E quindi?

E quindi?

di Silvia Lachello

Sabato 19 settembre 2009

Caro Diario,

sai com’è: la paura diventa un’abitudine.

Quando ti accade di essere tifosa del Toro e di andare a vedere giocare il Torello diventa difficile, nonostante il desiderio, tornare indietro.
Sì, perché finisci per desiderare, appunto,…

di Silvia Lachello

Sabato 19 settembre 2009

Caro Diario,

sai com’è: la paura diventa un’abitudine.

Quando ti accade di essere tifosa del Toro e di andare a vedere giocare il Torello diventa difficile, nonostante il desiderio, tornare indietro.
Sì, perché finisci per desiderare, appunto, di veder giocare il Toro ma ti accade di veder giocare il Torello ed allora ti rimane sempre addosso quel senso di rovina incombente.

Dopo cinque partite posso finalmente azzardarmi a parlare di continuità? Sì, dai… senza perdere mai di vista che il fatto di vedere la luce in fondo al tunnel non significa che si è vicini all’uscita.

Sto facendo un rito, un gioco, un chiamalocomevuoitu da quando è iniziato il campionato… ho comprato un fil di ferro preformato e dopo ogni partita vado a comprare una pietra. Ricordi che anni fa mi divertivo a comporre collane? Lo sto facendo, lo sto facendo per avere memoria visiva e tattile di quello che è il campionato in corso. Una pietra granata per ogni vittoria, una pietra nera per ogni sconfitta, una pietra grigia per ogni pareggio. Questi sono i colori, questi sono i colori che poi porterò al collo.
La speranza è che il colore dominante sia il granata che, non so se te l’ho già detto, è l’unico colore giusto.
Esiste una giustezza nei colori? Evidentemente sì, evidentemente sì dentro di me.
Il granata si dipana come una matassa prima ingarbugliata e poi lineare, chiara, definita… assume forma e ragione, esiste in quanto ordine.
Da quanto tempo non c’è ordine nella NOSTRA matassa? Ho perfino buttato via i calendari su cui segnavo tutti i giorni neri… occupavano troppo spazio.
Ma non posso fare a meno di avere pensieri oscuri perché oggi, maledizione, gira così.

Sto pensando ai nostri Capitani ed anche ai nostri capitani. Sì, il maiuscolo fa la differenza.
Viva viva il Capitano… non è che c’è qualcuno in giro che può togliergli un cinque-sei anni di dosso? Così… solo per avere una garanzia in più di tenuta…

Aspetta. Ferma i motori. Allarme rosso: sto pensando al futuro e lo sto pensando apocalittico. Non va bene: quest’anno ho deciso di pensare solo ed esclusivamente al presente ed il presente è quello che ho sognato in passato… è mai possibile che non mi riesca a liberare dai fantasmi del tempo? Mai mai mai?

Cazzo, abbiamo vinto, tre pappine e via, alcuni momenti di smarrimento ma concretezza.
Ecco: forse ho individuato il MIO problema. Non sono ancora abituata a vedere giocare una squadra, la MIA squadra, così.
Come così? Così: in un modo che non so ancora definire perché, ai miei occhi, non ha ancora una forma precisa ma c’è sempre la consapevolezza che prima o poi la palla andrà in rete.
Consapevolezza? Certezza.

Forse è semplicemente tristezza da soddisfazione. Ti spiego meglio… è più esaltante e produttiva per l’essere vivente la fase che porta alla soddisfazione o la soddisfazione medesima? La prima, mi sa… la costruzione, il susseguirsi, la salita verso il cielo, l’avvicinarsi alla meta. Quando si è satolli non si desidera più nulla ed è triste giacere immoti nella propulsione del desiderio.
Sai che in inglese triste si dice SAD? E sai anche che SAD deriva dal latino SATIS? E che SATIS significa ABBASTANZA? E che ABBASTANZA vuol dire che non ce ne sta più, che la capienza non può essere superata, che si è raggiunto il massimo, che ciò che può rivitalizzare è fare piazza pulita e ripartire? Accettare nuove sfide, trovarle e superarle, insomma.

Domenica 20 settembre 2009

Caro Diario,

ora è tutto più chiaro, tutto più semplicemente nitido.
Questa notte ho fatto un sogno.
Questa notte ho sognato di star volando.
E volavo sopra al Fila.
L’erba era stata tagliata da poco, il verde quasi luminoso del campo spiccava poderoso fra le rovine.
Perché, comunque, anche nel sogno una corona sbilenca di rovine circondava il campo.
Ma di tale corona si notava quel che essa comprendeva, non di certo l’immagine di rimando.
Un modo di vedere tipicamente da Toro, pensavo nel sogno: ci viene più facile e spontaneo guardare al cuore delle cose e non al loro contorno, in campo quanto nella vita.
Bene. Volavo sopra al Fila e c’erano quattro soglie da cui entrava la moltitudine, una soglia in ognuno dei lati del campo.
La moltitudine entrava lentamente ed in silenzio, trattenendo il respiro, ordinatamente.
Inizialmente provavo paura, non capivo che quella moltitudine erano i miei fratelli e le mie sorelle, avevo timore che fossero intrusi pronti a portare via il luogo in cui tutti ritorniamo.
Facevo ampi giri in volo come l’aquila che ha individuato la preda e mi disperavo per la consapevolezza di non poter difendere la mia casa.
Ma avvicinandomi riconoscevo il volto della moltitudine.

Erano volti conosciuti ma soprattutto ignoti ma erano rassicurante: NOI ci riconosciamo.
A quel punto smettevo di volare e planavo dolcemente sull’erba e mi univo alla moltitudine perché quello era il mio luogo naturale dell’essere.
Non più in alto e non più in basso: insieme.

Ieri ho guardato la classifica ed ho visto che siamo in cima.
Mi si è dipinto un sorriso sul volto, un sorriso così più forte di tutto il resto dei miei pensieri che solo gli zigomi tentano di ribellarsi a quell’innaturale tensione a cui VOGLIO abituarmi.
Non importa se faremo passi indietro perché tanto torneremo lì.
Che cosa dicevo un po’ di tempo fa? Che dobbiamo imparare di nuovo a godere.
E ‘fanculo alla tristezza.

Mercoledì 23 settembre 2009

Caro Diario,

benvenuto Autunno.
Cadono le foglie e cadono anche i capelli di quelli che si strappano le chiome disperati dopo la partita di ieri sera.
Anche i miei capelli hanno subito una metamorfosi: da ricci si son fatti dritti dritti. Ma amo, per indole mia propria, guardare avanti.
Scendendo le scale dello stadio Gianni mi ha chiesto: "Sei molto triste?"
Gli ho risposto con un flebile sì… ed ho aggiunto che mi sarebbe passata in corso Sebastopoli: si sa, le mie tristezze durano poco. Difatti in corso Agnelli mi ero già ripigliata.
Come dice l’Amico Luciano: "Che dire… boh??? Tanto lavoro, grinta e cuore .. e a Frosinone per i tre punti… FORZA TORO SEMPRE!"
Caro Diario… è così, è proprio così… si sale, si scende e poi si sale di nuovo.

Poi ti devo raccontare del bambino granata che vorrebbe stare in balconata ma si scandalizza per le parolacce e finisce per non vedere la partita ma non adesso, non adesso…

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