Compleanni

Compleanni

di Walter Panero

 

Diciannove anni. Siamo in B.
 
Tra una manciata di giorni sarà il mio compleanno. Lo festeggerò come al solito prima in famiglia e poi con una manciata di amici. I soliti cari, vecchi amici di sempre. Non ho una fidanzata con cui poter condividere questo momento di gioia. Mi chiedo se mi capiterà mai di averne una.

Ripenso…

di Walter Panero

 

Diciannove anni. Siamo in B.
 
Tra una manciata di giorni sarà il mio compleanno. Lo festeggerò come al solito prima in famiglia e poi con una manciata di amici. I soliti cari, vecchi amici di sempre. Non ho una fidanzata con cui poter condividere questo momento di gioia. Mi chiedo se mi capiterà mai di averne una.

Ripenso allo scorso anno: avevo aspettato da sempre di compiere i diciotto anni, quasi come se pensassi che col raggiungimento della maggiore età sarebbe cambiato tutto. Mi resi presto conto che non sarebbe cambiato proprio nulla, almeno finché avessi continuato a studiare e a non avere un soldo in tasca. Avevo il viso rovinato per una brutta caduta in bici, ma quella notte a qualcuno andò molto peggio. Mentre tornavano da una festa organizzata casualmente dalla scuola proprio quella sera,  alcuni ragazzi del mio liceo andarono a schiantarsi con l’auto tra un palo ed un muro. A bordo c’era anche Marco che aveva accettato un passaggio. Dopo quella sera di lui, che conoscevo dai lontani tempi dell’asilo, restò solo il ricordo. E un torneo di calcio intitolato alla memoria.

E’ già trascorso un anno da allora. Tra pochi giorni saranno diciannove. Chissà cosa mi regaleranno i miei amici? Probabilmente un libro di storia o un LP di quelli che piacciono solo a me: non Abbi Dubbi di Bennato perché ce l’ho già e loro lo sanno benissimo; magari un vecchio album dei Beatles o di Bob Dylan, oppure qualche disco in vinile di De André o di Guccini. Di Brassens no, perché solo io ascolto Brassens e so dove si possono trovare i suoi dischi qui a Torino.

Il regalo più bello, sia pur con qualche giorno di anticipo, me lo ha già fatto il mio Toro domenica scorsa umiliando il Pescara. Sto ancora godendo. Ho vissuto camminando a dieci metri da terra per giorni interi. Spero che domenica prossima ne arrivi un altro: la prima vittoria in trasferta della nostra stagione, dopo due pareggi un po’ grigi a Reggio Emilia e a Brescia. Se no pazienza. L’unico vero regalo che mi aspetto dal Toro è quello di festeggiare il mio prossimo compleanno in serie A. Anzi, spero di cuore che questo sia l’ultimo compleanno della mia vita festeggiato con il Toro in serie B.

 

Venti compleanni dopo. Sempre in B.

Tanti compleanni. Troppi compleanni trascorsi a sperare che l’anno dopo il Toro non giocasse più in B. Mai più. Speranze vane. Eppure qualche bel regalo è arrivato. Per i miei vent’anni Martin Vazquez e Lentini mi impacchettarono un memorabile 2 a 0 sull’Inter che solo due anni prima aveva ucciso il campionato. Due anni dopo distruggemmo il Parma di Melli e Asprilla con un secco 3 a 0. Ma ci sono state anche tante sonore sconfitte interne. C’è stata soprattutto tanta, troppa serie B a vanificare ogni volta le mie richieste. Vent’anni, venti stagioni. E questa è la nona in B. Per non parlare della pena delle molte annate in cui abbiamo calcato i campi della serie A passando da un’umiliazione all’altra. Vent’anni che hanno rappresentato, se si escludono i primi quattro o cinque, un insulto alla nostra storia fatta di grandi sofferenze ma anche di grandi gioie. Gioie che io, almeno in piccola parte, ho potuto vivere e godere in pieno, mentre ci sono ragazzini che nelle loro carriere di tifosi hanno sempre e soltanto sofferto, tanto che c’è da chiedersi per quale strano miracolo continuino a tenere alta la nostra bandiera.

Il giovane Matteo  è nato alla vigilia di un Toro-Doria di serie A. Compirà quattordici anni la prossima settimana, proprio il giorno di Toro-Padova . Questa è l’ottava stagione della sua breve esistenza trascorsa in serie B.  Sono tanti quelli come lui: laddove alcuni di noi quasi quarantenni ricordano lo scudetto, o almeno le varie partecipazioni alle coppe europee e la vittoria in Coppa Italia, questi ragazzi cosa hanno da ricordare, a parte forse l’esaltante Toro-Mantova di tre anni fa? Sono ragazzi che in questi anni hanno dato molto al Toro in termini di energie fisiche e soprattutto nervose: in che modo sono stati ricambiati?

Mi sono stufato di chiedere regali. In fondo penso che ai giocatori del Toro freghi poco o nulla del fatto che un povero tifoso stia per compiere gli anni.

Quello stesso tifoso pensa tuttavia che sarebbe bello, molto bello, se questa fosse l’ultima stagione in serie B della storia del nostro Toro.

Voglio dirlo, urlarlo con tutto il fiato che ho in gola: la serie B non è il posto che la storia del Toro merita! Stagioni come la scorsa o le due precedenti non sono ciò che noi tifosi che viviamo col Toro e per il Toro meritiamo! Ragazzi: riportateci subito in A! E soprattutto rimaneteci per sempre! Cancellate questi anni di stenti. Fatelo per chi ha pianto per gli Invincibili e non riesce a scacciarne il ricordo. Per chi si è esaltato per Pupi, Ciccio ed il Poeta. Per chi ha applaudito Leo Junior e Dossena. Scifo e Martin Vazquez. Ma anche e soprattutto per i più giovani tra noi: quelli che hanno dato tanto, ricevendo in cambio soltanto delusioni.          

Noi tifosi del Toro, grandi e piccini, siamo stufi di soffrire. Siamo fieri di quello che siamo e della nostra grande storia, ma vorremmo tornaste a scriverla per davvero questa benedetta storia!

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