.
La nebbia ti solleva e ti porta via.
Ti ritrovi in soffitta.
Tuo fratello ti guarda e ti chiede – Cosa fai vestito così…? In quali universi sei stato?
– Non ha importanza, ho bisogno che tu mi dica una cosa… nel Film “I dieci comandamenti”, il popolo di Mosè attraversa il Mar rosso a piedi?
– Ma che dici? Quella scena è famosa. Lo attraversa a nuoto! Fu la grande e controversa trovata del regista… che domanda strana! Allora, funziona questa scatola?
Ti siedi esausto, ancora vestito da Mosé.
– Amen – sussurri.

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A10)
Le sensazioni di quel momento non possono essere spiegate. Le hai vissute prima come tifoso ora come giocatore ed anche in questo universo tutto è meraviglioso.
Sono attimi unici, non c’è spazio per rabbia, odio, invidia. Momenti così belli non possono essere che rari, rarissimi.
Attimi di Paradiso insostenibili nella loro purezza.
Hai il cuore che palpita.
Quella sera… è successo quella sera… chissà se in questo universo lei ti conosce, se sa che sei un calciatore… Chissà come andrebbero le cose? Corri verso la Curva, ti fai largo tra i tifosi che ti abbracciano, tra i tuoi amici di Curva che non sanno che in un altro universo sei stato lì con loro.
Cerchi il posto dove avete visto insieme le partite per così tanto tempo. Là, sulla destra, vicino alla tribuna. Non la vedi, tutto intorno transita il mondo intero, ma lei non è lì. Ti chiedi se per caso esista in quella dimensione, se non sia per causo una proiezione dei tuoi desideri…
Poi la vedi.
E’ scesa in campo, insieme a tanti altri tifosi.
Ti guarda sorridendo timida, forse vorrebbe venirti incontro ma non si osa, in fondo tu sei un calciatore. Le sorridi.
Il sonoro della Curva, della gente che canta, scompare in quell’istante.
Rimangono i tuoi occhi nei suoi occhi, nulla di più.
Il tuo sorriso cambia.
Rileggi nei suoi occhi quello che è stato e che sarà, la passione di mesi indimenticabili, il dolore dell’abbandono.
Sai che sarà ancora così.
Ma, anche se fossero solo cinque minuti, anche se il dolore sarà terribile, il durante è una cosa talmente splendida che vale più di altre mille vite e altri infiniti universi senza amore.
Sorridi e corri verso di lei.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A4, A1, A, oppure a quello iniziale.

 

A11)
Porti il fischietto alla bocca. E’ rigore, indiscutibile. Un fallo netto.
Ignori le proteste vibranti dei padroni di casa, è rigore e basta.
Verrà battuto sotto la Curva occupata dai tanti sostenitori granata, sono momenti di tensione incredibile.

Cosa scegli?
– Lasci che le cose seguano il corso degli eventi?
Vai al punto A13)
– Opti per una soluzione a sorpresa?
Vai al punto A14)

 

A12)
Hai scelto di essere leale, che diamine, tu non sei mica un gobbo.
Cerchi di essere più o meno neutrale, ma la partita è la fotocopia dell’altra volta.
Anche Mussi colpisce il palo, tutto si ripete esattamente come allora e tu ne sei testimone paralizzato e impotente.
Non osi fischiare un rigore che potrebbe dare la vittoria alla tua squadra… non così.
Il Toro è in attacco, ultima azione.

Cosa fai?
– Ti posizioni in area per vedere meglio
Vai al punto A15)
– Lasci che le cose vadano come devono andare.
Vai al punto A16)

 

A13)
Molto probabilmente il rigore non c’era, ma al diavolo i favoritismi.
Per mille volte che al toro la partita è stata rubata, per mezza volta si può anche chiudere gli occhi su un piccolo favore.
Comunque, Scifo contro Stanley Menzo, il portiere di colore dell’Ajax.
Sono attimi febbrili. La Curva granata, alle spalle della porta, freme.
Fischi, rincorsa di Scifo, tiro.
Palo.
– Non è possibile! – pensi – questo è un incubo, un incubo atroce.
La gente dell’Ajax fa festa, tu hai una carogna dentro che ti si torcono le budella.
Ma non ti dai per vinto. Altro contrasto dubbio.
Rigore per il Toro.
Tira Martin Vasquez.
Traversa.
Diventa una lotta personale tra te e la sorte.
In tutto fischi otto rigori per il Toro.
Venturin becca l’altro palo, Cravero l’incrocio, Fusi calcia alto, Bruno perde la scarpa battendo, Policano tira talmente forte che il pallone scoppia a metà strada, Lentini tira in direzione di una biondona in tribuna, Marchegiani batte con le mani, a Sordo invece vanno i capelli negli occhi  e calcia verso la bandierina.
Non c’è niente da fare contro il destino, pensi sconsolato. Proprio nulla.
Ormai sei rassegnato. Guardi l’ultima azione del Toro già sapendo come andrà a finire, il lancio, la sponda di testa e il tiro in girata di Sordo.
Che ovviamente becca la traversa.
Già, traversa interna.
Gol.
Gol, proprio gol, la palla becca la traversa interna e finisce in gol.
Ti affretti a fischiare la fine, il Toro è campione.
Guardi la Curva pazza di gioia da lontano. Tu rimani lì seduto in mezzo al campo.
Non sai se essere stravolto o felice.
Alle volte ci sono momenti così belli per i quali le parole non servono.
Ripensi a quella volta, quanto tu eri in mezzo a quei sostenitori che ora stanno esultando.
Ti commuovi e gli occhi ti si riempiono di lacrime.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A11, A6, A2, A, oppure a quello iniziale.

 

A14)
Come detto sono momenti di tensione incredibile, oltretutto è l’ultimo minuto e non c’è spazio per ulteriori errori.
Vedi Scifo, il giocatore che dovrebbe battere il penalty che trema. Martin Vasquez se la fa sotto, Cravero è troppo nervoso, Lentini non è capace, Bruno lasciamo perdere.
Devi prendere una decisione.
Stanley Menzo, il portiere di colore dell’Ajax si posiziona sicuro al centro della porta con fare strafottente. Ci vorrebbe qualcuno che abbia tanta rabbia addosso da scaraventare quel pallone in rete per vendicare tutti i torti subiti dalla gente granata.
Qualcuno che conosca bene l’ambiente…
Il dado è tratto.
Porti il fischietto alla bocca, Scifo sta tremando.
Fischi.
Scifo parte.
Parti anche tu, più veloce di lui.
Calci a sorpresa.
Palla alla sinistra di Menzo, che sorride pensando a uno scherzo.
Fischi la fine. Il regolamento prevede il tocco dell’arbitro come ininfluente, come se la palla fosse sempre in gioco.
La rete è valida, la Coppa è del Toro!
Oh, sì, certo, ci sono giusto quelle due cosucole da mettere a posto, tipo i tifosi e i giocatori dell’Ajax incazzati come delle bestie, ma a te non importa più di tanto.
Stai correndo verso la Curva granata con le mani al cielo, vestito da arbitro.
Ti inginocchi di fronte alla gente granata incredula è pazza di gioia.
Vincere con una gigantesca risata… è quello che hai sempre desiderato.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A11, A6, A2, A, oppure a quello iniziale.

 

A15)
Ti metti in area, vuoi proprio vedere bene da vicino quella dannata traversa di Sordo. Al culmine del masochismo  ti metti proprio ai limiti dell’area piccola.
Già, come mai però ti posizioni lì?
Pensiamoci bene.
In fondo tu sai già che la palla, respinta dalla traversa andrà a finire proprio lì.
Casualità?
Preferisci non pensarci, ti concentri sull’azione.. il lancio, la sponda, la girata di Sordo, la traversa…
Oh.. che combinazione…! Tu sei sulla traiettoria!
E la palla… la palla ti colpisce proprio sulla testa!
Gol.
Non puoi fare altro che convalidare la rete e fischiare precipitosamente la fine delle ostilità, mentre i giocatori del Toro non sanno se abbracciare te o Sordo.
E’ finita, il Toro è campione, tu sei già negli spogliatoi, inseguito da i giocatori dell’Ajax inferociti.
Ti rimetti i tuoi vestiti in fretta e furia e liberi il vero arbitro, un attimo prima che gli energumeni olandesi intervengano per fare giustizia sommaria.
Te ne vai a festeggiare con i tuoi fratelli granata mentre dallo spogliatoio giungono strane urla.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A12, A6, A2, A. oppure a quello iniziale.

 

A16)
Detesti la retorica, sotto qualsiasi forma.
Ma non potresti mai essere diverso da quello che sei.
Quante volte sei tornato in un luogo per risentire il profumo dei ricordi…
Quante altre volte hai guardato determinate foto per ritrovare un po’ di te… per ricordarti la tua ingenuità.. o anche solo per tentare di rivivere il presente…
Vedere il Toro che si butta all’attacco ti fa ricordare quanto sia stata forte quella speranza.
La speranza che la palla in fondo potesse entrare , che al termine ci potesse essere gioia e felicità.
Quanto è stato bello farne parte, anche se poi le cose sono andate come sono andate…
La palla viene lanciata in avanti. Sai che ci sarà una sponda e la girata di Sordo.
Molto probabilmente non succederà, ma l’emozione che provi adesso ti chiude la gola, ti annienta i polmoni, ti fa smettere di respirare.
Ti senti fiero di essere lì.
Sai bene che non succederà, ma se dovesse succedere, sai che sarà bellissimo.

Se questo finale non ti è piaciuto, o vuoi provarne uno diverso, torna indietro ai bivi A12, A6, A2, A, oppure a quello iniziale.

MAURO SAGLIETTI

 

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