Paolo Aghemo: “La forza del Toro? Senza dubbio l’organizzazione”

Paolo Aghemo: “La forza del Toro? Senza dubbio l’organizzazione”

Il giornalista di Sky Sport a TN: “Tutti, grazie a Ventura, sapevano cosa fare e sapevano farlo bene. Per continuare su questa strada la società dovrà investire su soluzioni di livello”

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Per commentare la stagione granata appena conclusa abbiamo contattato Paolo Aghemo, giornalista di Sky Sport ed ex direttore di questa testata, che segue quotidianamente le vicende legate al Torino.

Ciao Paolo, un tuo personalissimo bilancio su questa stagione in casa granata?
Il bilancio è assolutamente positivo. Bisogna infatti considerare che , a inizio anno, con la qualificazione all’Europa League che comportava tante partite e la cessione di due giocatori del calibro di Cerci e Immobile, per il Torino non era facile ripetere l’ottima annata. E invece i granata sono andati oltre le aspettative, con una classifica molto simile a quella del passato campionato, con pochi punti in meno. I tifosi hanno poi ricevuto grandi soddisfazioni come l’impresa di Bilbao, su un campo in cui nessuna italiana aveva mai vinto, e il derby conquistato dopo 20 anni.

Un derby che ha anche riscattato la beffa dell’andata…
Sì, ma a mio modo di vedere anche nel match dello Juventus Stadium i granata avevano giocato molto bene.

Oltre a queste due partite ne possiamo citare altre, in cui la squadra di Ventura ha acquisito maggiore consapevolezza nei propri mezzi?
Sì, dico il successo interno sulla Sampdoria per 5-1 e quello esterno sull’Atalanta: lì la squadra ha capito di potersela giocare per l’Europa fino in fondo, nonostante le numerose gare che si accumulavano (vedi l’impegnativo doppio confronto con lo Zenit) e la rosa non così attrezzata, soprattutto a centrocampo, a causa delle partenze sul mercato di gennaio.

Qual è stata la forza del Toro?
L’organizzazione: il gruppo era consolidato ormai da tempo e ognuno sapeva cosa fare e sapeva farlo bene. Ventura ha dato un’identità precisa al Torino, tattica e di gioco, che deve essere una base da cui ripartire. La grande differenza rispetto agli anni scorsi sta nel fatto che i granata provano sempre a fare la partita e ad esprimere il loro gioco, contro chiunque. A questa organizzazione va poi aggiunta la qualità dei singoli, che fanno la differenza: l’anno scorso è toccato a Cerci e Immobile, quest’anno a Glik e, quando stava bene, a Quagliarella.

Hai parlato di una base da cui ripartire: quali devono essere gli ingredienti per continuare su questi livelli?
Domani si incontreranno il presidente e Ventura, e credo che si tratterà di un incontro caratterizzato dalla trasparenza di sempre. La rosa necessita di innesti, sia per quanto riguarda il numero, sia per quanto riguarda la qualità, per garantire una certa continuità tecnica. Il Toro deve infatti puntare ai primi dieci posti e, se possibile, all’Europa League. Probabilmente ci sarà qualche partenza, e bisognerà investire su soluzioni di livello.

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